Amour. Un film di Michael Haneke

L’ultimo film di Michael Haneke è come un origami di mille pieghe piegate a formare una scatola che si apre, si chiude e si richiude su se stessa per poi essere di nuovo riaperta e ancora richiusa. La pellicola ha inizio con un prologo che annuncia il finale dispiegando tutta la tragedia a cui stiamo per assistere. Nella sequenza successiva il pubblico della sala cinematografica si trova faccia a faccia con il pubblico di un teatro diventando a partire da quel momento spettatore di un dramma privato filmato per intero in un interno progressivamente sempre più ermetico benché una fessura, una finestra, rimangano sempre irrimediabilmente schiuse.

Haneke racconta una storia dolentissima a cui vorremmo non assistere ma che si impone in quanto reale, per la sua urgenza, per la sua attualità, per la sua verità al di là della nostra volontà. Georges (Jean-Louis Trintignant) e Anne (Emmanuelle Riva) sono una coppia di anziani musicisti, hanno vissuto insieme una vita intera e quando a seguito di un ictus Anne comincia il suo inesorabile cammino verso la fine, Georges la cura e la accompagna in modo disperato, affettuosissimo e sempre più esclusivo. Allorché la figlia Eva (Isabelle Huppert) pretende di sapere dal padre Georges come si svolge la giornata della madre morente, lui racconta e poi conclude: “niente di tutto questo merita di essere messo in mostra” al che lei replica: “Tu non mi puoi impedire di vederla”, lui ne conviene e le apre la porta della stanza chiusa a chiave.
Il film è un incessante dialogo tra visibile e invisibile, tra ciò che merita e ciò che non merita di essere mostrato: Haneke si conferma un maestro nella riflessione cinematografica sui limiti dello sguardo e del guardabile. Qui siamo inoltre di fronte a un lavoro sui limiti dell’esistenza fisica imposti dalla morte e quelli sconfinati resi possibili dall’amore tra due persone che hanno vissuto insieme una vita intera, un amore ostinato e implacabile capace di vincere l’anzianità e oltrepassare la sconfitta del corpo.

Haneke firma un capolavoro costruito attraverso elementi difficili da articolare in modo armonioso in uno stesso discorso cinematografico: lo sguardo, il corpo e la parola. Quest’ultima è meravigliosamente presente negli scambi intimi dei due protagonisti, nell’uso lenitivo che ne fa Georges sollecitando la propria memoria storica ed emotiva per avvicinarsi ad Anne ogni volta che la sente approssimarsi al trapasso. A chi scrive, questa storia di una coppia unita fino al limite estremo della vita, ha ricordato Virginia e Leonard Woolf che nel giugno 1940 riuscirono a procurarsi una dose mortale di veleno per darsi insieme la morte in caso di invasione nazista della Gran Bretagna. Virginia si suicidò l’anno successivo lasciando solo Leonard che nella sua autobiografia scrisse: “E’ sempre atroce richiamare controvoglia alla memoria un dolore che si è protratto nel tempo… quando si rievoca il ricordo della propria sofferenza, non ci sono distrazioni e non c’è nulla che possa alleviarla”. Ecco, il film di Haneke coglie sotto vari aspetti, in mille delicatissimi modi il dolore inalienabile portandolo fino alle estreme conseguenze di ultimo gesto di amore di struggente e crudele bellezza.

© CultFrame 10/2012

 

TRAMA
Georges e Anne sono un’anziana coppia parigina di musicisti in pensione. Una mattina, Anne dimostra i primi inquietanti segni di un’inesorabile degenerazione mentale e fisica: da quel momento Georges si dedicherà anima e corpo alla cura della donna con cui ha passato una vita intera e da cui neanche la morte lo potrà separare.


CREDITS

Titolo: Amour / Titolo originale: Amour / Regia: Michael Haneke / Sceneggiatura: Michael Haneke / Montaggio: Nadine Muse, Monika Willi / Fotografia: Darius Khondji / Scenografia: Jean-Vincent Puzos /  Musica: Alexandre Tharaud / Interpreti: Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva, Isabelle Huppert / Produzione: Les Films du Losange, Wega Film, X-Filme Creative Pool / Distribuzione: Teodora Film / Austria, Francia, Germania, 2012 / Durata: 127’

LINK
CULTFRAME. Maestri del Cinema. Michael Haneke di Claudio Panella
CULTFRAME. Amour. Intervista a Jean-Louis Trintignant e Emmanuelle Riva di Nikola Roumeliotis
CULTFRAME. Il nastro bianco. Un film di Michael Haneke di Giovanni Romani
CULTFRAME. Funny Games. Un film di Michael Haneke di Maurizio G. De Bonis
CULTFRAME. Niente da nascondere. Un film di Michael Haneke di Maurizio G. De Bonis
CULTFRAME. Storie. Le immagini del fotoreporter Luc Delahaye nel film di Michale Haneke di David Arciere
Sito ufficiale del film Amour di Michael Haneke
Filmografia di Michael Haneke
Teodora Film

 

 

2 commenti

  1. Penso che sia già successo, nel cinema, di fare dei film sulla senilità per dar modo ad attori con uno splendido passato di tornare sugli schermi, solo per dargli altra chance.In questo film, invece mi pare che Haneke abbia voluto penetrare a pieno nel dramma dell’invecchiamento , della malattia e della sofferenza con la precisa volontà di rappresentare le reazioni umane al disfacimento della propria esistenza facendo emergere lo scarto culturale tra intelligenza ed istinto di sopravvivenza.

  2. un ottimo film. Contemporaneo, attuale e soprattutto Vero. Diretto. Ottima anche l’idea di svelare da subito il finale in quanto il naturale corso della trama avrebbe potuto spostare l’attenzione troppo sull’epilogo andando così a togliere potenza all’essenza vera della storia.
    Così facendo invece si coglie al meglio la potenza intrinseca della sceneggiatura.

    Senza giri di parole Haneke mette in scena la vita di tutti noi in una trama che può rispecchiarsi assolutamente con la vita reale.
    Storia di vita reale.

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