Kapag Wala Nang Mga Alon / When The Waves Are Gone. Un film di Lav Diaz. 79° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Fuori Concorso.

When The Waves Are Gone è solo uno dei film girati nel 2021-22 da Lav Diaz e presentato Fuori Concorso alla 79a Mostra di Venezia, dopo il Gran Premio della sezione Orizzonti per Melancholia (2008), il Leone d’oro per The Woman who Left  (2016) e il Premio per la Miglior Regia di Orizzonti ricevuto da Genus Pan (2020). Nel mezzo c’erano stati il Pardo d’oro a Locarno per From What Is Before (2014) e il Premio Alfred Bauer a Berlino per A Lullaby to a Sorrowfully Mystery (2015), a sostenere il percorso originale e spericolato di un autore indipendente che per questo suo ultimo lavoro ha raccolto un manipolo di partner europei.

Della durata di sole tre ore, dunque piuttosto breve per il regista, When The Waves Are Gone sembrerebbe avere alla base uno spunto tratto da Il Conte di Montecristo e, con qualche eco di The Woman who Left – la cui protagonista Hortencia usciva di prigione dopo avervi trascorso trent’anni (ingiustamente) in cerca di vendetta –, mette a confronto un personaggio incarcerato per colpa di un altro e una contrapposizione in crescendo che assume via via dimensioni ctonie. A ricordarci che Diaz è un cultore di letteratura russa, il film incede per lunghi tratti come un action movie di conversazione affidando lo sviluppo della narrazione ad alcuni dialoghi oltre che all’intensità delle performance dei protagonisti, il poliziotto e l’uomo che vuole ucciderlo, le cui vicende procedono in parallelo per poi incontrarsi nel finale. 

A due interpreti del calibro di John Lloyd Cruz (già suo complice in diversi altri film) e Ronnie Lazaro, entrambi molto noti in patria e che nei ruoli rispettivi si danno anima e corpo, Diaz affianca un personaggio che ha una funzione molto importante nel film, il fotografo di fama internazionale Raffy Lerma nella parte di se stesso. Grazie al suo contributo, per quanto si tratti di un’opera meno corale di altri suoi titoli marcatamente politici quali le due fluviali (rispettivamente quasi undici e più di sette ore) epopee famigliari ambientate negli anni della dittatura di Marcos, Evolution of a Filipino Family (2004) e il recente A Tale of Filipino Violence (2022), presentato al FID di Marsiglia, When The Waves Are Gone riesce a raccontare in modo puntuale e allegorico al contempo il presente delle Filippine governate tra il 2016 e il 2022 da “The Punisher” Duterte.

Infatti, la virulenta campagna contro la droga condotta da quest’ultimo con metodi tutt’altro che ortodossi è una delle prime cause dell’afflizione che tormenta il detective procurandogli una grave forma di psoriasi. Ed è uno scatto di Lerma, che denunciava dalla prima pagina di un quotidiano le morti sospette di presunti pusher, a indurlo a contattare il fotografo di cui Duterte stesso ha stigmatizzato pubblicamente la “melodrammaticità”. Il reporter fornisce in occasione di questo incontro un’ulteriore chiave del film descrivendo lo stato di trance che si raggiunge in situazioni particolarmente violente entrando in quel “realm of hysteria” che caratterizza diverse scene e la seconda metà dell’opera con il detective sempre più sofferente che si rifugia nella provincia in cui è cresciuto e l’ex galeotto che si prepara a compiere la propria vendetta tra depravazioni e riti di sangue.

Non priva di ironia in molti passaggi e battute (anche nel tragico finale quando il killer declama che non ci sarà un “happy ending” e che quello cui stiamo assistendo “non è un fottuto film”), When The Waves Are Gone resta comunque una pellicola altamente drammatica, girata con una serie di piani sequenza più e meno astratti, realizzati con camera fissa, resi dinamici dai tagli di luce che attraversano l’inquadratura e dalla costruzione attenta della profondità di campo; il tutto con l’uso accorto di uno splendido 16mm bianco nero che porta la firma inconfondibile di Lavrente Indico Diaz (da pronunciarsi col tono solenne con cui ricorrono i nomi dei due protagonisti del film), un autore diventato col tempo sorprendentemente prolifico ma che appare tutt’altro che prigioniero delle sfide formali che impone da sempre al suo cinema.

TRAMA

Il poliziotto Hermes Papauran, uno dei detective più celebrati delle Filippine, è consumato dalla sofferenza per la violenza e la corruzione delle forze dell’ordine istigate e protette dal Presidente Duterte. L’ex galeotto Primo Macabantay, che egli stesso ha mandato in galera, lo sta inoltre inseguendo in cerca di vendetta.

CREDITI
Titolo originale: Kapag Wala Nang Mga Alon / Titolo internazionale: / Regia: Lav Diaz / Sceneggiatura: Lav Diaz / Montaggio: Lav Diaz / Fotografia: Larry Manda / Scenografia: Lav Diaz / Interpreti: John Lloyd Cruz, Ronnie Lazaro, Raffy Lerma, Shamaine Centenera-Buencamino, Dms Boongaling / Paese, anno: Filippine, Francia, Portogallo, Danimarca, 2022 / Produzione: Snowglobe, Epic Media, Films Boutique, Rosa Filmes  /  Distribuzione internazionale : Films Boutique / Durata: 187 minuti

SUL WEB
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito

La filmografia di Lav Diaz

Il sito del fotografo Raffy Lerma

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