Loro 1. Un film di Paolo Sorrentino

Paolo SorrentinoNon parteciperemo agli inutili battibecchi (pseudo-critici) che come al solito prendono vita ogni volta che arriva nelle sale cinematografiche un film di Paolo Sorrentino (almeno a partire da La grande bellezza). Non ci schiereremo tra i “pasdaran filosorrentiniani” e neanche tra i detrattori per principio del suo cinema. Non sarebbe quest’ultimo il modo, a nostro avviso, più corretto di occuparci criticamente di Loro 1. E’ una questione di correttezza nei riguardi del lettore, di visione del valore del cinema, inteso come arte visiva inserita nel contesto attuale e non come spunto per polemizzare aridamente.

E non ci concentreremo neanche sulle tematiche sviluppate nell’ultimo film dell’autore di The Young Pope. Sarebbe fin troppo riduttivo limitarci a commentare come il cineasta napoletano abbia raccontato il berlusconismo, poiché il berlusconismo si è raccontato da solo (purtroppo molto bene) nella realtà. E infine, sarebbe ovvio usare Loro 1 (e il futuro prossimo Loro 2) per stigmatizzare dalle nostre poltrone un sistema di vita basato su sesso, droga, soldi, desiderio di apparire e vacuità, poiché questo sistema di vita è un obiettivo troppo facile da colpire.

La questione centrale che riguarda Loro 1, ma che concerne tutto il cinema di Sorrentino, è proprio l’idea di cinema che emerge e che finisce per irritare chi guarda al prodotto film come un “oggetto creativo” che può essere fatto solo in un certo modo. Ancor di più: come un “oggetto creativo” che sia tutto dentro il concetto stesso (molto stretto) di cinema.

paolo Sorrentino

Non ci stancheremo mai di ripetere come Paolo Sorrentino non possa essere definito semplicemente un regista. E’ piuttosto un grande costruttore di immagini, un potente elaboratore di elementi estetici, un architetto di sensazioni visive e ciò si può constatare non solo in relazione alle sue opere filmiche ma anche ai suoi romanzi. Analizzare, in tal senso, gli squilibri delle sceneggiature dei suoi film, la natura stentorea dei dialoghi, la struttura non fluida del racconto secondo i metodi tradizionali della critica cinematografica porterebbe fuori strada, costringendo (non essendo possibile farlo) la figura di Sorrentino in una cinematografia media, e banalmente professionale, che non lo riguarda.

Loro 1, con la sua rappresentazione di un’umanità vogliosa di fare soldi compiacendo i potenti, è niente altro che un affresco visuale, fotografato con estrema abilità da Luca Bigazzi, di un mondo decadente collocato nel contesto delle arti visive tecnologiche. I riferimenti sorrentiniani vanno, dunque ricercati, in altri ambiti. Soprattutto nella fotografia contemporanea e in quella particolare articolazione della comunicazione che riguarda la pubblicità e i videoclip musicali nell’ambito della quale si è sperimentato moltissimo, come nel cinema non si è più fatto da decenni.

Paolo SorrentinoSe analizziamo attentamente le sequenze più significative di Loro 1 non è possibile non far viaggiare la mente verso artisti come Jeff Wall, Gregory Crewdson e David Lachapelle. E non significa nulla se Sorrentino sia o no consapevole di questi collegamenti. Anzi, sarebbe estremamente interessante se non lo fosse perché ciò confermerebbe la spontanea modernità della sua azione creativa, azione che lo trasporta di fatto in una dimensione artistica che nulla ha a che fare con il cinema medio che piace tanto ai suoi più accaniti denigratori.

Quale può essere dunque il modo più appropriato per accostarsi a Loro 1? Non quello di irritarsi davanti ai suoi eccessi, alla sua presunta prolissità, ai suoi evidenti sbilanciamenti, alla sua strabordante veemeza visuale ma quella di recepire, in modo libero da schemi, la forza estetica delle sue immagini. Così, l’inquadratura algida e rabbrividente del potentissimo e misterioso personaggio denominato “Dio”, che si fa masturbare da una giovane e bella ragazza con un asciugamano sul viso, o quella di una delicata ragazza che cammina nella notte a Milano (si allude a Veronica Lario?), o ancora quella del sinuoso corpo di Kasia Smutniak inquadrato nell’oscurità romana, assumeranno una dimensione tragica molto più perturbante e angosciante di qualsiasi immagine realistico-narrativa di un ipotetico film medio-tradizionale-professionale, dunque scontato, sul berlusconismo.

© CultFrame 04/2018

TRAMA
Un giovane rampante di Taranto che ottiene appalti locali fornendo prostitute a squallidi uomini politici del posto decide di fare il grande salto. Vuole andare a Roma per incontrare Silvio Berlusconi ed ottenere gli stessi favori che ha già avuto dai politici della sua Regione. Intanto Berlusconi, che sta all’opposizione, cerca di mettere insieme i cocci del suo matrimonio con Veronica Lario mentre i due si trovano nella villa in Sardegna.


CREDITI

Titolo: Loro 1 / Regia: Paolo Sorrentino / Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello / Fotografia: Luca Bigazzi / Montaggio: Cristiano Trovaglioli / Scenografia: Stefania Cella / Musica: Lele Marchitelli / Interpreti: Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Fabrizoo Bentivoglio, Dario Cantarelli / Produzione: Indigo Film, Pathé, France 2 Cinéma / Distribuzione: Universal Pictures / Paese: Italia / Anno: 2018 / Durata: 104 minuti

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