La (foto)camera di pandora – La fotografi@ dopo la fotografia. Un libro di Joan Fontcuberta

Un aspetto molto significativo dell’attività di Joan Fontcuberta è senza dubbio quello relativo al suo personale approccio alla disciplina fotografica. Il suo percorso creativo è, infatti, andato di pari passo con l’interesse a sviluppare un complesso sistema di riflessioni sia in ambito didattico sia per quel che riguarda la sfera critico-divulgativa. Fontcuberta, dunque, ha sempre lavorato su più binari, privilegiando il territorio della ricerca (nel senso più ampio possibile della parola) e cercando di comprendere a fondo i meccanismi teorici che riguardavano la relazione tra la fotografia, le progressive mutazioni tecnologiche e il concetto (complesso) di verità all’interno dell’immagine.

Il libro intitolato La (foto)camera di Pandora - La fotografi@ oltre la fotografia (Contrasto, 2012) è, in tal senso, emblematico e ci mostra un Fontcuberta in grado di elaborare un discorso sulla fotografia che va ben al di là di questa forma espressiva.
Il tema portante che connette tutti i punti affrontati in questo (finanche divertente e godibile) studio è quello della fotografia digitale. O meglio, quello che potremmo condensare in un quesito molto chiaro: verso quali territori si sta spostando la fotografia da quando la tecnologia digitale ha preso il sopravvento in maniera così potente e capillare?

L’affermazione che più ci ha colpito concerne la presunta differenza tra immagine analogica e immagine digitale. Secondo Fontcuberta, la seconda sarebbe espressione di esigenza di vitalità mentre la prima sarebbe legata indissolubilmente all’idea della memoria. E ciò sarebbe determinato da una sostanziale differenza provocata da un aspetto: la fotografia digitale sarebbe estranea al “concetto di attesa”, perché immediatamente fruibile, mentre quella analogica sarebbe collocata all’interno di un processo temporale in grado di fornire centralità al percorso che va dalla “traccia luminosa alla fotografia sviluppata”.
L’analisi di Fontcuberta possiede certamente degli spunti degni di nota ma si limita a cogliere solo la superficie dell’atto di fabbricazione artistica concentrandosi sui differenti procedimenti e dimenticandosi del problema della natura dello scatto fotografico che, a nostro avviso, non muta in presenza di tecnologie diverse, a meno che non si imposti il problema sul piano filosofico decidendo di prendere in considerazione la questione del concetto di “tempo” inteso come kronos (presente cronologico che include passato e futuro) piuttosto che come aion (presente come punto impalpabile che si sposta su una linea retta che non considera il passato e il futuro).

Ed ancora: troviamo inconsistente sul piano teorico le affermazioni secondo le quali le “immagini pittoriche” siano uguali “a quelle digitali”, così come quelle per cui “l’immagine digitale non condivide più le funzioni essenziali della fotografia volta ad autentificare un’esperienza”.
Dal nostro punto di vista, l’esperienza non può che essere solo quella dello sguardo che si attiva grazie al processo creativo mentale. Quest’ultimo non prende avvio grazie allo strumento tecnologico né in base alla tipologia del sistema utilizzato. E il processo creativo mentale, senza alcun dubbio, è il cardine fondamentale sia della fotografia analogica che di quella digitale.

Nonostante tali macroscopiche diversità di impostazione tra quella di Fontcuberta e il nostro punto di vista, chi scrive non può non affermare che La (foto)camera di Pandora sia un testo stimolante e ricco di guizzi intellettuali, in quanto nasce da una visione culturale che possiamo definire aperta, a trecentosessanta gradi. A dimostrazione di ciò, possiamo citare i continui e proficui sconfinamenti di Fontcuberta in altri territori artistici: dal cinema di Ridley Scott e Michelangelo Antonioni, a scrittori come Borges e il boliviano Edmundo Paz Soldan, fino a uno dei grandi rappresentanti della letteratura di fantascienza: il polacco Stanislaw Lem.

© CultFrame 10/2012

 

CREDITI
Titolo: La (foto)camera di Pandora / Sottotitolo: La fotografia@ dopo la fotografia / Autore: Joan Fontcuberta / Editore: Contrasto / Collana: Lezioni di fotografia / Pagine: 206 / Fotografie: 56 in b/n / Anno: 2012; Prezzo: 19,00 euro / ISBN: 978-88-6965-359-9

INDICE
Introduzione / Fotografo dunque sono / L’occhio di Dio / L’immagine invisibile (ma non per questo inesistente) / Il genio della fotocamera magica / Il cieco perfetto / Ho conosciuto le Spice Girls / Eugenetica senza frontiere / Identità in fuga / Finzioni documentali / Ode a un re senza gambe / Il mistero del capezzolo scomparso / La giusta distanza / Palinsesti cosmici / Archeologie del futuro / Rumori di archivio / Perché chiamarlo amore quando è solo sesso?
Referenze bibliografiche

LINK
Il sito di Joan Fontcuberta
Casa editrice Contrasto

 

1 commenti

  1. La questione tra analogico e digitale sarà pur vasta di considerazioni e prese di posizione, ma se non si ha presente, come giustamente viene precisato, che la scelta che ci spinge all’uso di una tecnologia è determinata da una necessità che soggiace ad una nostra pulsione creativa, a un’idea da esperire, possiamo constatare solo la praticità di un dispositivo.

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