Noi credevamo. Il Risorgimento secondo Martone. Una Mostra a Torino

Da Noi credevamo di Mario Martone. Felice Orsini (Guido Caprino). foto di Franco Bellomo
Da Noi credevamo di Mario Martone. Felice Orsini (Guido Caprino). foto di Franco Bellomo

È stata appena inaugurata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino la mostra fotografica Noi Credevamo. Il Risorgimento secondo Martone. A più di un secolo dalla sua nascita, il cinema si è ampiamente rivelato un potente mezzo di testimonianza e di riflessione storica, e questo vuole anche essere il senso di un’esposizione che viene presentata non a caso proprio nella settimana in cui cade il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e che resterà visitabile sino al 15 maggio 2011.
Si tratta infatti di un percorso fotografico sui generis, che a partire dal film Noi credevamo (2010) si propone esplicitamente di far riflettere i suoi visitatori, che abbiano o meno visto l’ultima opera di Martone, sugli sviluppi del processo risorgimentale. Da tale volonteroso intento derivano le peculiarità di una mostra se non inedita quanto meno particolare, proprio per quanto riguarda la natura e la qualità delle 170 immagini di cui si compone l’allestimento espositivo, curato dallo stesso Direttore del Museo, Alberto Barbera, con l’aiuto di una delle consulenti iconografiche che hanno collaborato al film del regista napoletano, Ippolita di Majo.
A quest’ultima si deve l’idea di “scaricare” direttamente dal film, girato in HD con una camera Red, ben 120 delle 170 fotografie selezionate: una soluzione ardita, attraverso cui ai fotogrammi è assegnato un nuovo statuto, concepibile solo grazie all’estremo rigore della messa in scena di Martone e all’intensità dei suoi interpreti e dei loro primi piani, che le immagini valorizzano; “autori? della maggior parte delle foto esposte a Torino sono quindi lo stesso regista e il direttore della fotografia del film, Renato Berta.

Da Noi credevamo di Mario Martone. Cristina fuma l’oppio (Anna Bonaiuto). foto di Roberto Benetti
Da Noi credevamo di Mario Martone. Cristina fuma l’oppio (Anna Bonaiuto). foto di Roberto Benetti

Nell’Aula del Tempio sono disposte sette immagini di grande formato che presentano i personaggi storici raccontati dal film, e i loro interpreti: oltre ai protagonisti principali vi sono anche Cristina di Belgioso (Inaudi), Crispi (Zingaretti) e Mazzini (Servillo). Quindi, lungo la rampa ascendente la Mole si svolge un percorso narrativo sostanzialmente parallelo a quello del film (quasi un fotoromanzo, storico) con didascalie che commentano l’immagine, riassumono l’azione, danno spesso anche voce ai personaggi riportando brani dei loro dialoghi.
Seguiamo così le vicende di Salvatore, Domenico e Angelo dal 1828 fino al 1862, dapprima come membri della Giovine Italia e infine separati nei loro diversi destini di cospiratori attivi su posizioni e fronti diversi, da quello mazziniano a quello garibaldino. Non solo volti, ma anche scenografie e paesaggi significativi nella storia italiana di allora e di oggi, come nella scena volutamente anacronistica in cui colonne di cemento armato incorniciano il profilo costiero cilentano rappresentando in modo drammatico l’Italia che verrà.
Si accompagnano e intrecciano a queste fotografie, e alle altre che sono esposte sulla cancellata esterna della Mole, com’è consuetudine del Museo, una cinquantina di foto di scena e di set più tradizionali. L’intento dei curatori è quindi quello di far ripercorrere al visitatore una storia dell’impresa risorgimentale e quella dei personaggi principali e dello sfondo storico messi in scena nel film di Martone già disponibile in dvd, nella sola versione uscita nelle sale, senza ancora nessun extra.

Della mostra è stato anche pubblicato un catalogo edito in collaborazione con Il Castoro in cui oltre a tutte le immagini dell’esposizione sono raccolte un’introduzione di Alberto Barbera e interviste inedite al regista (complementare a quella inclusa nel volume della sceneggiatura del film stampato da Bompiani), al direttore della fotografia Renato Berta, al co-sceneggiatore Giancarlo De Cataldo, all’attore Luigi Lo Cascio e al produttore Carlo Degli Esposti.
Durante la conferenza stampa di presentazione, conscio del suo ruolo e dell’intento politico (in senso lato) e didattico che ha guidato la realizzazione di quest’iniziativa, Martone si è espresso molto duramente contro “la strategia di distruzione del sistema culturale” messa in atto da un governo che “opera scientemente verso una soluzione finale per la cultura del nostro paese”: una demolizione cui il regista non si rassegna ad assistere, e che chiama alla mobilitazione nazionale del 26-27-28 marzo 2011.

© CultFrame – Punto di Svista 03/2011

INFORMAZIONI
Noi credevamo. Il risorgimento secondo Martone
dal 10 marzo al 15 maggio 2011
Museo Nazionale del Cinema / Mole Antonelliana / via Montebello 20, Torino
Orario: martedì – venerdì e domenica 9.00 – 20.00 / sabato 9.00 – 23.00 / chiuso lunedì
Biglietto: intero 7 euro / ridotto 5 euro

SUL WEB
CULTFRAME. Noi credevamo. Un film di Mario Martone
Museo Nazionale del Cinema, Torino