Shutter Island. Incontro con Martin Scorsese e Leonardo Di Caprio

martin_scorsese-leonardo_di_caprio-shutter_islandSe tre, come si dice, è il numero perfetto, Martin Scorsese e Leonardo Di Caprio hanno pensato di andare oltre e, dopo Gangs of New York, The Aviator e The Departed hanno inaugurato la loro personale tetralogia con Shutter Island, l’ultimo attesissimo film del regista italo americano che sarà presentato al Festival di Berlino e uscirà nelle sale italiane (in oltre 400 copie) il prossimo 5 marzo.
A Roma per l’anteprima Scorsese e Di Caprio si sono concessi di buon grado al bagno di folla e alle domande dei giornalisti dimostrando un sodalizio che, evidentemente, non è circoscritto solo al set.
L’attore si è dichiarato “onorato e orgoglioso” di far parte di un’altra grande opera del regista perché con lui – come confermato anche da Scorsese – si è instaurato “un rapporto di grande fiducia”. Del resto, anche in Shutter Island Di Caprio si è dovuto cimentare con un personaggio difficile e ricco di sfaccettature che ha richiesto un approfondimento propedeutico al ruolo. Nel film, infatti, interpreta Teddy Daniels un poliziotto che viene convocato su un’aspra isola dove sorge l’ospedale di Ashecliffe, ricovero di soggetti omicidi e pericolosi, per indagare sulla scomparsa di una donna insana di mente e assassina dei suoi tre figli. Siamo nel 1954, all’apice della Guerra Fredda e il senso di sospetto e di inquietudine aleggia in ogni comportamento, in particolar modo in quello scoglio in mezzo al mare dove niente finirà per essere come sembra. “Anche io – ha ammesso Scorsese – nutro dei sospetti su chi detiene il potere e questo, probabilmente, si riflette nel mio lavoro. La materia che ho trattato nel film (tratto dall’omonimo best seller di Dennis Lehane, già autore del romanzo Mystic River, n.d.r.) mi ha particolarmente affascinato anche perché ricordo i timori dell’epoca anche se io, negli anni Cinquanta, avevo circa 10 anni”.

La paura e la paranoia sono temi centrali del film e ancor più amplificati dall’isolamento del luogo che sembra rivelare il lato oscuro di ogni personaggio. “Parte della Natura è violenta – ha spiegato il regista – e il personaggio di Teddy è un uomo che ha fatto esperienza di questa violenza che, per lui, è stata in un certo senso ‘formativa’ e mi interessava indagare sul modo in cui l’essere umano possa superare o liberarsi da tale violenza”.
Per prepararsi a vestire i panni di Daniel, Di Caprio si è documentato a lungo. “Ho visto dei documentari sugli ospedali psichiatrici – ha raccontato – e la consulenza di un medico è stata fondamentale per capire i meccanismi mentali del mio personaggio. Scorsese ha la capacità di metterti a disposizione dei ruoli complessi di uomini che, sì, hanno un’indole violenta ma che scaturisce da un grande dolore, da una straziante sofferenza interiore. Questo è forse il mio personaggio più violento e dark e lo amato proprio per questo”.
Echi del grande cinema si rintracciano in Shutter Island che rende omaggio agli indimenticabili classici di Hollywood firmati da Otto Preminger, Sam Fuller, Jack Tourneur e Orson Welles. Non solo “chicche” per cinefili ma un modo per celebrare la settima arte che del genere noir ha sfornato veri capolavori.  “Sono cresciuto con i film degli anni Trenta e Quaranta – ha detto Scorsese – e un certo tipo di cinema, penso per esempio a quello tedesco e a quello europeo in generale, fa parte del mio background.
Sono onorato se mi si paragona ai maestri dell’epoca perché per me sono la linfa vitale del mio lavoro ed è un privilegio omaggiarli”.

©CultFrame 02/2010

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