Inquietudini e vita di provincia in Gigi la legge, un film di Alessandro Comodin

Nel 2011 Alessandro Comodin aveva vinto il Pardo d’oro nella sezione Cineasti del presente del festival di Locarno con il proprio lungo d’esordio, L’estate di Giacomo. Undici anni dopo ha presentato Gigi la legge nel concorso principale del 75° festival ticinese ricevendo un riconoscimento importante quale il Premio Speciale della Giuria. Come già per quel primo film, il regista da tempo residente in Francia è tornato a girare nelle zone di cui è originario contando sulla complicità di alcuni famigliari a partire dall’interprete principale di questo suo ultimo lavoro, lo zio Pierluigi detto Gigi, che svolge realmente la professione di vigile urbano a San Michele al Tagliamento (VE).

Nell’incipit che fa da preambolo al film, tale professione non è però subito esplicitata. Il protagonista ci viene presentato tramite la sequenza di un alterco prolungato con un vicino adirato per come il giardino rigoglioso e selvaggio di Gigi lambisce e minaccia la sua proprietà. La scena ha senz’altro la funzione di dissacrare la supposta serenità della vita in provincia, tratteggiando i rapporti giudicanti che si riproducono di generazione in generazione tra famiglie che condividono la propria esistenza le une accanto alle altre, ma è anche un modo per far emergere molti altri elementi centrali nella concezione stessa di quest’opera. 

Innanzi tutto, l’attaccamento per quel giardino tutt’altro che irregimentato da parte di un personaggio che nel paese dovrebbe personificare le forze dell’ordine: se nel prologo in cui lo vediamo “in borghese” nulla trattiene il vicino dall’ingiuriarlo dicendogli con tono insultante “il tuo giardino rappresenta quello che sei tu”, Gigi risponde a tono e nelle scene successive avremo conferma che interpreta alla sua maniera il ruolo di garante di un sistema di controllo sociale prendendosi qualche libertà d’iniziativa e qualche distrazione anche in orario di servizio. Inoltre il regista de I tempi felici verranno presto (2016) – fuga nella natura di una coppia di giovani innamorati – adopera pure qui il giardino indomabile del protagonista come ambiente ideale per una “fuga dal realismo”, animandolo di fantasmi in contrappunto agli altri quadri del lungometraggio che accompagna pattugliamenti quotidiani di Gigi nel territorio di sua competenza. Infine, formalmente, il piano sequenza e il gioco con il fuori campo da dove giunge la voce del vicino anticipano i dispositivi strutturanti il seguito del film.

Con il contributo di João Nicolau, montatore dell’ultimo Monteiro e di Miguel Gomes oltreché regista in proprio (per il quale Comodin è stato montatore a sua volta), Gigi la legge inanella infatti una serie di controcampi mancati o falsi per dare dinamismo alla camera per lo più fissa e per introdurre con soluzioni meno scontate gli altri personaggi con cui il protagonista ha a che fare: un paio di colleghi (tra i quali Annalisa, che non gliele manda a dire), una nuova recluta stagionale della centrale (Paola) che conosce attraverso la radiotrasmittente e che inizia presto a corteggiare, il ragazzo un po’ strano (Tomaso) che ha scoperto un corpo martoriato sui binari della ferrovia e che Gigi trova sospetto, forse anche perché potrebbe rischiare di commettere un analogo gesto irreparabile, al punto da sorvegliarlo ben oltre i suoi doveri.

Il mestiere di Gigi è quindi il corrispettivo perfetto del cinema di Comodin che è mezzo per pedinare i propri personaggi, indagandone anche gli aspetti enigmatici o ambigui come l’inquietudine del protagonista per i segni di disagio che coglie in Tomaso o l’ambivalente parte di seduttore che egli incarna non appena scopre di avere una nuova collega. Ma prevale nel racconto il ritratto di un “vigile buono” che canta Sono un pirata, sono un signore di Julio Iglesias mentre la giovane collega dà voce alla sua personalità ed evoca una loro relazione possibile intonando Amore disperato di Nada.

Malgrado l’apparente economia di mezzi e narrativa, dunque, Gigi la legge è un’opera semplice solo a prima vista, come rivelano la pulizia stilistica, la selezione meditata degli episodi di cui è composta, l’attenta tessitura sonora che l’innerva (ricorrenti i treni in transito sulla linea prediletta da chi vuole togliersi la vita) e la costruzione dello spazio che il film articola nel suo complesso, con i quotidiani turni di lavoro di Gigi che lo portano sempre sulle stesse traiettorie e il passaggio a livello che chiude l’orizzonte a ogni altro mondo possibile. L’unica salvezza del personaggio è dunque nella sua ironia e in una sensibilità che emerge a poco a poco, di scena in scena.

© CultFrame 08/2022

TRAMA
Gigi percorre incessantemente le strade e il circondario della cittadina in cui lavora come vigile, nel nord-est d’Italia. L’apparente immobilità della vita in provincia è turbata da drammi grandi (alcuni casi di suicidi) e piccoli (schermaglie tra vicini) che non lasciano indifferente il protagonista.

CREDITI
Titolo: Gigi la legge / Regia: Alessandro Comodin / Sceneggiatura: Alessandro Comodin (con Quentin Faucheux-Thurion) / Fotografia: Tristan Bordmann / Montaggio: João Nicolau / Costumi e scenografia: Tiziana De Mario / Interpreti: Pier Luigi Mecchia, Ester Vergolini, Annalisa Ferrari, Tomaso Cecotto, Massimo Piazza, Mario Fontanello, Mario Pizzolitto, Ezio Massarutto, Ulisse Buosi, Rebecca Martin / Produzione: Okta Film con Idéale Audience, Michigan Films / Distribuzione: Okta Film / Italia, Francia, Belgio 2022/ Durata: 98 minuti

SU CULTFRAME
Il programma del 75° Locarno Film Festival 

SUL WEB
Filmografia di Alessandro Comodin

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