Pagine di un diario veneziano | Gli anni delle immagini perdute ⋅ Un libro di Valerio Zurlini

Nel 1982, poco prima di morire, Valerio Zurlini consegna ai tipi della Libreria Antiquaria Prandi di Reggio Emilia, le pagine di un volume che verrà pubblicato nel 1983 in un numero limitato di copie. Il libro s’intitola Gli anni delle immagini perdute e raccoglie le pagine di un diario scritte dal novembre 1981 al maggio 1982 e tre sceneggiature di film mai realizzati: La zattera della Medusa, Verso Damasco e Il sole nero. La casa editrice Mattioli 1885 ripubblica ora quel diario con un nuovo titolo e senza le tre sceneggiature.

Nella prima parte di queste Pagine di un diario veneziano il regista rievoca episodi della propria vita personale e professionale fino ai primi anni Cinquanta scandendoli con riflessioni sul fare cinema e sulla sua altra grande passione, la pittura. Nella seconda parte, l’autore si sofferma più approfonditamente sulle vicende tormentate dei tre film mai fatti. La mancanza delle sceneggiature e la presenza complementare delle riflessioni sulla genesi di tali progetti, e sul loro destino sospeso, lasciano a ciascun lettore di crearsi la sua versione mentale e metacinematografica. Privati della possibilità di leggere i testi e ogni altra nota tecnica relativa ai tre progetti, i lettori avranno però la possibilità di servirsi di queste pagine per elaborare pellicole virtuali che starebbero ai non-film di Zurlini come Lost in La Mancha sta al Don Quijote di Terry Gilliam.
Della trama de La zattera della Medusa il diario non parla, limitandosi a riferire che prende spunto da incontri fatti in giovinezza. Verso Damasco era invece tratto da L’inchiesta, racconto di Flaiano e Suso Cecchi d’Amico su un magistrato romano inviato in Galilea a qualche anno di distanza dalla crocifissione di Cristo per indagare sulle ragioni della sua scomparsa. Il racconto è stato poi trasposto da Damiano Damiani. Nelle pagine dedicate a questo lavoro, Zurlini, che si dice  “crisitano e marxista”, parla del proprio rapporto difficile con la religione e riferisce anche della lunga preparazione, dei viaggi, e delle discussioni documentatissime tra Giorgio Albertazzi e Luigi Vanzi che per l’occasione furono suoi consulenti e collaboratori. Sole nero traeva invece spunto dal misterioso assassinio di una donna avvenuto nel 1970.

Oltre al valore documentale, questo diario ha comunque un innegabile valore che potremmo definire “letterario”. Se di Zurlini conoscevamo il modo elegante di usare le immagini per descrivere un ambiente, queste pagine possiedono altrettanta grazia nel servirsi della parola per restituire con precisione una testimonianza artistica e umana. Tra le ragioni addotte dal regista alla pubblicazione di questo libro, c’è l’esigenza di mostrare che la crisi sin da allora attraversata dal cinema italiano si doveva non tanto alla mancanza di idee da parte degli autori quanto piuttosto “all’orrenda mediocrità dei suoi imprenditori” (p.80), alla volontà della classe dirigente al potere di far tacere voci ribelli e al monopolio economico di esercenti “il più intelligente dei quali raggiunge il livello culturale di un mongoloide travolto nella primissima infanzia da un autotreno jugoslavo con rimorchio” (p.110).
Zurlini non risparmia quindi le critiche ma senza indugiarvi troppo, preferendo dedicare questo mémoire alla passione per le arti e agli incontri umani. Il libro è ricco di ritratti, di ricordi che Zurlini fissa con malinconia, rimpiangendo i suoi esordi in un periodo “in cui il cinema era […] rispettato al pari delle arti maggiori”(p.26).

Tutta la prima parte del libro racconta senza seguire un filo cronologico ma per associazioni di idee: la difficile esperienza scolastica in un istituto di gesuiti, la guerra nel Corpo Italiano di Liberazione, il ritorno a Roma, l’università, la scoperta del teatro, la trasferta a Milano dove Zurlini andò per lavorare al Piccolo Teatro accanto all’amico Mario Landi, le regie pubblicitarie, di corti documentari e poi Roma per tentare una carriera di cineasta che prende avvio nel 1954 con Le ragazze di San Frediano. Le pagine sono popolate di personaggi noti e meno noti, della vita personale o professionale di Zurlini: un Marcello Mastroianni che si divide tra l’ufficio e il teatro, Pasolini appena giunto a Roma da Casarsa, Luchino Visconti che nella propria magione offre riparo ai resistenti, gli artisti Lucio Fontana, Guttuso e Morandi, Eugenio Montale con la moglie, Vasco Pratolini, Riccardo Gualino, gli sceneggiatori Benvenuti e De Bernardi, Ezra Pound che cammina per Venezia come una visione.
Ci sono poi i luoghi, la Milano della pubblicità e la Roma volgare e infida del mondo del cinema, la Venezia delle chiese sconosciute e poi quella Rimini nebbiosa e struggente ben ritratta ne La prima notte di quiete.  Di quel film, che fu il suo maggiore successo commerciale, Zurlini rinnegava il protagonista, un Alain Delon dalla personalità e dalla moralità giudicata troppo distante rispetto al personaggio del professor Dominici.

Il libro termina con un epilogo in cui prima l’autore si abbandona ad una lettura appassionata degli affreschi del Correggio al Duomo di Parma e poi riflette sul lavoro di cineasta, tra emozione e tecnica. Per Zurlini, fare un film era intraprendere un’esperienza di mutazione personale, di evoluzione e il suo ultimo pensiero va con rimpianto e rabbia ai suoi film mancati e a quelli dei colleghi, a quel che sarebbe potuto essere e che non sarà mai.

© CultFrame 01/2010

CREDITI
Titolo: Pagine di un diario veneziano [Gli anni delle immagini perdute] / Autore: Valerio Zurlini / Editore: Mattioli 1885, 2009 [Libreria Antiquaria Prandi, 1983] / Prefazione: Filippo Tuena. Introduzione all’edizione originale: Vasco Pratolini   / 240 Pagine / Prezzo: 18,00 euro / ISBN: 9788862610834

INDICE
Filippo Tuena / Prefazione
Vasco Pratolini / Introduzione all’edizione in tiratura limitata di Gli anni delle immagini perdute, 1983
Valerio Zurlini / Pagine di un diario veneziano (Venezia, novembre 1981-maggio 1982) / Epilogo

SUL WEB
Filmografia di Valerio Zurlini
Editore Mattioli 1885

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