Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza. Un film di Roy Andersson

È sufficiente ideare un titolo molto lungo e particolare per realizzare un buon film? Basta costruire un’opera su una forte impostazione fotografica per edificare un lavoro significativo sotto il profilo visuale? Possono alcuni dei temi tipici di una cosiddetta “poetica nord-europea” rappresentare degli elementi validi per l’effettuazione di un lungometraggio che non risulti banale? La risposte a queste tre domande sono identiche: no.

Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza (A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence) del regista svedese Roy Andersson, non è un’opera sgradevole, non è un film confezionato male e non tratta temi vacui. Tutt’altro. È a tratti molto divertente, è basato su un’impostazione fotografica molto precisa e raffinata, affronta in maniera tristemente ironica la madre  di tutte le questioni filosofiche: che senso ha la vita e che senso hanno le azioni degli esseri umani. Tutto perfetto, tutto condivisibile, tutto ben congegnato soprattutto sotto il profilo visuale. L’impressione, però, è quella di un’operazione fin troppo studiata a tavolino, rigida oltre misura, e non propriamente cinematografica.

Le disavventure tragicomiche del duo di rappresentanti di “oggetti per il divertimento” (Sam e Jonathan) sono orchestrate sempre nello stesso modo: inquadrature fisse, livelli cromatici molto delicati, recitazione assolutamente bloccata, al punto che gli interpreti sono quasi sempre immobili. Lo squallore, il non senso, l’angoscia esistenziale sono fattori che vengono comunicati grazie a episodi secchi, tristi e grotteschi, spesso non collegati tra loro. Ma ogni brano è ultra algido, marmorizzato, quasi imprigionato in una concezione para-fotografica della narrazione visuale.

Roy Andersson è cineasta senza dubbio capace ma, a causa di una stilizzazione eccessiva di tipo non naturalistico, finisce per fermarsi alla superficie, per produrre immagini in cui tutto è artificialmente comunicato allo spettatore, il quale, dunque, non è chiamato a scoprire nulla e finisce per non potersi identificare con i protagonisti; questi ultimi con le loro facce dipinte di bianco (veri e propri zombie della nostra società) manifestano in modo eclatante e scontato l’assurdità dei comportamenti umani.

In fin dei conti, lo svedese Anderson potrebbe essere avvicinato al finlandese Aki Kaurismaki, con la differenza che il secondo riesce attraverso un sottile ed estremamente sofisticato dialogo con la realtà a generare uno straniamento espressivo infinitamente superiore a quello che prova a costruire Andersson. In sostanza, Kaurismaki è autore di lungometraggi più alti, poetici e intelligenti a livello filmico, e dunque più atroci, taglienti e drammatici rispetto a questo lavoro di Andersson, che invece calca la mano pesantemente sulla caratterizzazione dei personaggi, della storia e della fotografia creando, in tal maniera, una forte distanza tra il film e i singoli fruitori.

© CultFrame 09/2014 – 02/2015

TRAMA
Sam e Jonathan sono due rappresentanti di oggetti per divertimento: denti finti di vampiro, il sacchetto che sorride e la maschera di “vecchio zio con un dente solo”. I loro affari, nonostante cerchino di sollevare il morale delle persone, vanno male e sono costretti ad abitare in un dormitorio pubblico.


CREDITI

Titolo:Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza / Titolo originale: A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence / Regia: Roy Andersson / Scengorafia: Roy Andersson / Fotografia: Istvan Borbas, Gergely Palos / Montaggio: Alexandra Strauss / Scenografia: Ulf Jonsson, Julia Tegstrom, Nicklas Nilsson, Sandra Parment, Isabel Sjostrand / Musica: Tradizionale / Interpreti: Holger Andersson, Nils Westblom, Charlotta Larsson, Viktor Gyllenberg / Produzione: Roy Andersson Filmproduktion / Distribuzione: Lucky Red / Paese: Svezia, Germania, Norway, Francia, 2014 / Durata: 101 minuti

SUL WEB
Sito ufficiale del film A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence (Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza) di Roy Andersson
Filmografia di Roy Andersson
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito
Lucky Red

2 commenti

  1. Non è il caso di speculare sulla scelta della giuria veneziana di assegnare il Leone d’oro 2014 a questo film di Andersson. Resta il fatto – ben illustrato nella recensione – che la sua opera si fondi su di una stilizzazione radicale come unico possibile sguardo e modo di relazionarsi a un reale altrimenti considerato intollerabile. Da questo assunto derivano sia la caratterizzazione eccessiva dei personaggi sia tutto l’umorismo disperato che fa da filtro a ogni messa in scena e rappresentazione della vita. Si situa poi al limite del didascalico l’interrogazione espressa in una scena da uno dei personaggi: “è giusto usare esseri umani per il proprio divertimento?”. Con gli ultimi suoi tre lungometraggi, uno ogni sette anni, il regista svedese sembra rispondere affermativamente, intendendo il “divertimento” come una maniera di sottolineare l’assurda divaricazione tra solitudine e solidarietà della condizione umana.

  2. Infatti, anche a me non interessa discutere il giudizio di una giuria di festival. Il fatto è, però, che questo Leone d’oro darà una visibilità fin troppo elevata a un film molto ben confezionato ma in fin dei conti modesto, proprio sotto il profilo cinematografico.
    Cosa ci ha detto questo film che già non sia stato detto da altri grandi autori della storia del cinema? Quali meriti in più avrebbe sotto il profilo espressivo rispetto ad altri film più o meno simili?

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