Si alza il vento. Un film di Hayao Miyazaki

Innanzitutto è ora di spiegare ai genitori che “film d’animazione” non è uguale a “film per bambini”: tale equivoco ha causato e causa tuttora notevoli disagi in sala, per i bimbi che si annoiano mortalmente e per gli altri spettatori che di tale legittima noia subiscono i rumorosi effetti. Care mamme e papà, spendete due minuti per leggere la sinossi, così da non dover buttare due ore. Buonsenso necessario soprattutto per questo Si Alza il Vento, ultima produzione del leggendario Studio Ghibli ed ennesimo sberleffo del maestro Miyazaki, che continua ad annunciare il proprio pensionamento e, contemporanemente, a realizzare capolavori.

Si tratta del film più “adulto” del maestro, in cui non vi è traccia di elementi fantastici, creature magiche, città incantate o castelli erranti, ma la poesia viene veicolata attraverso la biografia onirica dell’ingegnere aereonautico Jiro Horikoshi, ragazzino miope che, non potendo “vedere”, immagina e sogna. Così le leggi fisiche, le lastre d’acciaio, financo i rivetti divengono elementi poetici che si fondono a realizzare l’utopia del volo, il sogno recondito di ogni essere umano, l’unica via per affrancarsi dalla malattia e dal dolore, lasciandosi trasportare dal vento in un’illusione di libertà ancora incorrotta dall’urlo suicida tora tora tora!. La sensazione opprimente della guerra che incombe permea tutto il film, lo attraversa come una corrente gelida, sotterranea, un destino noto, ma ostinatamente ignorato dal protagonista in nome di un ideale assoluto, una ricerca che non è solo tecnica, ma esistenziale. Si rimane sempre colpiti dalla capacità di Miyazaki di trovare la poesia in ogni aspetto del reale, negli elementi naturali (il vento) e nell’ingegno umano, riletto come espressione massima del fantastico, qui incarnato dal grande progettista italiano Gianni Caproni, pioniere del volo.

Deliziati da “disegni disegnati” e pertanto vivi, seguiamo le vicende di un giovane in perenne ed apparente contraddizione ossimorica: ingegnere e sognatore, miope dallo sguardo acutissimo. Ed alla fine proviamo persino una punta di rimpianto per un mondo ed un tempo in cui il genio italiano era invidiato perfino in Giappone per audacia ed eleganza, prima che ci riducessimo ad acquistare a caro prezzo dei bidoni volanti americani.

© CultFrame 09/2014

 

TRAMA
Il film è ispirato alla vita di Jiro Horikoshi, l’uomo che progettò gli aerei da combattimento giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale. Fin da piccolo, suggestionato dall’ingegnere aeronautico italiano Gianni Caproni, Jiro fantastica di diventare un pilota e di costruire aeroplani. Quando il suo sogno di volare è reso irrealizzabile dalla miopia, Jiro ce la mette tutta per entrare a far parte di una delle maggiori industrie meccaniche giapponesi, finché il suo genio non lo aiuta ad affermarsi come uno dei più promettenti ingegneri aeronautici al mondo. Sullo sfondo dei grandi eventi della storia giapponese del primo novecento, mentre le sue innovazioni rivoluzionano il mondo dell’aviazione, la vita di Jiro è arricchita dall’amore per Nahoko e dall’amicizia con il collega Honjo. Una storia di formazione dalle cadenze epiche, in cui l’amore, le scelte e le capacità personali si intrecciano alla necessità di dover venire a patti con un mondo che muta.


CREDITI

Titolo originale: Kaze tachinu / Regìa: Hayao Miyazaki / Soggetto: Tatsuo Hori dal suo omonimo romanzo / Montaggio: Takeshi Seyama / Musica: Joe Hisaishi / Produzione: Studio Ghibli, KDDI Corporation / Distribuzione: Lucky Red / Paese: Giappone, 2013 / Durata: 126 minuti

LINK
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Filmografia di Hayao Miyazaki
Lucky Red

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