Street of Dreams. Spot Dolce & Gabbana diretto da Martin Scorsese

New York, insieme a Parigi e Roma (ma potremmo aggiungere anche Tokio), è forse la città più filmata della storia del cinema. Sistema complesso di impulsi ossessivi, di sollecitazioni visuali e articolazioni spaziali, la metropoli americana rappresenta (come tutti gli sterminati agglomerati urbani dell’occidente) una sorta di vortice erotizzante che determina nel suo abitante e nel suo visitatore (anche occasionale) un vero e proprio corto circuito sensoriale che si innesta in una stratificazione di immagini costantemente collocata nella mente di ogni individuo. New York, dunque, rappresenta il palcoscenico ideale per “raccontare vicende” collocate non solo nell’universo della finzione filmica ma anche nella dimensione della pubblicità visuale, territorio che dal punto di vista espressivo continua a riservare delle soprese.

È questo il caso dello spot Dolce & Gabbana (Street of Dreams) girato da uno dei maggiori rappresentanti della cinematografia contemporanea: Martin Scorsese. Questa pubblicità rappresenta una summa della cultura filmica scorsesiana, rimodellata nell’ambito di un cortometraggio promozionale che possiede lo spessore artistico/comunicativo del cinema d’autore. La città di New York è stata spesso al centro della produzione di idee visivo-narrative del regista di Mean Streets (1973), e Scorsese dimostra ancora una volta di saper cogliere in maniera raffinata le sfumature di una metropoli che si manifesta come labirintico contenitore di spinte creative unico al mondo.

Lo spot è incentrato sulla raffigurazione di un rapporto sentimentale. Un uomo (Matthew McConaughey) e una donna (Scarlett Johansson) fin troppo perfetti per essere veri, e tuttavia credibili nella finzione. Ma il valore aggiunto di questo commercial non è rappresentato tanto dalla presenza dei due interpreti quanto piuttosto dalla sovrapposizione di elementi della storia del cinema che Scorsese riesce a miscelare con sublime abilità ed evidente armonia.

Pur essendo un rappresentante per eccellenza della settima arte statunitense, il regista di Good Fellas (Quei bravi ragazzi, 1990) ha sempre considerato il cinema europeo d’autore un punto di riferimento preciso per la formazione ed evoluzione del suo stile e della sua poetica. Ecco, dunque, che nella pubblicità in questione si avvertono addirittura echi di Alain Resnais, soprattutto per alcuni movimenti di macchina e modi di inquadrare la città, e di François Truffaut, per quel che riguarda certune sofisticate soluzioni di montaggio.

A un’attenta analisi formale e visiva di questo piccolo grande film, si avvertono però due influenze significative: una più sottile (quasi impercettibile) e un’altra che sfiora la citazione palese. La prima riguarda una sorta di vago omaggio felliniano incentrato sull’idealizzazione/trasfigurazione espressiva (quasi onirica) della città (Roma-Fellini, New York-Scorsese). La seconda chiama in causa taluni fattori legati alla cifra artistica di Michelangelo Antonioni (con particolare riferimento a L’eclisse, e in minor misura a La notte): la stilizzazione/costruzione dell’inquadratura, la raffigurazione di un paesaggio urbano vacuo e sospeso (quasi non abitato), l’uso di un elegante bianco e nero e, addirittura, i personaggi stessi, gli abiti che indossano, la vettura sulla quale si muovono.

Il legame fortissimo con la cultura (popolare) italiana del secondo Novecento è inoltre sancito anche dal commento musicale presente nel tessuto linguistico dell’opera: il brano di Gino Paoli Il cielo in una stanza, nella versione eseguita da Mina.

© CultFrame 12/2013

 

Lo spot – Director’s Cut


CREDITI

Spot: Dolce & Gabbana (The One e The One for Men) / Titolo: Street of Dreams / Regia: Martin Scorsese / Produzione: Dolce & Gabbana / Interpreti: Scarlett Johansson, Matthew McConaughey / Durata: 60 sec. (Director’s Cut: 150 sec.) / Anno: 2013

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Backstage dello spot

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Filmografia di Martin Scorsese
Il sito di Dolce & Gabbana

 

1 commenti

  1. Lo spot è molto bello, elegante e fuori dal tempo ma, a mio modesto parere, l’accento americano di McConaughey alla fine rovina tutta la magia, riportando il tutto alla piatta prosaicità dell’oggi.

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