La Passione. Un film di Carlo Mazzacurati

carlo_mazzacurati-la_passioneIl “blocco” creativo del regista, la divetta capricciosa e insolente, un pessimo attore troppo compreso nel ruolo, il ladro redento dalle velleità artistiche, la giovane innamorata e triste… nel calderone di La Passione non manca proprio nulla e Mazzacurati mescola, con scombinata allegria, variegati ingredienti che mal si legano tra loro per sfornare un’indigesta pietanza.  La commedia – o almeno il tentativo di realizzarne una – si risolve in un guazzabuglio di situazioni che hanno la pretesa di risultare esilaranti giungendo al modesto risultato di strappare, talvolta, un semplice sorriso. Silvio Orlando, ancora una volta nel ruolo dell’eterno perdente, sembra non riuscire proprio a liberarsi dei panni del personaggio “buono e giusto”, perennemente vittima di qualsivoglia ingiustizia e se le “physique du role” è, sovente, cinematograficamente una condanna, l’attore pare proprio destinato a scontarla. Intorno a lui, spaesato regista in cerca d’idee, si muovono personaggi talmente stereotipati fino ad essere irritanti come la Capotondi, simbolo di un divismo nostrano costruito sulla bellezza dell’apparenza e sul vuoto della sostanza o il Guzzanti che, estrapolato dal contesto che gli è proprio e nel quale riesce a dare il meglio, diventa una triste macchietta incollata alla meno peggio su un film in cui la sua presenza risulta un elemento addirittura straniante.

Mazzacurati dirige senza ispirazione alcuna inanellando, da una sceneggiatura claudicante, gag trite e momenti di superficiale malinconia, fino a smarrire completamente il senso del grottesco per scivolare, mestamente, verso il patetico.  Il regista ha dichiarato che, con questo film, voleva raccontare il modo in cui l’ “arte ci salverà dalla catastrofe” ma è davvero difficile, in questo caso, intravederne il come…

© CultFrame 09/2010


TRAMA

Gianni Dubois è un regista che non gira un film da 5 anni. Ha ora l’occasione di dirigere Flaminia Sbarbato, una stella della tv, ma non riesce a farsi venire un’idea per una storia. Nel frattempo è costretto ad andare in Toscana per un’emergenza: a causa di un guasto nei tubi della sua casa, il dipinto antico della chiesa adiacente sta per  deteriorarsi del tutto. Gianni pensa di risolvere il problema al più presto ma il sindaco della città minaccia di denunciarlo alla Sovrintendenza dei Beni Culturali a meno che non accetti di dirigere la Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo per il venerdì Santo. Dubois non ha altra scelta e si ritrova così alle prese con un Cristo un po’ troppo compreso  nel ruolo, un assistente regista con qualche problema con la giustizia e l’ostilità dei cittadini. Mentre la sua carriera sembra andare a rotoli, Gianni riesce, come in un colpo di scena, a realizzare finalmente qualcosa di buono.

CREDITI
Titolo: La Passione / Regia: Carlo Mazzacurati / Sceneggiatura: Umberto Contarello, Doriana Leondeff,Marco Pettennello, Carlo Mazzacurati/ Fotografia: Luca Bigazzi/Montaggio: Paolo Cottignola / Scenografia: Giancarlo Basili / Musiche: Carlo Crivelli / Interpreti: Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi,Stefania Sandrelli, Kasia Smutniak / Produzione: Domenico Procacci (Fandango) /  Distribuzione: O1 Distribution / Italia 2010 / Durata: 106 minuti

LINK
CULTFRAME. La giusta distanza. Incontro con Carlo Mazzacurati. Cinema – Festa Internazionale di Roma 2007
Filmografia di Carlo Mazzacurati
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
01 Distribution

40 commenti

  1. non sono d’accordo coll’articolo.
    Pur senza essere un capolavoro, il film di Mazzazacurati ha elementi
    interessanti:la fotografia; la capacità di passare da un tono all’altro; la leggerezza della trama; la consueta capacità di descizione dell’ambiente naturale; la leggerezza descrittiva dei caratteri rappresentati.
    MA l’estensore dell’articolo aveva mangiato qualcosa che gli aveva bloccato la digestione?

  2. L’ho appena visto, è delizioso. La prova che si può fare un film piacevole senza mostrare tette, culi, violenza, morti ammazzati e soprattutto senza effetti speciali. Un film che di importante ha solo il cast, per il resto è a basso costo e ha il pregio di mostrare luoghi incantevoli, molto più di L’AMERICANO, che pure è nato anche con l’intento di mostrare e di valorizzare l’Abruzzo. Secondo me qualsiasi persona non esigente può trovare piacere e divertimento in questo film, e ricordiamoci che la massa NON è certo esigente!

  3. Anch’io concordo in pieno con Antonio: che acidità gratuita, in quest’articolo. Il film è delizioso, e non credo neanche che se mi è piaciuto è perché sono poco esigente… Forse alla “massa” piace qualcosa di più pecoreccio, questo è un film che fa ridere ma anche riflettere e ha una vena malinconica

  4. La signora Eleonora Saracino, probabilmente ha visto un altro film…quello che ho visto io è piacevole, con una bella ambientazione con attori gradevoli e con il sempre bravo Silvio Orlando.Steve

  5. Rispondo ai lettori che hanno commentato con tanta passione (ed è il caso di dirlo…) questo articolo e che, gentilmente, si sono anche preoccupati dello stato del mio apparato digerente. Rassicurandoli sul buon funzionamento del secondo, mi duole constatare che alcuni di loro, forse inconsapevolmente, hanno in realtà affermato che un film “per la massa” (termine orrido e classista che un critico serio non userebbe mai) può (deve?) essere leggero nell’accezione che maggiormente si avvicina alla superficialità. Nel pezzo tutto ciò non è scritto e la critica che vi si legge è riferita all’opera nella sua interezza. Un film, come prodotto artistico, viene “letto” criticamente poichè inserito in un contesto – il cinema, appunto – che ha le sue regole peculiari. Il lavoro del critico è quello di esprimere un parere di merito e non di gusto, giudizio quest’ultimo che spetta sempre e democraticamente al pubblico (pubblico, attenzione, non massa). Talvolta essi divergono, talvolta no ed è nell’ovvio alternarsi delle opinioni. Commuoversi, ridere ed emozionarsi fa parte di quel grande sogno collettivo che tutti noi viviamo davanti al grande schermo. C’è chi di questo ha avuto anche il privilegio di farne un lavoro ed è pronto a raccogliere commenti non sempre positivi. Cocteau disse: “Ciò che il pubblico critica in voi, coltivatelo. Quello, siete voi”
    E ciò vale per tutti: artisti, critici e pubblico.

  6. Ho letto la recensione critica, ho letto i commenti, ho letto la Sua risposta.
    Tralasciando il fatto che Jean Cocteau (tra le cui attività non mi sembra annoverasse quelle di filosofo o pensatore, ma pensi che propagandava poco elegantemente il suo essere “poeta”, la qual cosa dovrebbe diciderla il pubblico e la critica, non di certo l’autore) disse più fesserie che cose intelligenti (delle quali forse superficialmente ci si riempie la bocca) ma che la sua grandezza derivò soprattutto per la sua instancabile attività, mi sembra pure che la citazione non abbia molto a che fare con i rilievi che le sono stati mossi contro. Nessuno sta sindacando su di Lei, signora/ina, ma su quello che ha scritto sopra.
    Ora, io non sono di certo un esperto di cinema del Suo calibro, però vorrei porle due questioni se gentilmente vorrà rispondere.
    La prima è: da quanti anni (decenni?) non si vede in Italia, un film italiano, con regista italiano, attori italiani ecc.. che sebbene a scossoni, ricrei quella comicità che in Italia è intimamente radicata dalla tradizione del piccolo e grande schermo (conoscerà meglio di me i Sordi e i Totò), senza mettere in mezzo la politica, i culi (perdoni il francesismo) e tutti i soliti stereotipi?
    Bisogna distinguere la tradizione dallo sterotipo.
    Lei lo vede nell’ottica del secondo (forse infastidita da qualche retaggio religioso, chissà, avrà i suoi motivi), io lo vedo invece inserirsi, come tutti i precedenti commentatori, nella tradizione.
    E qui la seconda questione, se Lei potesse smettere i panni da “critico” e farsi pubblico, il suo giudizio sarebbe lo stesso?
    Gliela lascio io una citazione del caro Monicelli: “la vera felicità è la pace con se stessi. E per averla non bisogna tradire la propria natura.”.
    La legga prima di rispondere.
    Saluti

    giulio

  7. Gentile Giulio,
    lei non ha certamente bisogno di una risposta poichè vedo che ha delle certezze ben radicate compresa quella – e mi permetta, davvero discutibile – di attribuirmi, per giunta senza conoscermi, un “retaggio religioso” che avrebbe dovuto “infastidirmi”. Non che questo debba interessarla personalmente ma, tanto per essere chiari, nel pezzo non c’è nulla di più distante dalla sua arbitraria affermazione.
    Ciò che infastidisce, invece, è la mancanza di democrazia nel libero scambio di opinioni o leggere una nota di incomprensibile livore che si annida dietro le parole. Nessuno crede di essere superiore a qualcuno ed il critico fa, semplicemente, il proprio lavoro nel rispetto dei pareri altrui. Inoltre, chi fa il nostro mestiere, le assicuro che non vede il film dall’alto di un trono ma è, come lei e come gli altri gentili lettori che hanno lasciato i loro commenti, parte del pubblico.
    Il cinema italiano vanta una tradizione preziosissima ma, questo dovrebbe saperlo, non è stato certo immune dall’ovvietà o dallo stereotipo, compresi i grandi artisti che lei ha citato. Una recensione non è un processo ma l’espressione di un parere. La citazione di Monicelli, in tal caso, è più che mai appropriata, “la vera felicità è la pace con se stessi”. Magari la penserebbe così anche Cocteau, tra una “fesseria ” e l’altra s’intende…

  8. Io ho visto il film ieri sera in una delle pochissime serate libere che ho durante l’anno, è stato il regalo per il mio compleanno. Devo dire che per quanto a me piaccia molto Silvio Orlando, amo la maremma e mi siano simpatiche le rappresentazioni di paese, il film mi ha divertito ma non mi ha entusiasmato più che altro perchè non ho capito dove andasse a parare. Infatti Silvio Orlando non ha meriti nella messa in scena della rapp. che è tutta organizzata dal suo allievo(forse questi è l’opera migliore del regista)e non mi sembra neanche che ne venga influenzato o ispirato per una nuova stagione artistica. Quindi forse mi aspettavo di più nel finale o speravo che ci fosse una riflessione più approfondita su qualche tema che portasse a conclusioni interessanti. Mi è sembrato invece godibile, piacevole ma un pò lasciato per aria. Ciao a tutti

  9. Sono invece molto d’accordo con tutto ciò che dice eleonora saracino e per come lo dice. Potrei salvare del film la figura dichiaratemente parodistica di Corrado Guzzanti, tranne il finale travolto dalla croce, e la sequenza finale della Passione nel momento in cui la farsa diventa dramma. Ma il film mi ha più che annoiato, irritato. Di Mazzacurati ricordavo alcuni film riusciti come “Notti italiane”, “Il toro” dove il paesaggio e-o le psicologie diventavano simbolo di altro, ma qui siamo nella farsa, non nella commedia. Il protagonista regista-autore è privo di una qualche psicologia o pensiero forte è “adattato” a far ridere, sorridere, a quelle battutine “televisive”, qualche volta efficaci, ma battute, dietro non c’è niente. Per non parlare dell’attricetta, del tipo di ricatto, del personaggio sandrelli o messeri. Capisco bene che possa piacere. E’ un film costruito con una qualche abilità, per questo. E ciò meriterebbe un discorso ampio, sul film, ma di carattere sociologico…

  10. Gentile Gianni,
    la ringrazio per il suo commento. Mazzacurati è un regista che ha rivelato, in altri film, una notevole sensibilità. Stavolta ha, invece, realizzato un’opera priva di equilibrio e ben al di sotto delle sue capacità registiche. E’ proprio questo il motivo principale della delusione. Il fatto che “possa piacere”, come lei ha sottolineato, direi che ben venga. L’arte è anche democrazia, aperta a tutte le discussioni, anche alle più accese. L’importante è non superare mai il confine del rispetto.
    un caro saluto

  11. Io il film nel complesso l’ho apprezzato, per quanto lo abbia trovato irrisolto. Su una cosa non concordo affatto con la recensione, ossia che Silvio Orlando ricopra un ruolo di “buono e giusto”. Al contrario ho trovato che Mazzacurati lo carichi di numerosi significanti negativi fino a farmi preferire persino la divetta. La scena della cena tra i due è bellissima, al personaggio interpretato dalla Capotondi – pur nella sua pochezza – non sfugge il punto nodale: la storia che Orlando ha abborracciato per lei è raffazzonata, trita e banale e a nulla serve il patetico tentativo di intimidirla con una dotta citazione – metodo usato fin troppo spesso da chi non ha argomenti.

  12. Rispetto la critica della Signora Saracino al film, perchè è fatta da una persona esperta e di cultura superiore. Il pubblico spesso cerca, in un film di questo tipo, solo un pò di umanità attraverso un sorriso o perfino qualcosa di attuale nel messaggio evangelico. “Commuoversi, ridere emozionarsi fa parte di quel grande sogno collettivo che tutti noi viviamo davanti al grande schermo.” Appunto.
    Mi chiedo però come mai un film così scadente (secondo l’autorevole opinione del critico) abbia potuto beneficiare di un contributo del Ministero per i Beni Culturali (MiBAC)di ben 1.800.000 Euro
    perchè ritenuto di grande interesse culturale.
    Forse, ma non è la sede, sarebbe opportuno capire quali siano i metodi di giudizio del MiBAC, salvo che queste elargizioni siano applicate a tutti i film di “cassetta”, ma ciò se fosse vero sarebbe grave.

  13. Motivi per cui La Passione è un buon film:
    1) ottima scelta degli attori e loro ottima recitazione: non solo Orlando, da sempre uno dei migliori attori italiani, ma anche Battiston che riesce (quasi incredibilmente) nel difficile compito di commuovere con il suo Cristo, e persino Guzzanti, i cui consueti e costanti eccessi di recitazione (si ricordi che Dubois lo caccia definendolo “un cane!) sono qui appropriati.
    2) ottimo ritmo narrativo e padronanza nel trascorrere dal comico al serio, dal faceto all’ironico,dal reale al quasi surreale, in un mélange che ritrae bene il quotidiano del nostro Paese
    3) scene della Passione esteticamente più che notevoli: è il risarcimento di Dubois! Si ricordi che ha danneggiato un affresco cinquecentesco raffigurante proprio la Passione.

  14. Uno dei migliori film italiani degli ultimi anni,da vedere assolutamente.Battiston superlativo,Orlando ottimo come sempre.Storia divertente,malinconica,originale nel pretesto che origina tutta la vicenda.Molteplici i registri dell’opera come molti sono i messaggi disseminati qua’e la’e che evidentemente non tutti hanno saputo cogliere.Mazzacurati ci regala il suo film piu’ maturo.

  15. Trovo la critica della sig,ra Eleonora Saracino assolutamente lucida.
    Talmente lucida, precisa e giusta che aggiungere significherebbe togliere valore al suo scritto.
    Mi complimento, condivido tutto, compresa la punteggiatura.

  16. credo che chi non ha apprezzato il film è perchè non ne ha colto gli strati di senso.Il “regista” in crisi, Orlando, riacquista la creatività solo dopo che in lui ri-nasce una “Passione” affettiva per una bella barista di provincia. La svolta che avviene nella sua anima arida segna una ulteriore svolta in ambito creativo-professionale. la morale è chiara: la vita “è” l’arte e l’arte “è” vita! E sia l'”arte” che la “vita” nascono unicamente da una una “Passione” d’amore. Il tema si presta ad una ulteriore dimensione di senso: e se la stessa “Passione” di Cristo non fosse, in definitiva, che una vera, colossale, “opera d’arte”?

  17. Siamo appena usciti dal cinema e, pur non considerando La Passione di Mazzacurati un capolavoro assoluto, ci è parso un film ben fatto, perché ricco di spunti di riflessione eppure leggero e per nulla didascalico. Due, a nostro avviso, sono i registri del film: attraverso la metafora della Passione, il regista gioca nello scambio tra apparenza e realtà, denunciando sia la società che gli artisti, perché ormai non riescono più neppure ad intuire la profondità del dolore, del sacrificio di Dio o di un povero cristo che muore sulla croce, e non si accordono che a renderli sterili è proprio il fatto di aver imparato ad accettare, senza l’ombra di un rimorso, qualsiasi compromesso per il proprio vantaggio immediato. Da questo punto di vista quelli che la Saracino considera difetti sono, a nostro modo di vedere, pregi, perché il film è un chiaro atto di accusa contro gli intellettuali, gli artisti, i politici ed il pubblico, che hanno operato, ciascuno a suo modo, un fatale distacco dal vero dramma e da ogni solidarietà umana. Così è perfettamente riuscito il ruolo di Gianni Dubois,un intellettuale molto preso nel suo essere un regista impegnato, ma che in realtà accetta compromessi anche laidi. Non ha vero rimorso per aver rovinato un’opera d’arte e cede al ricatto del Sindaco perché non vuole perdere la sua faccia. Nella finzione lui incarna perfettamente il ruolo del povero Cristo messo in croce da produttori, attricette e quanti altri, ma non lo è, mentre è piuttosto un Ponzio Pilato, uno cioè che preso da sé stesso, dai suoi problemi, dalla sua “passione”, non riesce a comprendere ciò a cui è chiamato. Parallelamente, risulta riuscito anche l’attore-metereologo interpretato da Guzzanti, proprio perché attraverso lo stereotipo dell’attore cane, riesce a rivelare la distanza drammatica tra l’interprete ed un trombone preso solo dal suono della propria voce. Per concludere l’arte forse non salverà il mondo, ma se volesse provarci potrà tentare solo con la generosità e l’entusiasmo di Ramiro, il buon ladrone,l’unico capace di rischiare in prima persona, non per il quarto d’ora di celebrità (credo sia chiaro che tornando a Fiorano rischi la galera), ma per amore di quell’arte che lo aveva salvato e che se ricondotta alla rappresentazione sincera e solidale della realtà potrà salvare sé stessa e contribuire a svelare l’ipocrisia della società.

  18. Dopo aver visto il film, sono sbalordito dalla critica della signora Saracino. La Passione non è un capolavoro (questo no) ma ha il merito di essere un buon film in un panorama italiano non esaltante; alterna i tratti della commedia con quelli della farsa vera e propria, cui si sovrappone un finale un po’ melodrammatico, magari un po’ sopra le righe. Ad ogni modo il film ha un suo ritmo e lo mantiene dall’inizio alla fine, senza cadute o scivolate.
    L’interpretazione di Silvio Orlando – che tanto ha infastidito la signora Saracino – è secondo me ottima: al contrario di ciò che afferma nel suo pezzo, Orlando si discosta dal suo stereotipo mediterraneo e con una recitazione monocorde e quasi inespressiva (che per Orlando è una bella novità) riesce a dare perfettamente il senso di un regista la cui vena creativa si è inaridita.
    Inoltre, sorprende che alla signora Saracino sia completamente sfuggita la prova di Battiston, che si sta affermando come uno dei caratteristi italiani più bravi degli ultimi anni (e la sua prova in Pane e tulipani ne aveva rivelato il talento).
    Il film è godibile e divertente, il cast è di buon livello, la location è fantastica. E’ davvero incomprensibile una critica così acida per un prodotto al di sopra della media…

  19. per la precisione il film è stato girato nei comuni di Casale Marittimo (PI) / Guardistallo (PI) / Montescudaio (PI) / Querceto (PI) / Cecina (LI) / Montecatini Val di Cecina (PI) / Ponteginori (PI) / Bibbona (LI).

  20. Anche a me pare incredibile tanta rabbia contro questo film. E allora cosa si dovrebbe dire, per esempio, di un filmaccio come Benvenuti a sud? La Passione è uno dei migliori film che ho visto ultimamente. E’ divertente, è sincero, ma soprattutto ha una grande anima, e la tira fuori da quando Battiston cade dallo sgabello e il ragazzo si arrabbia col pubblico. Io lì mi sono commosso, e dopo aver riso così tanto non è facile.

  21. La Signora Saracino ha colto chiaramente l’inconsistenza di quest’opera. Priva assolutamente di ritmo, cerca di strappare qualche sorriso inserendo alcune gag anche queste di livello discutibile. Anche la recitazione dei pur bravi attori risulta banale e talvolta caricaturale.

  22. Concordo pienamente con il commento di Claudio, 4 ottobre.
    Il film è divertente, spassoso, la scelta degli attori è azzeccatissima, la location è fantastica. E’ davvero incomprensibile una critica così dura per un prodotto al di sopra della media. Non sarà un capolavoro ma è certamente da apprezzare perchè risveglia la passione all’interno di ognuno di noi, prima di tutti il regista stesso, Orlando/Dubois che ‘riacquista’ la propria creatività dopo essersi innamorato della barista. Bello.

  23. Non sono d’accordo con la prima nota, che “distrugge” il film. E’ vero, la sceneggiatura non sempre è lineare e alcune idee restano deboli, ma il film mi ha strappato sia risate che lacrime, trovando la storia uno spaccato reale (compreso, purtroppo, il personaggio interpretato da Guzzanti) dell’Italietta che ci ritroviamo a vivere, con il riscatto invece dei molti personaggi appartenenti ad una vita “minore”.

  24. Ecco fatto. Ho appena visto il film pure io. A tratti divertente. Il dettato ai bambini al posto delle fotocopiatrici rotte, per esempio. Ci sono citazioni o copiature? La gag del telefono che prende solo in cima alla collina l’avevo già vista in un film iraniano di cui non ricordo il titolo. Il fatto che l’attore che interpreta il Cristo finisca col riviverne la Passione è un po’ vecchia. C’è già nella Ricotta di Pasolini. Un po’ qualunquista, quasi da Bagaglino,la satira su impiegati comunali che passano il tempo con la Settimana Enigmistica o di presidi che si trastullano coi videogiochi. Alcuni passaggi narrativi non si capiscono: arriva la banda che in precedenza aveva dato forfait, arriva una troup cinematografica che non si sa da dove venga e che funzione abbia. L’idea iniziale era buona anche se è il solito film dentro il film. Dopo i Sei Personaggi forse sarebbe il caso di accostarvisi con maggiore prudenza… Insomma, sostanzialmente irrisolto, senza un vero finale che non sia il vago e comprensibile, dunque quasi scontato (per noi spettatori maschi) innamoramento di Silvio Orlando per la Smutniak (bellissima come sempre), il soggetto rischia di assomigliare ai tanti senza capo nè coda che il protagonista cerca di sfornare per il suo produttore lungo tutto il film. E tuttavia non ci si può aspettare un capolavoro ogni volta che si va al cinema. Fellini è morto da tempo. Oggi tocca accontentarsi ma anche senza fasciarsi troppo la testa. Farò anche io una citazione: Gombrich diceva che ogni motivo che ci induce ad apprezzare un’opera è valido. Prendiamo quello che c’è di buono e stendiamo un velo pietoso su ciò che è difficilmente giustificabile. Cosa resta? Una serata strappata all’insulsaggine della televisione è già qualcosa. Mi ha fatto ragionare. Non fosse altro che per scrivere questo commento. Sapete invece cosa è triste? Che una volta fuori dal cinema si discuteva animatamente su quello che si era visto. Adesso invece ci si limita a qualche frettoloso commento per poi parlare subito d’altro. Sono cambiati gli spettatori o è cambiato il cinema?

  25. Lo ammetto: non sono un assiduo frequentatore delle sale cinematografiche. Non che non mi piaccia il Cinema, anzi è una forma artistica strepitosa; il più delle volte non mi piacciono i film, non mi piacciono le genuflessioni delle produzioni, dei registi, degli sceneggiatori…
    Coincidenza vuole che mi piacciano i film che hanno ricevuti meno contributi di altri ed in genere sono film più liberi, lontani da logiche ruffiane.
    Il film che ho visto ieri de “la passione”, all’inizio sembra che ricalchi una piacevole linea sobria, lontana dagli effetti speciali, ambientata nella meravigliosa percezione di umanità dei nostri borghi italiani, con un linguaggio (finalmente) senza parolacce, tanti visi puliti, alcune divertenti battute, situazioni, idee…
    Poi, con lo scorrere delle immagini, ho avuta la sensazione di assistere ad episodi anche divertenti, ma slegati tra loro, privi di quella forza narrativa che mi sarei aspettata. E’ come se quegli episodi avessero la delega a supportare l’intero film.
    I critici dei principali quotidiani nazionali hanno attribuite a questo film quattro stelle e, a mio modesto avviso, dai critici cinematografici(eccezion fatta per Eleonora Saracino)mi sarei aspettata maggiore prudenza.
    Mazzacurati? Credo che. in questo film, abbia sceneggiato se stesso.

    Saluti a tutti,
    Massimo Manconi

  26. Il mio giudizio dopo aver visto il film non è positivo. E’ un film mediocre su tutti gli aspetti. Tra l’altro è noioso, inconcludente e mesto. Veniamo a Mazzacurati, con una sceneggiatura simile molti dilettanti avrebbero saputo far meglio. Anche Orlando ha conosciuto momenti più “dignitosi” cinematograficamente parlando. Sicuramente se dovessi suggerire un film con Orlando ad un amico, questo non sarebbe nel mazzo. Ciao!

  27. Il film fino a metà non decolla, le gag sono trite, certo e hanno il sapore delle macchiette, ma poi improvvisamente il film si ricompone, e sale,e raggiunge vette alte: nel momento in cui Orlando diventa il regista di questa Passione di paese, le cose cambiano, e il film vale la pena di essere visto proprio per questo.
    E la battuta in cui Orlando ad un mortificato Battiston dice che Gesù oggi sarebbe grasso, con tutto quello che questo può significare, è in sè e per se Passione.
    La critica di Saracino, non legge a fondo la profondità del film almeno nel suo secondo tempo.

  28. film strepitoso,passa dal profano al sacro in modo non blasfemo.certo a ki non capisce ke kosa e’ la passione e’ inutile spiegare il passaggio dal comico al tragico

  29. Anche io, come Antonio ed Eleonora, non ho trovato nulla di apprezzabile in questo film! Le presunte gag non le ritengo tali, essendo banali o quasi imbarazzanti. Proprio non capisco a quale “profondità” si riferiscano alcuni: il galeotto che interpreta Cristo? Il regista che perde l’ispirazione e la ritrova nella semplicità e bontà di alcune persone? E cosa c’è di profondo? Cosa c’è da capire? é talmente scontato e superficiale! Ma a prescindere da questo, stiamo parlando di un film, non di un documentario-inchiesta sulla società o sulla cinematografia! In quanto opera artistica, conta anche il MODO. Io ho trovato in questo film dei modi banali, noiosi, scontati… dov’è il bello? dov’è il genio? dov’è l’arte?

  30. ho visto ieri sera il film in questione. Alla fine mi ha lasciato un senso di vuoto. Il che significa che non mi è piaciuto e che lo dimenticherò presto. Personalmente non mi piacciono i salti di registro in un’opera, dal comico al tragico, dal grottesco al satirico… leggo questi “sbalzi d’umore” come una mancanza di organicità di un’opera, non mantenuta dall’autore dall’inizio alla fine. Solo pochi grandi autori possono permettersi i cambi di registro in un’opera senza che questa perda di unità, ma non tutti sono Gustav Mahler.
    Orlando recita se stesso per l’ennesima volta, Battiston, per il quale ho profonda stima, ha fatto meglio altrove. Gli altri, tra comparse e macchiette, non pervenuti.
    Qualche spunto felice non basta per dire di un film che è riuscito, mi dispiace ma trovo che questo sia il caso di “La passione” di Mazzacurati.

  31. Sarebbe interessante sapere: 1. quanto ha incassato il film? 2. E’ stato comprato all’estero? E in quali paesi?
    Personalmente l’ho trovato un film mediocre, di una mediocrita’ indecente.

  32. Io considero La Passione un gran bel film pieno di spunti e riflessioni. Al di là delle situazioni grottesteche e divertenti prevale una malinconia che coinvolge il personaggio del regista (nel gioco di sguardi con la ragazza polacca) sia nel personaggio di Giuseppe Battiston (commovente il suo inzio a sorpresa della rappresentazione quando cade dalla sedia e quando batte violentemente la testa portando la croce).
    Io rispetto tutte le critiche poichè le emozioni le considerazioni e tutto ciò che può dare un film e soggettivo, ma ben vengano opere del genere anzichè cinepanettoni o cineobrelloni che ahimè hanno esaurito tutti i nascondigli delle amanti di turno.

  33. Bello, bello. C’è grazia e calore umano. Godibilissimi soprattutto i personaggi minori. Appena visto in televisone. Vorrei tanti film così.

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