Donna: Avanguardia femminista negli anni ’70 – dalla Sammlung Verbund di Vienna. Una mostra a Roma

donna-cindy_shermanUna delle domande che ciclicamente ci si pone nel mondo della fotografia è la seguente: esiste uno sguardo fotografico femminile? E ancora: ammesso che tale sguardo esista, quali sono le sue caratteristiche espressive?
Rispondere non è operazione semplice, anche se chi scrive propende da sempre per un’interpretazione della creatività artistica internazionale, scevra da impostazioni “sessiste” e semplificatorie. Forse sarebbe più opportuno parlare di sguardi soggettivi e di istanze collettive che attraverso singole individualità, cifre stilistiche e poetiche ben definite riescono a essere comunicate alla critica, al pubblico e agli appassionati.
Se invece si sostituisce l’aggettivo “femminile” con “femminista”, si compie un’operazione di messa a fuoco culturale che toglie di mezzo ogni tendenza alla separazione degli sguardi per far emergere l’essenza di un “movimento” (non sempre organico) che in una fase storica della società occidentale ha radicalmente cambiato la natura dello sguardo.

La presenza delle istanze femministe nella fotografia degli anni settanta ha avuto una funzione catartica, rivoluzionaria e di propulsione delle idee e, soprattutto, ha fornito al mondo femminile un utile strumento per l’analisi del proprio ruolo nella società di quegli anni. A ciò si aggiunge il fatto che la fotografia e la videoarte femministe hanno consentito ai due dispositivi in questione di compiere un balzo in avanti anche sotto il profilo della lingua audiovisiva, nel suo complesso. È stata, insomma, una liberazione delle idee, in primo luogo, e anche, per certi versi, delle modalità espressive che tendevano a essere marmorizzate in una sorta di iterazione del linguaggio e dei temi, iterazione che rappresentava di fatto una zavorra da cui ci si doveva necessariamente sbarazzare.
Alla luce di quanto sopra affermato, la mostra allestita presso la Galleria Nazionale D’Arte Moderna di Roma, intitolata Donna: Avanguardia femminista degli anni 70 – dalla Sammlung Verbund di Vienna, appare come una significativa apertura verso una realtà creativa che tutt’ora appare moderna e capace di comunicare elementi di cambiamento ancora decisamente utili alla riflessione, in special modo nel panorama sociale e artistico italiano, caratterizzato da una tendenza conservativa opprimente.
Duecento sono le opere in mostra e diciassette le artiste presenti con le loro creazioni all’interno del percorso espositivo. Un numero di lavori ingente, dunque, che è stato collocato negli spazi della Galleria Nazionale D’Arte Moderna con estrema attenzione e senso della progressione artistico/culturale dei linguaggi e degli stili dai responsabili della cura: Gabriele Schor e Angelandreina Rorro.

donna-valie_exportDiversi i nomi già molto noti in esposizione, a cominciare da Francesca Woodman, ormai divenuta una sorta di “mito” del panorama fotografico mondiale (ma che in questo caso è stata fortunatamente smitizzata e ricollocata anche storicamente), a Cindy Sherman, artista visuale, tra le più importanti in attività, maestra del travestimento e capace di articolare un discorso espressivo sulla questione dell’identità in maniera sempre  pregnante.
E poi un’artista del calibro della cubana Ana Mendieta, autrice di perfomance e opere visuali dal fortissimo impatto espressivo ed emotivo (storica è la sua perfomance del 1973 nella quale mise in scena uno stupro, lavorando sul concetto di corpo violato e abusato). La sua immagine del volto compresso contro una superficie trasparente, e dunque deformato, allude di nuovo alla manipolazione del corpo femminile e invita chi guarda a riflettere su tale questione.
Riguardo il lavoro della videoartista e fotografa VALIE EXPORT, viene proposto il suo lavoro sul corpo, sulla rapacità dello sguardo maschile e sul ribaltamento della visione/uso della sessualità femminile. L’artista austriaca, nella perfomance denominata Aktionshose:Genitalpanik (Action Pants: Genital Panic), si recò in un cinema porno di Monaco di Baviera con pantaloni tagliati all’altezza degli organi genitali e con mano un’arma da fuoco che puntava contro gli spettatori presenti.

donna-helena_almeidaLa fotografa portoghese Helena Almeida si concentra invece sulla questione delle forme e delle linee e della comunicazione visuale come contrapposizione di elementi. Una mano si poggia delicatamente sulla struttura rigida e articolata di un cancello di ferro, una sorta di “ossimoro visivo”, di sovrapposizione non estetizzante ma sostanziale di essenze diverse.
Donna: Avanguardia femminista degli anni 70 – dalla Sammlung Verbund di Vienna è una mostra che non rispecchia solo la storicizzazione del rapporto tra femminismo e fotografia. Intende invece attualizzare in maniera inequivocabile la forza “anti-sistema” di un’istanza di riappropriazione dell’immagine femminile che deve essere riaffermata con determinazione proprio in questo primo scorcio di terzo millennio.
La questione non è retrò, o vetero-femminista, è invece fortemente legata alla pressoché totale assenza di critica contemporanea sulla condizione sociale delle donne. E in tal senso, le artiste ospitate presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna non mostrano uno sguardo/tocco femminile quanto piuttosto una via densa di sostanza riguardante il tema della creatività e dell’impegno del “fare arte”, inteso come “luogo” della messa a fuoco della condizione umana, femminile e maschile.

©CultFrame 03/2010


IMMAGINI

1 Cindy Sherman. Untitled Film Still # 17, 1978. B&W photograph. © Cindy Sherman / Sammlung Verbund, Vienna
2 Valie Export. Aktionshose: Genitalpanik / Action Pants: Genital Panic, 1969. Silkscreen on paper. Photo: Peter Hassmann. © VBK, Vienna, 2009 / Sammlung Verbund, Vienna
3 Helena Almeida, Work- 32 (Entreda 1), 1977. Silver gelatin print. © Helena Almeida / Sammlung Verbund, Vienna

INFORMAZIONI
Dal 19 febbraio al 16 maggio 2010
Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea / Viale delle Belle Arti 131, Roma / Ingresso per disabili: via Gramsci 73 / Telefono: 06.32298221
Orario: martedì – domenica 8.30 – 19.30 / chiuso lunedì
Biglietti: intero 10 euro / ridotto 8 euro
Catalogo: Electa

LINK
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

2 commenti

  1. ciao maurizio
    sono felice di aver letto in incipit di questa tua recensione un accenno – mi è parso – alla questione che avevo sollevato durante la tua lzione su Sophie Calle nel quale, mi era parso, tu ‘omettevi’ di menzionare che la questione del ‘femminile’. Mi spiego meglio
    credo che il lavoro della Calle sia da calarsi in quella ricerca sulla propria intimità, sulla messa in discussione dei meccanismi di dolore, di umiliazione, di fragilità che è prerogativa della femmina quando questa riesce ad esporsi ad uno sguardo esterno, regolato per di più da un discorso di contenimento e pudore
    un saluto e spero a presto
    benedetta cestelli guidi

  2. Ciao Benedetta,
    rispetto il tuo pensiero ma continuo ad affermare che, a mio avviso, non esiste una via esclusivamente femminile alla creatività, e neanche una maschile. E’ una questione soggettiva e, come scrivo nell’articolo, di collegamenti tra istanze individuali e panorami collettivi. Non mi piace la separazione dello sguardo per generi. Si rischia di scivolare nello stereotipo, nell’ovvio.
    Sophie Calle, a mio avviso, esprime qualcosa che va oltre il genere femminile: parla di identità, di relazioni interpersonali, di solitudine, di esistenza anonima, di sentimenti, abbandono e tradimento. Forse questi argomenti non riguardano anche il mondo (ammesso che esista) dei maschi?
    Altra cosa è invece la fotografia femminista. Entrano in questo caso in gioco delle istanze veramente “collettive e di una parte” (oltretutto sacrosante) e cioè la rappresentazione del corpo femminile, il suo uso commerciale, e dell’idea stessa (manipolata) di femminilità. Si entra in un discorso sociale e politico (sacrosanto, lo ribadisco) effettuato in un preciso passaggio della Storia dell’Occidente. E’ stata una rivolta anti- sistema: un atto politico e di lotta politica, dal respiro sociale.
    Il mondo di Sophie Calle è tutto un altro.
    Comunque, mi fa piacere che tu abbia scritto e ribadito la tua posizione. Dibattere democraticamente è sempre un piacere costruttivo.
    A presto

I commenti sono chiusi.