VALIE EXPORT. Intervista con l’artista austriaca

valie_export2VALIE EXPORT (le lettere sono volutamente maiuscole) è un marchio da esportare. A crearlo – nel 1967 – l’artista Waltraud Lehner (nata a Linz nel 1940, vive a Vienna), il cui ultimo lavoro Glottis ha partecipato alla 52a edizione della Biennale di Venezia. Video che viene riproposto dallo Studio Stefania Miscetti nell’ambito della prima personale italiana dell’artista (in mostra fotografie a colori da Glottis e stampe “Left overs” inedite). Un’anticipazione – con Raum sehen und Raum hören (1974) – c’era stata nel novembre 2007, in occasione della rassegna video tutta al femminile She devil 2 (2007), organizzata in questa stessa location.


Lo spazio della galleria si trasforma così – nuovamente – in una sorta di cineclub, con la proiezione dei video sperimentali che documentano le performance della EXPORT, tutte incentrate sull’esplorazione del linguaggio e della comunicazione attraverso il corpo (principalmente suo).
Tra i video anche Hyperbulie (1973), Mann and Frau and Animal (1970-73), Ein perfektes paar oder Die Unzucht wechselt ihre Haut (1986).
Prima espressione di quello che l’autrice chiamerà “expanded cinema”, lo storico Tapp und Taskino: “Questa scatola è una sala cinematografica. Ma questo cinema non è da guardare è da toccare”, diceva EXPORT andando in giro – era il 1968 – con una scatola legata all’altezza del seno (nudo) con due fori e una tendina. I passanti la guardano interdetti. Un’azione femminista in cui da una parte lei stessa diventa una sala cinematografica (nonché diva in carne ed ossa), dall’altra riesce a cambiare il punto di vista della gente (soprattutto degli uomini), separando il corpo femminile dal desiderio erotico-sessuale.
“Non dimentichiamo che negli anni Sessanta l’Austria era quasi peggio dell’Italia.” – spiega Stefania Miscetti – “Il movimento femminista non c’era. L’artista ha pure studiato in un collegio di religiose, prima di spostarsi a Vienna. Successivamente è entrata in contatto con il femminismo svedese e, parallelamente, con il cinema sperimentale americano.”.


Abbiamo incontrato VALIE EXPORT a Roma e l’abbiamo intervistata.


Come nasce il nome artistico VALIE EXPORT?


Pensavo ad un nome che potesse esportare me stessa nel mondo.


Il suo lavoro è incentrato da una parte sul cinema sperimentale, dall’altra sul movimento femminista…

Sono sempre stata interessata all’utilizzo di vari mezzi, dalla fotografia alla body art. Non c’è contraddizione nell’utilizzo, ad esempio, della performance in senso femminista o della fotografia concettuale.

Cosa si intende per “expanded cinema”?


Come indica il termine stesso, si intende sia la visione di celluloide che quella reale. E’ un cinema che vuole annullare i limiti dei media stessi.


Quanto è importante l’ironia nel suo lavoro?


E’ una domanda che mi fanno spesso. L’ironia fa parte di me, mi viene naturalmente. E’ un ottimo strumento di lavoro.


Ci sono artisti a cui si è ispirata?


Negli anni Sessanta, quando ho iniziato la mia carriera artistica, ero molto influenzata dagli artisti concettuali americani, come pure dalla danza sperimentale.


valie_export1Fare arte alla fine degli anni ’60 implicava l’urgenza di affermare l’identità della donna – sia in campo artistico che a livello di libertà sessuale – pensa che oggi sia una tematica ancora attuale?


In realtà in quegli anni non c’erano molte artiste che affrontavano il tema della femminilità, mettendo insieme il punto di vista culturale, intellettuale e sociale. Penso che queste riflessioni siano ancora attuali, ma in un modo diverso, essendo il contesto completamento cambiato. Il concetto si è esteso ad altri problemi, ad esempio quello razziale. Non parlerei più di arte o comportamento femminista, nel senso che i confini della vita si sono allargati.


Parallelamente all’attività artistica svolge quella di insegnante…


Insegnare richiede molte energie e tempo, ma il coinvolgimento con altri giovani artisti – il dialogo e il confronto – mi dà nuove idee. Ora insegno multimedia all’accademia estiva di Salisburgo.


Parlando di Glottis, il lavoro presentato anche alla Biennale di Venezia, la sua indagine sul linguaggio si fa sempre più interna – fisica – arrivando a filmare una glottide attraverso il laringoscopio…


Sono interessata al linguaggio da molto tempo, ma questa volta ho voluto affrontare il discorso linguistico partendo dall’apparato fisico. Ho analizzato i meccanismi che ci portano a comunicare: come vengono formulati vocali e fonemi nel loro passaggio dalla gola alla bocca. In questo caso l’apparato fisico, che non si vede esternamente, è il mezzo.


©CultFrame 03/2008

 

IMMAGINI

1 VALIE EXPORT. Tapp und Taskino, 1968. Video b/n 1’20”. Courtesy Studio Stefania Miscetti
2
VALIE EXPORT. Hyperbulie, 1973. Video b/n 6’39”. Courtesy Studio Stefania Miscetti

INFORMAZIONI MOSTRA

VALIE EXPORT

Dal 26 febbraio al 29 marzo 2008

Studio Stefania Miscetti / Via delle Mantellate 14, Roma / Telefono: 0668805880

Martedì – sabato 16.00 – 20.00 / chiuso domenica e lunedì

Ingresso libero

 

LINK

Il sito di VALIE EXPORT