Hannah. Un film di Andrea Pallaoro. Miglior interpretazione femminile alla 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Andrea PallaoroHannah, ovvero la solitudine angosciosa di una donna che non ha più nessuno vicino a lei e che non riesce a vedere una via di uscita. Vicenda non proprio sorprendente e scoppiettante, linguaggio filmico non proprio innovativo. Stiamo parlando del lungometraggio di Andrea Pallaoro (Hannah, appunto), opera corretta professionalmente, girata con cura e attenzione, perfettamente fotografata e recitata con una certa misura dalla protagonista assoluta: Charlotte Rampling.

Dietro il personaggio centrale si nasconde un crimine atroce, qualcosa di non specificato esattamente ma certamente di terribile. Hannah è sconvolta mentalmente da una ferita che non si riesce a rimarginare, da un senso di colpa che consuma l’anima ma che viene introiettato, quasi negato (a se stessa). Il marito è in carcere, il figlio la rifiuta e non vuole che si avvicini alla sua famiglia, e anche il cane non mangia più. La donna, terribilmente depressa, passa le sue giornate lavorando (fa le pulizie in una casa di ricchi), facendo corsi di teatro e nuotando in piscina. Intorno a lei, il deserto umano e affettivo.

La cronaca di questa deriva esistenziale è realizzata dall’autore con uno stile molto preciso: lunghi silenzi, pause, inquadrature che escludono i volti e che riprendono i personaggi di tre quarti (di spalle), immagini contraddistinte da una luce scura e pesante. Tutto appare senza speranza. L’interno della casa di Hannah è caratterizzato da un arredamento dignitoso e piccolo borghese, ma le stanze sono buie, tristi, piene di angoscia e di dolore. Il primo piano ricco di afflizione di Charlotte Rampling rappresenta in quest’opera una sorta di elemento linguistico dominante, si manifesta continuamente come il perno di un racconto che si sviluppa volutamente in modo monocorde, senza sostanziali svolte narrative.

Andrea Pallaoro

Il film di Andrea Pallaoro ricorda per impostazione espressiva e tema centrale il mondo di Chantal Akerman e in special modo il capolavoro della regista belga Jeanne Dielman, 23, Quai du commerce, 1080 Bruxelles (1976). Non ce ne vorrà Pallaoro, ma ovviamente il suo lungometraggio, pur ben confezionato, e quello della Akerman sono totalmente imparagonabili. E qui ci fermiamo.

Charlotte Ramplig sembra essersi abbandonata in maniera totale al personaggio del titolo e dosa con attenzione espressioni e sensazioni, evitando sovraccarico ed eccesso interpretativo. La sua era una prova molto difficile. L’attrice britannica l’ha sostenuta con notevole rigore e un certo coraggio, fornendo, in questo modo, al suo ruolo uno spessore evidente, fattore che da solo riesce a sorreggere l’intera operazione cinematografica.

© CultFrame 09/2017

TRAMA
Hannah è un donna ormai anziana che vive in solitudine. Il marito è in carcere, il figlio non vuole vederla. Le sue giornate passano lentamente, tra il lavoro come donna di servizio, un corso di teatro e qualche nuotata in piscina. Intorno a lei c’è il nulla.


CREDITI

Titolo: Hannah / Regia: Andrea Pallaoro / Sceneggiatura: Andrea Pallaoro, Orlando Tirado / Fotografia: Chayse Irvin / Montaggio: Paola Freddi / Scenografia: Marianna Sciveres / Musica: Michelino Bisceglia / Interpreti: Charlotte Rampling, André Wilms / Produzione: Partner Media Investiment, Left Field Ventures, Good Fortune Films, Rai Cinema / Distribuzione: I Wonder Pictures / Paese: Belgio, Francia 2017 / Durata: 98 minuti

SUL WEB
Filmografia di Andrea Pallaoro
Mostra Internazionale del Cinema di Venezia – Il sito
I Wonder Pictures

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