71° Locarno Festival (1-11 agosto 2018)

Frame tratto dal film Good Morning Babilnia dei Fratelli Taviani
Frame tratto dal film Good Morning Babilnia dei Fratelli Taviani

Dal 1° all’11 agosto 2018 si svolge a Locarno l’ultima (al momento) edizione diretta da Carlo Chatrian, già nominato per il 2020 come nuovo direttore della Berlinale. Tra Meg Ryan (Leopard Club) e Bruno Dumont (Pardo d’Onore 2018), Ethan Hawke (Excellence Award 2018) e Paolo Taviani (per un omaggio dopo la morte di Vittorio con la copia restaurata di Good Morning Babilonia), il festival di Locarno si conferma una rassegna dalle molte anime, che Chatrian ha voluto definire, in una sua ‘lettera d’amore’ e di presentazione del programma, un Festival “all’insegna dell’umanesimo”, aggiungendo: “mi pare che mai come in quest’epoca le persone abbiano paura di guardare in faccia al prossimo. […] Allora lo schermo del cinema, così grande da non poter essere evitato, acquista un nuovo ruolo. Il cinema, quella sala dove la dimensione collettiva è imprescindibile, diventa il luogo in cui il volto del prossimo ci guarda. E ci pone domande che non sono più eludibili”.

Sotto questi auspici, Chatrian ha presentato buona parte del composito menù cinematografico allestito con i suoi collaboratori per il Festival 2018, compresa la retrospettiva dedicata al regista americano Leo McCarey (1898-1969), specialista di cinema comico che lavorò con Stanlio e Ollio, i fratelli Marx, Harold Lloyd, Cary Grant, Bing Crosby, e di cui Jean Renoir diceva: “nessuno a Hollywood capisce l’uomo meglio di lui. Questa retrospettiva, curata da Roberto Turigliatto e organizzata in collaborazione con la Cinémathèque suisse e la Cinémathèque française, segue quelle su altri maestri del genere quali Lubitsch, Cukor o Minnelli che Locarno ha realizzato negli scorsi anni.

Frame tratto dal film "La Flor" di Mariano Llinás
Frame tratto dal film “La Flor” di Mariano Llinás

Per quanto riguarda il cinema di oggi, anche Locarno 71 si articola nelle sue oramai consuete sezioni, competitive e non: il programma del Concorso internazionale valutato da una giuria presieduta da Jia Zhang-ke annovera quindici film tra cui si segnalano il fluviale argentino La Flor di Mariano Llinás, presentato in più parti per la durata complessiva di 14 ore, gli ultimi lavori di autori conosciuti al pubblico festivaliero quali l’irakeno Abbas Fahdel o il canadese Philippe Lesage, Gangbyun Hotel di Hong Sangsoo che vinse il Pardo d’oro già nel 2015 e l’italiano Menocchio di Alberto Fasulo; il Concorso Cineasti del presente offre una selezione di autori alle prese con generi e linguaggi differenti ma tutti al primo o secondo lungometraggio, quali Antoine Russbach con Ceux qui travaillent che ha per protagonista Olivier Gourmet, Virgil Vernier con Sophia Antipolis e Leonardo Guerra Seràgnoli che con Likemeback torna ad ambientare un film su una barca dopo l’esordio di Last summer (2014); l’altra sezione competitiva “Signs of Life “mostra una panoramica di opere di durata e formato eterogenei che esplorano ogni possibile frontiera cinematografica e vi si potranno incontrare anche sperimentatori impenitenti quali Eugène Green con un corto su Pessoa, Luca Ferri con Dulcinea o Julio Bressane con Sedução da Carne; i Pardi di domani presentano in prima mondiale o internazionale, cortometraggi e mediometraggi di durata inferiore ai quaranta minuti, come Frase d’arme del pugliese Federico Di Corato.

Frame tratto dal film Blackklansman di Spike Lee
Frame tratto dal film Blackklansman di Spike Lee

Piazza Grande propone invece i nuovi film di autori già noti al pubblico (fino a 8000 persone) che ogni sera riempie l’omonima piazza della cittadina ticinese. Tra questi, Blackkklansman di Spike Lee (visto a Cannes), I feel good di Benoît Delépine, Gustave Kervern con Jean Dujardin, la serie in quattro episodi Coincoin et les z’inhumains di Bruno Dumont, e anche Un nemico che ti vuole bene di Denis Rarbaglia e L’ospite di Duccio Chiarini, autori italiani che si aggiungono a quelli del ricco Fuori Concorso: Costanza Quatriglio con Sembra mio figlio, Silvano Agosti con Ora e sempre riprendiamoci la vita e Martina Melilli con My home, in Libya. Inoltre, sono parte importante del Festival le sezioni La Semaine de la critique, riservata al cinema documentario e organizzata dal 1990 dall’Associazione svizzera dei giornalisti cinematografici con sette titoli in calendario; Open Doors, che terminerà nel 2018 un focus triennale sul cinema dell’Asia del Sud con corti e lunghi provenienti da Afghanistan, Bangladesh, Bhutan, Myanmar, Nepal, Pakistan e Sri Lanka; Panorama Suisse, che ospita una selezione di dieci film svizzeri scelti da una commissione apposita; e Histoire(s) du cinéma, che raccoglie i film degli ospiti accanto a omaggi a cineasti del passato quali l’appena scomparso Lanzmann (con la proiezione di Shoah) o lo svizzero Pierre Rissient.

Un umanesimo, dunque, quello locarnese che punta alla relazione tra gli autori più giovani, i cineasti affermati e i cinefili di tutti i continenti.

© CultFrame 07/2018

SUL WEB
Locarno Festival