Personal Shopper. Un film di Olivier Assayas

Olivier AssayasÈ ben noto quanto il mondo delle celebrità, dietro la facciata di invidiabili privilegi e promettenti luci, possa spesso rivelarsi vuoto, drammaticamente illusorio, alienante e, in certi casi, pericoloso. Un argomento questo che è stato al centro di innumerevoli film, tanto che i registi interessati ancora oggi ad affrontarlo rischiano di risultare poco originali. Per evitare, dunque, di dare vita a un’opera banale, le soluzioni sembrano essere principalmente due: affidarsi a uno stile visionario, la cui potenza potrebbe far passare in secondo piano eventuali convenzionalità della trama (si pensi a tal proposito al magistrale The Neon Demon di Refn); oppure prendere la “società dello spettacolo” soltanto come spunto per dare il via a una serie di riflessioni di più ampio respiro.

Quest’ultimo è il caso della nuova pellicola di Assayas, Personal Shopper, in cui alcuni aspetti del lato oscuro della fama sono messi a confronto con un mondo di tutt’altro tipo, quello degli spiriti: la protagonista Maureen (Kristen Stewart), che lavora a Parigi come personal shopper di una celebrità capricciosa e nevrotica (aiutandola, cioè, a scegliere i capi di abbigliamento), ha il raro dono di comunicare con i morti.  Nel film si viene a delineare – soprattutto a livello metaforico – una sorta di scontro fra l’apparenza più fagocitante tipica del mondo dello spettacolo e la preziosa evanescenza dell’universo degli spettri e della spiritualità. Una battaglia in cui, a causa soprattutto di una società sempre più spudoratamente egocentrica e accecata dal glaciale avanzare della tecnologia, a vincere è spesso l’invadente inconsistenza “glamour” delle “luci della ribalta”. Tuttavia, in alcune scene, i tentativi – talvolta fruttuosi – da parte della protagonista di mettersi in contatto con gli spiriti generano un’atmosfera enigmatica e sospesa, che sembra porre un sano freno alla quotidianità di ridicolo, sfiancante materialismo a cui la giovane, perennemente insoddisfatta e malinconica, è sottoposta. Assayas sembra perciò invitare a riscoprire l’importanza dell’invisibilità (ovvero della discrezione, del silenzio) in una società fin troppo devota all’idea di superficie, della (onni)presenza a tutti i costi.

Olivier AssayasMa, efficaci dicotomie metaforiche a parte, a ben vedere in molte occasioni per Maureen il privilegiato rapporto con gli spettri non costituisce una reale fonte di sollievo, bensì di tormento. La ragazza, difatti, a causa soprattutto di un misterioso fantasma che comincia a invadere la sua vita, finisce per diventare vittima del suo stesso dono. Ecco allora che, nel corso del film, assistiamo a una sorta di ribaltamento dei ruoli: la porzione di questo mondo di celebrities per cui Maureen lavora diviene la “vittima”, mentre quello degli spiriti il “carnefice”. Il “dialogo”, sempre più cupo e pericoloso, fra la protagonista e l’invadente spettro ci ricorda infatti quanto, al cospetto dell’inevitabile realtà finale della morte, anche l’abbagliante luce della fama si faccia ancora più vacua e inesorabilmente effimera. In più, la relazione spesso contrastata di Maureen con questi impalpabili esseri rimanda anche al tema dell’incomunicabilità: non a caso, la protagonista è da subito ritratta come una ragazza isolata ed estremamente malinconica. Tutte sfumature di pregio queste che rendono la storia più suggestivamente ambigua e, a tratti, sorprendente.

Assayas non sembra però possedere un occhio autenticamente visionario capace di conferire forza e senso a una sceneggiatura dagli spunti indubbiamente interessanti, finendo per adottare soluzioni visive a dir poco maldestre: l’improvvisa apparizione dello spettro che tormenterà la protagonista risulta essere stilisticamente così grossolana da ricordare certi effetti speciali del più scontato blockbuster hollywoodiano. Non sarebbe stato più efficace lasciare il fantasma completamente fuori campo (magari facendone intuire la presenza con dei rumori), anche per rendere ancora più incisiva la distanza fra un aldilà quasi impercettibile e il mondo fin troppo visibile delle celebrità? Nella seconda parte del film, inoltre, il regista opta per dei banali toni da thriller al limite dell’horror, una scelta questa che fa passare in secondo piano lo stimolante confronto fra il materialismo di una star capricciosa e la sfuggente dimensione degli spettri.

E così, alla luce di tutti questi difetti, viene da domandarsi se sia più inspiegabile e misterioso il mondo degli spiriti con cui Maureen entra in contatto o il fatto che il film abbia ricevuto addirittura il premio per la miglior regia all’ultimo Festival di Cannes.

© CultFrame 04/2017

TRAMA
Maureen, giovane americana che lavora a Parigi come personal shopper della star Kyra, ha la capacità di comunicare con gli spiriti. Mentre la ragazza tenta di stabilire un contatto con lo spettro del fratello gemello Lewis, un’invisibile, misteriosa presenza comincia a insidiarsi nella sua vita.


CREDITI

Titolo: Personal Shopper / Regia: Olivier Assayas / Sceneggiatura: Olivier Assayas, Christelle Meaux  / Montaggio: Marion Monnier / Fotografia: Yorick Le Saux/ Musica: Nicolas Cantin, Nicolas Moreau, Olivier Goinard / Interpreti: Kristen Stewart, Lars Eidinger, Sigrid Bouaziz, Anders Danielsen Lie, Nora Von Waldstätten, Ty Olwin, Hammmou Graïa / Produzione: Charles Gillibert, Silvie Barthet, Artemio Benki, Fabian Gasmia / Distribuzione: Academy Two / Francia, 2016 / Durata: 105 minuti

SUL WEB
Filmografia di Olivier Assayas
Il sito di Kristen Stewart
Academy Two

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