Where to Invade Next. Un film di Michael Moore. 66° Berlinale. Berlinale Special Gala

Michael MooreSottile, raffinato, incontrovertibile: queste non sono certo qualifiche che si addicono al cinema di Michael Moore, peso massimo del documentario satirico a tesi in cui la realtà è tagliata con l’accetta e ogni scorciatoia retorica è lecita per difendere il bene (il welfare state, in questo caso) contro il male (George W. Bush, sempre e comunque). Non che Moore non ne sia consapevole, anzi; c´è una scena, tra le più divertenti di quest’ultimo Where to Invade Next, in cui l’epitome che il regista sceglie per rappresentare il suo Paese (e se stesso) rispetto al resto del mondo è l’immagine di un megahammer che piomba dall’alto sfasciando fragorosamente un grosso lotto di altri veicoli.

In quest’ultimo lavoro, Moore intraprende un viaggio paradossale attraverso il “vecchio” mondo alla ricerca delle migliori soluzioni politiche e sociali in materia di previdenza, sistema educativo, struttura penitenziaria, tutela dei diritti umani ed equità sociale da sottrarre a ciascun Paese e trapiantare nel “nuovo mondo” in profonda crisi. Così, per esempio, il primo stato europeo che si trova a voler invadere è proprio l’Italia, dove, racconta il film, non solo si fa sesso in continuazione ma chi lavora ha pure diritto a otto settimane di vacanze retribuite all’anno, a mesi di congedo maternità e alla tredicesima. Il fatto che tutto ciò valga ormai per una porzione risicata di forza lavoro mentre il resto versa in condizioni di precarietà e che di fatto il sistema di welfare italiano sia sottoposto ormai da decenni a un processo feroce di smantellamento, non è certo oggetto del “documentario”.

Michael Moore

Di stereotipo in stereotipo, di semplificazione in semplificazione, il candido Moore solca l’Europa (e la valorosa Tunisia, terra di rivoluzionari) elogiandone lo stile di vita, la democraticità, l’apertura di spirito e finendo per scoprire strada facendo che tutte le lodevoli trovate di questo esercito di ingenui bons vivants dall’inglese bizzarro provengono all’origine da idee nate in America, un’elegia a stelle e strisce insomma.

L’obiettivo primario di Moore è dunque di svegliare le coscienze sopite dall’utilitarismo imperante negli USA fornendo l’esempio virtuoso di un’Europa che in realtà quasi non esiste più. Così, indirettamente, il film sortisce l’effetto secondario e paradossale di ricordare allo stesso vecchio continente cosa significhino la democrazia e le sacrosante garanzie di uno stato sociale per cui si è lottato e si continua a lottare ma che le nuove generazioni di europei rischiano di non conoscere neppure.

© CultFrame 02/2016

TRAMA
Dopo una sequela di guerre e imprese neocolonialiste sostanzialmente inefficaci da cinquant’anni a questa parte, è ora che gli Stati Uniti rivolgano i propri interessi imperialistici verso nuove frontiere alla ricerca di paesi dalla qualità di vita e dalle soluzioni polico-economiche abbastanza desiderabili da poter essere confiscate ed esportate oltre oceano da…Michael Moore, agente speciale in missione in Europa.


CREDITI

Titolo originale: Where to invade next / Regia: Michael Moore / Sceneggiatura: Michael Moore / Fotografia: Rick Rowley, Jayme Roy / Montaggio: Pablo Proenza, Woody Richman, Tyler H. Walk / Musica: Dan Evans Farkas, Heather Kreamer / Interpreti: Michael Moore / Produzione: Dog Eat Dog / USA, 2015 / Durata: 119 minuti

SUL WEB
Berlinale 2016. 66° Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Il programma
Filmografia di Michael Moore
Berlinale – Il sito

 

1 commenti

  1. L’ idea del film è interessante!
    Forse M.Moore non sa come stanno veramente le cose in Italia, è un paese che trasmette ancora l’idea di essere un paradiso terrestre?

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