Mustang. Un film di Denize Gamze Ergüven

Denize Gamze ErgüvenMustang è la versione inglese del termine spagnolo mesteño, ovvero “non domato”; una parola che evoca lo spirito selvaggio dei cavalli, la velocità dei loro movimenti tra impeto e leggiadria. Le cinque protagoniste del film di Denize Gamze Ergüven, che segna il brillante esordio della regista turca, sono creature indomite, giovanissime eroine che sfidano la mentalità retriva di un paese che, in molte zone, sembra aver fermato il tempo in usi e tradizioni di crudele anacronismo.

In un villaggio a 600 chilometri a Nord di Istanbul le ragazzine, terminata la scuola, si preparano ad accogliere gioiose l’arrivo dell’estate. Il sole e l’acqua increspata di luce del Mar Nero sono un invito a tuffarsi nelle vacanze e nella bella stagione ma un gioco innocente tra compagni e compagne può, da quelle parti, divenire motivo di scandalo. Rimaste orfane dieci anni prima, cresciute dalla nonna e controllate dall’irascibile e severo zio Erol, le ragazze vivono la spensieratezza della loro età, con giocosa innocenza e prive di malizia ma l’oscenità è nell’occhio di chi guarda e l’ingenua leggerezza della loro adolescenza è considerata inopportuna e indecente, tanto da venire assurdamente soffocata da una vera e propria prigionia domestica.
L’uomo di casa, con il consenso delle parenti anziane, proibisce a Sonay, Selma, Ece, Nur e Lale di uscire. Quest’ultima è la più piccola e la più ribelle, la prima a manifestare con veemenza il suo rifiuto a questa ingiusta punizione che assumerà, via via, i contorni di una vera e propria condanna. Si inizia dal sequestro di tutti quegli oggetti dalla potenzialità “peccaminosa” – non solo telefono e computer ma anche il trucco e i monili – per arrivare al cambio degli abiti, tristi e informi, la cui unica funzione è quella di coprire il corpo senza lasciarne intuire il contenuto.

Nella repressione di ogni forma di femminilità manifesta la famiglia e il villaggio vedono realizzata l’immagine della virtù, il simbolo puro di una donna che sarà degna di un marito al quale spetta, di diritto, il possesso di un angelo (muto) del focolare. Nonostante la reclusione alla quale sono sottoposte, le cinque ragazze non rinunciano a sperare di valicare, finalmente, i confini di quella casa-galera. Ancora non del tutto consapevoli del futuro che le attende si accontentano di sognare tra le pareti di una stanza, immaginare una piscina tuffandosi nel letto, raccogliere conchiglie tra le lenzuola, travestirsi “da grandi” e ricreare, nel loro spazio, un mondo di fantasia che renda più tollerabile quello reale.

Tuttavia il solo fantasticare, a quell’età, non basta e l’incoscienza dei loro anni le renderà più ardite fino a spingersi alle fughe notturne, alle rischiose “evasioni” durante le quali scopriranno, non solo il pericolo dell’inganno, ma anche i turbamenti e le inquietudini della crescita. La loro ribellione cresce di pari passo con l’ergersi delle barriere della casa: più forti si fanno le proteste, più alte diventano le recinzioni. Né i cancelli, né le sbarre saranno sufficienti, però, a contenere le reazioni delle giovani che, ciascuna a loro modo, andrà incontro al proprio destino, chi arrendendosi alla coercizione familiare, chi combattendola fino alla decisione più estrema.

La regista racconta, con grazia e sensibilità, una storia di straordinario realismo il cui dramma monta, in crescendo, come un’onda che travolge le scelte di ogni personaggio. La Ergüven traccia il ritratto di una società ancora sotto il giogo di tradizioni antiche che sviliscono la figura femminile e fanno del sopruso e della minaccia le armi subdole attraverso le quali sottomettere la donna. Con sguardo partecipe, ma senza mai cedere alla commozione ricattatoria, segue le sue piccole eroine (tutte meravigliosamente in parte) nel percorso, difficile e pericoloso, delle loro vite imbrigliate rivelando, nella regia, una precisa idea di cinema, una qualità della visione che denota personalità e talento.

Nella tenacia di queste creature “selvagge”, i cui capelli sciolti evocano le criniere lucide dei cavalli di razza, la regista di Ankara simboleggia la forza dell’indipendenza, l’anelito degli oppressi ad una libertà meritata e giusta, seppur strappata a forza dalle viscere familiari o da un inconfessabile orrore domestico. Tutti i “no” della piccola e indomabile Lale coprono, come un’eco, la distanza della fuga che, inevitabilmente, separerà le ragazze ma, nel contempo, le riuniscono – su un finale onesto e affatto consolatorio – nel momento cristallizzato del ricordo di un’imperitura sorellanza.

© CultFrame 10/2015

TRAMA
In un remoto villaggio turco cinque sorelle scatenano uno scandalo dopo aver giocato con dei ragazzini all’uscita di scuola. La reazione della nonna e dello zio è inaspettata e crudele. La casa in cui vivono si trasforma sempre di più in una prigione. Alle ragazze è vietato uscire e la prigionia domestica diviene una sorta di “fabbrica delle mogli” per preparare le ragazze ai tradizionali matrimoni combinati. Sonay, Selma, Ece, Nur e Lale non hanno, però, intenzione di cedere a questo castigo e faranno di tutto per riprendersi la loro libertà.


CREDITI

Titolo: Mustang / Titolo originale: Id. / Regia: Denize Gamze Ergüven / Sceneggiatura: Denize Gamze Ergüven, Alice Winocour / Fotografia: David Chizallet, Ersin Gök / Montaggio: Mathilde Van De Moortel / Musica: Warren Ellis / Interpreti: Günes Sensoy, Doga Zeynep Doguslu, Elit Iscan, Tugba Sunguroglu, Ilayda Akdogan / Produttore: Charles Gillibert / Paese: Francia, 2015 / Distribuzione: Lucky Red / Durata: 94 minuti

SUL WEB
Sito italiano del film Mustang di Denize Gamze Ergüven
Filmografia di Denize Gamze Ergüven
Festa del Cinema di Roma – Il sito
Lucky Red

1 commenti

  1. La descrizione del film è fatta molto bene. Un solo dettaglio, siamo a 600 km a est di Istanbul, non a nord.

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