Il padre. Un film di Fatih Akin

Quando il cinema si misura con la rievocazione di episodi tragici della storia, a essere chiamata in causa è la relazione tra memoria e messa in scena e, in modo particolare, la questione etica ed estetica della rappresentazione della morte e della violenza.

Vedendo un film come Il padre (The Cut), siamo però di fronte a un prodotto di massa per il mercato globale a cui non interessa riflettere sui propri mezzi espressivi se non nella misura in cui questi devono risultare efficaci a tenere desto lo spettatore nell’arco di 138 lunghissimi minuti di peregrinazioni del protagonista in giro per il mondo alla ricerca della propria famiglia.

Fatih Akin sceglie di adottare il linguaggio del polpettone in costume condito visivamente da una serie di ambientazioni topiche della storia del western (da lande petrose e polverose alla frontiera americana solcata da ferrovie nuove di zecca) eccetto per un’incursione nei territori desertici à la Lawrence d’Arabia.

Il fatto che l’eroe sia un armeno in fuga dal genocidio di cui è vittima il suo popolo costituisce quindi più che altro un mezzo per usare il cinema allo scopo di legittimare presso gli spettatori internazionali l’esistenza di una strage che la gran parte del mondo fatica ancora a riconoscere.

Tuttavia, nonostante il dispiego di mezzi tecnici notevoli, il coinvolgimento di troupe cinematografiche in diversi paesi (Germania, Canada, Giordania) e una sceneggiatura che dissemina il cammino dell’eroe di sfide e sorprese, non sembrano raggiunti né l’obiettivo di coinvolgere e commuovere né quello di fornire strumenti informativi e interpretativi dello sfondo storico su cui si staglia quest’avventura.

© CultFrame 09/2014 – 04/2015

TRAMA
1915. In Turchia si riaccende l’odio per il popolo armeno costretto a subire una sanguinosa persecuzione che durerà fino alla fine della prima guerra mondiale. Nazareth Manooguian è un fabbro armeno molto innamorato della sua famiglia che una notte viene fatto prigioniero e costretto ai lavori forzati. Da quel momento, l’uomo inizia una durissima lotta per la sopravvivenza e per la ricerca della propria famiglia.


CREDITI

Titolo: Il padre / Titolo originale: The Cut / Regia: Fatih Akin / Sceneggiatura: Fatih Akin, Mardik Martin / Fotografia: Rainer Klausmann / Montaggio: Andrew Bird / Scenografia: Allan Starski / Musica: Alexander Hacke / Interpreti: Tahar Rahim, Simon Abkarian, Makram J. Khoury, Hindi Zahra, Kevork Malikyan / Produzione: Bombero International, Pandora Film / Distribuzione: BIM Distribuzione / Paese: Francia, Italia, Russia, Polonia, Canada, Turchia, 2014 / Durata: 138 minuti

SUL WEB
Filmografia di Fatih Akin
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito
BIM Distribuzione

2 commenti

  1. L’articolo giudica il film senza alcuna oggettività. Sicchè si può leggere che lo stesso è un prodotto di massa (quale massa?) che non avrebbe raggiunto l’obiettivo di coinvolgere e commuovere, lungo fino a diventare noioso e carente dal punto di vista dell’ informazione storica. Alquanto ingrato il giudizio per un film che a me è piaciuto molto e fa sentire l’emozione e il dolore dei forti soprusi agiti durante il genocidio armeno. Fa capire un atteggiamento dei turchi che viene perpetrato ancora oggi contro i curdi. Fare informazione storica non è compito di un film che comunque può far venire il desiderio di approfondire le tematiche trattate nel film.

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