L’ultima ruota del carro. Un film di Giovanni Veronesi. Festival Internazionale del Film di Roma 2013. Fuori concorso

Breve riflessione sugli esiti della commedia cinematografica italiana collegata al recente film di Giovanni Veronesi intitolato L’ultima ruota del carro.
Le note di regia ci fanno sapere che l’opera in questione è scaturita dall’esigenza da parte del regista di ispirarsi alle vicende reali di un “autista di produzione” (realmente esistente) che durante un tragitto in macchina gli ha raccontato le vicende anonime, quanto straordinarie, della sua vita di uomo qualunque nell’arco di alcuni decenni della storia italiana.
Spunto certamente interessante quello da cui è partito Veronesi, per altro non così innovativo visto che nell’ambito delle diverse storie delle discipline artistiche si è tentato molte volte di far riferimento alla “ricca semplicità” esistenziale di persone che hanno attraversato l’esistenza senza che nessuno se ne accorgesse. Ricordiamo ad esempio il libro di Giuseppe Pontiggia intitolato Vite di uomini non illustri, basato su biografie immaginarie di individui qualsiasi. Il fatto che il film di Veronesi prenda avvio da una vita non immaginaria non ha poi così importanza; lo scopo evidente del regista è quello di alludere alle vicende degli italiani anonimi (cioè la maggioranza della popolazione) e di collocarle nella storia del nostro devastato Paese.

Si passa così dagli anni Sessanta all’omicidio di Aldo Moro, dalla vittoria ai Campionati del Mondo di Calcio del 1982 alla pratica delle raccomandazioni per ottenere impieghi pubblici, dal craxismo al berlusconismo, fino ai giorni nostri. Filo conduttore è la storia personale di Ernesto, un uomo senza qualità, ma onesto, che ne passa (come chiunque) di tutti i colori.

L’ultima ruota del carro è una commedia che (ma questo è quasi inutile dirlo) deve molto al cinema italiano degli Sessanta. Gag, scene comiche e battute caratterizzano tutta l’opera e frequentemente strappano un sorriso allo spettatore.  Purtroppo, però, la brillantezza di fondo del concept del film non basta a rendere questo lungometraggio realmente compiuto. La storia d’Italia è dipinta in modo molto superficiale, senza particolari approfondimenti contenutistici e spesso i luoghi comuni divengono i punti di sostegno traballanti di una narrazione che non sembra essere proprio costruita con attenzione. Numerosi sono i passaggi non curati, diversi i personaggi che compaiono e riappaiono miracolosamente, approssimativi i collegamenti tra i soggetti anonimi e gli accadimenti italiani.

La visione del film, dunque, lascia un retrogusto non proprio soddisfacente ed evidenzia il solito problema della cinematografia media italiana, ovvero una certa tendenza a semplificare in modo macroscopico i contenuti e a rendere tutto genericamente grottesco, senza vera analisi e nessuna reale volontà di essere caustici nei riguardi di un sistema Italia che ci ha gettati tutti  (o quasi) nel baratro.
A ciò si aggiunge un’impostazione della recitazione troppo caratterizzata da ammicchi, smorfie e sottolineature espressive poco efficaci e un uso del dialetto romanesco più che scontato.

Ci domandiamo perché mai il cinema “industriale” italiano, a differenza di quello francese ad esempio (ma non solo), non riesca a produrre opere di respiro più alto, di stampo europeo e internazionale. Anche L’ultima ruota del carro si manifesta, infatti, come l’esempio concreto di una commedia cinematografica nostrana sempre più a corto di idee, priva di invenzioni e, dunque, incredibilmente prevedibile.

© CultFrame 11/2013

 

TRAMA
Ernesto è un giovane tappezziere che lavora nella ditta del padre. Sono gli anni settanta e dopo l’omicidio di Aldo Moro l’Italia sembra cambiare. Ernesto farà il cuoco di asilo, il traslocatore, l’impiegato d’azienda e attraverserà la storia d’Italia insieme alla sua famiglia, tra mille problemi e molti pensieri.


CREDITI

Titolo: L’ultima ruota del carro / Regia: Giovanni Veronesi / Sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Filippo Bologna, Ugo Chiti, Ernesto Fioretti / Fotografia: Fabio Cianchetti / Montaggio: Patrizio Marone/ Scenografia: Tonino Zera / Musica: Paolo Buonvino / Interpreti: Elio Germano, Alessandra Mastronardi, Ricky Memphis, Sergio Rubini, Virginia Raffaele, Alessandro Haber, Maurizio Battista / Produzione: Fandango, Warner Bros Italia / Distribuzione: Warner Bros Italia / Paese: Italia / Anno: 2013 / Durata: 113’

LINK
CULTFRAME. Videofonini 3. Spot diretto da Giovanni Veronesi di Alicia M. Huberman
Filmografia di Giovanni Veronesi
Festival Internazionale del Film di Roma – Il sito
Warner Bros Italia