In the Land of Blood and Honey. Un film di Angelina Jolie. 62° Berlinale. Berlinale Special

Quello che si presenta come il primo film scritto e diretto da Angelina Jolie è un cupo melodramma sulla guerra nella ex Jugoslavia (ambientato tra il 1992 e il 1995), girato in bosniaco, e recitato da un cast interamente balcanico. Per descrivere l’esito cinematografico di questa particolare produzione, è meglio provare a calarsi nella situazione vissuta in un primo tempo anche dagli interpreti e dalla troupe del film: ignorare che la sceneggiatura prima, e la regia poi, si debbano a una delle più note star hollywoodiane.

In the Land of Blood and Honey è innanzi tutto un film maldestro dal punto di vista stilistico: la regia è in evidente imbarazzo in molti aspetti della messa in scena, come per esempio nelle numerose scene di dialogo in interni tra i due protagonisti, spezzettate in campi e controcampi che non si possono giustificare soltanto con la distanza e il disagio provati dai due personaggi nella prima parte della pellicola. In secondo luogo, il film è come minimo discutibile per quanto riguarda il suo contenuto: lo spettatore non può infatti cogliere motivazioni plausibili per la relazione amorosa che si sviluppa tra Ajla e Danijel nel campo in cui lei è tenuta prigioniera dalla divisione serba che lui comanda, e che porta avanti in modo sistematico la pratica dello stupro delle donne musulmane.
La sceneggiatura non arriva a (forse non può) spiegare come l’amore possa resistere di fronte ad un conflitto che ha fatto dello stupro etnico una vera e propria arma di guerra. L’annullamento della personalità di Ajla non viene approfondito in alcun modo, e lo slittamento dal punto di vista di lei a quello di lui che si verifica nel corso dell’opera non è sufficiente a raccontarlo al pubblico, ha invece il solo risultato di disorientarlo: la ragazza è vittima di una sorta di sindrome di Stoccolma? O era forse già perdutamente innamorata dell’uomo prima che scoppiasse la guerra?
La simpatia dello spettatore per il personaggio femminile si esaurisce nell’ultima parte del film, quando Ajla rinuncia in più occasioni a scappare dalla prigione in cui Danijel la tiene rinchiusa, e anzi accetta con gioia di visitare la disastrata galleria municipale di Sarajevo dove era conservato anche un suo dipinto, ammirando le rovine invece di piangere ciò che è stato distrutto. Si tratta di uno dei tanti esempi possibili delle ambiguità e incongruenze psicologiche di questa storia, tanto delicata da raccontare quanto avventata.

La vocazione per le cause umanitarie di Angelina Jolie e la denuncia delle violenze perpetrate contro le donne da parte dell’esercito serbo (illustrate con sequenze che rimandano intenzionalmente alla prassi dei rastrellamenti e delle detenzioni messa in atto dai nazisti e già molte volte raccontata al cinema) non sono sufficienti a giustificare un’opera non risolta e poco equilibrata da qualsiasi parte la si voglia analizzare: troppo sciatta per poter sembrare un vero film d’autore, e troppo grezza nella caratterizzazione dei personaggi, risolti in numerose scene di violenza, al pari di certi prodotti hollywoodiani.

© CultFrame 12/2012

 

TRAMA
La guerra in Bosnia raccontata attraverso la storia d’amore di Danijel e Ajla, lui un capitano dell’esercito serbo, lei una giovane pittrice musulmana: la loro storia nasce allo scoppiare del conflitto ma come può svilupparsi un amore nell’ambito di una guerra abietta e tra due individui che si trovano su fronti opposti?


CREDITI

Titolo originale:  In the Land of Blood and Honey / Regia: Angelina Jolie / Sceneggiatura: Angelina Jolie / Fotografia: Dean Semler / Montaggio: Patricia Rommel / Scenografia: Jon Hutman / Musiche: Gabriel Yared / Interpreti: Zana Marjanovic, Goran Kistic, Rade Serbedzjia, Vanesa Glodzo / Produzione: Tim Headington, Tim Moore, Graham King, Angelina Jolie  / Paese: USA / Anno: 2011 / Durata: 126’

LINK
CULTFRAME. Berlinale 2012. 62. Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Il programma
Filmografia di Angelina Jolie

Berlinale – Il sito

IMMAGINE
Frame del film In the Land of Blood and Honey di Angelina Jolie. Photo by Dean Semler © 2011 GK Films. All Rights Reserved

 

3 commenti

  1. E’ il solito problema. E’ sufficiente avere per le mani una sceneggiatura basata su contenuti significativi e avere alle spalle una potente macchina comunicativa per far diventare un film significativo?
    La storia del cinema ci ha insegnato che non è così. E probabilmente il film di Angelina Jolie non è l’eccezione che conferma la regola. E’ la regola.

  2. Aspettiamo che il film arrivi nelle sale. Da quello che si legge non vi sono aspetti incoraggianti perchè possa essere un film interessante. Tralascio l’idea tutta personale che come spesso è avvenuto, un’americana ricca e benestante deve venirci a parlare e farci vedere le cose che in Europa abbiamo visto e sentito nelle cronache. La guerra in Bosnia è stata una situazione così violenta che probabilmente sarebbe opportuno ce la raccontasse qualcuno che ha veramente vissuto quella tragedia di guerra fratricida. Ricordiamo che il Vietnam è stato raccontato giustamente dagli americani, non ci sono films europei sul Vietnam. Non vorrei che Angelina Jolie ambasciatrice Onu con quest’opera abbia voluto procurarsi una piccola medaglietta. Rilevo che le cronache parlano di entusiasmo a Berlino per questo film, certi critici invece , come le belle recensioni su You tube dagli Accreditati ne dipingono tinte fosche, disgusto e orrore piatto senza sfaccettature tra privato e azioni di guerra.

  3. …probabilmente Jolie e soci hanno calcato la mano pensando di raggiungere un pubblico popolare con una storia sentimentale dalle tinte estreme in un contesto di guerra: davvero troppo, per i gusti della maggior parte degli spettatori. Il problema contenutistico è complicato dal fatto che il film dell’attrice è scritto e diretto in modo un po’ troppo rozzo, il che come dice Maurizio conferma una regola che ha rare eccezioni.

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