Retrospettiva Robert Altman. 29° Torino Film Festival

Realizzare una retrospettiva dedicata a Robert Altman non è un’operazione facile. Molti film appartenenti ai generi più svariati, pellicole inclassificabili e, soprattutto, il bombardamento devastante, effettuato dallo stesso Altman, dall’interno dei generi cinematografici senza nessun tipo di voglia di diventare un regista “avant garde”. Insomma, fin dall’inizio della sua carriera cominciata con The Delinquents nel 1955 e conclusa nel 2006 con Radio America, Altman ha cercato il successo e il consenso del pubblico con rigore ed eleganza; e non dobbiamo dimenticare che fu uno dei registi di punta della serie tv The Alfred Hitchock Hour, senza mai fare benché la minima concessione commerciale nel suo cinema. Tralasciando La storia di James Dean, che nonostante una colonna sonora d’eccezione, non è stato un film riuscitissimo, è con Conto alla rovescia, del 1968, e Quel freddo giorno nel parco, del 1969, che il giovane Altman comincia a dare i primi colpi al sistema hollywoodiano. Prima con la fantascienza e poi con lo psyco-thriller, raffredda i generi portandoli a livello dello sguardo umano. Infine, esplora la quotidianità, cosa che fino a quel periodo il cinema americano classico raramente abbia fatto.
La consacrazione giunge l’anno successivo con M.A.S.H., satira anti militarista che vince il Gran Premio al Festival di Cannes.

Possiamo ora delineare gli aspetti del cinema altmaniano: anti-narrazione ma non in senso cassavettiano, recupero dello zoom bandito dal cinema americano classico, l’overlapping (ossia il far parlare in contemporanea molti personaggi), la continua sdrammatizzazione anche in relazione alle storie più tragiche.
Sotto questo segno nascono capolavori come il citazionista Anche gli uccelli uccidono, la rivisitazione del western con I compari, lo stupendo Images, l’hard boiled con Il lungo Addio, il gangster movie di Gang! e, infine, il musical con il clamoroso Nashville. Saltando Buffalo Bill e gli Indiani, troppo viziato dalla presenza del suo protagonista, Paul Newman, non proprio un attore altmaniano, troppo vicino al metodo dell’Actor’s studio piuttosto che alle suggestioni brechtiane del regista di Kansas City, ecco arrivare tre film mai capiti veramente: lo psicoanalitico Tre Donne, il sofisticato Un matrimonio e la fantascienza “sociale” di Quintet. Tre capolavori minori che dimostrano come il nostro regista fosse capace di farci riflettere con elementi e soprattutto attraverso modi che il cinema americano doveva ancora scoprire.
Da Una coppia perfetta, del 1978, e fino a Terapia di gruppo, del 1987, passano dieci anni e svariate pellicole in cui il Altman non riesce a trovare un equilibrio figurativo e che spesso girano a vuoto anche seappaiono piene di passaggi intelligenti.
Con I protagonisti, del 1992, Altman raccoglie quello che ha seminato: che si tratti del carveriano America Oggi, di Kansas City, omaggio alla sua città natale e al jazz (di cui era appassionato da sempre), dello strepitoso film sudista La Fortuna di Cookie, il “giallo da camera” di Gosford Park e persino il new-country Radio America, ci troviamo sempre davanti a pellicole che consapevolmente raccontano l’America di oggi, senza fronzoli e soprattutto con grandissima onestà intellettuale. Importante direttore di attori, Altman ha avuto la possibilità di lavorare con i più grandi interpreti americani grazie anche alla sua voglia di fare spesso dei film corali. Oscar alla carriera nel 2006 praticamente postumo perché morirà solo quattro mesi più tardi.

Personalmente non dimenticherò mai la scena della morte di Margareth Hamilton, già strega cattiva nel Mago di Oz, con gli uccelli che sporcano le sue scarpette rosse. Come dire Hollywood è morta Viva Hollywood. Ed era solo il 1970.

© CultFrame 11/2011

 

LINK
CULTFRAME. La scomparsa di Robert Altman. Con le sue opere aveva raccontato l’America
CULTFRAME. Radio America. Un film di Robert Altman
CULTFRAME. The Company. Un film di Robert Altman
CULTFRAME. 29° Torino Film Festival. Anticipazione
Filmografia Robert Altman
Torino Film Festival – Il sito

 

2 commenti

  1. Parallelamente alla retrospettiva del TFF, presso il Museo del cinema di Torino si tiene anche una mostra di fotografie che ripercorre l’intera carriera del maestro statunitense a cui questo bell’articolo è dedicato: la mostra sarà visitabile sino al 29 gennaio 2012. Nell’occasione è stato anche stampato un catalogo monografico sull’autore, curato da Emanuela Martini.

  2. Definrei Altman uno dei più acuti e geniali orchestratori del linguaggio filmico Forse proprio quello che Nikola Roumeliotis definisce il “carveriano” America Oggi, è il suo capolavoro. Di quest’ultimo film si parla sempre meno, così come di quasi tutta la storia registica di Altman. E meno male che ci ha pensato Amelio a ricordare, specie ai giovani cinefili del terzo millennio, che Altman non va dimenticato; anzi proprio oggi il suo cinema va studiato a fondo.

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