L’occhio che uccide. La fotografia e la guerra: Immaginario, torture, orrori. Un libro di Giovanni Fiorentino

giovanni_fiorentino-occhio_che_uccideNello sguardo del cittadino contemporaneo albergano ormai in pianta stabile immagini di violenza, morte e guerra. I telegiornali, i quotidiani, i siti internet “documentano” l’orrore dei kamikaze e dei bombardamenti sulle popolazioni civili, le decapitazioni e le torture sui prigionieri, in una sorta di danza macabra nella quale però non è rintracciabile un briciolo di verità. Partendo dal presupposto che la fotografia stessa non possieda requisiti di autentico realismo (anche nella sua sfera più strettamente documentativa), si deve anche notare come le immagini che invadono ogni giorno la nostra mente siano abilmente selezionate, tagliate, censurate, manipolate da un sistema informativo mai obiettivo. Ciò determina un vortice mediatico il cui scopo è quello di “tenere a bada” le masse occidentali, di nutrirle di fotografie da consumare selvaggiamente in modo tale che poi godano del proprio benessere e della fortunata lontananza geografica dai luoghi in cui la violenza si esercita con tanta feroce assiduità.


Ma il rapporto stretto tra guerra e fotografia non è elemento nuovo, anzi ha caratterizzato l’intera storia del Novecento, e continua ancora oggi, nel terzo millennio, ad essere furbamente alimentato dai mass media. Proprio questo è l’argomento centrale del libro di Giovanni Fiorentino intitolato L’occhio che uccide e pubblicato recentemente dalla casa editrice Meltemi.

Fiorentino è docente di Media Education presso l’Università di Lecce e di Sociologia della Comunicazione presso l’Ateneo della Tuscia. E’ dunque uno studioso in grado di affrontare con approccio analitico una materia complessa come quella connessa all’uso e alla valenza dei mezzi di comunicazione.
Afferma l’autore: “L’immagine è voyeurismo, pulsione, necrofilia, e scopofilia, controllo, possesso, bisogno morboso di contemplare. Eros e Thanatos”. In questa complessa definizione sembra essere racchiuso il senso del libro, studio che grazie ad un percorso, forse non perfettamente compiuto, cerca di evidenziare la tensione consumistica nell’ambito della quale vengono fruite le immagini contemporanee.
Scorrendo i vari capitoli ci si può rendere conto di come l’abbraccio “morboso” tra guerra e fotografia continui a stringersi sempre di più e come l’effetto di amplificazione della rappresentazione del male, che ha determinato prima la raffigurazione “semplice” della morte individuale e poi quella parossistica della dimensione mostruosa della strage di inermi, sia destinato a ingigantirsi sempre più per non rimanere indietro rispetto all’incontrollabile bulimia da immagini di cui è vittima la società tecnologica.


Molto interessanti, anche se avrebbero meritato un approfondimento maggiore, i paragrafi dedicati al rapporto tra fotografia, cinema e letteratura. Certamente utile, infine, per gli studiosi della materia l’ampia bibliografia conclusiva.


©CultFrame 12/2004

 

 

CREDITI

Titolo: L’occhio che uccide – La fotografia e la guerra: Immaginario, torture, orrori / Autore: Giovanni Fiorentino / Editore: Meltemi, 2004 / Collana: Melusine / 124 pagine / 14,00 euro / ISBN: 88-8353-365-8

 

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CULTFRAME. Le immagini dell’orrore

CULTFRAME. L’Ottocento fatto immagine. Un libro di Giovanni Fiorentino

Casa editrice Meltemi

 

INDICE DEL LIBRO

Introduzione / Capitolo primo Abu Ghraib e dintorni. Le invasioni barbariche / Capitolo secondo Prima pagina. La storia riscritta, la storia in diretta / Capitolo terzo Guerra e fotografia, amore infinito, Costruzione e manipolazione / Capitolo quarto L’estetizzazione dell’orrore. Dalla “zattera” di Gericault al World Press Photo /  Capitolo quinto L’immaginario, l’Occidente e la fotografia / Capitolo sesto Epilogo. Media, silenzio e fotografia / Bibliografia / Giornali