Le immagini dell’orrore

undici_settembreCiò che è successo in questi giorni negli Stati Uniti d’America ha ovviamente superato ogni tipo di fantasia, anche se il cinema hollywoodiano nella sua “produzione catastrofica” ci aveva più volte provato.
Gli accadimenti visibili in diretta in tutto il mondo sono avvenuti come in una sequenza studiata nei minimi dettagli. Terroristi criminali e in preda ad un lucido delirio si sono, forse consapevolmente (e questo sarebbe ancora più agghiacciante), trasformati in registi di un’azione organizzata secondo un crescendo che ha avuto un impatto mediatico incredibile.


I giornali ovviamente sono pieni di fotografie di questi tragici eventi. Hanno stravolto l’impaginazione abituale. Lo spazio in genere destinato alle colonne scritte è stato ridotto drasticamente per consentire la pubblicazione della documentazione iconografica del disastro. Il Corriere della Sera del 13 settembre ha riservato due intere pagine (4 e 5) ad una sorta di angosciante rappresentazione della morte. Un uomo che si lancia nel vuoto per non morire bruciato, le torri gemelle avvolte nel fuoco, gente disperata che vaga inebetita, volti di persone distrutte dal dolore. Stessa operazione è stata compiuta da La Stampa del 12 settembre che ha riservato tutta l’intera ultima pagina a tre terribili scatti.


Insomma, in momenti simili le immagini riescono più di ogni altro mezzo di diffusione delle informazioni a comunicare il senso oscuro della follia. Le fotografie che impazzano su internet e sui giornali sono diventate l’unico vero strumento per comprendere come il genere umano stia precipitando inesorabilmente nel baratro della perdita di contatto con realtà.

Abbiamo visto cose che nessuna mente, neanche la più malata, avrebbe mai pensato potessero accadere a NewYork, il cuore pulsante del mondo occidentale. All’improvviso uno scenario di distruzione, che eravamo abituati a collegare ai luoghi disastrati del pianeta, si è spostato nel centro della ricchezza mondiale. Tutti siamo rimasti spiazzati e sconvolti; tutti ci siamo resi conto però che i reportages realizzati negli ultimi anni da alcuni fotogiornalisti in zone di guerra ci descrivevano drammatici avvenimenti forse geograficamente lontani ma che ci riguardavano profondamente e direttamente.

Sostiene Sebastiao Salgado in un editoriale pubblicato da La Repubblica del 13 settembre: “La foto della donna coperta di polvere, avvolta in una nuvola gialla, alla ricerca di un rifugio dopo l’attentato mi richiama le immagini dei lavoratori dello zolfo in Indonesia…”. Le parole di Salgado sono molto importanti proprio perché attraverso la documentazione fotografica del più mostruoso evento della storia umana dalla fine della seconda guerra mondiale anche il più superficiale e distratto degli uomini ha potuto comprendere come le prove visive delle indicibili sofferenze dei diseredati della Terra non debbano essere rimosse dalla società capitalistica e non debbano essere considerate solo come una testimonianza di una condizione che non ci appartiene, una testimonianza da congelare in un museo o da consumare velocemente sfogliando le pagine di un quotidiano.


Viaggiamo tutti insieme, poveri e ricchi, occidentali e orientali, in avventura esistenziale di cui non è possibile fornire una spiegazione razionale. E questa situazione dovrebbe spingerci verso la solidarietà internazionale e non verso l’indifferenza, o, peggio ancora, verso un incomprensibile odio.


©CultFrame 09/2001

 

IMMAGINE

New York, 11 settembre 2001

 

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Immagini dell’11 settembre realizzate da James Nachtwey