maybe in sarajevo. Un libro di Gea Casolaro

gea_casolare-may_be_in_londonUn caffè con poltrone di vimini ed alcuni ombrelloni chiusi. La facciata angosciante di un palazzone tipico dell’edilizia popolare. Un bar affollato di giovani. Una donna che cammina lungo un viale situato all’interno di un parco pubblico. La scritta Viva Zapata su un muro.

Squarci di una realtà giornaliera, echi di un’esistenza qualsiasi, strade anonime, case come tante, individui che affollano un luogo pubblico.

Un occhio esterno seleziona il mondo, lo ripropone scomponendolo e isolando porzioni di reale; lo atomizza per tirar fuori la sua essenza profonda. Dove ci troviamo? A Barcellona? A Varsavia? A Berlino? Tutto potrebbe essere. Un’enigmatica presenza-assenza conquista lo sguardo del fruitore, avvolge i suoi occhi in un processo ipnotico.

L’obiettivo della macchina fotografica cattura la luce per rappresentare l’esistente, ma nello stesso momento lo decontestualizza collocando il visibile su un piano indistinto, astratto, a tratti simbolico.


gea_casolaro-maybe_in_warszawaTutte le foto di Gea Casolaro pubblicate su maybe in sarajevo (Meltemi Editore) sono state scattate nella capitale bosniaca.

Flussi di immagini che si mescolano nel nostro patrimonio mentale e psicologico confondendo ambienti e cose. Un tessuto visivo in cui ogni fotografia rappresenta il nodo di una trama sottile che ci fa comprendere come l’orrore delle guerre balcaniche, apparentemente lontane, sia stato un terribile dramma generato da meccanismi socio-politici che riguardano tutti noi.

Sarajevo, dunque, smembrata in mille rivoli ci pone di fronte alla “tragica” normalità di una città, simile a tante altre, una città, che potrebbe essere quella in cui viviamo, per anni sconvolta da un atroce conflitto bellico e vampirizzata dai mass media che l’hanno trasformata in un grande e sporco set di un film horror.

Gea Casolaro ha portato invece a termine un intelligente ed acuto processo di mistificazione creativa teso a ridare ad una capitale martoriata come Sarajevo una dignità perduta, il senso di una serenità persa a causa delle bombe, del delirio degli uomini e della violenza etnico-religiosa.

L’artista ha giocato in maniera brillante con i concetti di vero e falso, concetti ampiamente sviluppati nel cinema “illuminato-ante” di un genio come Orson Welles, ed ha restituito a Sarajevo, attraverso dei “semplici” scatti, la dimensione del sogno e del mistero e allo stesso tempo una patina di soave e poetica tranquillità.

©CultFrame 06/2001

 

 

IMMAGINI

1 Gea Casolaro. Maybe in London. Dal libro Maybe in Sarajevo
2 Gea Casolaro. Maybe in Warszawa. Dal libro Maybe in Sarajevo

 

CREDITI

maybe in sarajevo / Fotografie: Gea Casolaro / Testi: Massimo Canevacci, Viviana Gravano / Meltemi Editore, 2001 / 60 immagini / 95 pagine / 17,04 euro

 

LINK

Meltemi Editore

 

INDICE DEL LIBRO

Gea Casolaro / MAYBE IN SARAJEVO
Massimo Canevacci / DISLOCAMENTI VISUALI
Viviana Gravano / FORSE