Nous ⋅ Un film di Alice Diop ⋅ 71° Berlinale ⋅ Encounters

Frame tra dal film “Nous” di Alice Diop

Già il suo precedente documentario premiato al Cinéma du Réel, La permanence (2016), pur essendo ambientato in uno studio medico della banlieue parigina di Bobigny dove richiedenti asilo trovano assistenza sanitaria e psicologica, si apriva con una frase di Pessoa. Cinque anni dopo, Alice Diop ha presentato alla Berlinale e al Cinéma du Réel 2021 un film significativamente intitolato Nous e dedicato a chi vive alle estremità settentrionali e meridionali di Parigi e anche quest’opera rivela una precisa matrice letteraria, anzi più di una: nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa, l’autrice ha affermato di aver preso a modello per i suoi ritratti di persone normali persino certe prose di Joyce; ma la prima ispirazione rivendicata per mezzo di una dedica che chiude il film è il volume Les passagers du Roissy-Express (1990), in cui François Maspero e Anaïk Frantz raccontavano con parole e immagini l’umanità incontrata lungo la RER B che attraversa la capitale francese da Nord a Sud, mentre la seconda è esplicitata dalla partecipazione a Nous dello scrittore Pierre Bergounioux.

Nato in provincia nella piccola Corrèze e oggi residente a mezz’ora di viaggio da quella Parigi che in un’intervista del 2009 ha definito un po’ ironicamente “cœur du pays” e “foyer des valeurs”, Bergounioux ha consacrato buona parte della propria opera monumentale all’affresco del suo ambito sociale d’origine e di un’umanità molto spesso esclusa dalle attenzioni (se non strumentali) della politica e dei media (letteratura e cinema compresi) che cerca di riscattarsi con la cultura. Nel film lo vediamo leggere estratti dai suoi diari editi, dove ha annotato per decenni quei dettagli della vita quotidiana che, se non trasmessi, era sicuro sarebbero scomparsi per sempre e che invece riescono a commuovere ancora la regista, sedutagli accanto, che li ha già letti più volte riconoscendosi in essi.

È quindi facendosi forza dell’ispirazione fornitale da questi testi che Alice Diop, di origini senegalesi ma nata in Francia e cresciuta vicino alla fermata della RER B Aulnay-sous-Bois, ha intrapreso la sua esplorazione dei margini della ville lumière, mal celando il senso di colpa di chi da giovane ha tanto desiderato lasciare le case popolari, conquistare Parigi, per trovarvi forse molta meno umanità. Ed è questo pregresso che spiega il suo coinvolgimento diretto nel film: dapprima scambiando qualche battuta da dietro la camera con uno dei protagonisti, un meccanico maliano in Francia da vent’anni; quindi prendendo parola alla prima persona per commentare alcuni film di famiglia degli anni Novanta in cui appaiono, fuggevolmente, la madre scomparsa anzitempo, seguita poi dal padre, mancato in un secondo momento e al centro di un secondo repertorio, e la casa d’infanzia un tempo gremita di presenze familiari, oramai abbandonata.

La conversazione con Bergounioux ha perciò la funzione di fare da perno alle varie tessere di un mosaico di ritratti (il meccanico, un’assistente sanitaria in perpetuo movimento tra una casa e l’altra abitate anziani rimasti soli, i ragazzi delle cités che vivono all’aperto, il parco Bassin de Coupières sulle rive dell’Yvette a Sud di Parigi) in cui Alice Diop ha voluto anche trovare una congiunzione tra le sue memorie private (il rimpianto per i genitori che non ci sono più e sarebbero “morti due volte”, come direbbe Bergounioux, se la figlia non fosse riuscita a omaggiarli dopo un tragitto sociale che l’ha allontanata da loro) e almeno due momenti in cui il film ci pone di fronte a una memoria collettiva della Francia che non è detto sia pienamente condivisa: la messa commemorativa a Luigi XVI che ogni anno si tiene a St. Denis e a cui partecipano persone molto diverse da quelle che abitano nei quartieri attraversati dalla regista; e il Museo del Memoriale di Drancy, dove durante la seconda guerra mondiale migliaia di deportati francesi furono internati con la correità di loro connazionali per transitare poi verso i campi di sterminio.

Il “noi” cui il film è intitolato non è dunque per forza ecumenico né consolidato una volta per sempre, tutt’altro. Lo mostrano anche l’incipit e il finale che incorniciano il mosaico disegnato dall’autrice allontanandosi dalla linea B della RER. Nelle prime scene a mo’ di prologo, due nonni e un nipote, che potrebbero essere birdwatcher o cacciatori, osservano a distanza un cervo spuntato dal lato opposto di una radura: due mondi a parte eppure limitrofi. Nelle ultime, ritroviamo nonno e nipote partecipare alle battute di caccia in costume del Rallye Fontainebleau, organizzate intorno all’omonimo Castello, inseguendo cervi e cinghiali. Come con la commemorazione dell’ultimo re assoluto di Francia, Alice Diop include così nel suo racconto comunità ben distinte da quelle delle banlieue ma tale scelta inclusiva non fa che testimoniare quanto esse vivano pressoché segregate le une dalle altre. Pur apprezzando questa struttura, la selezione dei personaggi e la relazione instaurata con ciascuno di essi dalla regista, Nous finisce per risultare un po’ disarticolato perché irrisolto è il rapporto tra generazioni e gruppi sociali intercettati: il che senz’altro non impedirà a Bergounioux e a Diop di continuare a scrivere e a filmare il nostro presente, giorno dopo giorno, a discapito di ogni forma narrativa chiusa e di ogni narrazione stereotipa delle periferie come tutte uguali. Nel caso di Parigi, per esempio, il Nord e il Sud sembrano assomigliarsi poco, benché gravitino intorno alla medesima metropoli. Per approfondirne le ragioni in un film-saggio ci vorrebbe un cinema differente da questo, a cui interessa soprattutto portare affettuosamente sullo schermo persone comuni altrimenti destinate all’oblio.

© CultFrame 03/2021

TRAMA
Chi sono e come vivono coloro che abitano nelle periferie della capitale francese?

CREDITI
Titolo originale: Nous / Regia: Alice Diop / Sceneggiatura: Alice Diop / Montaggio: Amrita David / Fotografia: Sarah Blum, Sylvain Verdet, Clément Alline / Interpreti: Ismael Soumaïla Sissoko, N’deye Sighane Diop, Bamba Sibi, Marcel Balnoas, Pierre Bergounioux / Produzione: Athénaïse, Arté France / Paese: Francia, 2021 / Distribuzione: Totem Films / Durata: 117 minuti.

SUL WEB
Il programma della 71° Berlinale:

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