Peterloo. Un film di Mike Leigh. 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Concorso

Mike LeighPeterloo è il nome coniato da un giornalista del “Manchester Observer” con cui è passata alla storia la carneficina perpetrata nel 1819 dall’esercito inglese ai danni di una folla di manifestanti pacifici e si tratta di una crasi di due toponimi: quello del luogo nel quale quel fatto avvenne, St Peter’s Fields a Manchester, e quello molto noto oggi come allora di Waterloo, nei cui pressi Napoleone era stato definitivamente sconfitto soltanto quattro anni prima.

Il protagonista della prima parte del film dedicato a tale evento tragico da Mike Leigh, originario di quella zona, è proprio un reduce da quella battaglia fatale per le truppe francesi, che apre Peterloo: il giovane trombettiere Joseph al seguito dell’esercito inglese guidato dal Duca di Wellington sarebbe un vincitore ma è rimasto in realtà profondamente traumatizzato dall’esperienza patita al fronte e quando torna – a piedi – nella sua Manchester si ritrova spaesato e senza lavoro. Come altri suoi familiari inizierà a partecipare alle riunioni di lavoratori immiseriti dai dazi sul grano e intenzionati a portare fino a Londra l’appello per una diversa rappresentanza elettorale (eleggendo deputati su base locale, allargando il suffragio etc.).

Sono almeno due decadi che Leigh ritorna periodicamente a realizzare importanti film in costume, come l’omaggio di Topsy Turvy (1999) ai compositori Gilbert & Sullivan, la denuncia sull’ipocrisia antiabortista di Vera Drake (2004), Leone d’oro a Venezia, o il ritratto del genio artistico di Turner (2014): altrettante ricostruzioni minuziose di vizi e virtù della storia britannica. In questo caso, la volontà dello sceneggiatore e regista è evidentemente quella di riportare d’attualità la memoria di un massacro che non ha mai avuto giustizia oltre che di riproporre la forza delle idee che animarono allora la classe operaia di Manchester.

Leigh ha da sempre un senso del realismo molto preciso e peculiare, che mette in scena tramite un accurato lavoro di tipizzazione dei corpi, dei volti e di ogni minima varietà dell’accento o del vernacolo parlato dai suoi personaggi. Fedeli a questa maniera e all’intento dichiaratamente didascalico del film sono anche i ritratti dei magistrati che ordinarono il massacro, dei politici conservatori e del debosciato Principe Reggente (il figlio del matto Giorgio III, futuro Re Giorgio IV). Ma non sono indenni da critiche e caricature anche i leader dei lavoratori, divisi sull’opportunità di condurre la loro protesta solo pacificamente o mossi da vanità personali come nel caso di Henry “Orator” Hunt, interpretato da Rory Kinnear, attore shakespeariano di vaglia noto per aver partecipato a diversi episodi della serie 007.

Mike Leigh

Il film alterna quindi nella sua parte centrale il racconto dei mesi antecedenti la manifestazione del 16 agosto 1819 e lo fa seguendo una folla di personaggi contrapposti sull’uno o sull’altro fronte, i proletari e i politici, le aderenti alle società femminili democratiche e i governanti convinti di dovere estirpare dall’Inghilterra del Nord “il maligno spirito scaturito dall’odiosa rivoluzione francese”. Ancor più che ne Il giovane Karl Marx di Raoul Peck, l’affresco è corale e a tratti dolente, realizzato recuperando cronache, documenti, canzoni operaie dell’epoca, e con una relativa economia di mezzi registici; tutto concorre a dare risalto drammatico al finale che segna la sconfitta sanguinosa di un movimento popolare nascente che continuò le sue lotte nonostante le violenze di stato che dovette subire.

Tra l’altro, è una conseguenza diretta di quanto accaduto a St Peter’s Fields la nascita del “The Guardian”, nel 1821, e Leigh non manca di mostrare i giornalisti che furono presenti alla protesta di piazza, un fatto allora abbastanza inedito: le loro cronache furono lette anche da P. B. Shelley, che si trovava in Italia, ispirandogli il poema furente contro l’oppressione di ogni popolo intitolato La maschera dell’anarchia. Poi, una ventina d’anni dopo quei fatti, il giovane Engels si recò proprio nelle fabbriche tessili di Manchester che vediamo nel film per il suo studio fondamentale La situazione della classe operaia in Inghilterra.

In Peterloo, Leigh afferma con tutte le sue armi retoriche che anche grazie ai protagonisti di questa pagina di storia, a lungo tutt’altro che celebrata in Inghilterra, con il tempo alcune delle rivendicazioni dei lavoratori di Manchester diverranno realtà. Ci consegna così un’idea di “popolo” molto diversa da quella che viene costruita da molte parti politiche odierne.

CultFrame 08/2018

TRAMA
Il 16 agosto 1819 a St Peter’s Fields, presso Manchester, una manifestazione pacifica per chiedere maggiore democrazia e minori diseguaglianze viene repressa con violenza dal governo locale, facendo passare alla storia quei fatti come il massacro di Peterloo (con riferimento all’allora recente battaglia di Waterloo).

CREDITI
Titolo: Peterloo / Regia: Mike Leigh / Sceneggiatura: Mike Leigh / Montaggio: Jon Gregory / Fotografia: Dick Pope / Scenografia: Suzie Davies / Interpreti: Rory Kinnear, Maxine Peake, Pearce Quigley, David Moorst, Rachel Finnegan, Tom Meredith, Simona Bitmate / Produzione: Thin Man Films, Amazon Studios / Paese: Gran Bretagna, Usa / Durata: 154 minuti

SUL WEB
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