Cinéma du réel 2018. 40° Festival internazionale del cinema documentario

Frame tratto da "La telenovela errante" di Raoul Ruiz e Valeria Sarmiento
Frame tratto da “La telenovela errante” di Raoul Ruiz e Valeria Sarmiento

Dal 23 marzo al 1° aprile 2018 si svolge a Parigi la nuova edizione del Cinéma du Réel, la quarantesima, che ha anche una nuova direzione artistica con Andréa Picard, già programmatrice al Festival di Toronto, che subentra a Maria Bonsanti. La direttrice si è presentata al pubblico del festival – insediatosi come sempre al Centre Pompidou e al Forum des images, oltre che in sale limitrofe quali il Luminor Hotel de ville e il Centre Wallonie-Bruxelles – nella serata di preapertura del 22 marzo con la proiezione di La Telenovela Errante (1990-2017) di Valeria Sarmiento e Raul Rúiz: un film che ibrida linguaggi e generi per raccontare la società cilena come fosse una soap opera televisiva, e per rivelarne le contraddizioni.

Oltre che un omaggio a Ruiz, la scelta di inaugurare così il 40° Cinéma du Réel è rappresentativa di una manifestazione che quest’anno tende più che mai a coniugare e alternare sia le forme sia le epoche offrendo un excursus tra le differenti fasi della storia del cinema documentario e le nuove produzioni attuali. Sono infatti una quarantina i cineasti e critici intervistati dal festival per rispondere alla domanda “Qu’est-ce que le réel?” (una pubblicazione edita da Post-Editions ne raccoglie le risposte, comprese quelle della compianta Angela Ricci Lucchi con Yervant Gianikian e degli italiani Pietro Marcello, Roberto Minervini e Gianfranco Rosi), mentre nell’omonima sezione del programma curata da Nicole Brenez e Nicolas Klotz si potranno rivedere opere di Robert Kramer, Ken Loach, Chantal Akerman, Pasolini (Appunti per un’Orestiade africana), Jacqueline Veuve (con Les Lettres de Stalingrad presentato da Edgar Morin e Chiara Simonigh), William Klein (a Parigi per introdurre il suo primo e il suo ultimo film) o di uno dei padri fondatori del festival, Jean Rouch.

Frame tratto da "Appunti per un'Orestiade africana" di Pier Paolo Pasolini
Frame tratto da “Appunti per un’Orestiade africana” di Pier Paolo Pasolini

Oltre a varie tavole rotonde gli organizzatori hanno voluto far accompagnare anche alcuni film dell’ultima stagione, proposti nella sezione Ir/Réel, da incontri quali per esempio quello col regista Jacques Audiard e gli autori di Caniba Véréna Paravel e Lucien Castaing-Taylor. In questa selezione figurano molti titoli a cavallo tra fiction/non-fiction e che hanno avuto la loro anteprima nei maggiori festival del 2017-2018, come Zama di Lucrecia Martel e il suo quasi backstage Años Luz di Manuel Abramovich (entrambi a Venezia), Barulho, eclipse di Ico Costa (già al Doclisboa), Den’ Pobedy di Sergei Loznitsa, The Green Fog di Guy Maddin ed Evan Johnson, The Rare Event di Ben Rivers e Ben Russell (tutti in prima all’ultimo festival di Berlino).

Frame tratto da "Gens du lac" di Jean-Marie Straub
Frame tratto da “Gens du lac” di Jean-Marie Straub

Anche nelle sezioni competitive la matrice berlinese è assai forte, basti pensare che quattro degli undici film del concorso internazionale sono passati al Forum della Berlinale 2018 (come Waldheims Walzer di Ruth Beckermann – l’autrice di Die Geträumten, incentrato sul carteggio tra i poeti Ingeborg Bachmann e Paul Celan, già presentato alla Berlinale e al Réel 2016 – o Fotbal infinit di Corneliu Porumboiu) e ciò vale anche per due titoli della competizione francese (Syn di Alexander Abaturov e L’empire de la perfection di Julien Faraut, dedicato al tennista John McEnroe). Nel concorso opere prime, si segnala Al di là dell’uno, qui considerato l’esordio di Anna Marziano, già autrice dell’interessante mediometraggio e videoinstallazione Variazioni ordinarie (2012). In quello dei cortometraggi, c’è anche l’italiano Diego Marcon, con Monelle, accanto a Gens du lac di un certo Jean-Marie Straub.

Il dialogo tra giovani autori e maestri del cinema del reale è favorito dagli omaggi ai lavori in pellicola dell’artista britannica Tacita Dean, al giapponese Shinsuke Ogawa (1936-1992) e al collettivo degli anni Sessanta Ogawa Pro, che continua al Jeu de Paume, nonché dalla retrospettiva Pour un autre 68 curata da Federico Rossin con opere di cinema sperimentale e militante per lo più provenienti da America Latina, India, Palestina, Africa.

Al piano sotterraneo del Pompidou, una video-installazione della newyorkese Lyle Ashton Harris esplora in chiave intersezionale gli intrecci fra privato e pubblico, fra appartenenze etniche e di genere. Tra gli addetti ai lavori c’è infine curiosità per la presentazione della neonata Cinémathèque du documentaire diretta da Julie Bertuccelli.

© CultFrame 03/2018

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