The Post. Un film di Steven Spielberg

Steven SpielbergLa Storia, in alcune occasioni, offre a inconsapevoli persone “comuni” la possibilità di agire in modo eroico compiendo azioni semplici ma fondamentali, come raccontare la verità. Si tratta di eventi irripetibili, da prendere o lasciare, che nel momento stesso in cui si realizzano vengono avvolti da una fastidiosa aura di retorica che finisce per plasmarne, irrimediabilmente, il significato. Rifuggire da questo vortice, che troppo spesso inghiottisce buone storie per poi restituirle svuotate del loro senso profondo, è un compito arduo, nel quale anche i più capaci rischiano di incontrare il fallimento. Eppure ci sono casi in cui tale resistenza viene ripagata, come nell’ultimo lungometraggio di Steven Spielberg, The Post.

Siamo nel 1971 (anche se il tempismo della rappresentazione può farla apparire del tutto contemporanea) e il New York Times ha appena pubblicato un primo e parziale resoconto dei Pentagon Papers, documenti top secret che riportano, impietosamente, le menzogne perpetrate da quattro diverse amministrazioni americane in merito alla sanguinosa guerra in Vietnam. Uno scandalo, per l’opinione pubblica, ma anche una “tragedia giornalistica” per Ben Bradlee, direttore del Washington Post, colpevole di aver bucato la notizia. Mentre corre ai ripari sguinzagliando i suoi giornalisti in cerca dei documenti, l’amministrazione Nixon chiede alla Corte Federale di intervenire bloccando ogni altra pubblicazione da parte del Times, ottenendo un esito favorevole. Nel frattempo Ben Bagdikian, assistente del capo redattore del Post, riesce ad avere una copia completa del documento: pubblicare dopo l’ingiunzione al Times può significare il licenziamento o addirittura il carcere per Bradlee e Katharine Graham, editore del Post e prima donna a ricoprire una simile carica, già assorbita da una difficile quotazione in borsa che può significare la salvezza della testata.

Steven SpielbergLa sua decisione è il fulcro intorno al quale ruota l’intera vicenda, complessa sotto diversi aspetti. Katharine ha ereditato la gestione del quotidiano solo dopo la scomparsa del padre e del marito, ma è ancora circondata da uomini che le dicono cosa fare e come farlo, quasi la sua condizione di donna le rendesse impossibile la capacità di prendere decisioni. Il suo consiglio di amministrazione, tutto al maschile, la precede lasciandola sempre un passo indietro, la sala riunioni è l’immagine di un piccolo e ordinato esercito guidato da un comandante che si fa notare solo per la sua diversità, fatta di tacchi e acconciature voluminose. L’unico uomo che rispetta davvero il suo ruolo di donna e di editore è Bradlee. La loro, più che un’affinità elettiva, è una relazione di reciproco rispetto ed è la leva che muove Katharine in direzione del coraggio, dote che le appartiene fin dall’inizio ma che, grazie alla pubblicazione dei Pentagon Papers, riesce finalmente a mostrare.

Steven SpielbergSpielberg osserva la sua presa di consapevolezza con estremo equilibrio, lasciando il tempo alla sua protagonista, che ha il volto di Meryl Streep, il tempo di mostrare la complessità del dramma personale che si mescola a quello lavorativo. Accanto a lei Bradlee, interpretato da Tom Hanks, non è più “soltanto” un giornalista dedito al suo lavoro. È anche un marito che dovrebbe concedere di più al proprio matrimonio, e un padre amorevole ma forse non troppo presente. Anche i comprimari, attraverso gesti banali ma del tutto significativi, completano un quadro di impegno sostenuto da una competenza tangibile, e non si tratta di un fatto scontato, soprattutto oggi che la banalizzazione e la falsità sono all’ordine del giorno, e spesso sulle prime pagine dei quotidiani. In questi termini, quindi, la coralità della sceneggiatura firmata da Liz Hannah e Josh Singer assume un valore che trascende i confini della vicenda: il rischio enorme corso da Graham e Bradlee viene ricompensato da un riconoscimento che va oltre il successo personale. È la spinta che muove al sostegno reciproco, ma anche un segno di distinzione in direzione di un’intelligenza collettiva degna di tale nome.

Il merito di un regista come Spielberg, che riesce a raccontare uno scandalo politico di questa portata senza inutili strilli, risiede nella scelta, consapevole, di un pacato ma solido ottimismo. Il suo messaggio, velato da una perfetta ricostruzione del periodo alla quale contribuiscono in gran parte la fotografia di Kaminski e gli abiti della costumista Roth, arriva forte e chiaro. Passa per le rotative che fanno tremare le scrivanie della redazione e arriva ai nostri tablet. Viene trasmesso da telefoni a gettoni e ricevuto dai nostri smarthphone. Suggerisce, senza possibilità di fraintendimento, che il messaggio, qualunque esso sia e purché sia vero, merita sempre di essere trasmesso, non importa quale sia l’impedimento che intralcia la nostra strada. Per superare un eventuale ostacolo non è necessario essere supereroi dal costume scintillante. L’importante, quando richiesto, è agire come tali, anche mentre si indossa un caftano bianco da sera.

© CultFrame 02/2018

TRAMA
Giugno 1971. Katharine Graham, editore del Washington Post, deve decidere se permettere al suo direttore Ben Bradlee di pubblicare sul loro quotidiano il materiale dei Pentagon Papers, documenti secretati dal governo che testimoniano le menzogne di quattro diverse amministrazioni in merito alla guerra in Vietnam. La sua scelta di totale trasparenza scuoterà l’opinione pubblica e rivoluzionerà la storia dell’informazione.


CREDITI
Titolo: The Post / Titolo originale: Id. / Regia: Steven Spielberg / Sceneggiatura: Liz Hannah, Josh Singer / Interpreti: Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Matthew Rhys, Alison Brie, Carrie Coon, David Cross, Jesse Plemons, Michael Stuhlbarg, Zach Woods / Fotografia: Janusz Kaminski / Montaggio: Michael Kahn, A.C.E., Sarah Broshar / Musica: John Williams / Scenografia: Rick Carter / Costumi: Ann Roth / Produzione: Amblin Entertainment, Dreamworks, Pascal Pictures, Star Thrower Entertainment / Paese: Stati Uniti, 2017 / Distribuzione: 01 Distribution / Durata: 118 minuti.

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