Intervista al regista, sceneggiatore e fumettista americano Frank Miller

Frame tratto dal film Sin City diretto da Frank Miller e Robert Rodriguez
Frame tratto dal film Sin City diretto da Frank Miller e Robert Rodriguez

Abbiamo incontrato il disegnatore Frank Miller in uno dei suoi habitat naturali. La più’ grande kermesse di comics Europea: Lucca Comics che quest’anno compie 50 anni. Ha incontrato la stampa e i suoi fans, ha risposto a tutte le domande (comprese quelle su Trump: “mi volete umiliare perché sono americano”, ha risposto ridendo) ma non ha firmato autografi. Il più grande e inventivo fumettista (nonché regista e sceneggiatore) degli ultimi decenni ha stretto mani ma non la penna per mettere la sua firma. E tutti l’hanno rispettato.

Fra tutti i personaggi che ha creato o ricreato, a quale è più legato?

Tra quelli che ho creato, Dwight di Sin City; tra quelli che ho ricreato, soprattutto per la scrittura, sicuramente Daredevil.

Perché con lei Batman è diventato dark, violento e profondamente psicoanalitico?

L’uomo è come un roditore! Cresce e poi va a uccidere i cattivi. È meraviglioso quello che fa, ma chi lo fa, nel nostro caso, è un uomo veramente fuori dal comune…

Le piacciono più le strisce oppure le “grafic novel”?

Assolutamente le “grafic novel”; le strisce sono limitanti. Così strette. E io ho bisogno di sentirmi libero.

Quando abbiamo visto Sin City abbiamo capito che ama tantissimo il genere noir. Come mai?

A causa dei vecchi film e dei vecchi attori come Bogart, oppure James Cagney. Amavo la loro chiarezza, la loro semplicità e la loro moralità nera.

Sin City lo avete girato in bianco e nero come un omaggio al cinema nero?

No, Robert Rodriguez mi ha detto che voleva che fosse come la traduzione filmica di un libro. E che gli attori sembrassero usciti dai disegni di un fumetto. Perciò, almeno per lui, la migliore soluzione era il bianco e nero.

Lei è un fumettista ma che cosa preferisce: il disegno o il cinema?

È come se chiedesse a un ragazzo se preferisce un gioco piuttosto che un altro. Ho fatto tutti e due e amo tutti e due.

Da dove prende ispirazione per le sue storie?

Ovunque. Apra un giornale, legga un annuncio, parli con qualcuno che ha il cuore spezzato. Sono tutti potenzialmente fonti delle mie storie.

Ma oggi c’è un personaggio da cui trarre ispirazione in particolare?

Se si riferisce, perché lo sento che dietro la sua domanda si nasconde lui, ad un tipo con i capelli arancioni e grosse labbra e che sta cercando di diventare presidente degli Stati Uniti (n.d.r. nel frattempo lo è diventato ufficialmente), non potrei mai fare un fumetto su di lui.

Ma se decidesse di farlo sarebbe un noir?

Lo sa che lei ha una mente molto perversa? (ride)

Che progetti ha per il futuro?

Sto trattando con la DC comics e ho intenzione di tornare a Sin City molto presto; e riprenderò anche 300 dal punto di vista di Xerses…

Perché è cosi interessato a questo personaggio?

Mi piace la storia, mi diverte studiarla e poi è una scusa per viaggiare. La sua megalomania mi affascina e in questi tempi la troviamo in molti. È molto contemporanea ma senza riferimenti specifici.

© CultFrame 11/2016

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Sin City – Una donna per cui uccidere. Un film di Robert Rodriguez e Frank Miller

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