Le opere visionarie dell’artista americano Pat O’Neill in mostra a Roma

© Pat O’Neill, Solo show. Courtesy the artist and Monitor, Rome
© Pat O’Neill, Solo show. Courtesy the artist and Monitor, Rome

È stata ed è tuttora di grande interesse la questione dell’uso delle tecnologie. Le domande che ci poniamo costantemente derivano dalla presenza sempre più massiccia e massificante dei dispositivi tecnologici al nostro servizio. Protesi, prolungamento dei nostri corpi nello spazio asserviti per i nostri scopi? O siamo noi asserviti a degli strumenti che apparentemente esaltano i nostri sensi? Che ci esonerano da attese sempre meno gradite, da faticose attività industriose?

Per Emanuele Severino la risposta alle nostre aspettative è duramente negativa: a nulla vale persino l’uso responsabile di tali strumenti, in essi, ci avverte il filosofo bresciano, è insita la violenza dell’uomo nel mondo: come scrive in Téchne – Le radici della violenza (BUR Saggi, Rizzoli, Milano 2010). Ma vi è anche chi si pone a favore di un uso responsabile delle tecnologie, cercando di comprenderne i pericoli in un contesto universale (non solo per la specie umana) per evitarne ricadute sfavorevoli in circostanze in cui tutto esiste in una rete imprescindibile di relazioni. Ed è il caso delle tesi esposte in un libro del fisico e saggista austriaco Fritjof Capra dal titolo La Scienza della Vita (BUR Scienza, Rizzoli, Milano 2004).

La citazione di questi due studi dagli esiti opposti (presi ad esempio tra un’innumerevole letteratura sui temi in questione) ci occorre per introdurre una riflessione sull’operazione intellettuale e di ricerca sperimentale di Pat O’Neill, in mostra nella galleria Monitor di Roma e dal titolo programmatico: Solo Show.

© Pat O’Neill, Solo show. Courtesy the artist and Monitor, Rome
© Pat O’Neill, Solo show. Courtesy the artist and Monitor, Rome

L’autore di Los Angeles, a nostro avviso, si pone in una posizione basilare rispetto alle due argomentazioni sopracitate: tutto teso a una partecipazione diretta e anticipatrice sulle capacità di impiego degli strumenti tecnologici a lui contemporanei. Che si tratti di applicazioni pittoriche, di fotografie, disegni, collage o scultura, nonché di cinema sperimentale, Pat O’Neill si confronta sempre con le spinte divergenti degli strumenti a sua disposizione, creando così una sua poetica innovativa all’interno del vasto e complesso mondo delle arti visive. Avvia la sua ricerca  all’inizio degli anni ’60 del Novecento, da quel momento in poi si affermerà come uno degli autori di culto, specialmente all’interno del cinema sperimentale americano, divenendone un’icona.

Osserviamo nelle opere in mostra, siano esse collage, fotografie o sculture, la costante ricerca dell’autore statunitense nell’esplorazione dei materiali e della loro duttilità: il desiderio di immettere un movimento nella staticità. Ma è nella sua attività principale di filmmaker che O’Neill dà prova delle capacità tutte personali di attraversare l’uso delle tecnologie visuali, con una volontà dettata da una curiosità operativa verso gli strumenti a sua disposizione.

I lavori filmici, presenti nei due spazi laterali prospicenti l’entrata della galleria, ne sono un compendio esemplare: non solo una grande capacità tecnica ma una sintesi, tutta realistica, tra un fantastico sognatore e un elegante generatore di immagini. Nella sala di destra il video Down Wind (1973): uno scorrere di immagini apparentemente scollegate l’una dall’altra ci fa riflettere su quanto la realtà che ci scivola accanto, momento per momento, non sia poi così diversa da quella caotica che osserviamo nell’opera filmica.

Pat O’Neill, Solo show, 2016. Installation view at Monitor. Courtesy the artist and Monitor, Rome. (Ph: Giorgio Benni)
Pat O’Neill, Solo show, 2016. Installation view at Monitor. Courtesy the artist and Monitor, Rome. (Ph: Giorgio Benni)

Nella sala di sinistra un video dal titolo Let’s Make a Sandwich (1978): in una proiezione a tre canali veniamo continuamente sbalzati in altrettante dimensioni; tempi, ritmi e tipologia di immagini alterano la percezione della continuità spaziale a cui i nostri sensi sono normalmente abituati. È in questo spirito di autonomia espressiva che possiamo interpretare il lavoro sperimentale di Pat O’Neill, mettendolo in rapporto con un’attualità dove, prevalentemente, siamo asserviti passivamente agli scopi delle tecnologie e non aperti criticamente all’uso delle stesse. Ad ogni modo tenendo sempre ben presenti le tesi e le prospettive sui temi in questione di Emanuele Severino e Fritjof Capra.

© CultFrame – Punto di Svista 10/2016

Pat O’Neill, Los Angeles, 1939. Elabora strategie visuali innovative in special modo nell’ambito cinematografico. Nel 1974 fonda la Lookout Mountain Studios casa di produzione specializzata in effetti speciali per film. Alcune sue opere filmiche sono considerate dalla critica fondamentali in questo genere: Runs Good (1970), Down Wind (1973), Let’s Make a Sandwich (1978), Water and Power (1989), Trouble in immagine (1996) e The Decay of Fiction (2002). Sue opere sono presenti in significative collezioni museali: Hammer Museum, Los Angeles; Berkeley Art Museum and Pacific Film Archive, Berkeley; Walker Art Center, Minneapolis; Carnegie Museum of Art, Pittsburgh; Whitney Museum of American Art, New York. Il 12 settembre scorso sono stati presentati nella sala del Cinema Trevi di Roma in collaborazione con il CSC-Cineteca Nazionale, in presenza dell’artista e in dialogo con Adriano Aprà, Alessandra Mammì e Annamaria Licciardello, tre film di Pat O’Neill: Easyout (1971), Horizontal Boundaries (2008)
Starting To Go Bad (2009).

INFORMAZIONI
Pat O’Neill – Solo Show
Dal 14 settembre al 22 ottobre 2016
Galleria Monitor / Via Sforza Cesarini, 43/a-44, Roma / tel. 06.39378024 / monitor@monitoronline.org
Orario: martedì – sabato 13.00 -19.00

SUL WEB
Galleria Monitor, Roma