Whiplash. Un film di Damien Chazelle

Incoronato al Sundance 2014 con il gran premio della giuria e con il premio del pubblico, Whiplash è una vera e propria “americanata” costruita su una struttura narrativa ed emotiva studiatissima e inevitabilmente seducente per la capacità di dosare, anche grazie a un uso della musica jazz che sollecita fortemente i sensi, tensione e rilassamento fino al parossismo finale. La vicenda si svolge a New York in quel tipo di milieu artistico che dovrebbe avviare giovani di talento a carriere di altissimo livello in cui crudeltà e ambizione vanno a braccetto come, per esempio, nel Cigno nero (2010) di Aronofski benché qui la protagonista non sia la danza ma la musica jazz.

Un giovane aspirante batterista di grande talento appena entrato in un prestigioso conservatorio si ritrova a lavorare insieme a un maestro che stabilisce con lui un rapporto psicologicamente violentissimo che lo induce in una spirale di crescente follia e autodistruzione. Così come la nostra società è oggi completamente accecata dalla retorica dell’eccellenza o morte e del “merito” (secondo quali parametri? Stabiliti da chi?) anche Andrew rimane vittima di pratiche in realtà perverse e manipolatorie perché non sa cosa sostituire a quel sistema di valori e di priorità che lo seviziano con la scusa di fortificarlo affinché ottenga risultati ossessivamente sempre migliori.

Whiplash poteva essere una mordace denuncia della logica da talent show che ormai governa ogni nostra attività inducendo gli individui alla competizione e trasformando ogni atto in una performance sottoposta alla valutazione dell’autorità di turno con la conseguente teoria di sanzioni-torture-umiliazioni più o meno a favor di pubblico. Invece, perde quest’occasione per ridursi ad un trito, per quanto accattivante, apologo delle passioni inestinguibili, del talento che non si coltiva se non con il lavoro, per quanto oltraggiosamente duro possa a volte essere.

Si tratta perciò dell’ennesima success story abilmente disseminata di ambiguità che autorizzano interpretazioni dissonanti al fine di suscitare il consenso del maggior numero di spettatori possibile. Ciò detto, ci sono film da cui è bene non pretendere altro che un po’ di godimento e Whiplash, con la sua colonna sonora formidabile e il suo personaggio di cattivo che più cattivo non si può, un fenomenale J.K. Simmons, è sicuramente tra quelli.

© CultFrame 11/2014 – 02/2015

TRAMA
Andrew Neyman sogna di diventare un grande batterista jazz e frequenta il primo anno di un prestigioso conservatorio newyorkese la cui orchestra è diretta con pugno di ferro dal professor Fletcher. Dal giorno in cui Fletcher offre a Andrew la possibilità di entrare nell’orchestra, quella che sembra essere l’occasione d’oro per dare l’avvio a una carriera ai massimi livelli si trasforma per il ragazzo in una sequela di sfide e sofferenze da incubo.


CREDITI

Titolo: Whiplash / Regia: Damien Chazelle / Sceneggiatura: Damien Chazelle / Fotografia: Sharone Meir / Montaggio: Tom Cross / Musica: Justin Hurwitz/ Scenografia: Melanie Paizis-Jones / Interpreti: Miles Teller, J.K. Simmons, Melissa Benoist, Paul Reiser, Austin Stowell, Nate Lang, Max Kasch, Damon Gupton / Produzione: Bold Films, Right of Way Films, Blumhouse Productions / USA, 2014 / Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia / Durata: 105 minuti

SUL WEB
Sito ufficiale del film Whiplash di Damien Chazelle
Sito italiano del film Whiplash di Damien Chazelle
Filmografia di Damien Chazelle
Torino Film Festival – Il sito
Warner Bros. Pictures Italia

1 commenti

  1. Grazie per questa critica che mi da una lettura del film disincantata.
    Può essere comunque occasione per riflettere sul modo di affrontare le proprie passioni e suoi buoni/cattivi maestri.

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