Breil. Spot diretto da Michael Haussman

Una storia di fascino e di sguardi quella del nuovo spot Breil, e di un prontuario in dieci mosse che detta le regole della seduzione. Al centro del racconto due protagonisti che di charme ne hanno davvero da vendere, David Gandy e Kasia Smutniak, diretti da Michael Haussman. Il regista, che ha diretto numerosi spot di successo per marchi come Levi’s e Rayban oltre a videoclip per Madonna, Shakira e Chemical Brothers, firma una short story che ha nel commerciale la sua origine e destinazione e nell’arte cinematografica la sua qualità.

Una lei, un lui, una lobby di un hotel di lusso. Tra un via vai di facchini e uomini d’affari, lo sguardo della donna si sofferma sull’uomo, punto d’avvio di un gioco che procede per attrazione e dissimulazione. C’è il calcolo e c’è la passione, e quell’orologio al polso di entrambi che a tratti distoglie gli occhi dal rispettivo oggetto del desiderio, conferendo al tempo la connotazione arbitraria che appartiene al vissuto.  Lei ha l’expertise della femme fatale che calibra le sue mosse e le condivide solo con lo spettatore, complice e discepolo dell’infallibile strategia spiegata mossa dopo mossa grazie alla sicura e suadente voce fuori campo; lui è un po’ vittima un po’ connivente di questo gioco delle parti condotto dalla donna, accondiscendendo al ruolo di preda ma senza rinunciare alla virile compostezza perché, in fondo, quella strategia, come l’eros, alberga nell’immaginario.

E così, mentre un tempo va, scandito ritmicamente dalle lancette degli orologi Breil, un altro torna, si avvita su se stesso, prosegue per dilatazioni, ellissi e retroazioni. Questa duplice dimensione temporale da un lato permette all’episodio di intrecciare visivamente due diverse realtà, quella effettiva e quella potenziale dettata dalla strategia della seduzione, dall’altro isola ed enfatizza tutti i passaggi che conducono la Regina allo scacco al Re. I rumori d’ambiente contrappuntano la voce fuori campo, diventano ovattati quando quella si esprime ed “entrano” in tutta la loro irruenza quando invece si arresta, lasciando spazio al via vai brulicante della lobby e ai due protagonisti che si scrutano furtivi.
E poi ci sono inquadrature ripetute su pochi, significativi elementi, simboli che quasi incarnano la tensione agonistica che precede una gara: il campanello della hall che viene premuto e risuona come il segnale di inizio sul ring, lo sguardo accorto del receptionist che osserva come un giudice di gara, il carrello spinto da un fattorino che passando tra i due “atleti” lascia che il duello abbia inizio. Fondamentale si rivela dunque il montaggio che incarica questi momenti di esplicitare il senso e le modalità di un andamento non lineare grazie alla reiterazione delle inquadrature; la regia alterna primi piani dei personaggi centrali ai dettagli sul campanello, sullo sguardo del receptionist e, soprattutto, su quel carrello ripreso dapprima nel dettaglio delle ruote, poi dall’alto e infine nell’ombra effimera e passeggera che per qualche secondo attraversa il volto della donna.

In questo, la versione originale in inglese dello spot, che dura il doppio di quella italiana, si giova di una maggior chiarezza d’intenti registici perché non fa sconti sulle ridondanze che in questo caso sono elementi caratterizzanti del racconto.
Dieci mosse dunque, sempre nella versione estesa, in cui il marchio e il regista danno l’immagine di una donna spregiudicata nel condurre il corteggiamento dissimulando ritrosia e remissività, in una location dove il lusso conosce un fascino un po’ retrò, frutto anche di un uso del colore  basato su soluzioni desaturate; il tempo fa tutto il resto: dà forma al racconto e alla storia, ma soprattutto, nel prodotto che sponsorizza, diventa fine e mezzo di un’efficace strategia comunicativa.

© CultFrame 10/2011

 

Nothing But My Breil. Versione in inglese dello spot Tutto ma non il mio Breil


CREDITI

Spot: Tutto ma non il mio Breil / Spot in inglese: Nothing But My Breil / Regia: Michael Haussman / Direttore della fotografia: Paolo Caimi / Cast: David Gandy, Kasia Smutniak / Group Creative Director: Paolo Dematteis / Client Creative Director: Luca Zamboni / Copywriter: Gianluca Sales / Art director: Roberto Piazza / Produzione: Akita Film / Agenzia pubblicitaria: Leo Burnett/ Durata: 1′ 01” (V. O.); 31” (Versione italiana)

LINK
Il sito di Michael Haussman
Agenzia pubblicitaria Leo Burnett

 

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