61° Berlinale. I premi

paula_markovitch-el_premioLa 61a edizione della Berlinale non passerà alla storia per la quantità di capolavori né per l’originalità dei linguaggi cinematografici proposti dalle opere selezionate nelle sezioni principali. Il festival si è comunque concluso rispettando tutti i pronostici e laureando miglior film Nader And Simin, A Separation (2011) del regista iraniano Asghar Farhadi, già vincitore dell’Orso d’argento per la migliore regia nel 2009 con About Elly. La pellicola si è anche aggiudicata due orsi d’argento rispettivamente per l’insieme del cast femminile e maschile nonché il premio della giuria ecumenica e sarà distribuita in Italia dalla Sacher Film di Nanni Moretti.
La giuria del concorso, presieduta da Isabella Rossellini e composta da Guy Maddin (che ha anche presentato al festival la video-installazione Hauntings II), Nina Hoss, Sandy Powel, Jan Chapman, Aamir Khan e dall’assente “giurato ad honorem” Jafar Panahi, ha inoltre assegnato il Gran premio della Giuria alla pellicola senz’altro più notevole del concorso, The Turin Horse (2011) di Béla Tarr – vincitore anche del premio Fipresci – e l’Orso d’argento per la Regia al tedesco Ulrich Köhler per Schlafkrankheit – Sleeping Sickness (2011), film che racconta le difficoltà di una coppia di tedeschi che vive in Africa, dove l’uomo dovrebbe occuparsi di gestire un progetto legato alla lotta contro la malattia del sonno. Quest’ultimo premio è stato forse il più imprevisto dell’anno, ma si sa che le giurie devono spesso accontentare il paese ospitante…

Per la migliore sceneggiatura sono stati invece premiati Joshua Marston e Andamion Murataj, autori di The Forgiveness of Blood (2010) dello stesso Marston mentre il riconoscimento per la qualità del lavoro artistico è andato ex aequo a Wojciech Staron e a Barbara Enriquez, l’uno direttore della fotografia e l’altro scenografo del messicano El premio (2011) di Paula Markovitch.
Il riconoscimento intitolato al fondatore della Berlinale Alfred Bauer, riservato a un lavoro “innovativo”, è stato attribuito al tedesco Wer wenn nicht wir If Not Us, Who (2011) di Andres Veiel che racconta la storia e dei giovani Bernward Vesper, Gudrun Ensslin e Andreas Baader, divenuti l’uno scrittore e gli altri terroristi nel corso degli anni ’60. Un film interessante, . Segnaliamo anche l’Orso d’oro per il miglior corto andato a Paranmanjang – Night Fishing (2011) firmato da PARKing CHANce (alias Park Chan-wook e Park Chan-kyong).

Come di consueto, tra le numerose opere a tematica GLBTQI selezionate nelle varie sezioni della rassegna, sono state premiate con il “Teddy Award” per il miglior film Ausente (2011) di Marco Berger, per il miglio documentario The Ballad of Genesis and Lady Jaye (2011) di Marie Losier, per il miglior corto (ex aequo) due lavori di Barbara Hammer: Generations codiretto con Gina Carducci e Maya Deren’s Sink. Premio della giuria al grazioso film francese Tomboy (2011) di Céline Sciamma, ritratto dell’undicenne Laure che, appena trasferitasi in una nuova città, coglie l’occasione per fingersi maschio presso tutti i suoi nuovi amici.
Infine, i premi del pubblico della sezione Panorama sono andati a También la lluvia (2010) di Icíar Bollaín, miglior film, e a Im Himmel, Unter der Erde. Der Jüdische Friedhof Weißensee – In Heaven Underground – The Weissensee Jewish Cemetery (2011) di Britta Wauer, miglior documentario.

A quasi un anno dalla scomparsa del regista tedesco Werner Schroeter, a cui il Centre Pompidou ha appena dedicato una retrospettiva completa, cariche di emozione e partecipazione sono state le diverse proiezioni di Mondo Lux (2011), omaggio e documentario sull’opera e l’immaginario visivo dell’artista firmato dalla fotografa e amica Elfi Mikesch, che ha intervistato tutti i collaboratori ancora viventi di un autore che ha ragionato per tutta la vita sull’amore e sulla morte…
Un altro omaggio molto apprezzato dai berlinesi è stata la consegna dell’Orso alla carriera all’ottantenne Armin Müller Stahl, occasione questa per vedere e rivedere sul grande schermo film come Avalon (1990), Taxisti di notte (1991), Shine (1995), La promessa dell’assassino (2007).

Tra le note che si debbono fare alla fine di quest’edizione una riguarda senz’altro il 3D, mai così presente nelle opere del Concorso del festival. Se già Les contes de la nuit (2011) di Michel Ocelot è un film d’animazione che non abusa degli effetti resi possibili da questo formato, lavorando piuttosto sulla profondità spaziale delle tre dimensioni, due documentari per altri versi poco paragonabili come Pina (2010) di Wim Wenders e Cave of Forgotten Dreams (2010) di Werner Herzog confermano che il nuovo standard prenderà sempre più piede in quanto tale: probabilmente in pochi anni le povere immagini bidimensionali, nella visione domestica e in quella cinematografica, risulteranno troppo sgradevoli ai “nativi 3D” a tutto vantaggio del nuovo formato.

© CultFrame 02/2011


IMMAGINI

1  Frame del film El Premio di Paula Markovitch

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