Fotografie 1937 – 2002. Mostra di Lisette Model e la sua scuola

© Lisette Model. Sfilata di moda, Hotel Pierre, 1957 circa. Courtesy Hasted Hunt, New York and Baudoin, Lebon Gallery, Paris / Keitelman Gallery, Brussels
© Lisette Model. Sfilata di moda, Hotel Pierre, 1957 circa. Courtesy Hasted Hunt, New York and Baudoin, Lebon Gallery, Paris / Keitelman Gallery, Brussels

Non v’è dubbio sul fatto che Lisette Model sia stata, con la sua magnifica opera di cambiamento del linguaggio fotografico, dietro la parte più nobile (artisticamente) dell’evoluzione della fotografia americana del dopoguerra. Lo sguardo dell’artista viennese si era formato in Europa, in special modo nella fase cruciale della sua vita, vissuta per quindici anni nella Francia pre-bellica. Il suo rapporto con la realtà si fece nel corso di quel periodo, ma anche nella prima fase americana, complesso, curioso, dinamico, alternativo al principio meccanicistico del realismo puro. Ciò che riuscì ad effettuare Lisette Model fu un’operazione di riorganizzazione semantica del visibile, cogliendo ogni volta un elemento nascosto ed esaltando l’ambiguità congenita dell’immagine fotografica. La sua meravigliosa fotografia nella quale è bloccato il passo veloce di un’elegante donna sconosciuta è in tal senso emblematica. La gamba sottile, la caviglia leggera, il tacco alto. La femminilità concepita come un’essenza fantasmatica che si muove velocemente nel caos urbano, con la leggerezza di un corpo etereo privo di sostanza.

Lisette Model non fu solo una valente fotografa; impegnò parte della sua esistenza americana anche nell’insegnamento, a tal punto che oggi è possibile parlare di una “scuola Model”. Dalle lezioni dell’artista di origine viennese uscirono personaggi come Diane Arbus, Larry Fink, Peter Hujar, Ruth Kaplan, Eva Rubinstein e Bruce Weber.

Oggi, gli esisti concreti della “scuola Model” sono visibili in una mostra ospitata presso il Museo di Roma in Trastevere, intitolata appunto Model e la sua scuola. Fotografie 1937 – 2002.


© Gary Schneider. Shirley, 1991. Courtesy Julie Saul Gallery, NY
© Gary Schneider. Shirley, 1991. Courtesy Julie Saul Gallery, NY

L’evento espositivo è curato da Diana Edkins e Larry Fink e rappresenta una tappa di un lungo percorso. L’allestimento è composto da un centinaio di immagini dei suoi allievi, oltre a ventuno lavori della stessa Model. A parte quelli già nominati, sono ospitati nella mostra autori come Bruce Cratsley, Raymond Jacobs, Leon Levinstein, Eliane Ellman, Gary Schneider.

L’esposizione presenta elementi positivi e altri meno significativi. Cominciamo dagli ultimi: la presenza di sole tre fotografie della Arbus e di poche immagini di Bruce Weber, tra l’altro per nulla significative.

Interessante, invece, è la selezione riguardante proprio la capo-scuola. In particolare, oltre a quella sopra citata, vi segnaliamo la presenza di altre due opere di alto spessore. Nella prima è ripresa una donna decisamente in carne che gioiosamente gioca sulla spiaggia. A un’analisi superficiale tale immagine potrebbe apparire banale, ma così non è. Lisette Model articola infatti in quest’opera un discorso sull’immagine femminile e sulla forza naturale della vigoria esistenziale di una persona, la quale non deriva dal suo aspetto esteriore ma dalla sua sfera interiore. In un’altra prova, è possibile vedere la grande cantante di jazz Billie Holiday, adagiata sul letto di morte. È un lavoro di rara profondità e delicatezza che non specula sulla fine di una star ma anzi cerca di togliere alla morte quella dimensione logica di dolore per restituire al viso della cantante, attorniato da fiori, una serenità quassi metafisica.


Da segnalare anche la profonda opera di autoanalisi percepibile negli autoritratti di Peter Hujar e di Eva Rubinstein, quest’ultima fotografa dotata di rara sensibilità e abilità nell’articolare il linguaggio fotografica nell’ambito di una dimensione simbolica e ricca di mistero. Così come da non dimenticare sono le due immagini cupe, misteriose e scurissime di Gary Schneider, eccezionale stampatore prima che notevole autore di fotografie.

Come scritto da Diana Edkins nelle note di presentazione della mostra: “Model voleva che i fotografi principianti scoprissero e raffigurassero l’inatteso”. Tale fattore, l’inatteso appunto, è facilmente rintracciabile in quasi tutte le opere esposte al Museo di Roma in Trastevere, a dimostrazione che il lavoro didattico di Lisette Model portò diversi fotografi ad affrancarsi da un tipo di fotografia puramente e aridamente realistica.


© CultFrame 09/2008


INFORMAZIONI

Lisette Model e la sua scuola –  Fotografie 1937 – 2002

Dal 12 settembre al 30 novembre 2008

Museo di Roma in Trastevere / Piazza S. Egidio 1/b, Roma / Telefono: 060608

Martedì – domenica 10.00 – 20.00

Biglietto: intero 5,50 euro / ridotto 4,00 euro

Cura: Diana Edkins e Larry Fink

 

SUL WEB

Immagini realizzate da Lisette Model

Museo di Roma in Trastevere