Side Effects. Un libro di Olivo Barbieri, Francesco Jodice, Armin Linke

side_effectsStrade percorse da fiumi di macchine, circonvallazioni sopraelevate, palazzi e grattacieli, autostrade, incroci, viali alberati, negozi, ingressi anonimi di abitazioni.

La dimensione metropolitana è organizzata intorno ad una struttura complessa e compulsiva degli spazi e dei volumi. Siamo tutti compressi in luoghi e ambienti collocati come elementi di un labirinto in cui possiamo circolare solo in direzioni preordinate. Il movimento inteso come flusso guidato, dunque, grande circo razionale(?) della società contemporanea.


In questo contesto anche il mondo dell’immaginario e della fantasie degli esseri umani ha subito una graduale ed inesorabile mutazione, posto di fronte ad una scenografia architettonica ed urbanistica fortemente aggressiva che ha cambiato le coordinate spaziali della vita comunitaria e individuale. I paesaggi si sono trasformati in qualche altra cosa, in un groviglio di forme e linee nel quale ci si muove in unico agghiacciante incolonnamento.


Proprio sulla rappresentazione di questa realtà, nonché sull’evidenziazione del rapporto tra fotografia e architettura, è incentrato il volume pubblicato da Silvana Editoriale, intitolato Side Effects.
Tre fotografi italiani, Olivo Barbieri, Francesco Jodice e Armin Linke, proiettano il loro sguardo nell’universo contemporaneo cercando di coglierne l’inarrestabile evoluzione.

Di una generazione precedente a quella degli altri due colleghi, Barbieri (1954) utilizza il suo obiettivo fotografico per descrivere a suo modo la Cina. Tra intrecci di autostrade sospese, palazzoni sfocati, cantieri, quartieri popolari e cittadini sconosciuti, l’autore di Carpi illustra situazioni di vita e sezioni di ambienti in cui una potente caratterizzazione architettonica è determinata proprio dall’impatto di alcune grandi arterie di cemento sulla realtà circostante.


Francesco Jodice, classe 1967 e figlio di Mimmo Jodice, compie invece un lavoro di confronto correlando in lunghe strisce le immagini di tre diverse città: NewYork, Perth, Kitakyushu. Continenti diversi, persone diverse, uno scorrimento dell’esistenza che si declina secondo percorsi simili e distanti allo stesso tempo. Le dimensioni urbane di NewYork e Kitakyusho per certi versi sembrano coincidere. Nella scelta di Jodice il b/n e il colore rappresentano strumenti linguistici in grado di far percepire al fruitore differenze di atmosfera. Perth, invece, è vista in modo autonomo. I grandi “vuoti” australiani vengono messi in evidenza attraverso scatti realizzati volutamente senza spessore estetico, grazie ai quali si coglie perfettamente il “sistema delle distanze”, cioè un’organizzazione sociale decentrata in cui l’uso dell’automobile, a differenza di NewYork e Kitakyushu, appare assolutamente necessario se si intende entrare in contatto con gli altri.


Con Armin Linke (1966) ci si sposta invece in una condizione visiva in cui la purezza dell’orizzonte, la semplicità dello sguardo e la liberta di movimento diventano fattori fondamentali. Immagini del Polo Nord, enormi distese di ghiaccio. Niente volumi, nessuna forma, nessuna presenza umana, solo uno sconfinato senso di libertà e di serenità.


©CultFrame 01/2003

 

 

CREDITI

Titolo: Side Effects / Fotografie: Olivo Barbieri, Francesco Jodice, Armin Linke / Testi: Luca Molinari, Anna Detheridge / Editore: Silvana Editoriale, 2002 / 155 pagine / 32,50 euro

 

LINK

CULTFRAME. Immaginario nucleare. Mostra di Armin Linke

Casa editrice Silvana Editoriale

 

INDICE DEL LIBRO

effetti collaterali / side effects / Luca Molinari
rovesciare la situazione a danno della globalizzazione: spazi visionari, realtà invisibile / turning the tables on globalisation: visionary spaces, invisible reality / Anna Detheridge
olivo barbieri / beijing-shangai: notsofareast 2
francesco jodice / secret traces
armin linke / north pole
biografie/biographies
Olivo Barbieri / Francesco Iodice / Armin Linke
Cliostraat / Alessandro Scandurra / Stalker