Istanbul. Passione, Gioia, Furore. Mostra al MAXXI di Roma

© Sarkis. Two rainbows, 2015. Neon and print 600x900cm. © Sarkis, Adagp, 2015 Paris. Courtesy Galerie Nathalie Obadia Paris/Bruxelles. Photo by Musacchio-Ianniello
© Sarkis. Two rainbows, 2015. Neon and print 600x900cm. © Sarkis, Adagp, 2015 Paris. Courtesy Galerie Nathalie Obadia Paris/Bruxelles. Photo by Musacchio-Ianniello

Ogni città ha una sua individualità e una sua ragione d’essere, vuoi per la posizione geografica, gli accadimenti storici e gli influssi culturali. Le città, pur essendo il risultato delle relazioni di una complessa aggregazione di persone, emanano comunque una loro soggettività; un’immagine di se stesse che sfugge a volte ad ogni catalogazione e ben al di là degli stereotipi della comunicazione. Anche una metropoli come Istanbul non è esente da questo tipo di considerazione e, come in altri grandi agglomerati urbani mondiali, le azioni e i comunicati delle governance locali e statali non corrispondono alle esigenze reali di vaste aree della popolazione da loro amministrate.

Evidenza, questa, che emerge in modo chiaro e netto all’interno del corpus dei lavori presenti nella mostra Istanbul. Passione, Gioia, Furore, allestita presso il MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, a cura di Hou Hanru, Ceren Erdem, Elena Motisi e Donatella Saroli. Con questa mostra i curatori, tramite gli artisti da loro coinvolti, tentano di dare significato e possibili risposte ai quesiti posti nelle sette sezioni messe in campo all’interno del percorso espositivo: A Rose Garden?, Ready for a Change?, Can We Fight Back?, Should We Work Hard?, Home for All?, Tomorrow, Really?, To Build or Not to Build?. Queste sono domande che hanno preso coscienza nella possibilità di un cambiamento a favore di un diverso e più democratico orizzonte di vita, a partire dall’esperienza concreta attraversata da migliaia di cittadini nel 2013 in piazza Taksim i quali si opponevano alla demolizione di Gezi Park.

© Serkan Taycan. Shell, 2012-2013. Archival pigment print on aluminum. Courtesy the artist
© Serkan Taycan. Shell, 2012-2013. Archival pigment print on aluminum. Courtesy the artist

I 45 autori tra i quali artisti di varia estrazione, architetti e intellettuali, hanno dato il loro contributo alla costruzione di un mosaico di gesti e azioni che offre degli scorci di una città fuori dagli schemi e dalle convenzioni a cui siamo abituati dalla comunicazione ufficiale. I temi trattati sono quelli delle problematiche di tutte le metropoli e che si sintetizzano nella globalizzazione: i veloci e radicali cambiamenti socio-culturali con i relativi conflitti di potere; l’impatto violento dell’edilizia residenziale e commerciale sull’urbanizzazione e sulle reti sociali e di tutela del territorio; l’edilizia spontanea popolare e la ghettizzazione; il rispetto delle minoranze e dei rifugiati. L’aspetto positivo che si avverte nell’osservare queste opere è che esse non agiscono solo su un piano di semplice denuncia, ma si propongono come dei veri e propri luoghi di azioni concrete, di alternative possibili e fattive.

© Nasan Tur. Preparation no.1, 2010. 6 channel video installation, 6X6 minutes, full hd-video, size variable. Courtesy the artist
© Nasan Tur. Preparation no.1, 2010. 6 channel video installation, 6X6 minutes, full hd-video, size variable. Courtesy the artist

All’interno di questo ampio territorio espressivo contemporaneo in cui si alternano sculture, installazioni, video, fotografie, progetti urbanistici, collage e molto altro, abbiamo rintracciato due lavori che hanno colpito il nostro immaginario. Nel primo si tratta di una serie di fotografie di Serkan Taycan dal titolo Shell, l’autore coglie con efficacia la trasformazione del paesaggio a ridosso della città di Istanbul: l’edificazione dei grattacieli in zone periferiche si incontra, e si scontra, con una natura forte e presente che ha ancora molto da offrire al di là dello sfruttamento del territorio. Nel secondo una video installazione di Nasan Tur composta da sei schermi dal titolo Preparation n.1. Qui è all’opera, in un meccanismo ben articolato linguisticamente, un personaggio impegnato in un costante lavoro di preparazione che sembra preceda un’azione imminente. In questa continua e ripetitiva preparazione a degli atti che dovranno avvenire (e che non avranno mai fine) si avverte la perseverante azione di partecipazione a un dinamico progetto comune in continuo divenire.

Istanbul. Passione, Gioia, Furore è la seconda tappa di un più articolato ciclo di mostre che si propone di analizzare alcune realtà culturali del bacino del Mediterraneo in relazione ai rapporti tra Medio Oriente ed Europa. Questo percorso è iniziato con una mostra dedicata all’arte contemporanea iraniana nel 2014 e proseguirà poi con un progetto sulla città di Beirut nel 2017.

© CultFrame – Punto di Svista 04/2016

ARTISTI E ARCHITETTI IN MOSTRA
Hamra Abbas, Can Altay & Jeremiah Day, Halil Altındere, Emrah Altınok, Architecture For All (Herkes İçin Mimarlık), Volkan Aslan, Fikret Atay, Atelier Istanbul: Arnavutköy, Vahap Avşar, İmre Azem & Gaye Günay, Osman Bozkurt, Angelika Brudniak & Cynthia Madansky, Hera Büyüktaşçıyan, Antonio Cosentino, Burak Delier, Cem Dinlenmiş, Cevdet Erek, İnci Eviner, Extrastruggle, Nilbar Güreş, Ha Za Vu Zu, Emre Hüner, Ali Kazma, Sinan Logie & Yoann Morvan, Networks of Dispossession, Nejla Osseiran, Ceren Oykut, Pınar Öğrenci, Ahmet Öğüt, Didem Özbek, Şener Özmen, PATTU, Didem Pekün, Zeyno Pekünlü, Mario Rizzi, Sarkis, SO?, Superpool, ŞANALarc, Ali Taptık, Serkan Taycan, Cengiz Tekin, Güneş Terkol, Nasan Tur.

INFORMAZIONI
Mostra: Istanbul. Passion, Gioia, Furore / A cura di: Hou Hanru, Ceren Erdem, Elena Motisi, Donatella Saroli
Dall’11 dicembre 2015 all’8 maggio 2016
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo / Via Guido Reni 4A, Roma / Tel. 06.3225178 / info@fondazionemaxxi.it
Orario: martedì – venerdì 11.00 – 19.00 e domenica / sabato 11.00 – 22.00 / chiuso lunedì e 1 maggio

SUL WEB
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma