In Our World. New Photography in Britain. Mostra a Modena

annabel_elgarE’ stata inaugurata a Modena la mostra collettiva intitolata In Our World. New Photography in Britain organizzata e prodotta dalla Galleria Civica e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. L’esposizione, curata da Filippo Maggia, è stata concepita in collaborazione con il Royal College of Art di Londra, una delle più prestigiose istituzioni europee nel formare nuovi talenti nell’uso di varie forma espressive, fra cui la fotografia. Il curatore ha selezionato e proposto alcuni dei lavori più recenti e più rappresentativi creati da diciotto artisti diversi che, però, sono accomunati dal fatto di aver frequentato nel corso dell’ultimo decennio il Master di Fotografia presso il Royal College of Art. Oltre a ciò, sono nati in un periodo compreso fra il 1970 e il 1980, risiedono da tempo a Londra, utilizzano per la maggior parte la fotografia a colori e il loro lavoro è già stato apprezzato in gallerie inglesi e internazionali. Questi artisti si differenziano per origini (oltre agli autoctoni inglesi, provengono dalla Svizzera, dal Ghana, dalla Germania, dal Portogallo, ecc.) ma, soprattutto, per la differente declinazione data al mezzo fotografico.

Una parte dei fotografi pone al centro della propria ricerca l’essere umano, colto innanzitutto nella sua dimensione intima. Infatti, le immagini realizzate dall’inglese Annabel Elgar, dai tedeschi Esther Teichmann e Heiko Tiemann e dall’irlandese Gareth McConnell focalizzano l’attenzione sulla vulnerabilità dell’uomo, mostrando figure isolate in atmosfere sospese o colte in momenti in cui perdono il senso di sé; immortalano attimi quotidiani che evocano la fugacità delle cose o la labilità dei rapporti interpersonali. Altri, invece, si concentrano maggiormente sui condizionamenti culturali a cui siamo sottoposti: l’irlandese Lisa Castagner, gli inglesi Lucy Levene e Danny Treacy, il ghanese Harold Offeh (unico videoartista di questo primo gruppo) contestano l’omologazione culturale che pesa sul concetto di femminilità, le pressioni culturali nella comunità ebraica sulla scelta matrimoniale, gli stereotipi razziali; difatti, nelle loro fotografie ci fanno vedere donne dall’aspetto spettrale in ambienti diversi ma ugualmente patinati, ragazze dallo sguardo annoiato al fianco di futuri sposi elegantemente vestiti, creature fatte con indumenti presi dalla spazzatura e che ricordano vagamente le figure più riprodotte dai mass-media, come un palestinese con la kefiah o una donna con il burqa.

kirk_palmer 


Un’altra parte di artisti (tutti inglesi) preferisce riflettere sulla relazione dell’uomo con la realtà circostante, sottolineando soprattutto le suggestioni che si possono creare quando la figura umana è assente o dissimulata nell’ambiente: lo si avverte nello spazio riservato all’alito di vento che spira nei boschi o al silenzio ai margini di città come Hiroshima nei video di Kirk Palmer; lo si intuisce restando incantati dal rilucere di fuochi che stanno incendiando stanze arredate ma senza persone nelle fotografie di Sarah Pickering; lo si capisce osservando la natura che riprende il sopravvento di stanze intere, approfittando dell’assenza dell’uomo nelle immagini di Anne Hardy; lo si immagina nelle stanze del Plas-Teg (palazzo giacobino noto a coloro che credono nel paranormale) in cui le donne si confondono con gli arredi nelle foto di Melissa Moore; lo si deduce nei video di Sophy Rickett in cui è l’intervento di un tecnico che, sollevando dei veli per rendere visibili le quinte teatrali, permette di capire quanto sia lontana la superficie delle cose dal lato profondo e nascosto.


lucy_leveneUn ultimo gruppo di artisti, infine, spinge la ricerca al di là della presenza o assenza dell’uomo, privilegiando riflessioni più concettuali. Nelle fotografie della svizzera Bianca Brunner, dell’irlandese Suzanne Mooney e della portoghese Brigida Mendes è possibile rendersi conto di alcune delle ambiguità che si possono creare tramite la mediazione fotografica della realtà; difatti, ricreano in studio l’illusione di scorci di un bosco, mostrano come nel visore della macchina digitale sia possibile mettere a fuoco un paesaggio in realtà sfocato; realizzano immagini fuorvianti grazie all’uso di due persone identiche. Gli inglesi Becky Beasley e Simon Cunningham, invece, trasferiscono le medesime riflessioni oltre il campo fotografico: mostrano una testa tridimensionale e realistica di coniglio-papera e un oggetto astratto tridimensionale a fianco delle sue possibili rappresentazioni.


L’eterogeneità delle ricerche presentate nella mostra In Our World testimonia in quanti modi diversi possa essere filtrata la realtà in cui viviamo, quando non soltanto abbiamo i mezzi appropriati ma anche la giusta disposizione d’animo. Per tutti gli artisti citati vale la riflessione fatta dallo scrittore Franz Kafka e che, giustamente, viene citata all’interno della mostra: «Basta imparare a stare in silenzio, immobile e solitario. Il mondo ti si offrirà liberamente per farsi smascherare. Non ha scelta: rotolerà estasiato ai tuoi piedi».

©CultFrame 04/2008

 

IMMAGINI

1 Annabel Elgar. Spacehopper, 2001. cm 102 x 127, C-type. photographic print
2 Kirk Palmer. Hiroshima, 2007. 16mm film/digital projection, colour, sound, duration 17’39”
3 Lucy Levene. Billy Teasdale. from the series Marrying In (Please God by You), 2001. c-type prints, cm 101,6 x 101,6

INFORMAZIONI

In Our World. New Photography in Britain

Dal 20 aprile al 13 luglio 2008

Galleria Civica di Modena, Palazzo Santa Margherita / Corso Canalgrande 103, Modena / Telefono 0592043911

Martedì – domenica 10.30 – 13.00 e 16.00 – 19.30 / chiuso lunedì

Ingresso libero

Cura: Filippo Maggia

 

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Galleria Civica di Modena