Douglas Gordon. Retrospettiva

douglas_gordon-still1Il titolo della mostra dedicata al videoartista scozzese Douglas Gordon ha nella sua prolissa bulimia una motivazione specifica, legata al progetto in sé. Pretty much every film and video work from about 1992 until now. To be seen on monitors, some with headphones, others run silently, and all simultaneously (1992-2007), questa è la denominazione completa di un percorso espositivo che presuppone un processo continuo di aggiornamento e (conseguente) mutazione, in relazione agli spazi che ospitano le sue opere e anche in relazione al concetto di evoluzione del tempo.

Nella versione presentata presso la British School di Roma, questa operazione cerca di oltrepassare concettualmente lo spazio definito e tirannico di mostra, come luogo in cui tutto si consuma nel periodo dell’esposizione; l’allestimento evidenzia invece il “luogo” ben più ampio della creatività dell’artista: ambiente filosofico più che espositivo in cui non esistono confini, margini, conclusioni.


Il visitatore è così avvolto idealmente da una scenografia suggestiva pensata per la galleria romana che tende ad esaltare la struttura caleidoscopica dell’arte di Douglas, il quale non può che essere considerato un intelligente manipolatore delle immagini in movimento.

Il ritmo delle sequenze e la connessione delle varie inquadrature, immagini originali e scene famose di film come Taxi Driver, performance e dettagli della realtà; il sistema visuale concepito da Gordon è di fatto un mosaico inafferrabile che stimola il voyeurismo dello spettatore non allo scopo di soddisfare semplicemente il desiderio erotico della visione ma per provocare una sorta di stordimento del senso. In questo modo, Douglas Gordon sembra voler alludere alla questione della memoria e alla natura selettiva della psiche umana sempre in grado di “conservare” immagini, nonché di rimontarle in un film infinito che si arricchisce ogni giorno di più.

Il lavoro presentato a Roma, ma già esposto in altri musei, è un racconto visivo senza punteggiatura, libero, contro una sintassi codificata, l’accostamento apparentemente confuso dei video apre le porte dell’immaginazione grazie alla forza evocativa della sequenze proposte, sequenze che divengono segmenti espressivi diversi ma assolutamente collegabili tra loro, in un libero arbitrio del fruitore allo stesso tempo liberatorio e angoscioso.

                 
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Il rovescio della medaglia di questa impostazione è l’allusione allo spettro del nulla che si nasconde dietro la massa enorme di immagini di cui i nostri occhi si nutrono giornalmente. Certo, la sensazione che si ha di fronte ai monitor della mostra di Gordon è quella di non essere in grado di governare la visione secondo un criterio razionale e ordinato ma secondo un principio di sfuggente indeterminatezza che coincide incredibilmente con il ritmo della realtà e il succedersi degli eventi nella vita quotidiana.


©CultFrame 04/2007

 

 

IMMAGINI

1 Douglas Gordon. Still da video
2, 3 Douglas Gordon. 24 Hour Psycho, 1993

 

INFORMAZIONI

Dal 3 aprile al 30 maggio 2007

The British School at Rome / via Gramsci 61, Roma / Telefono: 0632649381

Orario: lunedì – sabato 16.00 – 19.30 / Ingresso libero

A cura di Cristiana Perrella

LINK

CULTFRAME. Leon d’oro. Film sperimentali di Douglas Gordon & Jonathan Monk