Visioni calviniane nel cinema di Pino Zac

La letteratura di Italo Calvino, nonostante l’autore amasse molto il cinema, non ha trovato uno spazio doveroso sul grande schermo. Perciò Il Cavaliere inesistente di Pino Zac, rischia di essere, e forse lo è, la migliore testimonianza filmica relativa al mondo fantastico calviniano, e non solo. Realizzato tra l’atro, da un vero outsider del cinema nostrano come il fumettista trapanese, e per l’occasione regista, Giuseppe Zaccaria alias Pino Zac.

Zac ha fondato alcune tra le più importanti riviste satiriche in Italia, a cominciare dal Male (firmata insieme a Vauro) e a i cinque numeri de L’anamorfico nelle cui pagine hanno militato personalità come quelle di Furio Scarpelli, Maurizio Costanzo, Paolo Liguori e Oreste Del Buono. Il Male, in particolare (rivista fondata nel ’78 e rimasta in circolazione fino al ’82), era ispirata a un giornale francese come Le Canard enchaîné, il più longevo periodico satirico in Francia, da cui Zac proveniva.

Ma la sua passione per il cinema era enorme; lo dimostrano un numero importante di corti e i due lungometraggi che ha girato  tra gli anni ‘60 e ’70, opere che l’hanno collocato nella Storia del cinema di Animazione di Gianni Rondolino (ediz. Einaudi, 1974). Scrive infatti Rondolino: “… si afferma nel campo del cinema d’animazione il disegnatore e caricaturista Pino Zac… per il disegno graffiante e l’allusione mordace…”. Ma la sua fortuna critica si ferma, purtroppo, a quegli anni lì, visto che i più recenti dizionari lo ignorano completamente. Infatti, Il cavaliere inesistente dopo l’uscita nelle sale e le ottime recensioni sparisce nel nulla e non viene recuperato nonostante l’omaggio, nel trentennale dalla morte, alla Mostra del Cinema di Venezia. Omaggio che si concentra soprattutto nella sua attività  di editore.

Il cavaliere inesistente di Calvino recuperato e ri-attualizzato da Pino Zac è una versione molto fedele all’originale, tanto nello spirito quanto nel testo, frammentato ma alla fine riprodotto alla lettera. Pino Zac combina attori in carne e ossa con personaggi di animazione, utilizzando per le riprese la tecnica della stop motion. Ovviamente, il suo tratto e appunto la sua tecnica lo allontanano dalla disneyana Mary Poppins mentre lo avvicinano al visionario Ralph Bakshi e a Il Signore degli Anelli, la ormai dimenticata versione animata dei romanzi di Tolkien.

Nel film di Zac vengono riprodotte tutte le qualità del testo di Calvino: “medievale e contemporaneo, favoloso e realistico, narrativo e riflessivo” (Pier Paolo Argiolas, eLeggo, 2017). Non a caso fu una delle trasposizioni più amate dallo stesso autore. Ma, dal canto suo,  Zac aggiunge anche alcune caratteristiche personali. Così, Il cavaliere inesistente filmico è fortemente ironico e contiene alcuni anacronismi divertenti e acuti che aumentano, se fosse mai possibile, la sua presa al pubblico. “Il cavaliere” allora passa dall’essere, più di uno scontro tra realtà e fantasia, diventando un confronto tra l’ideale e la sua traduzione pratica. Si tratta in sostanza di un’armatura vuota e le imprese che compie sono dei sogni, suoi e anche nostri, nel tentativo di creare un mondo fantastico che Zac, grazie alla tecnica mista, riesce a mescolare con il nostro in maniera impareggiabile.

Non c’è bisogno di entrare in qualche dimensione parallela per far confluire disegni animati e personaggi reali perché la realtà (di Calvino) contempla già la fantasia (di Zac). E se il libro è lontano dall’essere (almeno oggi) semplicemente un testo scolastico, il film è altrettanto lontano dal configurarsi come un film per bambini, senza però dimenticarli. Anche se dobbiamo ammettere che la visione lisergica di Zac rende il film più adatto a un pubblico adulto.

L’autore disegna eserciti e battaglie con un gusto dissacrante e si sbizzarrisce con molti personaggi a cominciare da un retorico Carlo Magno che riguarda più i nostri giorni piuttosto che la verità storica. Mentre con altri come quello di  Gurdulù personaggio “che si trasforma in ranocchia, in papera, in pesce, ingrassa, si allunga, si accorcia” (cit.: Francesca Bernardini Napoletano, “Calvino e il fumetto”) si diverte a dispiegare tutta la sua fantasia cartoonistica. Altri li lascia vivere sullo schermo interpretati da veri attori: personaggi come quelli di Agilulfo, Torrismondo, Rambaldo e Suor Teodora. Il tutto in un contesto colorato e musicato con sapienza.

Come ebbe a dire lo stesso Pino Zac in un’intervista alla rivista Cinema ’70:

“Il mio testo rimanda continuamente al presente, volevo far pensare al presente pur senza allusioni dirette…. C’è un continuo gioco di rimandi fra questo mondo medievale e la condizione umana di oggi”.

Il cavaliere inesistente ha avuto un’uscita in Vhs e non mi risulta che sia stata realizzato in dvd. Forse è arrivato il momento di recuperarlo.

© CultFrame 04/2021

TRAMA
Tratto dal romanzo di Italo Calvino, il film narra la storia di Agilulfo che ha solo la voce e l’armatura: conquisterà anche un corpo quando potrà dimostrare di essere stato veramente investito cavaliere. Non vi riuscirà.

CREDITI
Titolo: Il cavaliere inesistente / Regia: Pino Zac / Sceneggiatura: Tommaso Chiaretti, Pino Zac / Fotografia: Emanuele Piccirilli / Montaggio: Mauro Bonanni / Musica: Sergio Battistelli, Mario Migliardi / Interpreti: Stefano Oppedisano, Hana Ruzickova, Evelina Vermigli-Gori e con le voci di Renato Cominetti, Ferruccio Amendola e Sergio Di Stefano / Produzione: Istituto Luce/ Anno produzione: 1969 / Paese: Ita / Durata: 97 minuti

SUL WEB
Filmografia di Pino Zac

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