18° Doclisboa ⋅ Dal 22 ottobre 2020 un festival in sei parti

Come annunciato nei mesi scorsi, nella tradizionale collocazione di fine ottobre si è inaugurata un’edizione molto particolare del festival Doclisboa che si svolgerà nell’arco di ben sei mesi. Infatti, il programma immaginato per quest’anno dai condirettori Joana Gusmão, Joana Sousa e Miguel Ribeiro è stato ripartito in sei diverse settimane di proiezioni dal vivo diluite tra l’autunno 2020 e la primavera 2021: una formula concepita per evitare assembramenti e maratone di visioni.

Pur nell’incertezza sull’evoluzione dell’emergenza sanitaria, le proiezioni previste per la prima settimana (dal 22 ottobre al 1° novembre) hanno regolarmente preso il via con più di un soldout nelle storiche sale di Lisbona (Cinema São Jorge, Culturgest, Cinemateca Portuguesa e Cinema Ideal) consentendo però agli accreditati che non abbiano potuto o voluto viaggiare di collegarsi a una piattaforma da cui è possibile seguire anche la maggior parte degli incontri organizzati nel calendario di quest’apertura che è stato intitolato “Signals”.

Tale titolo pare rinviare ai “segnali di vita” che uno dei festival cinematografici che cerca di resistere alla pandemia globale si propone di diffondere da Lisbona, ma anche alla selezione di cinque film rappresentativi dei diversi programmi ideati per il prosieguo della manifestazione che, a meno di contrattempi, continuerà nelle settimane denominate “Movements” (5-11 novembre), “Spaces of Intimacy” (3-9 dicembre), “So Many Stories Left Untold” (14-20 gennaio), “Archives of the Time Being” (4-10 febbraio) e “Where I’m Coming From, Where I’m Going To” (4-10 marzo).

Dopo l’inaugurazione ufficiale affidata a Nheengatu. A Língua da Amazônia di José Barahona, dedicato a quella lingua che i gesuiti codificarono a partire da un dialetto indio per far comunicare colonizzati e colonizzatori, la prima cinquina di nuovi film presentati dal festival comprende Mon Amour di David Teboul, lungo di quasi tre ore con al centro il viaggio in Siberia intrapreso dallo stesso regista per elaborare il lutto della morte del proprio compagno, avvenuta per overdose; Riverock di Paula Gaitán, ritratto del musicista brasiliano Negro Leo; War di José Oliveira e Marta Ramos, il cui protagonista ricostruisce l’esperienza del padre come soldato nelle colonie lusitane; Chelas Nha Kau, documentario sulla scena rap delle periferie lisbonesi realizzato collettivamente da Bataclan 1950 e Bagabaga Studios; e Kubrick by Kubrick di Gregory Monro, già presentato in Italia al Biografilm dello scorso giugno.

Oltre a questi squarci su cinque tipologie differenti di cinema del reale o documentario tout court, il primo atto del 18° Doclisboa offre anche due focus particolari: “Permanent Travel. The Restless Cinema of Georgia” ripercorre il passato (sovietico) e il presente di una regione non certo sotto i riflettori internazionali ma che annovera cineasti quali Michail Kalatozov, Sergei Paradzanov (armeno-georgiano) o Otar Iosseliani, per citare solo i più noti di un novero assai ampio; “Body of Work” è invece organizzata con la collaborazione della European Agency for Safety and Health at Work (EU-OSHA) e si costituisce anch’essa di una selezione di una decina di film nuovi sul mondo del lavoro contemporaneo affiancata da una programma retrospettivo dove figurano, tra le altre, opere di Paulo Rocha (Mudar de vita, 1966), Shohei Imamura (Storia del Giappone del dopoguerra raccontata da una barista, 1970), Carole Roussopoulos (Les Prostituées de Lyon parlent, 1975), Harun Farocki (Workers Leaving the Factory, 1995), Alain Cavalier (alcuni corti) e Lee Anne Schmitt (California Company Town, 2008).

Tra i titoli annunciati per novembre, la coproduzione italo-portoghese Questo è il piano di Luciana Fina figura insieme alle opere di altre registe quali la brasiliana Maria Clara Escobar, l’egiziana Mouaad el Salem e la portoghese Claudia Varejão. Nei mesi successivi passeranno a Lisbona (e forse on line) gli ultimi lavori di autori quali Radu Jude e Adrian Cioflâncă (The exit of the trains, visto a Berlino), Lynne Sachs (Film About a Father Who, al centro dell’omaggio tributatole a Sheffield dall’ex direttrice del Doclisboa), Lech Kowalski (C’est Paris aussi, premiato a Marsiglia), Frederick Wiseman (City Hall visto a Venezia), a confermare il contributo dato dalla rassegna alla circolazione festivaliera dell’odierno cinema del reale.

Il pubblico internazionale può trovare già disponibili, fino al 3 novembre, una parte del programma di “Body of Work” e i titoli della sezione di cortometraggi “Green Years”, tra cui l’italiano Salvo di Federico Cammarata, sulla piattaforma dafilms.com.

© CultFrame 10/2020

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