City Hall ⋅ Un film di Frederick Wiseman ⋅ 77. Biennale Cinema di Venezia ⋅ Fuori Concorso

Frederick Wiseman, già Leone d’oro e Oscar alla Carriera, ha presentato alla Mostra del Cinema 2020 un affresco corale e non privo d’orgoglio della propria città natale, Boston, Massachusetts. A novant’anni compiuti, il regista non è sbarcato al Lido “perché il Covid ama quelli della mia età”, come ha spiegato in un videomessaggio introduttivo al suo film, aggiungendo di averlo girato nell’autunno-inverno 2018-2019 per un totale di oltre cento ore di riprese poi ridotte a quattro e mezza in poco meno di un anno di montaggio.

Particolarmente prolifico negli ultimi anni, Wiseman aggiunge così un tassello pregevole alla già notevolissima e meticolosa esplorazione della prassi quotidiana della democrazia nel suo paese affrontata in titoli quali At Berkeley (2013), In Jackson Heights (2015), Ex Libris: The New York Public Library (2017) o Monrovia, Indiana (2018), comune che alle ultime presidenziali votò a grandissima maggioranza per Donald Trump.

Nel caso di City Hall, seguiamo invece l’inizio del secondo mandato consecutivo del sindaco Martin J. Walsh che per il regista “rappresenta tutto ciò che Trump non è”. Di discorso pubblico in discorso pubblico apprendiamo che la famiglia di Walsh era emigrata dall’Irlanda, che a lui bambino fu diagnosticata una rara forma di linfoma che lo ha costretto per anni in ospedale, mentre da adulto ha dovuto combattere l’alcolismo prima di trovare la sua strada nell’attivismo politico sindacale e poi nelle fila dei Democratici.

Pedinare un personaggio è cosa quasi inconsueta nel cinema di Wiseman, anche se il modo in cui il sindaco prende parola in molte sequenze è coerente allo stile dell’autore che innanzi tutto filma i luoghi e chi li anima, poi mostra le apparizioni del primo cittadino e la sua insistenza sulla forza della resilience. Eppure, seguire Walsh nella sua programmaticamente inesausta serie di interventi presso commissioni e associazioni civiche è un modo efficace di scoprire la vitalità della polis bostoniana, la varietà di comitati, assemblee, programmi pubblici e privati di sostegno al reddito, di contrasto alle disparità di genere, razziali ed economiche.

Ciò che affascina il regista, come chi guarda i suoi film, non è soltanto la retorica del politico o del funzionario di turno che cerca di svolgere il suo lavoro con buon senso ma sempre e soprattutto la complessità e il valore non negoziabile della macchina dei servizi che una metropoli dal bilancio annuale di 3,3 miliardi di dollari, robusto ma fiscalmente vincolato a non far debito, offre ai suoi residenti: vediamo così le attività di raccolta rifiuti, un canile, i vivai e depositi di sale e sabbia per la manutenzione stradale, le forze dell’ordine impegnate a garantire la sicurezza per l’ennesima parata dei pluricampioni Red Sox, le riunioni di una soprintendenza scolastica, la campagna di un banco alimentare, etc. Non a caso, il film si apre e si chiude con le voci degli uffici comunali che rispondono alle numerose linee telefoniche per le segnalazioni dei cittadini.

Inoltre, il cinema di Wiseman non racconta mai la sola gestione dell’oggi ma anche la centralità del fare previsioni e progetti per domani, ciò che sempre dovrebbe essere il mandato della buona politica. Ed è in questo specifico lavoro di relazione tra istituzioni e comunità che il ruolo del “personaggio” Walsh svolge la sua parte presenziando a meeting con investitori privati, lanciando sfide contro il cambiamento climatico o discutendo con un membro della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) l’apertura dei lavori del loro prossimo congresso alla cittadinanza tutta, avviando piani per contrastare l’emergenza abitativa o il disagio di veterani e reduci di guerra.

Malgrado ciò, il consueto stile dialettico wisemaniano non viene meno e non si limita ai contrappunti e alle prese di distanza dalle politiche della Casa Bianca. Nella seconda parte di City Hall non mancano infatti di emergere le difficoltà di alcune aree della città e fasce di cittadini: la lunga, significativamente lunga, sequenza del dibattito pubblico previsto per legge tra gli imprenditori in procinto di aprire un’attività di vendita di prodotti a base di canapa legale e i rappresentanti di un quartiere “difficile” serve a dar voce a chi si scontra ogni giorno con problemi non ancora risolti: dalla povertà allo spaccio, dal parcheggio all’incuria, dalla mancanza di sicurezza alle discriminazioni. Ciò che comunque colpisce sempre chi, dall’Italia, guardi un film del genere è il fatto che mai una voce dia sull’altra, in nessuna situazione, e ciò già rappresenta un esercizio della democrazia tutt’altro che scontato ai nostri tempi.

© CultFrame 09/2020

TRAMA
La città di Boston, amministrata negli ultimi anni dal sindaco democratico Martin Joseph Walsh, ha saputo risollevarsi dalla crisi finanziaria dello scorso decennio e avviare una serie di politiche inclusive e di sostegno alle fasce più fragili della popolazione.

CREDITI
Titolo: City Hall / Regia: Frederick Wiseman / Montaggio: Frederick Wiseman / Fotografia: John Davey / Produzione: Puritan Film / USA, 2020 / Durata: 272 minuti

SUL WEB
Filmografia di Frederick Wiseman
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Il sito

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