Angoscia ⋅ Il labile confine tra reale e immaginario nel film di Bigas Luna

Non sappiamo come si sarebbe evoluta la carriera di Bigas Luna, talentuoso regista iberico, se non avesse deciso che il sesso sarebbe diventato così importante per il suo cinema. Infatti, dopo la delusione di film come Angustia,  ossia Angoscia (girato in America con ottimi interpreti), arrivarono le sue pellicole più famose: L’età di Lulù, Jamòn Jamòn, Uova d’oro e l’orrido Bambola.

Non tutte sono propriamente opere brutte, anzi in alcune il regista catalano riesce a portare avanti temi scabrosi, perciò pericolosi, per l’epoca, pieni di allusioni surreali degni di un certo Buñuel. Ma Don Luis era unico, e comunque in sostanza Angoscia rende giustizia a Luna molto più della fortemente discutibile Valeria Marini (con tanto di anguilla).

L’idea della visione nella visione e dei bulbi oculari fa riferimento a Un chien andalou esattamente come Michael Haneke, per quanto personalmente io abbia detestato Funny Games, guarda a Psyco (non tanto di Hitchcok quanto a quello firmato Gus Van Sant. E per non parlare a vanvera, vi dirò ora qualcosa sulla trama, per quanto sia possibile: una trama stratificata in modo talmente asfittico da sembrare una realtà distopica. Alcune persone vanno in un cinema per vedere un film in cui un assassino sotto l’influenza della madre uccide le sue vittime strappando loro i bulbi oculari. Fuori del cinema lo stesso assassino compie gesti analoghi.

Ebbene, molti hanno paragonato Angoscia di Luna a Demoni del binomio Bava e Argento ma credo che abbiano preso un abbaglio. Qui non c’è nulla di soprannaturale. C’è solo un pubblico che viene spinto a diventare sempre più smaliziato fino a non credere ai suoi occhi.

Frame del film "Angoscia" di Bigas Luna

La  macchina di Bigas Luna ti inchioda sulla poltrona anche se sai che in giro c’è un assassino. Ma poi ti perdi in un gioco basato su una domanda:  chi è il vero spettatore? Quello dello schermo che vedono gli attori o quello dello schermo che vediamo noi? Oppure addirittura noi stessi? Comunque sia, esiste un abisso, e per questo motivo ne parliamo, tra il film di Luna e un qualsiasi slasher. Angoscia usa i metodi del genere per riflettere sul cinema nella stessa maniera in cui Michael Haneke tenta, riuscendoci, di manipolare il pubblico hitchcockiamente, in Funny Games. E Luna compie quest’operazione con estremo distacco e in una maniera glaciale. Ecco perché è ingiusto parlare di “slasher”. In questo caso non è Bigas che ama il cinema e cita il genere ma il cinema che ama lui.

Michael Lerner si avvicina al suo personaggio con grande precisione: un personaggio che ha qualcosa di Arcibaldo De la Cruz buñueliano, quello che Moravia definì “una allegoria trasparente dell’impotenza sessuale”. Nel film di Luna abbiamo a che fare con un infermiere che perde piano piano la vista e che sotto l’ipnosi, da parte di sua madre, uccide giovani donne estraendo i loro bulbi oculari.

Ma il capolavoro di recitazione lo compie Zelda Rubinstein: Tangina, il medium di Poltergeist. Follia allo stato puro, la piccola Rubinstein inquieta ancora più che in Poltergeist, visto il labile confine tra reale e immaginario che ci propone il film del regista di Son di mar.

E chiudiamo le nostre considerazioni ribadendo come Angoscia faccia bene a quelli che continuano a credere che il cinema sia uno specchio della vita. Uno specchio, sì, ma quello di Grimilde: oscuro, profondo, in cui si nasconde l’uomo nero. E se gli chiede “Specchio, specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?” Ti risponde: “Tu, e vengo a prenderti”.

Personalmente mi domando che cosa ha spinto Bigas Luna dopo La chiamavano Bilbao, Caniche e questo Angoscia a diventare un pallido imitatore di un Pedro Almodovar.

Forse il film in questione esiste in dvd ma credo che sia un rip dal vecchio vhs visto che l’ho trovato solo sull’ebay.

TRAMA
In un cinema si sta proiettando un film horror: un giovane infermiere, ipnotizzato dalla madre collezionatrice d’occhi, lavora per lei. Nelle toilette della sala è all’opera un maniaco. Scoperto da due ragazze, il maniaco viene poi ucciso dalla polizia, mentre il folle infermiere continua la sua opera tra il pubblico di un cinema: è finzione o realtà?


CREDITI

Titolo: Angoscia / Titolo originale: Angustia / Regia: Bigas Luna / Sceneggiatura: Bigas Luna, Michael Berlin / Fotografia: Josep M. Civit / Montaggio: Tom Sabin / Musica: José Manuel Pagán / Interpreti: Michael Lerner, Zelda Rubinstein, Talia Paul, Angel Jové/ Produzione: Pepón Coromina / Anno produzione: 1987 / Paese: Spagna, Usa / Durata: 86 minuti

SUL WEB
Filmogarafia di Bigas Luna

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