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Convivenze. Poesie e Polaroid. Un libro di Samuele Bianchi e Katia Sebastiani

di Maurizio G. De Bonis

Il testo scritto, in forma poetica, e la fotografia possono trovare un terreno nell’ambito del quale potersi sovrapporre, intersecare e coniugare? La risposta è che a livello linguistico questo matrimonio è impossibile. La parola e l’immagine fotografica possiedono caratteristiche così diverse e antitetiche che ogni tentativo di “unirle” in un utopico unico linguaggio è praticamente [...]

2. Immagini contemporanee. Spazi fisici, luoghi della mente. Terzo incontro

di Redazione

Il terzo appuntamento della seconda edizione di IMMAGINI CONTEMPORANEE avrà luogo venerdì 6 marzo 2009 ed è denominato “Spazi fisici, luoghi della mente”.
Nell’ambito dell’incontro, moderato da Maurizio G. De Bonis, i fotografi Samuele Bianchi e Orith Youdovich raffronteranno due modelli soggettivi di raffigurazione concettuale del mondo interiore, tra riflessione personale e rielaborazione psicologica del vissuto.
Gli [...]

Storia di un esperimento. Tre giorni sulle colline di Prato per riflettere sul senso del fare/studiare fotografia

di Maurizio G. De Bonis

Per una volta, sulle pagine web di Cultframe pubblico un testo scritto in prima persona. Non potevo fare altrimenti. Non si tratta di una recensione, un articolo. Bensì di una riflessione soggettiva che scaturisce non da un lavoro critico ma da un passaggio esistenziale personale/collettivo.
Questa è la storia di un esperimento, di un tentativo, di [...]

Samuele Bianchi – Non sono io. Secondo premio Portofolio in Villa – Solighetto 2004

di Maurizio G. De Bonis

Strade che conducono verso il nulla. Immagini enigmatiche e sospese. L’attesa e il ricordo, la paura dell’oblio e l’angoscia della morte. La vita appare un cammino verso l’abisso e gli esseri umani delle cellule esistenziali inermi, incapaci di trovare una spiegazione. Gli sguardi, drammaticamente immobili, nascondono uno straniamento interiore devastante, eppure tutta questa tensione rimane [...]

Mine vaganti. Un film di Ferzan Ozpetek


Restando alla superficie del dramma Ozpetek, ancora una volta, ammicca allo spettatore, lo blandisce con il fascino dei luoghi e dei volti, lo stuzzica con le voci suadenti di Patty Pravo e Nina Zilli e gli regala una storia che sembra riflettersi fiera nello specchio dell’artificio oltre la cui lussuosa cornice non c’è traccia di pathos o di verità […] (Eleonora Saracino)

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