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	<title>CultFrame - Arti visive &#187; David Seymour</title>
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		<title>Capa</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Mar 2006 11:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Paltrinieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOTOGRAFIA]]></category>
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		<description><![CDATA[Robert Capa. 1913 (Budapest)  - 1954 (Thai-Bihn, Vietnam)
 
Quando nel 1936 Endre Friedmann e Gerda Taro inventarono Robert Capa, stavano solo cercando un modo per sbarcare il lunario; non potevano sapere che, invece, stavano dando vita a quello che sarebbe diventato non solo uno dei più grandi fotografi di guerra di tutti i tempi, ma addirittura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 11pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/robert_capa-life.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5202" title="robert_capa-life" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/robert_capa-life.jpg" alt="robert_capa-life" width="120" height="160" /></a>Robert Capa. 1913 (</span></strong></span><span class="didascalia1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 11pt; color: #c00000; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US">Budapest) <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>- 1954 (Thai-Bihn, Vietnam</span></strong></span><em><span class="didascalia1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 11pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">)</span></strong></span><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 11pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US"></span></strong></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Quando nel 1936 Endre Friedmann e Gerda Taro inventarono <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Robert Capa</span>, stavano solo cercando un modo per sbarcare il lunario; non potevano sapere che, invece, stavano dando vita a quello che sarebbe diventato non solo uno dei più grandi fotografi di guerra di tutti i tempi, ma addirittura l’emblema stesso del fotoreportage. Infatti, nel corso della sua carriera (dalla metà degli anni Trenta al 1954), Capa ha ottenuto una fama e una credibilità tali da essere ormai noto anche a chi non è esperto del settore. Le sue immagini (stimate in più di 70.000) hanno immortalato gli avvenimenti più importanti della prima metà del secolo.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Come inviato, ha fatto reportage in cinque diverse guerre: civile spagnola, seconda guerra mondiale, conflitto in Cina, prima guerra arabo-israeliana e conflitto in Indocina. Per ognuna di esse è riuscito a raccontare i momenti salienti attraverso immagini diversificate: a volte, ha realizzato immagini-icona (celebre è quella scattata in Spagna nel 1938, dopo la vittoria definitiva del dittatore Franco, durante un raduno di volontari delle Brigate Internazionali visibilmente delusi per la sconfitta e che alzano con fierezza il pugno per riaffermare comunque le proprie idee); altre volte, immagini di denuncia, come quando a Madrid nel 1936 ha inquadrato, di fronte a un muro devastato dai segni della guerra, tre bimbi seduti sul marciapiede a giocare oppure come quando in Cina nel 1938 ha ripreso, dal basso verso l’alto, il viso di un bimbo con l’elmetto e la divisa militare; ed ancora immagini di momenti &#8220;nascosti&#8221; e amari, come quando a Lipsia nel 1945 ha ripreso su un balcone un soldato americano (immerso in una pozza di sangue), ucciso dai cecchini oppure il paracadutista impigliato nei fili della luce; a volte, ha rivelato nelle sue fotografie il suo gusto estetico, come quando a Barcellona ha ripreso, con un’inquadratura che sembra accuratamente studiata, da una parte la mamma con la figlia e dall’altra parte un gruppo di persone che guardano in alto; sporadicamente, ha mostrato il suo senso ironico, basti pensare alla fotografia del bimbo seduto sul carro armato mentre si mette un dito nel naso.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Capa, oltre ad avere documentato avvenimenti storici, ne ha immortalato anche i protagonisti, come Trotzkij mentre parla a un comizio oppure Roosevelt mentre chiede informazioni a un siciliano; si è rivelato, inoltre, un abile ritrattista nell’utilizzare tagli e prospettive inedite, dimostrando sapienza compositiva; si pensi al bellissimo ritratto (di profilo) scattato a Hollywood a Ingrid Bergman, mentre è seduta su una poltrona con la testa abbandonata all’indietro oppure quando nell’agosto 1948 in Francia ha ripreso una modella sulla spiaggia, mentre in secondo piano Picasso le regge un ombrellino per proteggerla dal sole.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Tutte le sue fotografie sono in bianco e nero e sono state ottenute attraverso l’utilizzo di macchine leggere, come la Leica e la Contax: erano appena state introdotte nel commercio negli anni Trenta e, grazie al nuovo formato maneggevole e alle pellicole (anziché lastre), consentivano di essere portate ovunque, permettendo nuove declinazioni stilistiche. Si pensi alle foto scattate durante lo sbarco in Normandia nel D-Day: quel giorno Capa aveva portato con sé due Contax per riprendere l’avvenimento ininterrottamente per novanta minuti, realizzando settantanove foto, di cui purtroppo solo undici furono stampate e solo sei tenute. Tra l’altro, divenne famoso quel &#8220;leggermente fuori fuoco&#8221; che fu il risultato dello scatto in azione e della stampa frettolosa; tuttavia, quello che fu un errore tecnico, acquisì poi un valore semantico importantissimo, perché divenne il segno visibile della vera documentazione del momento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />Capa cercava sempre di essere il più vicino possibile alle situazioni che documentava; infatti, sosteneva: «Se le tue foto non vanno bene, vuol dire che non ti sei avvicinato abbastanza», un pensiero che consolidò nel 1942 durante un episodio raccontato dal giornalista Alex Kershaw. Un giorno Capa andò in una base americana a Chelveston e vide tornare i soldati mutilati dopo un attacco; allora, ripose la macchina, decidendo di non fare più il becchino, ma di partecipare in prima persona anche alle missioni più pericolose, nella convinzione che i combattenti avrebbero tollerato la sua presenza soltanto se avesse vissuto con loro la guerra. Da quel momento fece l’addestramento per imparare a lanciarsi con il paracadute e, col tempo, acquisì molta più esperienza di guerra di quanta ne avessero le truppe e gli esperti. </span></span><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Questo suo atteggiamento era già emerso quando nel 1938 era stato pubblicato il reportage che aveva realizzato in Spagna con la collaborazione di Gerda Taro: il titolo è molto esplicativo, infatti è <em>Death in Making [La Morte mentre si attua]</em>. Forse il riferimento esplicito è alla celeberrima fotografia Il miliziano colpito a morte scattata sul fronte di Cordoba nel 1936 a un miliziano nel momento esatto in cui viene colpito e ucciso da un proiettile. L’immagine è diventata un’icona non soltanto della guerra civile spagnola, ma anche delle guerre in generale; però, è stata al centro di un lunga controversia fra chi sosteneva che si trattasse di una fotografia in posa e chi ne difendeva la veridicità, controversia che pare sia stata risolta qualche anno fa quando è stato identificato il soggetto dell’immagine (un certo Federico Borrell Garcia) e la data effettiva della sua morte. Anche se l’attendibilità della fotografia è importante da un punto di vista storico, da un punto di vista prettamente fotografico è stato molto più interessante il dibattito, perché poneva un problema spinoso: il fotoreporter deve sempre documentare la realtà così com’è o può reinterpretarla in modo più o meno velato fino all’estremo della ricostruzione di una scena? Il fotografo Christian Caujolle, direttore dell’agenzia francese <em>Vu</em> e curatore della mostra per il cinquantenario del premio <em>World Press Photo</em>, riferendosi espressamente alla fotografia in questione, ha recentemente dichiarato: «Troppe volte chiediamo al fotografo di essere neutrale. È una sciocchezza. Il fotografo prende posizione per natura, deve essere militante».</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il confine fra documentazione e interpretazione è labile, come fanno presumere diverse affermazioni fatte da Capa stesso che, in un’intervista del 1937, dichiarò che &#8220;la verità è l’immagine migliore&#8221; ma, dieci anni dopo, nell’avvertenza pubblicata sul suo libro intitolato <em>Slightly Out of Focus</em>, sostenne: «Visto che scrivere la verità è ovviamente tanto difficile, nell’interesse della verità stessa mi sono permesso ogni tanto di andare appena oltre, altre volte di fermarmi appena al di qua. Tutti gli avvenimenti e le persone descritte in questo libro sono accidentali e hanno qualche cosa a che fare con la verità». Inoltre, in un’altra occasione, aveva ammesso che: «La foto è una sezione di un fatto, che mostra la realtà vera a chi non era presente molto più di quanto possa fare l’intera scena».</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Simili contraddizioni e problematicità fanno parte del personaggio e del mito di Robert Capa, contribuendo ad alimentarlo, se mai ce ne fosse bisogno. Infatti, Capa era noto per essere istintivo e indisciplinato, avventuroso e ironico, esuberante, amante del gioco, delle donne e del whisky, insomma amante dei piaceri della vita e della vita stessa, come ricorda in più occasioni il fotoreporter <a href="http://www.cultframe.com/2003/05/una-percezione-letteraria-della-fotografia-intervista-a-ferdinando-scianna-fotografia-%e2%80%93-festa-internazionale-di-roma-2003/">Ferdinando Scianna</a>. Al tempo stesso, era professionale e inseparabile dal suo lavoro di fotografo di guerra (la odiava, ciononostante non riusciva a starne per troppo tempo lontano); inoltre, aveva lottato per affermare l’autonomia dei fotoreporter; infatti, sin dal 1938 aveva cominciato a pensare all’idea di creare una cooperativa di fotografi (progetto realizzatosi nel 1947 con la fondazione della Magnum) che ne tutelasse i diritti e la libertà. Capa era sensibile a una simile tematica, anche perché detestava qualsiasi costrizione, come si evince dalle parole che consigliò al collega e amico <a href="http://www.cultframe.com/2004/08/cartier-bresson/">Henri Cartier-Bresson</a>: «Guardati dalle etichette. Rassicurano certo, ma prima o poi qualcuno te ne affibbia una di cui non riesci più a liberarti […]. Se deve proprio esserci un’etichetta, assumi quella di &#8220;fotoreporter&#8221; e conserva per te stesso tutto il resto, in fondo al cuore».</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Robert Capa era proprio come lo si immagina guardando alcuni suoi ritratti: sia che indossi la divisa militare con l’elmetto in testa e la sigaretta in bocca, sia che indossi un completo elegante con la pettinatura ordinata, si notano sguardo e sorriso ammiccanti che denotano un atteggiamento sicuro di sé e consapevole del fascino legato anche alla sua professione, come sottolineava chiaramente ogni volta che diceva: «Il corrispondente di guerra ha in mano la posta in gioco, cioè la vita, e la può puntare su questo o quel cavallo, oppure rimettersela in tasca all’ultimo minuto. Io sono un giocatore d’azzardo».</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br style="mso-special-character: line-break;" /><br style="mso-special-character: line-break;" /><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">BIOGRAFIA</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/robert_capa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5203" title="robert_capa" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/robert_capa.jpg" alt="robert_capa" width="111" height="150" /></a>Endre Ernö Friedmann, figlio di ebrei non praticanti proprietari di una sartoria, nasce il 22 ottobre 1913 a Budapest, da cui nel 1931 viene espulso per aver partecipato ad attività studentesche di sinistra contro il regime di Horthy. Emigra a Berlino che, in quegli anni, è il centro della sperimentazione fotografica e del nascente fotogiornalismo: inizialmente, si iscrive a giornalismo alla <em>Deutsche Hochschule fur Politik</em>; poi, dovendo mantenersi da solo, nel 1932 abbandona gli studi e comincia a lavorare nell’agenzia Dephot (che collabora con 2.500 fra giornali e periodici tedeschi). Nel giro di poco, da fattorino diventa assistente del fotografo <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Felix Man</span> e il 27 novembre 1932 ha il suo primo incarico. Le sue fotografie sulla conferenza che Lev Trotzkij tiene allo Sportpalast di Copenaghen sul significato della rivoluzione russa a studenti danesi vengono pubblicate sul periodico <em>Der WeltSpiegel</em>.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel 1933, come molti altri artisti e intellettuali, è costretto a lasciare Berlino in seguito all’ascesa nazista; prima è a Vienna, poi per qualche tempo a Budapest (dove lavora per un’agenzia di viaggi), infine si trasferisce a Parigi. Lì frequenta il Café du Dôme a Montparnasse, conosce altri importanti fotoreporter (come <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">André Kertesz</span>, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">David &#8220;Chim&#8221; Seymour</span>, Henri Cartier-Bresson) e <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Gerda Pohorylles</span> (poi Taro), anche lei sfuggita al nazismo a causa delle sue idee comuniste. I due si innamorano e decidono di andare a vivere insieme; lei lavora per l’agenzia Alliance, mentre lui per un mensile giapponese ma, poiché i guadagni non sono alti, decidono di inventare una società composta da tre persone: Gerda (segretaria e responsabile della parte commerciale), Endre (assistente in camera oscura) e Robert Capa (un famoso, dotato e inesistente fotografo americano). In realtà, è Friedmann a scattare le foto, ma con questo stratagemma i due riescono a ottenere incarichi prestigiosi e a guadagnare molto di più. Dopo tempo, l’inganno viene scoperto, ma le fotografie sono talmente buone che le riviste continuano ad affidare loro degli incarichi. Perciò, da quel momento in avanti, Endre Friedmann diventa per sempre e per tutti Robert Capa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />Nel 1936 Capa e la Taro vanno in Spagna come inviati del settimanale francese <em>Vu</em>, diretta da Lucien Vogel, per realizzare un servizio sulla guerra civile. Riprendono le truppe che partono per andare a combattere contro il dittatore Franco, la gente terrorizzata in fuga dal piccolo paese di Cerro Muriano mentre viene bombardato dai fascisti, le battaglie in inverno, la vita devastata dei civili, donne sotto choc a causa delle bombe nel sobborgo operaio di Vallecas, i profughi nel porto di Malaga e, il 5 settembre, Capa scatta la famigerata fotografia intitolata &#8220;Il miliziano colpito a morte&#8221;, una delle immagini più controverse della storia della fotografia e che, una volta pubblicata su <em>Vu</em> il 23 settembre 1936, costringe il direttore Vogel a dimettersi. Intanto, il rapporto fra Capa e la Taro si fa difficile: lui le chiede di sposarla, ma lei rifiuta perché sta cercando una sua strada; per un po’ continuano a lavorare insieme ma, alla fine, Capa torna a Parigi, mentre Gerda resta a documentare la battaglia di Brunete. Purtroppo, la sera del 25, un carro armato investe la macchina su cui era salita e Gerda Taro muore all’età di ventisei anni. Robert apprende della sua morte il giorno dopo, leggendo la notizia su <em>L’Humanité</em>. Per quindici giorni si chiude nel suo studio e si ubriaca, non riuscendo a sopportare il dolore della perdita e il senso di colpa per non averla saputo proteggere.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Agli inizi del 1938 Capa parte per un nuovo servizio, questa volta in Cina: deve scattare fotografie e fare l’aiuto cameraman al regista <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Joris Ivens</span> per il documentario <em>I quattrocento milioni</em> che avrebbe dovuto raccontare la resistenza cinese all’invasione giapponese iniziata l’anno prima. L’esperienza, però, è fortemente limitata dal controllo delle spie che sono state incaricate dalla moglie di Chiang Kai-shek di impedire loro di fotografare i comunisti di Mao Tse-Tung: soltanto i nazionalisti devono apparire come gli eroi contro l’imperialismo giapponese. In ottobre Capa torna in Spagna per riprendere, a malincuore, la sconfitta definitiva di chi si era opposto a Franco. Ma il 1938 gli riserva un’ultima sorpresa: in dicembre la prestigiosa rivista inglese <em>Picture Post</em> pubblica otto pagine di sue fotografie, proclamandolo il &#8220;più grande fotografo di guerra del mondo&#8221;.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In settembre del 1939 emigra negli Stati Uniti, dove ottiene per la rivista <em>Life</em> alcuni incarichi che sente come sempre più banali, così comincia a cercare un’altra opportunità che arriva nel 1942, quando <em>Collier’s</em> gli propone di recarsi in Inghilterra per fare un servizio sullo sbarco degli Alleati. La partenza avviene più tardi, nel 1943, quando salpa a bordo di una nave convoglio per l’Africa settentrionale. Capa documenta gli scontri fra truppe britanniche, francesi e americane contro quelle di Hitler, la liberazione della Sicilia e quella di Napoli, l’inasprirsi della guerra a causa anche dell’approssimarsi dell’inverno, lo sbarco ad Anzio e, nell’aprile del 1944, il drammatico D-Day. Continua a seguire le truppe nella loro avanzata, fermandosi soltanto di fronte alla liberazione del campo di Belsen: ci sono già tanti fotografi e, per la prima volta, ha come l’impressione che ogni nuova immagine di orrore non faccia altro che diminuire l’effetto complessivo. Il 7 maggio 1945, quando viene dichiarata in Europa la vittoria, Capa è a Parigi e si emoziona nel vedere la liberazione di quella che ormai è diventata la sua città adottiva.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />Il 6 giugno 1945 arriva a Parigi l’attrice Ingrid Bergman. Capa la invita a cena da Maxim’s, a ballare in un locale di Montmarte e, dopo una passeggiata finale lungo la Senna, i due sono già innamorati. Cominciano a frequentarsi e, nell’ottobre del 1945, egli raggiunge la Bergman a Hollywood, dove sta girando il film <em>Notorius</em> di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Alfred Hitchcock</span>. Robert passa le giornate giocando a poker con John Huston e Humphrey Bogart e rivedendo amici, ma la pace lo annoia e la loro storia si intiepidisce, così rientra a Parigi. Scrive qualche lettera d’amore, chiedendo alla Bergman di lasciare Hollywood, ma nessuno dei due è disposto a rinunciare alla propria vita, così si incontrano un’ultima volta a Sun Valley, dove si lasciano in modo amichevole. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">A metà aprile del 1947 Capa riesce a realizzare un progetto a cui pensava da tempo, cioè la creazione di Magnum, una cooperativa di fotografi che ne tutelasse i diritti. Coinvolge <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David &#8220;Chim&#8221; Seymour, William Vandivert</span> e trova John Morris, il suo primo cliente; i fotografi devono sviluppare l’idea di un reportage comparativo sulle famiglie del mondo (<em>People are People</em>), riprendendo ciascuno la vita di una famiglia in una nazione diversa. Capa e lo scrittore Steinbeck partono per Mosca il 31 luglio 1947, ma non riescono a fare granché, perché la polizia li ferma continuamente con la scusa del controllo dei permessi.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">L’8 maggio 1948 Robert Capa è a Tel Aviv per documentare la nascita dello stato d’Israele: riprende il discorso del Primo Ministro, la prima sessione di gabinetto d’Israele, la folla vivace accalcata lungo le strade, ma anche l’inizio della guerra fra Israele e alcuni stati arabi limitrofi. Purtroppo, la censura è molto pesante e i corrispondenti come Capa, se sono impegnati a dare notizie dal fronte ebraico, sono costretti a sostenere la causa israeliana. Lo stesso problema si ripropone quando torna nel maggio del 1949 con lo scrittore Irwin Shaw per realizzare il progetto del libro <em>Report on Israel</em>: può fotografare l’arrivo di migliaia di esuli alla città portuale di Haifa, ma non il problema della diaspora palestinese. Della zona araba riesce a procurarsi da un fotografo arabo alcune immagini delle quali, però, soltanto una viene pubblicata sull’<em>Illustrated</em> col titolo &#8220;L’arabo errante&#8221;.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel 1954, mentre si trova in Giappone su invito dell’editore Mainichi Shimbun che vuole lanciare una nuova rivista fotografica, gli sopraggiunge un incarico improvviso di Life: deve andare per un mese in Indocina per sostituire un collega americano. Robert Capa raggiunge Hanoi agli inizi di maggio. Il 25 accompagna una missione militare francese da Namdinh al delta del Fiume Rosso; durante una sosta del convoglio lungo la strada a Thai-Bhin, Capa, con un drappello di militari, si allontana in un campo, dove calpesta una mina anti-uomo, rimanendo ucciso.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
</span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">©CultFrame 03/2006</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US"><span style="color: #61000d;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">IMMAGINI</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">1 </span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">Immagine di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Robert Capa</span></span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-weight: bold; mso-bidi-font-style: italic;"><span style="color: #b9190f;"> </span></span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">pubblicata sulla copertina di LIFE nel 1945</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">2 Robert Capa</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">BIBLIOGRAFIA</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Kershaw, A., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Blood and Champagne: The Life and Times of Robert Capa</em>, Thomas Dunne Books, 2003 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Kershaw, A., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Robert Capa : L&#8217;homme qui jouait avec la vie</em>, Jean-Claude Lattès, 2003 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Whelan, R., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Robert Capa: Obra Fotografica</em>, Grupo Oceano, 2002 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Whelan, R., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Robert Capa: La collezione completa</em>, Contrasto, 2001</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Whelan, R., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Robert Capa: The Definitive Collection</em>, Phaidon Press, 2001 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Capa, C., Capa R., Whelan, R., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Slightly Out of Focus</em>, Modern Library, 2001 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Capa, R., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Heart of Spain: Robert Capa&#8217;s Photographs of the Spanish Civil War</em>, Aperture, 1999 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Yang, R., Arnold, E., Capa, R., Conner, L., Ketchum, R.G., Salgado, S., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">CHINA: 50 Years Inside the People&#8217;s Republic</em>, Aperture, 1999 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Cartier-Bresson, H., Capa, C., Whelan, R., Capa, R., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Robert Capa : Photographs</em>, Aperture, 1996 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Whelan, R., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Robert Capa: A Biography</em>, University of Nebraska Press, 1994 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Capa, R., Whelan, R., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Children of War, Children of Peace</em>, Bulfinch Press, 1991 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Capa, R., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Fotografías de Robert Capa sobre la Guerra Civil española: Colección del Ministerio de Asuntos Exteriores</em>, Ediciones El Viso, 1990 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">AA.VV., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">China vista por Abbas, Eve Arnold, Bruno Barbey, Walter Boschart, René Burri, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson</em>, Comunidad de Madrid, Consejería de Cultura, Dirección General de Patrimonio Cultural, 1990 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Capa, R., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Robert Capa: Photographs from Israel, 1948-1950</em>, Tel Aviv Museum of Art/Zmora-Bitan, 1989</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Lacouture, J., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Robert Capa</em>, Pantheon (Photo Library Series), 1989 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Capa, R., Whelan, R., Capa, C., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Photographs</em>, Faber and Faber, 1985 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Capa, R., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Front populaire</em>, Chêne/Magnum, 1976 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Sagalyn, R., Friedberg, J., Capa, C., Capa, R., Seymour, D., Kertesz, A., Freed, L., Weiner, D., Bischof, W., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">The Concerned Photographer</em>, Grossman Publishers, 1968 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Shaw, I., Capa, R., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Report on Israel</em>, Simon and Schuster, 1950 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Steinbeck, J., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Russian journal: With pictures by Robert Capa</em>, Viking Press, 1948 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US"></span></p>
<p><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">LINK</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.cultframe.com/2001/01/sguardi-sul-900-cinquantanni-di-fotogiornalismo-un-libro-di-john-g-morris/"><span style="color: #000000;">CULTFRAME. Sguardi sul ‘900. Cinquant’anni di fotogiornalismo. Un libro di John G. Morris</span></a></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.magnumphotos.com/Archive/C.aspx?VP=XSpecific_MAG.AgencyHome_VPage&amp;pid=2K7O3R1VX08V" target="_blank"><span style="color: #000000;">Immagini di Robert Capa sul sito dell’Agenzia Magnum</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://expositions.bnf.fr/capa/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Capa connu et inconnu. Una mostra allestita in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Robert Capa comprendeva 300 fotografie celebri e inedite</span></a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.warchronicle.com/journalists/capa_pics.htm" target="_blank"><span style="color: #000000;">Immagini di Robert Capa pubblicate su giornali e riviste e la bibliografia delle pubblicazioni</span></a></span></span><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cartier-Bresson</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2004/08/cartier-bresson/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2004 22:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosa Maria Puglisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOTOGRAFIA]]></category>
		<category><![CDATA[maestri della fotografia]]></category>
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		<description><![CDATA[Henri Cartier-Bresson. 1908 (Chanteloup, Francia) – 2004  (L&#8217;Isle-sur-la-Sorgue, Francia)
 
Henri Cartier-Bresson, l&#8217;uomo che ha trasformato il fotogiornalismo in arte, ha spesso dichiarato di non essere per nulla interessato alla fotografia. Non c&#8217;è paradosso: le sue origini artistiche sono nel disegno e nella pittura, che a partire dal 1966 sono tornati ad essere suo interesse predominante.
Tuttavia il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="didascalia1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/henri_cartier_bresson-ritratto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3262" title="henri_cartier_bresson-ritratto" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/henri_cartier_bresson-ritratto.jpg" alt="henri_cartier_bresson-ritratto" width="150" height="188" /></a>Henri Cartier-Bresson. 1908 (Chanteloup, Francia) – 2004 <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>(L&#8217;Isle-sur-la-Sorgue, Francia)</span></strong></span><span class="testo1"><strong><em style="mso-bidi-font-style: normal;"></em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-weight: bold;">Henri Cartier-Bresson</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">, l&#8217;uomo che ha trasformato il fotogiornalismo in arte, ha spesso dichiarato di non essere per nulla interessato alla fotografia. Non c&#8217;è paradosso: le sue origini artistiche sono nel disegno e nella pittura, che a partire dal 1966 sono tornati ad essere suo interesse predominante.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Tuttavia il vero motore primo della sua intera ricerca artistica, quale che sia la forma nella quale si è poi espressa, può essere identificato nella sua concezione umanistica della realtà, e non a caso è stato definito un classicista: lo è, non solo per la sua attenzione ai canoni della forma e agli equilibri geometrici dell&#8217;immagine, ma soprattutto per il suo costante indagare sui valori dell&#8217;esistenza, sull&#8217;essere umano e i suoi rapporti con il mondo.</span></span><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il passaggio dalla pittura alla fotografia per Cartier-Bresson avviene intorno al 1930 in seguito ad un viaggio in Africa; lì acquista la sua prima macchina fotografica. Ebbe a raccontare: &#8220;l&#8217;avventuriero che è in me, mi obbligò a testimoniare con uno strumento più rapido le cicatrici di questo mondo&#8221;.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nello stesso periodo si avvicina al cinema, realizza documentari, un ulteriore mezzo per &#8220;prendere in trappola la vita&#8221;, che però abbandona forse per via della sua scarsa partecipazione alla produzione, o piuttosto perché aveva già sviluppato la sua poetica del momento decisivo.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">L&#8217;idea di Cartier-Bresson è che non si può imparare a fotografare, perché fotografare è un modo di vedere, ed è anche un modo di vivere.</span></span><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La macchina fotografica non è che un mero mezzo col quale fissare la realtà; e del tutto realistiche pretendono di essere le sue immagini, scattate sempre con un obiettivo che restituisce un&#8217;immagine in tutto simile a quella vista dall&#8217;occhio (un 50 millimetri) e fedelmente riportate in stampa a pieno formato, senza escludere nulla di ciò che l&#8217;occhio ha visto nel mirino. La sua Leica diventa &#8220;un prolungamento dell&#8217;occhio&#8221; che può essere, a seconda delle occasioni, &#8220;un revolver, oppure il divano di uno psicanalista&#8221;.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Queste foto mostrano la realtà del momento decisivo di un avvenimento; colta dal fotografo, il quale riorganizza la propria percezione visiva nel rigore geometrico dell&#8217;immagine che più esplicitamente significa quell&#8217;avvenimento. E questo avviene con naturalezza, perché &#8220;l&#8217;apparecchio fotografico è lo strumento dell&#8217;intuizione e della spontaneità, &#8230;dimenticando se stessi si arriva alla semplicità d&#8217;espressione&#8221;.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Una semplicità d&#8217;espressione che è purezza di linee ed estrema chiarezza della composizione, come nella ben nota immagine scattata a Siphnos in Grecia nel 1961, dove scorgiamo una bambina correre su per una via a gradinate attraverso un dedalo di casette bianche: il soggetto è collocato nel centro geometrico dell&#8217;immagine, e lì l&#8217;occhio sarebbe normalmente costretto dalla forza percettiva di questa posizione ad immobilizzarsi; ma la quinta della casa a destra, con l&#8217;importanza data alla sua porta (punto di partenza per l&#8217;occhio che guarda e per la fuga della piccola), ed il percorso a zigzag fatto di linee oblique e di piccoli volumi creati dal chiaroscuro delle ombre, fanno si che il nostro sguardo circoli sulla foto e che ci lasci immaginare che la bimba possa d&#8217;un tratto liberarsi dall&#8217;incantesimo che l&#8217;ha bloccata e fuggire via oltre il campo visibile.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Non è che un esempio fra i tanti possibili, poiché ogni suo singolo scatto è misurato e allo stesso tempo pregnante: sintetizza un avvenimento mediante il momento culminante che ne implica l&#8217;intero sviluppo; lo fa quando ci racconta le miserie del mondo (fra i diseredati in India e le prostitute in Messico) o gli importanti rivolgimenti della Storia (il passaggio della Cina a Repubblica Popolare o le ultime ore di Gandhi), e lo fa anche quando coglie la valenza emblematica o talora ironica di un fatto qualunque.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La fotografia è per Cartier-Bresson un punto di vista sul mondo, che coincide necessariamente con quello del suo occhio educato dal disegno a scorgere l&#8217;armonia delle forme o a ricrearla mediante piccoli aggiustamenti: &#8220;modifichiamo le prospettive con una leggera flessione delle gambe, produciamo coincidenze di linee con il semplice spostamento della testa di una frazione di millimetro&#8230; &#8220;; eppure tutto è già dato nella realtà, tanto che &#8220;la composizione deve essere la nostra costante preoccupazione, ma al momento di fotografare essa non può che essere intuitiva, poiché siamo alle prese con istanti fuggevoli dove i rapporti sono in movimento&#8230; Ogni analisi geometrica, ogni riduzione ad uno schema può essere prodotta solo quando la fotografia è già scattata, sviluppata, stampata e può servire soltanto come argomento di riflessione&#8221;.</span></span><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Cartier Bresson si è paragonato ad un pescatore che, avendo un pesce già all&#8217;amo, debba avvicinarsi con cautela per prenderlo al momento giusto, ma le sue dichiarazioni sul fotografare, richiamano all&#8217;immaginazione la pratica Zen del tiro con l&#8217;arco: &#8220;Fotografare è trattenere il respiro&#8230;&#8221; ed il fotografo, al pari di un arciere, deve dimenticare tutto, anche se stesso, per concentrarsi sull&#8217;obiettivo.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Senza preoccuparsi dell&#8217;accuratezza, lascia che questa sorga come risultato dell&#8217;imporsi intuitivo di una forma perfetta; lo scatto, così come il tiro con l&#8217;arco, scioglie una tensione spirituale e &#8220;cogliere un&#8217;immagine diventa una gioia fisica e intellettuale&#8221;.</span></span><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Henri Cartier Bresson torna al disegno, che è meditazione, decidendo di &#8220;prendersi tempo&#8221; proprio quando la fotografia, spinta dalle innovazioni tecniche, sta diventando &#8220;troppo rapida&#8221;.</span></span><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br style="mso-special-character: line-break;" /><br style="mso-special-character: line-break;" /><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">BIOGRAFIA</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Henri Cartier-Bresson <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">nasce a Chanteloup</span>, vicino Parigi, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">nel 1908</span>. La sua è una famiglia ricca e prestigiosa.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Dopo gli studi giovanili di pittura decide di dedicarsi alla letteratura partecipando ai corsi dell’Università di Cambridge.</span></span><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Le sue conoscenze e la sua profonda passione per le arti figurative lo portano a frequentare l’ambiente dei surrealisti; in seguito dopo un lungo viaggio in Africa, effettuato nel 1931, inizia a dedicarsi professionalmente alla fotografia.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La sua prima grande mostra è allestita a Città del Messico nel 1933, dopodiché, nel 1935, durante un soggiorno negli Stati Uniti d’America si avvicina all’arte cinematografica, grazie anche all’amicizia che lo lega a Paul Strand.</span></span><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Al suo ritorno in Europa lavora come assistente del grande regista francese <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Jean Renoir</span> (<em>Une partie de campagne</em> e <em>La règle du jeu</em>), quindi, nel 1937 firma personalmente il film <em>Return to life</em>.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Durante la Seconda Guerra Mondiale Cartier-Bresson entra nella resistenza francese continuando a svolgere costantemente la sua attività fotografica.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il 1945 è l’anno della realizzazione del documentario <em>Le Retour</em>.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel 1947 fonda insieme a <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Robert Capa</span> e a <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">David Seymour</span> la famosa <em>Agenzia Magnum</em>, all’interno della quale lavoreranno successivamente alcuni tra i più grandi fotografi del Novecento.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Negli anni che seguono la creazione della Magnum, Cartier-Bresson viaggia moltissimo e fotografa innumerevoli realtà internazionali, fino a quando, nel 1955, viene organizzata la sua prima retrospettiva presso Il Louvre, a Parigi.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel 1966 avviene il suo distacco dall’agenzia che aveva fondato e si svolge un altro evento parigino che lo consacra definitivamente come grande artista della fotografia.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel 1979 è NewYork ad organizzare un tributo al genio del fotogiornalismo e del reportage ed è proprio in quel periodo che Henri Cartier-Bresson inizia gradualmente a ridurre la sua attività fotografica per dedicarsi al suo primo amore artistico: la pittura.</span></span><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il 2001 è l’anno della sua mostra milanese, comprendente 155 opere, allestita presso il Palazzo dell’Arengario.</span></span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Henri Cartier-Bresson <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">muore il 3 agosto 2004 a L&#8217;Isle-sur-la-Sorgue in Francia</span>.</span></span><span class="testo1"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">©CultFrame </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="color: #000000;">08/</span></span></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">2004</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="color: #61000d;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">IMMAGINE</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Henri Cartier-Bresson</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">BIBLIOGRAFIA</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">AA.VV., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">De quoi s&#8217;agit-il? Henri Cartier-Bresson</em>, Gallimard &#8211; Bibliothèque Nationale de France, 2003 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Cartier-Bresson, H., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Paris à vue d&#8217;œil</em>, Seuil, 2003 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Assouline, P., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Henri Cartier-Bresson &#8211; L&#8217;Oeil du siècle</em>, Gallimard, 2001 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Gombrich, E.H., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Tête à Tête. I ritratti di Henri Cartier-Bresson</em>, Leonardo Arte, 1999 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Cartier-Bresson, H., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Henri Cartier-Bresson. Per la libertà di stampa</em>, EGA-Edizioni Gruppo Abele, 1999 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Cartier-Bresson, H., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Gli Europei</em>, Peliti Associati, 1998 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Cartier-Bresson, H., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">A proposito di Parigi</em>, Peliti Associati, 1997 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Macé, G., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">L&#8217;Imaginaire d&#8217;après nature</em>, Fata Morgana, 1997 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Montier, J.-P., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">L’Art sans art d’Hanri Cartier-Bresson</em>, Flammarion, Paris, 1995</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Pieyre de Mandiargues, Scianna, F., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Henri Cartier-Bresson. Ritratti: 1928-1982</em>, Fabbri Editori, I Grandi Fotografi, Milano, 1987</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Galassi, G., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Henri Cartier-Bresson: The Early Work</em>, The Museum of Modern Art, New York, 1987 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">LINK</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.cultframe.com/2007/11/un-silenzio-interiore-i-ritratti-di-henri-cartier-bresson-un-libro-di-henri-cartier-bresson/"><span style="color: #000000;">CULTFRAME. Un silenzio interiore. I ritratti di Henri Cartier-Bresson. Un libro di Henri Cartier-Bresson</span></a></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.cultframe.com/2000/07/henri-cartier-bresson-e-paul-strand-cineasti/"><span style="color: #000000;">CULTFRAME. Henri Cartier-Bresson e Paul Strand cineasti</span></a></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://www.henricartierbresson.org/"><span style="color: #000000;">Fondation Henri Cartier-Bresson</span></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.npg.si.edu/exh/cb/"><span style="color: #000000;">Portraits by Henri Cartier-Bresson</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://us.imdb.com/name/nm0142035/"><span style="color: #000000;">Filmografia di Henri Cartier-Bresson</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.magnumphotos.com/Archive/C.aspx?VP=XSpecific_MAG.AgencyHome_VPage&amp;pid=2K7O3R1VX08V"><span style="color: #000000;">L’Agenzia Magnum</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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