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	<title>CultFrame - Arti visive &#187; Cindy Sherman</title>
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		<title>Donna: Avanguardia femminista negli anni ’70 &#8211; dalla Sammlung Verbund di Vienna. Una mostra a Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 17:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio G. De Bonis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle domande che ciclicamente ci si pone nel mondo della fotografia è la seguente: esiste uno sguardo fotografico femminile? E ancora: ammesso che tale sguardo esista, quali sono le sue caratteristiche espressive?
Rispondere non è operazione semplice, anche se chi scrive propende da sempre per un’interpretazione della creatività artistica internazionale, scevra da impostazioni “sessiste” e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/donna-cindy_sherman.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8177" title="donna-cindy_sherman" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/donna-cindy_sherman.jpg" alt="donna-cindy_sherman" width="200" height="159" /></a>Una delle domande che ciclicamente ci si pone nel mondo della fotografia è la seguente: esiste uno sguardo fotografico femminile? E ancora: ammesso che tale sguardo esista, quali sono le sue caratteristiche espressive?<br />
Rispondere non è operazione semplice, anche se chi scrive propende da sempre per un’interpretazione della creatività artistica internazionale, scevra da impostazioni “sessiste” e semplificatorie. Forse sarebbe più opportuno parlare di sguardi soggettivi e di istanze collettive che attraverso singole individualità, cifre stilistiche e poetiche ben definite riescono a essere comunicate alla critica, al pubblico e agli appassionati.<br />
Se invece si sostituisce l’aggettivo “femminile” con “femminista”, si compie un’operazione di messa a fuoco culturale che toglie di mezzo ogni tendenza alla separazione degli sguardi per far emergere l’essenza di un “movimento” (non sempre organico) che in una fase storica della società occidentale ha radicalmente cambiato la natura dello sguardo.</p>
<p style="text-align: justify;">La presenza delle istanze femministe nella fotografia degli anni settanta ha avuto una funzione catartica, rivoluzionaria e di propulsione delle idee e, soprattutto, ha fornito al mondo femminile un utile strumento per l’analisi del proprio ruolo nella società di quegli anni. A ciò si aggiunge il fatto che la fotografia e la videoarte femministe hanno consentito ai due dispositivi in questione di compiere un balzo in avanti anche sotto il profilo della lingua audiovisiva, nel suo complesso. È stata, insomma, una liberazione delle idee, in primo luogo, e anche, per certi versi, delle modalità espressive che tendevano a essere marmorizzate in una sorta di iterazione del linguaggio e dei temi, iterazione che rappresentava di fatto una zavorra da cui ci si doveva necessariamente sbarazzare.<br />
Alla luce di quanto sopra affermato, la mostra allestita presso la Galleria Nazionale D’Arte Moderna di Roma, intitolata <em>Donna: Avanguardia femminista degli anni 70 – dalla Sammlung Verbund di Vienna</em>, appare come una significativa apertura verso una realtà creativa che tutt’ora appare moderna e capace di comunicare elementi di cambiamento ancora decisamente utili alla riflessione, in special modo nel panorama sociale e artistico italiano, caratterizzato da una tendenza conservativa opprimente.<br />
Duecento sono le opere in mostra e diciassette le artiste presenti con le loro creazioni all’interno del percorso espositivo. Un numero di lavori ingente, dunque, che è stato collocato negli spazi della Galleria Nazionale D’Arte Moderna con estrema attenzione e senso della progressione artistico/culturale dei linguaggi e degli stili dai responsabili della cura: Gabriele Schor e Angelandreina Rorro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/donna-valie_export.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8179" title="donna-valie_export" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/donna-valie_export.jpg" alt="donna-valie_export" width="144" height="200" /></a>Diversi i nomi già molto noti in esposizione, a cominciare da <a href="http://www.cultframe.com/2001/01/francesca-woodman-fotografie/">Francesca Woodman</a>, ormai divenuta una sorta di “mito” del panorama fotografico mondiale (ma che in questo caso è stata fortunatamente smitizzata e ricollocata anche storicamente), a <a href="http://www.cultframe.com/2003/02/sherman/">Cindy Sherman</a>, artista visuale, tra le più importanti in attività, maestra del travestimento e capace di articolare un discorso espressivo sulla questione dell’identità in maniera sempre  pregnante.<br />
E poi un’artista del calibro della cubana Ana Mendieta, autrice di perfomance e opere visuali dal fortissimo impatto espressivo ed emotivo (storica è la sua perfomance del 1973 nella quale mise in scena uno stupro, lavorando sul concetto di corpo violato e abusato). La sua immagine del volto compresso contro una superficie trasparente, e dunque deformato, allude di nuovo alla manipolazione del corpo femminile e invita chi guarda a riflettere su tale questione.<br />
Riguardo il lavoro della videoartista e fotografa <a href="http://www.cultframe.com/2008/03/valie-export-intervista-con-lartista-austriaca/">VALIE EXPORT</a>, viene proposto il suo lavoro sul corpo, sulla rapacità dello sguardo maschile e sul ribaltamento della visione/uso della sessualità femminile. L’artista austriaca, nella perfomance denominata <em>Aktionshose:Genitalpanik</em> (Action Pants: Genital Panic), si recò in un cinema porno di Monaco di Baviera con pantaloni tagliati all’altezza degli organi genitali e con mano un’arma da fuoco che puntava contro gli spettatori presenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/donna-helena_almeida.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8180" title="donna-helena_almeida" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/donna-helena_almeida.jpg" alt="donna-helena_almeida" width="137" height="200" /></a>La fotografa portoghese Helena Almeida si concentra invece sulla questione delle forme e delle linee e della comunicazione visuale come contrapposizione di elementi. Una mano si poggia delicatamente sulla struttura rigida e articolata di un cancello di ferro, una sorta di “ossimoro visivo”, di sovrapposizione non estetizzante ma sostanziale di essenze diverse.<br />
<em>Donna: Avanguardia femminista degli anni 70 – dalla Sammlung Verbund di Vienna</em> è una mostra che non rispecchia solo la storicizzazione del rapporto tra femminismo e fotografia. Intende invece attualizzare in maniera inequivocabile la forza “anti-sistema” di un’istanza di riappropriazione dell’immagine femminile che deve essere riaffermata con determinazione proprio in questo primo scorcio di terzo millennio.<br />
La questione non è retrò, o vetero-femminista, è invece fortemente legata alla pressoché totale assenza di critica contemporanea sulla condizione sociale delle donne. E in tal senso, le artiste ospitate presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna non mostrano uno sguardo/tocco femminile quanto piuttosto una via densa di sostanza riguardante il tema della creatività e dell’impegno del “fare arte”, inteso come “luogo” della messa a fuoco della condizione umana, femminile e maschile.</p>
<p>©CultFrame 03/2010</p>
<p><span class="rossobold"><br />
IMMAGINI</span><br />
1 Cindy Sherman. Untitled Film Still # 17, 1978. B&amp;W photograph. © Cindy Sherman / Sammlung Verbund, Vienna<br />
2 Valie Export. Aktionshose: Genitalpanik / Action Pants: Genital Panic, 1969. Silkscreen on paper. Photo: Peter Hassmann. © VBK, Vienna, 2009 / Sammlung Verbund, Vienna<br />
3 Helena Almeida, Work- 32 (Entreda 1), 1977. Silver gelatin print. © Helena Almeida / Sammlung Verbund, Vienna</p>
<p><span class="rossobold">INFORMAZIONI</span><br />
Dal 19 febbraio al 16 maggio 2010<br />
Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea / Viale delle Belle Arti 131, Roma / Ingresso per disabili: via Gramsci 73 / Telefono: 06.32298221<br />
Orario: martedì &#8211; domenica 8.30 &#8211; 19.30 / chiuso lunedì<br />
Biglietti: intero 10 euro / ridotto 8 euro<br />
Catalogo: Electa</p>
<p><span class="rossobold">LINK</span><br />
<a href="http://www.gnam.beniculturali.it/" target="_blank">Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma</a></p>
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		<title>Le figure tragiche di Cindy Sherman. Una mostra a Londra</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2009/04/le-figure-tragiche-di-cindy-sherman/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 14:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Colia</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOTOGRAFIA]]></category>
		<category><![CDATA[eventi e mostre]]></category>
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		<description><![CDATA[La sede londinese di Sprüth Magers occupa un arioso spazio, al piano terra di un palazzo elegante, tra Bond Street e Green Park. Con la grande vetrata su Grafton Street, la galleria è l’ambiente ideale per proporre alcuni dei nuovi lavori di Cindy Sherman. L’artista non esponeva nel Regno Unito da ormai due anni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/cindy_sherman-untitled3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3831" title="cindy_sherman-untitled3" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/cindy_sherman-untitled3.jpg" alt="cindy_sherman-untitled3" width="165" height="250" /></a>La sede londinese di Sprüth Magers occupa un arioso spazio, al piano terra di un palazzo elegante, tra Bond Street e Green Park. Con la grande vetrata su Grafton Street, la galleria è l’ambiente ideale per proporre alcuni dei nuovi lavori di Cindy Sherman. L’artista non esponeva nel Regno Unito da ormai due anni e le immagini esposte fanno parte di una serie pi<span style="font-weight: normal;">ù am</span>pia, tutta incentrata sul tema dell’identit<span style="font-weight: normal;">à sessuale, della bellezza e della moda.</span></span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">Cindy Sherman è un’artista che da sempre ha usato se stessa come modello per i suoi lavori e già Andy Warhol ne aveva elogiato la straordinaria capacità di porsi davanti all’obiettivo come una vera attrice.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">A 55 anni l’artista si interroga ora sugli effetti del tempo che passa, specialmente sui volti, i corpi e l’animo delle donne.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">A questo scopo ricorre al trucco pesante per sottolineare le rughe o per crearne di nuove, creando un contrasto stridente tra vestiti, trucco, accessori e scenari.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">Le donne impersonate dalla Sherman non costituiscono ritratti di se stessa, ma figure femminili che, nella loro anonimità, possano risultare allo spettatore sia familiari che aliene. </span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">Si tratta di figure che per la cura dei particolari e degli sfondi in cui sono inserite, sembrano provenire da classi alte, quasi aristocratiche. L’impatto del grande formato concorre a dare un senso di importanza e di glamour. Ma, a guardare bene, si avverte un senso di alienazione e c’è sempre un elemento grottesco a rompere l’equilibrio compositivo, come una ruga esagerata, una pantofola di plastica, una perla enorme che pende dall’orecchio.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">Il segreto di questi lavori risiede proprio nei particolari. Non importa quanto fondotinta o rimmel coprano i volti rugosi, quello che veramente colpisce è il pathos e il terrore che trasudano da queste tragiche figure.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/cindy_sherman-untitled2.jpg"><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-3832" title="cindy_sherman-untitled2" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/cindy_sherman-untitled2.jpg" alt="cindy_sherman-untitled2" width="290" height="350" /></a> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">Sembra che la Sherman abbia sviluppato il progetto dopo aver visto un programma televisivo, in cui si chiedeva a ricche signore quale fosse il loro segreto per restare giovani ed affascinanti. Partendo dai segni suol viso, l’artista, con l’aiuto del latex e delle luci, ha creato rughe profonde. Da un negozio di Upper East Side si è procurata vestiti eleganti, quelli di cui le signore intervistate probabilmente si erano disfate per beneficienza. E poi, con parrucche, accessori e uno sfondo importante, ha dato vita ad una carrellata di mogli di uomini importanti, casalinghe di lusso, che cercano di dissimulare l’età attraverso vestiti eleganti e appariscenti o celandosi dietro un trucco pesante.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">Il blu di un kaftano bordato d’oro, le perle, il velluto morbido non riescono tuttavia ad attenuare l’impatto emotivo dei segni e dei cedimenti di una pelle non più giovane e fresca. La narrativa che viene fuori dai ritratti non è tanto il messaggio dell’artista, quanto le preoccupazioni che i personaggi dovrebbero trasmettere, attraverso le esistenze lussuose e tutte incentrate nel costante mantenimento dei loro privilegi. Impresa difficile ad attuarsi, quando la bellezza e la giovinezza sono effimere e non sempre risovibili a colpi di bisturi. Da un lato vediamo dunque donne sicure del loro status, coscienti della loro immagine, perfezioniste nel loro essere ben pettinate e agghindate, dall’altro delle creature fragili, quasi patetiche, che si indirizzano allo spettatore con gesti troppo eloquenti o il rosso scarlatto di un rossetto. </span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">Immagini la cui ambivalenza si tramuta in una strategia creativa di sicuro successo.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">©CultFrame 04/2009</span></span><em></em></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-weight: normal; font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">IMMAGINI</span></strong></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">1 Cindy Sherman. Untitled #466, 2008. Colour photograph. Courtesy of the artist, Metro pictures and Spruth Mager Berlin London</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">2 Cindy Sherman. Untitled #475, 2008. Colour photograph. Courtesy of the artist, Metro pictures and Spruth Mager Berlin London</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">INFORMAZIONI</span></strong></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">Dal 16 aprile al 27 maggio 2009 </span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">Sprüth Magers Gallery / 7a Grafton Street, Londra / Telefono: +44(0)2074081613</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">Orario: dal martedì al sabato 10.00 &#8211; 18.00 o per appuntamento / Ingesso libero</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB">LINK</span></strong></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"><a href="http://www.cultframe.com/2003/02/sherman/"><span style="color: #000000;">CultFrame. Cindy Sherman. Arte, biografia, bibliografia, link</span></a></span></strong></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"><a href="http://spruethmagers.net/home"><span style="color: #000000;">Spruth Magers Lee, Berlino Londra</span></a></span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;" lang="EN-GB"> </span></p>
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		<title>Street &amp; Studio &#8211; A Urban History of Photography. In mostra a Londra</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 16:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Colia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Street &#38; Studio, la mostra in programma alla Tate Modern, riassume l’arte del ritratto in 350 eccezionali lavori, eseguiti sia in studi di posa che all’aperto. La fotografia di strada, in particolare, assume molte forme, grazie all’invenzione e allo sviluppo di macchine fotografiche piccole e maneggevoli, capaci di catturare i soggetti in pose informali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-1058" title="erwin_blumenfeld" src="http://wp.cultframe.com/wp-content/uploads/erwin_blumenfeld.jpg" alt="erwin_blumenfeld" width="154" height="200" />Street &amp; Studio, la mostra in programma alla Tate Modern, riassume l’arte del ritratto in 350 eccezionali lavori, eseguiti sia in studi di posa che all’aperto. La fotografia di strada, in particolare, assume molte forme, grazie all’invenzione e allo sviluppo di macchine fotografiche piccole e maneggevoli, capaci di catturare i soggetti in pose informali e intime. La rassegna include nomi internazionali, del calibro di Cecil Beaton, Henri Cartier-Bresson, Jacques Henri Lartigue, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Robert Mapplethorpe</span> e Cindy Sherman e mira ad indagare le valenze cosmopolite e le correnti che hanno influenzato questo genere fotografico.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Infatti, sebbene la fotografia di strada e quella in studio si siano evolute con modi e codici propri, la mostra alla Tate cerca di mettere in risalto i punti di contatto tra i due generi. </span></span><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il percorso espositivo si snoda dunque attraverso una serie di ambienti tematico-cronologici, a partire dai precursori del ritratto, sia quei fotografi che alla fine del XIX secolo ricreavano spaccati di vita sociale attraverso pose altamente orchestrate, immortalando spazzacamini, mendicanti e venditori ambulanti, sia quei professionisti affermati, che hanno lasciato vivide immagini di personaggi famosi, basti pensare al Baudelaire di Etienne Carjat.</span></span><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-1059" title="joel_sternfeld" src="http://wp.cultframe.com/wp-content/uploads/joel_sternfeld.jpg" alt="joel_sternfeld" width="158" height="200" />La fotografia agli inizi del ventesimo secolo è anche mezzo di denuncia politico-sociale, e il ritratto si pone a mezza strada tra finzione e realtà. Si tratta spesso di scatti dal sapore documentario, ma di forte impatto estetico, come le strade parigine di Alfred Stieglitz o i bambini newyorkesi di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Lewis Hine</span>.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">L’affascinante viaggio visivo prosegue nelle strade, dove l’incontro con il quotidiano e l’umanità anonima è il punto focale del lavoro di una serie di artisti, come Walker Evans (celebri i suoi ritratti di operai e impiegati a Detroit) o <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Joel Sternfeld</span>, il quale riesce a dare ai suoi scatti il carattere di incontro fortuito e immediato.</span></span><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La mostra passa poi ad esplorare la fotografia tra studio e paesaggio urbano a cavallo delle due guerre mondiali. Le influenze surrealiste ed il gusto per tutto ciò che è misterioso si annidano dietro le lenti di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Henri Cartier-Bresson</span> e Manuel Alvarez Bravo, i ritratti in studio di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Cecil Beaton</span>, si fanno sofisticati ed eleganti.</span></span><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Infine il visitatore viene guidato attraverso una serie di tematiche suggestive, dai personaggi di strada ai pendolari di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Walker Evans</span> e Wolfgang Tillmans, dal Living Theatre del dopoguerra, la vita quotidiana che si fa poesia, effimera e peculiare, alle rivoluzioni politico sociali degli anni Sessanta e Settanta, fino alla fotografia contemporanea, dai primi anni Ottanta ad oggi.</span></span><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La mostra presenta al pubblico anche libri e riviste ed esamina lo scarto tra vita quotidiana e celebrità, riflettendo sui cambiamenti sociali e l’evoluzione stessa della professione di fotografo.</span></span><span class="testo1"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">©CultFrame 06/2008</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">IMMAGINI</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-weight: bold; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US"><span style="color: #000000;">1 </span></span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-weight: bold; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US">Erwin Blumenfeld</span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-weight: bold; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US"><span style="color: #b9190f;">. </span></span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US">Untitled, New York 1946</span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US"><span style="color: #b9190f;">. </span></span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US">©the Estate of Erwin Blumenfeld / DACS, London</span></span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US"><br />
</span></em><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">2</span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US"><span style="color: #b9190f;"> </span></span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US">©<span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Joel Sternfeld</span></span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-weight: bold; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US"><span style="color: #b9190f;">. </span></span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US">Attorney with laundry, corner Bank and West 41 st., NYC 1988</span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US"><span style="color: #b9190f;">. </span></span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US">Museum Folkwang, Essen</span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US"><span style="color: #b9190f;">. </span></span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US">courtesy Pace/Mac Gill Gallery, New York</span></span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US"><br style="mso-special-character: line-break;" /></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">INFORMAZIONI</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="titolo1"><span style="font-weight: normal; font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-weight: bold; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Street &amp; Studio -</span></span><span class="titolo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US"><strong> </strong></span></span><span class="sottotitolo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US">A Urban History of Photography</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="sottotitolo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">Dal 22 maggio al 31 agosto 2008</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="sottotitolo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">Tate Modern Level 4 / Bankside, Londra / Telefono: 20.78878888</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="sottotitolo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">Domenica – giovedì 10.00 – 18.00 / venerdì e sabato 10.00 – 22.00</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="sottotitolo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">Biglietto: </span></span><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">£10</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">LINK</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US"><a href="http://www.tate.org.uk/modern/">Tate Modern, Londra</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La vera storia della fotografia concettuale. Un libro di Adriano Altamira</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 17:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Cavallini</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOTOGRAFIA]]></category>
		<category><![CDATA[libri fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Adriano Altamira]]></category>
		<category><![CDATA[Cindy Sherman]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Vaccari]]></category>
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		<category><![CDATA[Luca Patella]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Ontani]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Parr]]></category>
		<category><![CDATA[Nan Goldin]]></category>
		<category><![CDATA[Pierre et Gilles]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni libri fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Mapplethorpe]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei suoi &#8220;Paragraphs on Conceptual Art&#8221;, in Artforum, giugno 1967, Sol LeWitt afferma: «…. L’idea in se stessa, anche se non realizzata visualmente, è un lavoro d’arte tanto quanto un prodotto finito. […] Nell’arte concettuale l’idea o il concetto è l’aspetto più importante del lavoro». E’ in questo processo di smaterializzazione dell’opera che la fotografia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-1832" title="adriano_altamira-vera_storia_fotografia_concettuale" src="http://wp.cultframe.com/wp-content/uploads/adriano_altamira-vera_storia_fotografia_concettuale.jpg" alt="adriano_altamira-vera_storia_fotografia_concettuale" width="150" height="200" />Nei suoi &#8220;Paragraphs on Conceptual Art&#8221;, in <em>Artforum</em>, giugno 1967, Sol LeWitt afferma: «…. L’idea in se stessa, anche se non realizzata visualmente, è un lavoro d’arte tanto quanto un prodotto finito. […] Nell’arte concettuale l’idea o il concetto è l’aspetto più importante del lavoro». E’ in questo processo di smaterializzazione dell’opera che la fotografia assume la funzione di statement, di dichiarazione, di rapporto, di certificazione. La fotografia viene così a collocarsi in un ambito che negandole la funzione di espressione artistica, al contempo, la lega all’opera d’arte come sistema di visualizzazione automatica, generando così quello che si può definire l’<em>uso concettuale</em> della fotografia.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Già nel 1965, Joseph Kosuth, con la sua <em>One and Three Chairs</em> che apre la strada dell’arte concettuale, espone un’ opera costituita da un ready-made (una sedia), da un testo (la definizione che un dizionario fornisce di sedia) e da una fotografia della stessa sedia. L’uso concettuale dei due media, il binomio <em>foto</em>+<em>testo</em> è qui ridotto a funzione tautologica, an-estetica e di ridefinizione del ready-made. </span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">L’analisi, che <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Adriano Altamira</span> elabora della fotografia concettuale, non si esaurisce nel prendere in considerazione il periodo circoscritto negli anni sessanta, ma parte dalle forme fotografiche proprie dalle avanguardie storiche, dal fotomontaggio, dalle schadografie, dalle rayografie e soprattutto dalle riflessioni teoriche e dagli interventi artistici di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Duchamp</span>. Individua, tra l’altro, nella fotografia <em>Piston de courant d’air</em> la prima foto concettuale. Nella premessa a <em>La vera storia della fotografia concettuale</em>, Altamira dichiara che: «Il fine di questo saggio non vuole essere soltanto quello di ristabilire il significato originario del termine: ma piuttosto quello di cercare di stabilire i limiti e la pertinenza della nuova estensione della sua accezione – già censita dal percorso storico avvenuto nel frattempo». Così egli sviluppa l’analisi concernente la foto concettuale, ripercorrendo, oltre a quanto già citato, fasi e momenti della storia dell’arte che hanno coinvolto la fotografia, dall’Happening alla Land Art, dalla Narrative Art alla Body Art, passando per autori, fotografi tout-court, che hanno utilizzato la fotografia come strumento principe ed esclusivo della loro produzione artistica, per arrivare fino alla contemporaneità del processo di globalizzazione che vede la Cina come paese emergente, in cui la fotografia diviene un mezzo artistico di grande diffusione, che si dibatte tra Pop-Art ed arte concettuale. </span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il libro, che, tra gli altri, raccoglie anche una serie di articoli già apparsi sul sito <em>informatissimafotografia</em>, consta di sette capitoli, ad ognuno dei quali è associata una appendice di approfondimento con interviste ad autori quali Luigi Ontani, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Giulio Paolini, Luca Patella</span> o recensioni a mostre di Franco Vaccari o di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Kossakowski</span>, etc&#8230; </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Gli anni ottanta e novanta affrontano la concettualità insita sia nel <em>principio di costatazione</em> nell’opera di Nan Goldin, sia nella <em>staged photography</em> di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Koons</span>, di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Gregory Crewdson</span> e della Sherman; questo periodo è inoltre approfondito con articoli specifici su Robert Mapplethorpe, Helmut Newton, Martin Parr e <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Pierre et Gilles</span>.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il libro si chiude con una sequenza di illustrazioni (penalizzate da una stampa e da un supporto cartaceo di bassa qualità) che si sviluppa parallelamente al testo e che vede, al contempo, una giustapposizione di immagini, a cui sono associate titolazioni, capaci di suggerire e moltiplicare i possibili piani di lettura.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">©CultFrame 01/2008</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">CREDITI</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La vera storia della fotografia concettuale / Autore: Adriano Altamira / Editore: Area Imaging (di rossellabigi editore), 2007 / 208 pagine / 80 illustrazioni / 21,00 euro / ISBN: </span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">9788886560115</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">INDICE DEL LIBRO</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span class="testo1"><strong><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">INDICE / PREMESSA</span></strong></span><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></p>
<p><span class="testo1"><strong><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo primo: / </span></em></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">DUCHAMP, IL READY-MADE E LA FOTOGRAFIA / LA FOTOGRAFIA COME PRELIEVO DALLA REALTA&#8217; / MAN RAY E LA FOTOGRAFIA AL CONTRARIO</span></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></strong></span><span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Appendici: / 1) Schadografie, rayografie e fotogrammi / 2) Prodromi della performance dal futurismo al surrealismo</span></em></span></p>
<p><span class="testo1"><strong><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo secondo: </span></em></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">IL FOTOMONTAGGIO NELLA PRIMA META&#8217; DEL NOVECENTO / DAL FOTOMONTAGGIO ALL&#8217;ELABORAZIONE DIGITALE / MANIPOLAZIONE DIGITALE DELL&#8217;IMMAGINE</span></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></strong></span><span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Appendici: 1) Moholy-Nagy</span></em></span></p>
<p><span class="testo1"><strong><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo terzo: </span></em></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">LA FOTOGRAFIA AL POSTO DELLA PITTURA: L&#8217;HAPPENING / LA FOTOGRAFIA AL POST DELLA PITTURA: LA FOTO SU TELA</span></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></strong></span><span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Appendici: 1) Colloquio con Aldo Tagliaferro 2) Elio Mariani, anticipatore solitario 3) Mario SChifano e la fotografia 4) Ketty La Rocca 5) Intervista con Luca Patella</span></em></span></p>
<p><span class="testo1"><strong><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">capitolo quarto: </span></em></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">IL CONCENTTUALE PURO / VERSO UN CONCETTUALE DEL CONCETTUALE / TAUTOLOGIE E OPERE AD ANELLO / PROCEDIMENTI CONCETTUALI NELLA PERFORMANCE / LA FOTOGRAFIA COME STRUMENTO PREFERENZIALE / DIALETTICA TRA FOTO E ALTRI MATERIALI</span></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></strong></span><span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Appendici: 1) Intervista a Giulio Paolini 2) Luciano Fabro 3) Intervista a Luigi Ontani 4) I viaggi di Franco Vaccari 5) Concetto, Corpo e Sogno &#8211; Susan Hiller 6) Eustache Kossakowski 7) Dimenticato a memoria: una ricognizione sugli anni &#8216;70</span></em></span></p>
<p><span class="testo1"><strong><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo quinto: </span></em></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">DOPO IL CONCETTUALE: NARRATIVE ART E ALTRE TENDENZA POSTCONCETTUALI / POSTCONCETTUALE E IDEOLOGIA POLITICA / DIALETTICA TRA FOTO E ALTRI MATERIALI</span></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></strong></span><span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Appendici: 1) Franco Vaccari: provvista di ricordi</span></em></span></p>
<p><span class="testo1"><strong><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo sesto: </span></em></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">GLI ANNI OTTANTA E NOVANTA</span></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></strong></span><span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Appendici: 1) Robert Mapplethorpe 2) Helmut Newton 3) Martin Parr 4) Pierre et Gilles</span></em></span></p>
<p><span class="testo1"><strong><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo settimo: </span></em></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">FOTO E GLOBALIZZAZIONE</span></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></strong></span><span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Appendici: 1) La nuova Cina fra Pop e Concettuale</span></em></span></p>
<p><span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">TAVOLE / BIBLIOGRAFIA</span></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
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		<title>I volti paradossali della società. Intervista a Francesco Impellizzeri</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Oct 2007 20:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosa Maria Puglisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE CONTEMPORANEA]]></category>
		<category><![CDATA[incontri interviste]]></category>
		<category><![CDATA[artisti italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Cindy Sherman]]></category>
		<category><![CDATA[Claude Cahun]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Impellizzeri]]></category>
		<category><![CDATA[interviste artisti]]></category>
		<category><![CDATA[mostre arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Urs Luthi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle sue performance e installazioni, musica, pittura e teatro incontrano la fotografia, come documento dell’azione artistica e come esito espressivo finale d‘un più complesso progetto, sempre restituendoci l’immagine dell’artista stesso. Per l’uso del travestimento, per il gioco dei ruoli sessuali, e l’interpretazione di stereotipi, potrebbe essere collocato idealmente accanto ad artisti come Cahun, Luthi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-2395" title="francesco_impellizzeri1" src="http://wp.cultframe.com/wp-content/uploads/francesco_impellizzeri1.jpg" alt="francesco_impellizzeri1" width="101" height="200" />Nelle sue performance e installazioni, musica, pittura e teatro incontrano la fotografia, come documento dell’azione artistica e come esito espressivo finale d‘un più complesso progetto, sempre restituendoci l’immagine dell’artista stesso. Per l’uso del travestimento, per il gioco dei ruoli sessuali, e l’interpretazione di stereotipi, potrebbe essere collocato idealmente accanto ad artisti come Cahun, Luthi e Sherman, ma si tratta di analogie tutto sommato superficiali. Come lo stesso artista ci spiega nell’intervista di seguito, il suo è un calarsi nei panni di &#8220;creature&#8221; emerse dall’immaginario mediatico contemporaneo.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-weight: bold;">Francesco Impellizzeri</span></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">, nato a Trapani nel 1958, si è da anni trasferito giovanissimo nell’Urbe, e ultimamente fa la spola fra Roma e Madrid.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La sua vena ironica ammanta ogni cosa di un’aura leggera e a volte persino infantile, come nei &#8220;Pensierini&#8221; (fogli di quaderno delle elementari, all’apparenza scritti e disegnati da un bambino), ma i messaggi, che dal suo lavoro traspaiono, sollecitano l’attenzione dello spettatore su temi importanti, avvalendosi &#8211; come i Pop Artist &#8211; dei codici linguistici della moda, della televisione, del fumetto, e usando il <em>kitsch</em> per smascherare gli eccessi e le strumentalizzazioni dei media, di cui siamo quotidiane vittime.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Puoi parlarmi di come hai iniziato a fare arte?</span></strong></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ho appena pubblicato un libro catalogo, in occasione della mostra &#8220;Riassunto: Pensierini, parole e…&#8221; alla gall. Bonelli Arte Contemporanea di Mantova, che inizia dal 1963, data dei primi disegni e fogli di quaderno delle scuole elementari e anche foto delle prime recite scolastiche, fino alle immagini pittoriche e fotografiche che, dall’adolescenza, arrrivano ad oggi.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Sfogliando questo &#8220;Album e Quaderno di Francesco Impellizzeri&#8221; si sviluppano 200 pagine di vita/lavoro.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Atraverso questo lungo racconto si rivela un percorso continuo, coerente e conseguenziale.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Percorso artistico e vita in una certa misura coincidono, dunque. L&#8217;arte è per te soprattutto una maniera di esprimere te stesso, un modo per riflettere sul mondo e l&#8217;arte stessa, o piuttosto entrambe le cose?</span></strong></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Raccontare è il verbo adatto al mio lavoro. Ribadisco questo concetto.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">E’ chiaro che il mio lavoro riflette il mio modo di vedere la vita e l’arte parallelemante, con grande senso critico, analitico…</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-2397" title="francesco_impllezzeri2" src="http://wp.cultframe.com/wp-content/uploads/francesco_impllezzeri2.jpg" alt="francesco_impllezzeri2" width="133" height="200" />L&#8217;interpretazione di personaggi stereotipati fa parte dei tuoi travestimenti, che giocano spesso sull&#8217;ambiguità sessuale, cosa in questa &#8220;masquerade&#8221; ha a che vedere con l&#8217;autoritratto, e cosa con la performance dei ruoli legata al genere?</span></strong></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nelle performance, fotografie, acquerelli e video ho sempre &#8220;dipinto&#8221; figure paradossali ritagliate da una realtà esaperata dalla mia creatività ma che non hanno niente a che vedere con il ritratto della mia personalità. Interpreto stereotipi che sono distanti da me mille miglia.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Li faccio vivere proprio come un attore sul palcoscenico. Non mi interessa mostrarmi solo per narcisistico piacere, ma come mezzo per evidenziare &#8211; in quanto vittima di questi attentati mediatici &#8211; i paradossi di questa società, in modo divertente ma sempre con forte senzo critico e nessun compiacimento.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">E&#8217; narrazione dipinta di kitch (strumento più volte utilizzato da pubblicità e mezzi di comunicazione), o con immagini libere da orpelli ma pur sempre tragicomiche.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Anche la sessualità, vissuta con imposizioni e canoni ben precisi dalla nostra società, è uno strumento di indagine che alcuni dei mie personaggi rivelano in maniera evidente. Il ruolo in cui la religione ha relegato la sessualità, è una delle tematiche del mio lavoro, come quella del disagio per le differenze razziali, o gerenazionali fino al travestimento che la gente adotta per uniformarsi o diventare uno stereotipo.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel video &#8220;Videoclippami&#8221; del 2001 interpreto 16 personaggi che rappresentano queste tipologie, e in soli 4 minuti sono evidenziati tutti gli aspetti sociali che ho citato, legati da una canzone dalle chiare ironiche parole.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></p>
<p><span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Quando, e perché, hai deciso di usare la fotografia?</span></strong></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Negli anni ’60 la fotografia ha avuto una diffusione e un consumo di massa. Mi è stata regalata la prima macchina fotografica a 10 anni e m’incantava il risultato magico che se ne otteneva: fermare un’immagine scovata dal tuo occhio e vederla inquadrata dentro un lucido pezzo di carta. Poi, con la scoperta della mia fotogenia, ho iniziato prestissimo a farmi fotografare e, già alla fine degli anni ’70, ho trovato un amico/complice di numerosi set fotografici che mi vedevano ora come un un efebo ora nei panni di una svenevole modella inizi ’900.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Naturalmente, studiando poi pittura in accademia, le prime mostre contenevano disegni e poi segni e colori che avevano affinità con la musica. I primi tentativi fotografici non erano, però, stati accettati dai miei insegnanti di pittura.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel 1990 ho fatto la mia prima performance alla Temple Gallery di Roma, proprio perché i quadri avevano bisogno dell’apporto musica/azione. Così è nato Unpopop, il mio primo personaggio.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Naturalmente la foto è diventata necessaria per fermare quei momenti, ma anche logica per le esperienze precedenti alle mostre.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ti sei ispirato a qualche fotografo in particolare?</span></strong></span><span class="testo1"><strong><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Essendo nato in sicilia le influenze storiche, fotografiche e folkloriche hanno nutrito la mia crescita. Naturalmente conoscevo Von Gloeden, anche se le sue immagini mi sembravano troppo serie o morbose.</span></span><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">A me è sempre piaciuto il polpettone culturale della mia adolescenza, farcito di classicismo, spruzzato dalle dominazioni che tutta l’isola ha subito nel corso dei secoli, fino al finto sviluppo offerto dai media, televisione in testa.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ho sempre asserito che nel mio sangue scorre una miscela composta da tutte le culture che hanno arricchito la Sicilia nella sua lunga e affascinante storia.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Sarebbe riduttivo definirsi siciliani, isolani: la fratellanza con il mondo intero mi permette di creare e dialogare, attraverso e &#8220;grazie&#8221; al il mio patrimonio genetico. Certamente è un privilegio essere nato in un luogo etremamente ricco di storia e vibrazioni liriche, ma anche essere cresciuto nella città eterna per quasi trent’anni…</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Adesso poi vivo a Madrid con i miei &#8220;fratelli&#8221; spagnoli… Ho dovuto aspettare la prima personale in Spagna per incontrare un giornalista che faccese delle domande pertinenti al mio lavoro.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-2396" title="francesco_impllezzeri3" src="http://wp.cultframe.com/wp-content/uploads/francesco_impllezzeri3.jpg" alt="francesco_impllezzeri3" width="200" height="148" />Per le tue opere trai spunto dai media, dalla moda, e colpisce un certo aspetto ironico-giocoso, sia nelle opere che nei titoli , talora addirittura richiami all&#8217;infanzia. Quanto c&#8217;è davvero di gioco, quanto di satira?</span></strong></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Non ho mai abbandonato l’espressione ludica appartenente alla mia infanzia, ma ho dovuto condirla di ironia per proporla crescendo, e affinarla con la satira per stuzzicare i palati.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ma non si tratta di una ricetta vera, quanto piuttosto di un punto di vista che mi appartiene e che esercito per dialogare con questa paradossale società.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Non sono un pittore di paesaggi; o meglio, è il &#8220;paesaggio&#8221; umano che m’interessa in tutte le sue sfaccettature.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Voglio aprire un dialogo con tutti coloro che incontrano il mio lavoro come in un buon salotto; ho bisogno di fare una satira politica, di costume, fino a parlare dell’ultimo festival di Sanremo. Le domande sono sempre benvenute, naturalmente se dall’altra parte si presenta chi sa fartele: il problema si potrebbe verificare solo nel momento in cui… non te ne fanno più!</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><strong><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">C&#8217;è nelle tue opere la volontà di sdrammatizzare, d&#8217;esser più leggeri?</span></strong></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Se penso al lavoro che c’è per preparare una performance, un set fotografico per entrare nei panni dei miei personaggi, è la pesantezza quella che mi viene subito in mente!</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Quello che il fruitore recepisce è la freschezza di una narrazione autentica, che vuole evidenziare per poi sdrammatizzare.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Adesso bisogna che chi il mio lavoro ha guardato, dopo essere stato catturato dalla piacevolezza del mio operato, scruti un pò più a fondo il prodotto che ho, amorevolmente, presentato! Buona visione!</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">©CultFrame 10/2007</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">IMMAGINI</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">1, 2 e 3 Fotografie di Francesco Impellizzeri</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">LINK</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.francescoimpellizzeri.info/"><span style="color: #000000;">Il sito di Francesco Impellizzeri</span></a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dietro Cahun. Seconda parte</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2007/03/dietro-cahun-seconda-parte/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2007 18:53:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosa Maria Puglisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[fotofocus]]></category>
		<category><![CDATA[Cindy Sherman]]></category>
		<category><![CDATA[Claude Cahun]]></category>
		<category><![CDATA[Marcel Moore]]></category>
		<category><![CDATA[Nan Goldin]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dimenticata per lungo tempo, Claude Cahun viene riscoperta solo negli anni Ottanta.

In seguito alla pubblicazione nel 1992 di una biografia scritta da François Leperlier (&#8221;Claude Cahun, l’écart et la métamorphose&#8221;) si moltiplicano le iniziative che ne diffondono il nome e l’opera: dalle mostre fotografiche ai saggi, dalla ripubblicazione dei suoi scritti a un film-documentario sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt;"><span style="color: #61000d; font-family: Verdana;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-873" title="claude_cahun2" src="http://wp.cultframe.com/wp-content/uploads/claude_cahun2.jpg" alt="claude_cahun2" width="119" height="150" />Dimenticata per lungo tempo, Claude Cahun viene riscoperta solo negli anni Ottanta.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt;"><font face="Verdana" color="#61000d"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In seguito alla pubblicazione nel 1992 di una biografia scritta da François Leperlier (&#8221;Claude Cahun, l’écart et la métamorphose&#8221;) si moltiplicano le iniziative che ne diffondono il nome e l’opera: dalle mostre fotografiche ai saggi, dalla ripubblicazione dei suoi scritti a un film-documentario sulla sua vita. Ancor più della sua arte attrae forse il suo personaggio.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il suo essere donna ed omosessuale, proprio i motivi che un tempo avevano reso più ardua una sua celebrità, la portano oggi alla ribalta. E attirano l’attenzione soprattutto sulla sua attività di fotografa, segnatamente su una gran quantità di &#8220;autoritratti&#8221; <em>en travesti</em>.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>L’ossessione del proporsi davanti alla macchina fotografica come un’identità instabile e mutevole, fatta di maschere, sembra farne l’antesignana di Cindy Sherman, ma anche di un certo femminismo postmoderno. La tematica intima e autobiografica, legata al gioco dell’ambiguità sessuale, l’ha fatta paragonare a Nan Goldin. </span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Una lettura delle immagini di Cahun attraverso il filtro degli studi di <em>genere</em>, pur essendo avvincente è, però, largamente fuorviante perché al di fuori di una prospettiva storica reale. E il suo stesso ruolo nella creazione di immagini fotografiche, pare, vada parzialmente rivisto. Nella realizzazione, e presumibilmente nello progetto stesso degli autoritratti, come dei collage d’ispirazione surrealista, fu certamente coinvolta Marcel Moore. </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Costei &#8211; detta da Cahun &#8220;l’altra me stessa&#8221; &#8211; a partire dal 1909 fu una presenza costante, la cui influenza di certo ebbe un gran peso, pur essendo soprattutto Cahun ad apparire sulle scene della società, con l’impatto delle sue mise maschili da dandy e dei suoi capelli cortissimi spesso tinti di rosa o d’oro, negli anni che le vedevano frequentatrici degli ambienti artistici parigini.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Claude Cahun fu, prima di tutto, una scrittrice, ma anche un’attrice: sentiva d’esserlo nella vita quotidiana; e lo fu per un periodo anche sul palco del <em>Théâtre Esotérique</em> di Paul Castan.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel disegnare un complesso emblema – sorta di logo societario – da giovane aveva tracciato le lettere &#8220;L S M&#8221; (iniziali intrecciate di Lucy Schwob e Suzanne Malherbe, che suonavano “Elles s&#8217;aiment&#8221;) sopra una figura composta da un piede in una scarpetta a tacco alto, che sosteneva un occhio e una bocca sormontati da una mano. Col proprio nome aveva individuato la bocca e la mano, con quello della compagna l’occhio e il piede: come dire che su quel piede si poggiavano tanto lo sguardo di Malherbe, quanto le parole e i gesti di Schwob.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Simboleggiando un essere nato dall’unione di due distinte e complementari individualità, Cahun assegnava a Moore un ruolo di &#8220;base&#8221;. E forse pensava al mito platonico di un’umanità primigenia fatta d’individui simili a gemelli siamesi maschi, femmine e androgini, i quali, scissi per volere di Zeus, si sentono spinti alla ricerca della metà mancante: l’altro sé stesso; nel quale ritrovare una completezza.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Si sa che Moore fu sempre dietro la macchina fotografica e poi in camera oscura; alla luce di quanto detto, sembra strano ridurre il suo ruolo a quello di una semplice operatrice. Piuttosto, la sua presenza, che poteva occhieggiare in forma di ombra all’angolo di un’inquadratura, o, in un’altra, il suo posare innanzi allo specchio in luogo della compagna, sono fra gli indizi che hanno talora fatto pensare ai cosiddetti &#8220;autoritratti&#8221; come a una sorta di gioco privato, più che a una consapevole ricerca artistica.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Se i collages o le anamorfosi (la più nota delle quali è quella pubblicata sulla copertina della novella di Georges Ribemont-Dessaignes &#8220;Frontières humaines&#8221;) avevano una loro ragion d’essere nell’adesione agli stilemi del Surrealismo, e non vanno molto al di là di questi, nei “ritratti” dei molti volti di Cahun troviamo un’indiscutibile originalità, che trae spunto da una motivazione personale profonda.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La &#8220;mascherata&#8221; e la moltiplicazione dell’Io individuale, per Cahun tende all’asessualizzazione, e infine all’annullamento di quest’Io destabilizzante. Essa va oltre il semplice “smascheramento” di una società maschilista: sconfina nella psicoanalisi, o meglio nella psicoterapia. Tendenza che si può riscontrare anche in certi scritti di Cahun.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Sullo sfondo degli &#8220;autoritratti&#8221; c’è un’angoscia per la quale volto e maschera si confondono: &#8220;Sotto questa maschera un volto. Non finirò mai di sollevare tutti questi volti&#8221;, scriveva Cahun in &#8220;Aveux non Avenus&#8221;.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nondimeno resta probabile che queste foto fossero &#8220;generate&#8221; da un intento comune delle due artiste, sul quale possiamo solo fare congetture, visto che di Moore conosciamo molto poco e di Cahun, in realtà, solo quel tanto è servito a farne una figura stereotipa, e sopra le righe. Molto adatta al gusto dei giorni nostri, e nella quale si vuole scoprire a tutti i costi un’anticipatrice.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></p>
<p><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">A quanto sembra, però, Claude Cahun non fu affatto una femminista, e anzi abbiamo testimonianze di una sua più o meno inconscia misoginia. Né portò avanti una prematura istanza <em>gender</em>.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel suo lavoro c’è forse una critica alla convenzionalità dei ruoli maschile e femminile, che la isolavano nel mondo dell’arte non meno che in società. Una critica che – malgrado la sua forma -non era sostenuta, tuttavia, da premesse teoriche simili a quelle di Judith Butler, la quale alla luce di un lungo discorso filosofico giunge a vedere il genere come un costrutto fluido slegato dalla condizione sessuale biologica.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Aveva, bensì, come riferimenti culturali Havelock Ellis e Karl Heinrich Ulrichs, i quali si limitavano ad assolvere come &#8220;naturali&#8221; comportamenti sessuali considerati prima di allora immorali o addirittura criminosi, senza mettere in discussione il legame fra sesso e potere, o la sovrastrutturalità dei ruoli sessuali: di Ellis &#8211; secondo le cui teorie il sesso è &#8220;mutabile&#8221; ed esistono molti stadi fra un essere totalmente maschile e uno totalmente femminile &#8211; in particolare, Cahun aveva tradotto un libro. A Ulrichs, invece, &#8211; che aveva coniato, traendolo dal &#8220;Simposio&#8221;, il termine &#8220;uraniano&#8221; per designare un &#8220;terzo sesso&#8221;, quello omosessuale &#8211; parrebbe accennare nel titolo di uno dei primi scritti cahuniani, rimasto inedito, &#8220;Les Jeux uraniens&#8221;. Da notare il fatto che i due teorici avevano parlato soprattutto, com’era scontato in quell’epoca, di omosessualità maschile; proprio come il dialogo platonico.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Claude Cahun aderì alla cultura del proprio tempo e lo visse, con gli strumenti che esso offriva, da outsider. Un’ipotesi abbastanza scontata farebbe pensare a tutta la sua opera come ad un continuo tentativo di giustificare il suo esserci come individuo che si pone al di fuori delle categorie.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Spesso le sue immagini, così come i suoi scritti, sembrano porre questioni sul suo diritto di essere semplicemente diversa da tutti gli altri. Cahun l’aveva chiamata la sua &#8220;mania dell’eccezione&#8221;.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></p>
<p><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">©CultFrame 03/2007</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">LINK</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://wp.cultframe.com/2007/03/dietro-cahun-prima-parte/"><strong>CULTFRAME.</strong> Dietro Cahun (prima parte)</a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.nyu.edu/greyart/exhibits/odysseys/images/cahun/body_cahun.html">Autoritratti di Claude Cahun</a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://photo.box.sk/history.php3?id=1">Immagini realizzate da Claude Cahun</a></span></span><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p></font></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Celibi. Un libro di Rosalind Krauss</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2006 18:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Paltrinieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE CONTEMPORANEA]]></category>
		<category><![CDATA[FOTOGRAFIA]]></category>
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		<category><![CDATA[Rosalind Krauss]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2004 la Codice Edizioni ha pubblicato la traduzione italiana del libro Bachelors (Celibi) dell’americana Rosalind Krauss, autorevole storica e critica d’arte moderna.
Il testo, uscito negli Stati Uniti nel 1999, raccoglie una serie di otto articoli scritti fra il 1979 e il 1996 tra New York e Parigi su alcune artiste contemporanee. Nel riflettere su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-1973" title="rosalind_krauss-celibi" src="http://wp.cultframe.com/wp-content/uploads/rosalind_krauss-celibi.jpg" alt="rosalind_krauss-celibi" width="133" height="200" />Nel 2004 la Codice Edizioni ha pubblicato la traduzione italiana del libro <em>Bachelors</em> (<em>Celibi</em>) dell’americana <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Rosalind Krauss</span>, autorevole storica e critica d’arte moderna.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il testo, uscito negli Stati Uniti nel 1999, raccoglie una serie di otto articoli scritti fra il 1979 e il 1996 tra New York e Parigi su alcune artiste contemporanee. Nel riflettere su ciascuna di esse la Krauss propone una nuova lettura rispetto a quella consolidata: afferma che le sculture informi di Louise Bourgeois non sono affatto astratte, ma richiamano parti erotiche del corpo umano; dimostra che i dipinti di Agnes Martin non hanno un fondo romantico, ma si riferiscono piuttosto al classicismo nel loro gusto per la forma; rilegge le installazioni di Eva Hesse come rielaborazioni della condizione anamorfica; riconduce le sculture di vetro di Sherrie Levine ai ready-made di Marcel Duchamp. </span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Rosalind Krauss dedica un’attenzione particolare alle fotografe: c’è <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Louise Lawler</span>, descritta meno superficialmente che in passato; c’è Francesca Woodman, presentata in uno dei saggi più godibili del libro e c’è, infine, Cindy<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Sherman di cui tratta in modo più approfondito (perciò, pare corretta la scelta di pubblicare sulla copertina dell’edizione italiana proprio una sua fotografia). Questa carrellata di articoli prende il via dal capitolo &#8220;Come un’introduzione&#8221; dedicato alle fotografe surrealiste <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Claude Cahun</span> e <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Dora Maar</span>; infatti, è l’unico capitolo scritto appositamente per il libro ed è in esso che viene esplicitato il senso di un simile divagare fra artiste in apparenza così diverse le une dalle altre. </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel primo capitolo la Krauss polemizza con la collega <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Susan Suleiman</span>, la quale sostiene che le donne, per proporre una propria specificità artistica, devono elaborare opere diverse e opposte a quelle degli uomini e, tramite gli esempi di Dora Maar e di Claude Cahun le cui elaborazioni artistiche possono essere ricondotte a un immaginario analogo a quelli rispettivamente di Hans Bellmer e di Marcel Duchamp, la Krauss sostiene che l’immaginario specifico di una certa corrente artistica sia fluido e che, grazie alle diverse espressioni possibili, possa essere assunto da più di un sesso contemporaneamente. Le conseguenze di una tale affermazione sono dirompenti perché, così dicendo, le donne non vengono più poste su un piano differente da quello degli uomini; inoltre vengono scardinati anni di teorie femministe. Infatti, alla fine del primo capitolo la Krauss scrive che &#8220;l’arte fatta dalle donne non ha bisogno di nessuna particolare perorazione di difesa, e nel saggio che segue non ne offrirò alcuna&#8221;. Insomma, non crede ci sia bisogno di &#8220;nessun riguardo particolare per le donne&#8221;, come usava affermare anche Gropius ai suoi allievi del Bauhaus. </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">In <em>Celibi</em>, come nei libri precedenti, la Krauss propone riflessioni nient’affatto scontate e, d’altra parte, non potrebbe essere diversamente, visto che si dedica da anni all’arte contemporanea: la insegna alla Columbia University di New York, scrive d’arte su libri e sulle pagine della rivista <em>October</em> che, grazie allo spessore degli articoli pubblicati, ha influenzato molte interpretazioni di artisti contemporanei, ma l’eccessiva densità di riferimenti a teorie filosofiche, linguistiche e psicanalitiche – Barthes, Bataille, Deleuze, Freud, Guattari e Lacan sono solo alcuni dei nomi citati – rende il libro faticoso nella lettura. Il modo di scrivere di Rosalind Krauss appare così complesso già dallo stesso titolo <em>Celibi</em> inteso non nel senso letterale, ma in riferimento al titolo di una serie di sculture di vetro che Sherrie Levine realizzò nel 1989 richiamando <em>La sposa denudata dai suoi celibi</em>, anche di Marcel Duchamp e si riferisce, in particolare, al concetto di &#8220;macchine celibi&#8221;, vale a dire meccanismi che producono elementi ripiegati uno dentro l’altro in un ritorno specchiante, meccanismi nei quali non si crea nulla che non c’è già e che costituiscono un sistema sia chiuso su se stesso sia autonomo. Davvero la Krauss crede che le artiste siano &#8220;celibi&#8221;?</span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">©CultFrame 01/2006</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">CREDITI</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Celibi / Autore: Rosalind Krauss / Codice edizioni, Torino, 2004 / 213 pagine / 94 fotografie / 24,00 euro / ISBN: </span></span><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">88-7578-003-X</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">LINK</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://codiceedizioni.it/catalog.php?folder=3&amp;table=catalog_pubblicazione&amp;filter=novita"><span style="color: #000000;">Codice Edizioni</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">INDICE DEL LIBRO</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span class="testo1"><em><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="color: #61000d;"> </span></span></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span class="testo1"><em><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Capitolo I</span></em></span><span class="testo1"><em><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></em></span><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Claude Cahun e Dora Maar: come un’introduzione</span></span><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo II</span></em></span><span class="testo1"><em><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></em></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Louise Bourgeois: ritratto dell’artista come Ragazzina</span></span><br />
<span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo III</span></em></span><span class="testo1"><em><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></em></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Agnes Martin: la /nuvola/</span></span><br />
<span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo IV</span></em></span><span class="testo1"><em><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></em></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Eva Hesse: il contingente</span></span><br />
<span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo V</span></em></span><span class="testo1"><em><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></em></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Cindy Sherman: senza titolo</span></span><br />
<span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo VI</span></em></span><span class="testo1"><em><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></em></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Francesca Woodman: esercitazioni</span></span><br />
<span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo VII</span></em></span><span class="testo1"><em><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></em></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Sherry Levine: celibi</span></span><br />
<span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Capitolo VIII</span></em></span><span class="testo1"><em><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;"><span style="color: #61000d;"> / </span></span></em></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Louise Lawler: memorie e souvenir</span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt;">Indice dei nomi</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
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		<title>Sherman</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Feb 2003 09:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosa Maria Puglisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOTOGRAFIA]]></category>
		<category><![CDATA[maestri della fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Annie Leibowitz]]></category>
		<category><![CDATA[bibliografie]]></category>
		<category><![CDATA[biografie]]></category>
		<category><![CDATA[Cindy Sherman]]></category>
		<category><![CDATA[fotografi americani]]></category>

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		<description><![CDATA[Cindy Sherman. 1954 (Glen Ridge, New Jersey)
 
La sfuggevole complessità di Cindy Sherman, e la sua controvertibile posizione intellettuale, sembrano simboleggiate con grande acume da un &#8220;ritratto&#8221;, che Annie Leibowitz dedica alla collega anni or sono: in esso, per la &#8220;legge del contrappasso&#8221;, sembra perfettamente logico che debbano apparire una dozzina di donne dai capelli corti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="didascalia1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 11pt; color: #c00000; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-font-style: italic;" lang="EN-US"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/cindy_sherman-photographic_works.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3358" title="cindy_sherman-photographic_works" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/cindy_sherman-photographic_works.jpg" alt="cindy_sherman-photographic_works" width="120" height="154" /></a>Cindy Sherman. 1954 (Glen Ridge, New Jersey)</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="didascalia1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US"><em> </em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La sfuggevole complessità di Cindy Sherman, e la sua controvertibile posizione intellettuale, sembrano simboleggiate con grande acume da un &#8220;ritratto&#8221;, che <a href="http://www.cultframe.com/2008/11/a-photographer%e2%80%99s-life-1990-2005-mostra-di-annie-leibovitz/"><span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Annie Leibowitz</span> </a>dedica alla collega anni or sono: in esso, per la &#8220;legge del contrappasso&#8221;, sembra perfettamente logico che debbano apparire una dozzina di donne dai capelli corti, e in abiti maschili, contro un fondo totalmente neutro.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Sono di varia natura i problemi che sorgono tentando di analizzare la sua opera multiforme, ma sempre intrinsecamente coerente.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Va premesso, innanzi tutto, che Sherman ha definito se stessa non una fotografa, ma piuttosto un&#8217;artista performativa, e le sue immagini sono state definite dal critico Verena Lueken &#8220;performance congelate&#8221;. Il suo uso del medium fotografia è, però, per così dire, spiccatamente &#8220;fotografico&#8221;: i suoi scatti non sono semplice documentazione di performance, che hanno vita propria. Le sue messe in scena viceversa nascono per essere riprese dalla macchina fotografica e sono strettamente condizionate dal codice linguistico peculiare al mezzo: composizione, formato, inquadratura, uso espressivo delle ombre o dei colori.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il percorso artistico di Sherman s&#8217;inserisce in ogni caso nelle tendenze, diffuse presso le neoavanguardie degli anni Settanta, all&#8217;indagine metalinguistica e all&#8217;uso di riferimenti puntuali alla cultura popolare.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La sua prima opera di rilievo, <em style="mso-bidi-font-style: normal;"><a href="http://www.moma.org/interactives/exhibitions/1997/sherman/untitled06.html">Untitled Film Stills</a></em>, prende spunto dai più triti schemi della comunicazione cinematografica, rappresentati da Sherman come &#8220;pose&#8221; tratte da immaginari film degli anni Cinquanta, stranamente familiari grazie alla tipicità delle situazioni e dell&#8217;aspetto delle protagoniste, impersonate sempre dall&#8217;autrice: un&#8217;operazione d&#8217;indubbio fascino ed interesse visivo, accolta con entusiasmo da molti critici, ma che risulterà però agli occhi di molte femministe ambigua e discutibile.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Allo scorcio degli anni Settanta, è in corso, infatti, un aspro dibattito sulla predominanza di una cultura maschile (e maschilista) dalla quale le intellettuali sono chiamate a prendere le distanze, anche con l&#8217;uso di linguaggi espressivi più consoni alla sensibilità femminile, allo scopo di creare una cultura alternativa. La posizione di Sherman, in tale contesto, è considerata, contrariamente alle sue affermazioni, del tutto acquiescente verso gli stereotipi imposti alla donna dalla società: l&#8217;operazione della fotografa (che già in quanto tale non è vista di buon occhio, perché si serve d&#8217;un mezzo tradizionalmente maschile, legato ad una percezione prettamente visiva del mondo, tipica dell&#8217;uomo) sembrerebbe anzi consolidare tali cliché, piuttosto che opporvisi.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Le donne di Sherman sono chiaramente tipi e non donne reali, così come sono tipiche le ambientazioni da film che le accolgono, ispirate ai &#8220;B movie&#8221; (pellicole di second&#8217;ordine). La sua interpretazione è parodistica, ma sarebbe colpevole secondo le femministe di non introdurre nelle proprie immagini nessuna chiara presa di posizione politica e culturale, limitandosi a ripresentare l&#8217;ennesima &#8220;proiezione dell&#8217;inconscio maschile&#8221;.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nelle 69 immagini di piccolo formato in bianco e nero, che costituiscono &#8220;Untitled Film Stills&#8221; appaiono prefigurati la maggior parte dei temi che caratterizzeranno le sue successive creazioni artistiche: l&#8217;uso del travestimento; la parodia degli stereotipi imposti dalla società alla donna; il ricorso ad immagini mutuate da un immaginario mediatico comune; l&#8217;imitazione di codici linguistici appartenenti alla cosiddetta sottocultura; lo &#8220;spaesamento&#8221; delle ambientazioni.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/cindy_sherman-early_works.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3359" title="cindy_sherman-early_works" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/cindy_sherman-early_works.jpg" alt="cindy_sherman-early_works" width="120" height="192" /></a>Al primo lavoro fa seguito una seconda serie dedicata ancora al cinema ed i suoi finti paesaggi costituiti da retroproiezioni (&#8221;Rear Screen Projections&#8221;): è da notare come l&#8217;uso del colore, introdotto in queste fotografie, abbia la funzione di staccare la protagonista dal fondo; i suoi atteggiamenti rimangono invece come negli scatti precedenti inconsapevoli dell&#8217;osservatore, al quale viene dunque proposto un ruolo voyeuristico.</span></span><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Per la rivista &#8220;Artforum&#8221; Sherman crea nel 1981 &#8220;Centerfolds or Horizontal&#8221;, una delle sue opere più contestate, nella quale indaga i codici visivi della fotografia creata per le riviste pornosoft, e dove l&#8217;immagine della donna grazie ad inquadrature orizzontali e a riprese dall&#8217;alto risulta fragile ed umiliata. </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="color: #61000d;">Q</span></span></span><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">uasi in risposta alle critiche nasce invece &#8220;Pink Robes&#8221;, gruppo d&#8217;immagini con un tema analogo, nelle quali al contrario un formato verticale, lo sguardo diretto all&#8217;obiettivo e l&#8217;espressione della modella, nonché l&#8217;uso più espressionistico del colore, forniscono una chiave di lettura ben diversa.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Stesse modalità adotterà per le foto di moda che le vengono commissionate a più riprese da stilisti e riviste del settore, nelle quali l&#8217;accento è posto, oltre che sulla bizzarria delle modelle, su una particolare impressione di artificialità da mascherata.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">L&#8217;uso del travestimento ricorre ossessivamente nell&#8217;opera di Cindy Sherman, ed è stato interpretato, oltre che come una ricerca all&#8217;interno di un discorso sul <em>gender</em>, come una ricostruzione dell&#8217;identità personale in un continuo sdoppiamento (coerente, comunque, all&#8217;istanza di &#8220;decostruzione&#8221; dei vari linguaggi artistici, che miticamente &#8211; e psicanaliticamente &#8211; nascerebbero dalla contemplazione dello specchio e nella formazione di un doppio, altro da sé).</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">I richiami alla psicanalisi, ancor più che all&#8217;analisi proppiana della favola (grazie alla quale non appaiono riferimenti diretti ad alcuna storia nota, ma il genere letterario appare evocato attraverso i suoi <em>topoi</em>) sono poi molto evidenti in &#8220;Fairy Tales&#8221;, opera commissionatale dalla rivista &#8220;Vanity Fair&#8221; nell&#8217;85.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Con le successive serie di fotografie, a partire dall&#8217;allucinata digressione quasi <em>aniconica</em> di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Disasters</em> (dove presenta immagini ributtanti di quelli che si scoprono esser cibi, ma sembrano i poveri resti di qualche tragedia), e attraverso l&#8217;asettico orrore in <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Sex Pictures</em> (dove riassembla modelli anatomici che mimano la pornografia, in questo modo smitizzandola e denunciandone la natura fredda ed anonima, persino macabra), Sherman pare approdare infine ad una visione surreale della realtà e le sue ultime immagini (orrifici assemblaggi per lo più di vegetali dai quali sembrano scaturire bambole woodoo) hanno tutti i connotati di un certo bretoniano <em>humor nero</em>.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Gli spunti surreali hanno percorso sin dall&#8217;inizio la sua opera nella forma ora del <em>dépaysage</em> delle ambientazioni, ora di un pervasivo senso dell&#8217;onirico, ma acquistano infine un peso preponderante e sembrano spingere la figura della fotografa-protagonista dell&#8217;immagine in secondo piano. Gli oggetti invadono la scena e &#8220;arbitrariamente accostati&#8221;, danno vita ad una realtà grottesca, al limite del carnascialesco, e per questo la critica ha infine fatto ricorso a Bakthin ed ai sui studi su Rabelais, allo scopo di leggere in siffatti gruppi d&#8217;immagini il senso di un&#8217;epoca decadente presaga di un cambiamento epocale.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ma l&#8217;autrice, nel miglior stile surrealista, ha sempre rifiutato di essere incasellata intellettualmente, pretendendo, anzi, di essere in realtà del tutto estranea alla cultura istituzionalizzata, della quale ha anzi voluto prendersi un po&#8217; gioco, e di attingere, invece, a piene mani ad un più attuale immaginario collettivo mediatico pieno di riferimenti, sia pure &#8220;involgariti&#8221;, a codici più alti.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Le sue operazioni concettuali sono rivendicate, dunque, come proprie intuizioni personali, anche inscrivendosi perfettamente in un generalizzato clima culturale postmoderno, così che persino il ricorso alla citazione in &#8220;History Portraits&#8221;, serie che ricalca pedissequamente la ritrattistica classica, non sarebbe altro che il logico evolversi di un percorso da sempre basato sull&#8217;imitazione di ogni possibile linguaggio visuale, avendo tutti agli occhi di Sherman pari valore comunicativo.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br style="mso-special-character: line-break;" /><br style="mso-special-character: line-break;" /><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">BIOGRAFIA</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-weight: bold;"><a href="http://www.usc.edu/schools/annenberg/asc/projects/comm544/library/images/500bg.jpg">Cindy Sherman</a></span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> nasce a Glen Ridge nel New Jersey, ultima di cinque figli, e cresce nella suburbana Long Island. Studia Arte presso la SUNY (State University of New York) a Buffalo, dove è ha come compagno di studi <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Robert Longo</span>, artista la cui produzione si mostrerà in seguito affine alla sua per quanto riguarda lo spiccato interesse verso la cultura popolare dei mass media.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Respinta all&#8217;esame preliminare di fotografia, per insufficienze tecniche nella gestione delle fasi di stampa, Sherman si dedica dapprima alla pittura, dipingendo in maniera realistica copie di foto tratte da riviste, ed autoritratti. Ben presto, però, trasformerà la fotografia, da pretesto per le proprie indagini sulla comunicazione di massa, in mezzo d&#8217;autoespressione, nel quale far coesistere le aspirazioni da artista concettuale con le proprie ossessioni personali.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Così più tardi confesserà: &#8220;Quando andavo a scuola stavo cominciando a essere disgustata dalla considerazione religiosa e sacrale dell&#8217;arte, e volevo fare qualcosa &#8230; che chiunque per strada potesse apprezzare&#8230; Ecco perché volevo imitare qualcosa di appartenente alla cultura, e nel contempo prendermi gioco di quella stessa cultura. Quando non ero al lavoro ero così ossessionata dal cambiare la mia identità che lo facevo anche senza predisporre prima la macchina fotografica, e anche se non c&#8217;era nessuno a guardarmi, per andare in giro&#8221;.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel 1975, mentre frequenta ancora il College, scatta la prima delle sue <em>Serie</em>, composta da cinque fotografie, contrassegnate dalle lettere che vanno da A ad E, le quali ritraggono l&#8217;autrice stessa nelle vesti di differenti personaggi, quali un clown o una bimba. Si laurea nel 1976.</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">L&#8217;anno seguente Sherman si trasferisce a New York. Là, dopo un breve periodo che la vede impegnata nella produzione di collage fotografici, inizia a lavorare su quella serie d&#8217;immagini in bianco e nero che la renderanno poi celebre in tutto il mondo: &#8220;Untitled Film Stills&#8221;.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La sua prima personale avrà luogo nel 1981 presso una galleria newyorkese non commerciale, chiamata <em>Kitchen</em>.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Da allora lavorerà freneticamente, continuando a produrre serie di fotografie senza titolo, delle quali è immancabilmente soggetto, interprete dei più disparati ruoli. </span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Verso la seconda metà degli anni Ottanta sperimenta un tipo di composizione figurativa in cui la propria figura passa in secondo piano, adombrata dall&#8217;incombente presenza di un mondo inanimato, per poi tornare alla centralità dell&#8217;essere umano in un acuto studio della più classica ritrattistica pittorica.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Fra il 1983 e il 1994 esegue su commissione alcuni bizzarri lavori di moda.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nota sin dai suoi esordi all&#8217;ambiente artistico ed intellettuale, spesso diviso nell&#8217;apprezzamento per le sue operazioni concettuali, Cindy Sherman riceve il primo vero riconoscimento da parte dell&#8217;<em>establishment</em> artistico solo nel 1995, allorché il MOMA di New York acquista per oltre un milione di dollari le sessantanove fotografie di &#8220;Untitled Film Stills&#8221;.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La definitiva consacrazione ad una più vasta notorietà avverrà, però, solo due anni dopo, quando il citato museo esporrà la serie acquistata in una clamorosa mostra, avente fra gli sponsor la cantante Madonna.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Da sempre interessata al linguaggio cinematografico, nel quale ha ravvisato spesso le espressioni più tipiche dell&#8217;immaginario comune alla nostra epoca, Sherman decide infine di cimentarsi in prima persona anche con questo linguaggio artistico: dirige, così, &#8220;Office Killer&#8221;, commedia horror che alla sua uscita, nel 97, viene accolto favorevolmente dalla critica, ma tiepidamente dal pubblico.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Sherman vive ed opera ancora a New York, dedita negli ultimi anni ad una produzione d&#8217;immagini altamente influenzate dal Surrealismo.</span></span><span class="testo1"><span style="font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">©CultFrame 02/2003</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">IMMAGINI</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">1 Copertina del libro </span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><em>Cindy Sherman: Photographic Works 1975-1995 </em></span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">pubblicato da Schirmer/Mosel</span></span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
</span></em><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">2 Copertina del libro </span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><em>Early Work of Cindy Sherman </em></span></span><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">pubblicato da Glen Horowitz Bookseller</span></span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">BIBLIOGRAFIA</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Bronfen, E. <em>et al</em>., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Cindy Sherman: Photographic Works 1975-1995</em>, Schirmer/Mosel Verlag Gmbh, 2002 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Morris, C., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">The Cindy Sherman</em>, Harry N. Abrams Inc., 2001 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Williams, E., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Early Work of Cindy Sherman</em>, Glen Horowitz Bookseller, 2001 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Cruz, A., Jones, A., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Cindy Sherman: Retrospective</em>, Thames and Hudson, 2000 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Sills, L., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Real Life: Six women Photographers</em>, Holiday House Inc., 2000 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Rice, S., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Inverted Odysseys: Claude Cahun, Maya Deren, Cindy Sherman</em>, MIT Press, 1999 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Atwood, J. E., Nachtwey, J., Sherman, C., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Dark Days: Mystery, Murder, Mayhem</em>, Aperture, 1997 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Van Gravel, B., Foster, H., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Cindy Sherman</em>, Boymans van Beuningen, 1996 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Krauss, R., Bryson, N., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Cindy Sherman 1975-1983</em>, Rizzoli International Publications, 1993 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Rush, K., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Aperture. Fiction and Metaphor, Vol. 103</em>, Aperture, 1990 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 6pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Danto, A. C., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Cindy Sherman: Untitled Film Stills</em>, Rizzoli International Publications Inc., 1990 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US">Rogers-Lafferty, S., <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Jenny Holzer and Cindy Sherman: Personae</em>, Contemporary Arts Center, 1986 </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">LINK</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.temple.edu/photo/photographers/cindy/sherman.htm"><span style="color: #000000;">Un centinaio di immagini realizzate da Cindy Sherman</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://www.moma.org/interactives/exhibitions/1997/sherman/index.html"><span style="color: #000000;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">La mostra allestita presso il museo nel 1997 in cui sono state presentate 69 immagini (14 nel sito) della serie <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Untitled Film Stills</em>, oggi p</span></span><span style="color: #000000;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">arte della collezione del museo</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></span></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://broadartfoundation.org/artist_69.html"><span style="color: #000000;">Una serie di immagini realizzate da Cindy Sherman</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><a href="http://www.salon.com/media/1997/12/08media.html"><span style="color: #000000;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Un articolo con un intervista in inglese pubblicato in occasione della rettrospettiva di Sherman al Museum of Contemporary Art di Los Angeles nel </span></span><span style="color: #000000;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">1998</span></span><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"></span></span></span></span></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.moma.org/interactives/exhibitions/1997/sherman/selectedworks.html"><span style="color: #000000;">Quattordici delle 69 immagini della serie <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Untitled</em> acquistate dal MOMA di New York</span></a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.usc.edu/schools/annenberg/asc/projects/comm544/library/images/500bg.jpg"><span style="color: #000000;">Un ritratto di Cindy Sherman realizzato da Robert Mapplethorpe nel 1985</span></a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Alfred Hitchcock et l&#8217;art. Coïncidences fatales</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2001/07/alfred-hitchcock-et-lart-coincidences-fatales/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Jul 2001 15:56:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio G. De Bonis</dc:creator>
				<category><![CDATA[CINEMA]]></category>
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		<description><![CDATA[I legami profondi tra il cinema di Alfred Hitchcock e le arti figurative sono al centro di una straordinaria mostra allestita presso il Centro Pompidou di Parigi.
L’esposizione, che si concluderà il 24 settembre, prende in esame le relazioni estetico-stilistiche che sono rintracciabili tra l’autore di North by Northwest (Intrigo internazionale-1959) e pittori come Man Ray, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-2543" title="alfred_hitchcock-vertigo" src="http://wp.cultframe.com/wp-content/uploads/alfred_hitchcock-vertigo.jpg" alt="alfred_hitchcock-vertigo" width="200" height="157" />I legami profondi tra il cinema di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Alfred Hitchcock</span> e le arti figurative sono al centro di una straordinaria mostra allestita presso il Centro Pompidou di Parigi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">L’esposizione, che si concluderà il 24 settembre, prende in esame le relazioni estetico-stilistiche che sono rintracciabili tra l’autore di <em>North by Northwest</em> (Intrigo internazionale-1959) e pittori come Man Ray, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">George Braque</span>, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Max Ernst</span>, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Paul Klee</span>, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Alfred Kubin</span>, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Leon Spillaert</span>,<span style="mso-bidi-font-weight: bold;"> René Magritte</span>, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Salvador Dalì</span>, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Edward Munch</span> e <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Auguste Rodin</span>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">E l’arte fotografica? Anche in questo caso i contatti sono numerosi. Oltre a Julia Margaret Cameron entrano in gioco maestri della fotografia come Alfred Stieglitz, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Andrè Kertesz</span>, <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Alain Fleischer</span>, Bill Brandt, Cindy Sherman, Cecil Beaton.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Una caviglia fasciata da un calza scura, una scarpa con il tacco alto, un occhio che emerge da un polpaccio femminile: tutto il senso è racchiuso nel dettaglio di un corpo, in questa foto di Stieglitz del 1919 (Dorothy True) è anticipata la poetica hitchcockiana intorno alla sensualità della donna, particolare rintracciabile chiaramente in vari film da <em>The Lady Vanishes</em> (La signora scompare-1938) a <em>Marnie</em> (1964).</span></span><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Nel 1968 André Kertesz scattava la fotografia denominata <em>Tokio</em>: alcuni uomini in fila, ripresi dall’alto, si riparano con degli ombrelli dalla pioggia. Come non far riemergere dai propri ricordi in questo occasione le sequenze girate sotto la pioggia nel 1940 da Hitchcock per <em>Foreign Correspondent</em> (Il prigioniero di Amsterdam).</span></span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-2544" title="alfred_hitchcock-lacy" src="http://wp.cultframe.com/wp-content/uploads/alfred_hitchcock-lacy.jpg" alt="alfred_hitchcock-lacy" width="150" height="118" />Nell’opera di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Richard Fleischer</span> <em>Exhibition dans le nord de la France</em>, la raffigurazione di un amplesso, organizzata nello stile tipico della fotografia pornografica, viene proiettata sul muro di un’abitazione accanto ad una finestra illuminata. La sensazione, in questo caso, di avere a che fare con una creazione che si ispira in maniera palese a <em>La Finestra sul cortile</em> (1954). In <em>Image fixe de film n.81</em>, Cindy Sherman propone la scena di una donna in sottoveste che si guarda allo specchio in una sala da bagno. La porta è socchiusa e sembra che qualcuno stia guardando di nascosto. Il lavoro di Cindy Sherman fa tornare alla mente in maniera precisa il modo in cui Hitchcock ha &#8220;fotografato&#8221; <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Kim Novak</span> in <em>Vertigo</em>.</span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Ebbene, in questi due ultimi casi appare provata l’influenza che ha avuto Hitchcock su due artisti contemporanei, i quali hanno agito successivamente al maestro inglese. Le opere fotografiche appena citate sono rispettivamente del 1992 e del 1979, e ciò conferma come la forza espressiva del cinema di Hitchcock sia riuscita ad andare ben al di là dei confini della settima arte per diventare fattore di ispirazione anche di importanti fotografi, riconosciuti artefici dell’evoluzione dell’arte d’avanguardia del XX secolo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><img class="alignleft size-full wp-image-2545" title="alfred_hitchcock-foreign_corresondent" src="http://wp.cultframe.com/wp-content/uploads/alfred_hitchcock-foreign_corresondent.jpg" alt="alfred_hitchcock-foreign_corresondent" width="200" height="148" />Un esempio veramente eclatante di vicinanza tra Hitchcock e la fotografia è fornito inoltre da un esperimento di Magritte. In <em>Edward James devant &#8220;au seuil de la libertè&#8221;</em>, il pittore belga elabora una composizione visiva (fotografica) in cui un individuo ripreso di spalle, quasi una mezza figura, guarda la realtà come se fosse affacciato ad una finestra. La scena che si pone davanti ai suoi (e di conseguenza di fronte ai nostri occhi) è divisa in due sezioni: da una parte un cielo con nuvole, dall’altra un palazzo con finestre simmetriche.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span class="testo1"><span style="font-size: 10pt; color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Un’immagine concepita da Magritte nel 1937 che anticipa dunque di diciassette anni le visioni di <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">James Stewart</span> in <em>Rear Window</em>.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
<span class="testo1"><em><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Il testo integrale dell’articolo dedicato alla mostra &#8220;Hitchcock et l’art&#8221; sarà pubblicato sul n.22 della rivista <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">CineCritica</span>.</span></em></span><em><br />
<span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Per gentile concessione del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici italiani-SNCCI.</span></span></em></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color: windowtext; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">CultFrame 07/2001</span></span><br style="mso-special-character: line-break;" /></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-ansi-language: EN-US;" lang="EN-US"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">IMMAGINI</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">1 Kim Novak nel film Vertigo, 1958</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">2 Piedi di Catherine Lacy in The Lady Vanishes, 1938 </span></span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br />
</span></em><span class="didascalia1"><span style="font-size: 9pt; color: windowtext; font-style: normal; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-style: italic;">3 L’assassinio in Foreign Correspondent, 1940</span></span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><br style="mso-special-character: line-break;" /></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><!-- IMMAGINI --><!-- INDICE DEL LIBRO --><!-- INDICE DEL LIBRO --><!-- RELAZIONI --><br />
INFORMAZIONI MOSTRA</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Hitchcock et l’art</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Dal 6 giugno al 24 settembre 2001</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Centre Pompidou / Place Georges-Pompidou, Parigi / <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">Telefono: </span>0144781233</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-weight: bold;">Tutti i giorni </span><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">11.00 – 21.00 / chiuso martedì</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Biglietto: Intero 4,57 euro / Ridotto 3,05 euro</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-weight: bold;">Catalogo: </span><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Mazzotta/Centre Pompidou</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 10pt; color: #c00000; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">LINK</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://us.imdb.com/name/nm0000033/"><span style="color: #000000;">Filmografia di Alfred Hitchcock</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 9pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><a href="http://www.centrepompidou.fr/"><span style="color: #000000;">Centre Pompidou, Parigi</span></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Trebuchet MS&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"> </span></p>
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