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	<title>CultFrame - Arti visive</title>
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		<title>Revanche &#8211; Ti ucciderò. Un film Götz Spielmann</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 12:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola Roumeliotis</dc:creator>
				<category><![CDATA[CINEMA]]></category>
		<category><![CDATA[film prime visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Götz Spielmann]]></category>
		<category><![CDATA[Nikola Roumeliotis]]></category>
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		<description><![CDATA[Bisogna dire subito che Revanche è un film che fa onore al cinema europeo. Anzi, vi dirò di più, Revanche riprende la gloriosa tradizione di quel cinema che dietro la facciata del genere, il noir in questo caso, riesce attraverso uno stile volto alla semplicità e alla chiarezza ad emozionarci con lucidità e cura formale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/gotz_spielmann-revanche11.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8225" title="gotz_spielmann-revanche1" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/gotz_spielmann-revanche11.jpg" alt="gotz_spielmann-revanche1" width="200" height="132" /></a>Bisogna dire subito che Revanche è un film che fa onore al cinema europeo. Anzi, vi dirò di più, Revanche riprende la gloriosa tradizione di quel cinema che dietro la facciata del genere, il noir in questo caso, riesce attraverso uno stile volto alla semplicità e alla chiarezza ad emozionarci con lucidità e cura formale. Una qualità, questa, oggi rara ma che nel cinema di ieri c&#8217;era, eccome.<br />
Scritto, prodotto e diretto da Götz Spielmann (scrittore e regista per cinema, televisione, teatro e fondatore di una propria società di produzione), oltre alla candidatura all&#8217;Oscar 2009, come miglior film straniero, Revanche ha ottenuto numerosi premi in diversi festival internazionali.<br />
Il punto di vista di Spielmann è esistenzialista; ritiene che ci sia un senso anche casuale nello scorrere degli accadimenti e dell&#8217;esistenza, tra prospettive cupe e forme di ottimismo, senza lieto fine.<br />
Al centro del racconto c’è Alex, uomo del sottobosco criminale che vuole fuggire con una ragazza spogliarellista dopo una rapina in banca e che, però, finisce tragicamente. E dopo questa tragedia, il tarlo della vendetta s’impossesserà di lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/gotz_spielmann-revanche2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8226" title="gotz_spielmann-revanche2" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/gotz_spielmann-revanche2.jpg" alt="gotz_spielmann-revanche2" width="200" height="132" /></a>Revanche è un film caratterizzato da un movimento interno alle inquadrature. Le immagini comunicano un senso di vuoto e freddezza veramente superbo. L’opera di Spielmann è un noir intimista ed esistenzialista che vuole ragionare, tra i suoi mille (e snervanti) silenzi, sul peccato, la vendetta, il senso di responsabilità che affligge ogni  essere umano. Lo fa con uno sguardo amaro attraverso cui ci si specchia, ci si osserva, ci si perde verso il nulla (e in ciò, finalmente, l&#8217;ambientazione di campagna non è tanto dissimile da quella della città), ci si districa tra mille pensieri nella grigia quotidianità della soffocante miseria esistenziale dei personaggi, verso i quali il regista mostra la giusta e provata compassione, quasi cristologica.<br />
Revanche  è un buon esempio di rivisitazione moderna del cinema nero e dei suoi temi classici, come ad esempio il doppio. Ma non solo. Tra il poliziotto e il delinquente si instaura un gioco di rispecchiamenti senza compiacimenti; e poi il contrasto tra realtà urbana e natura (“in città si diventa farabutti o arroganti” dice il nonno citando Sterling Hayden di Giungla d’asfalto), l’azione criminosa come destino, fuga, espiazione della colpa e, infine, vendetta.<br />
In Revanche non c’è alcun lieto fine. Non ci sono teorie esposte e gridate. Non c’é musica. Solo il suono metallico e irritante della sega circolare che rompe il silenzio della natura. Una natura che pulsa di un’energia misteriosa e vitale che grazie ad un gruppo d’interpreti adeguati trasmette un enorme disagio. Un disagio quotidiano.</p>
<p>©CultFrame 03/2010</p>
<p><span class="rossobold"><br />TRAMA</span><br />
Austria. Alex vive nei dintorni di Vienna e lavora per Konecny, tenutario di un bordello. Deciso a cambiar vita e a portare con sé Tamara, una prostituta ucraina con cui ha una relazione di nascosto da Konecny, Alex organizza una rapina per racimolare i soldi necessari.  Il colpo non presenta ostacoli ma al momento della fuga interviene un poliziotto, Robert, e le cose si mettono al peggio. Rimasto solo, Alex trova rifugio presso la fattoria di suo nonno, ma la disperazione per i recenti avvenimenti e l&#8217;odio per Robert crescono sempre più con il passare del tempo. Finché, un giorno, Alex incontra Susan, la moglie di Robert&#8230;</p>
<p><object width="500" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ruIVgOrkIf4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x5d1719&#038;color2=0xcd311b&#038;border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ruIVgOrkIf4&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x5d1719&#038;color2=0xcd311b&#038;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="500" height="315"></embed></object></p>
<p><span class="rossobold"><br />CREDITI</span><br />
Titolo: Revanche &#8211; Ti ucciderò / Titolo originale: Revanche / Regia: Götz Spielmann / Sceneggiatura: Götz Spielmann / Interpreti:  Johannes Krisch, Irina Potapenko, Andreas Lust, Ursula Strauss, Hannes Thanheiser, Hanno Poschl, Toni Slama, Magdalena Kropiunig, Elisabetha Pejcinoska, Aniko Bärkanyi, Annamaria Haytö / Montaggio:Karina Ressler / Fotografia: : Martin Gschlacht / Produzione: Prisma film- und Fernsehproduktion, Spielmannfilm / Distribuzione: Fandango / Paese: Austria 2008 / Durata: 121 minuti</p>
<p><span class="rossobold">LINK</span><br />
<a href="http://www.revanche.at/" target="_blank">Sito ufficiale del film Revance – Ti ucciderò di Götz Spielmann</a><br />
<a href="http://www.imdb.com/name/nm0818608/" target="_blank">Filmografia di Götz Spielmann</a><br />
<a href="http://www.fandango.it/" target="_blank">Fandango</a></p>
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		<item>
		<title>Shutter Island. Un film di Martin Scorsese</title>
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		<comments>http://www.cultframe.com/2010/03/shutter-island-film-martin-scorsese/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 20:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Romani</dc:creator>
				<category><![CDATA[CINEMA]]></category>
		<category><![CDATA[film prime visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Scorsese]]></category>
		<category><![CDATA[prime visioni]]></category>
		<category><![CDATA[registi americani]]></category>

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		<description><![CDATA[Thriller psicologico con venature da horror gotico, Shutter Island rievoca le atmosfere noir di Cape Fear e porta a compimento l’involuzione del cinema di Scorsese cominciata con Gangs of New York e passata attraverso il lezioso The Aviator ed il remake fotocopia The Departed. In evidente affanno creativo, il regista si affida alle rassicuranti coordinate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/martin_scorsese-shutter_island2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8214" title="martin_scorsese-shutter_island2" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/martin_scorsese-shutter_island2.jpg" alt="martin_scorsese-shutter_island2" width="200" height="133" /></a>Thriller psicologico con venature da horror gotico, <em>Shutter Island</em> rievoca le atmosfere noir di <em>Cape Fear</em> e porta a compimento l’involuzione del cinema di Scorsese cominciata con <a href="http://www.cultframe.com/2003/10/gangs-of-new-york-film-martin-scorsese-dvd/"><em>Gangs of New York</em></a> e passata attraverso il lezioso <em>The Aviator</em> ed il remake fotocopia <em>The Departed</em>. In evidente affanno creativo, il regista si affida alle rassicuranti coordinate del cinema di genere e confeziona una pellicola robusta ed a tratti suggestiva, quando riesce a sottrarsi al proprio imbarazzo da blockbuster, riservando le uniche parentesi autoriali alle eccellenti sequenze in flashback. Il resto è assolutamente mainstream (e soprattutto questo gli scorsesiani duri e puri non riescono a perdonare), dall’ottima ambientazione gotica e selvaggia, al soundtrack cupo ed opprimente, fino al cast di lusso con comprimari di rango come il vecchio von Sydow, il cui volto luciferino è sufficiente a rendere sinistro anche un drink davanti al caminetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/martin_scorsese-shutter_island1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8215" title="martin_scorsese-shutter_island1" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/martin_scorsese-shutter_island1.jpg" alt="martin_scorsese-shutter_island1" width="200" height="153" /></a>Scorsese sceglie la via più facile mettendo in scena un romanzo mediocre di uno scrittore di gran successo a Hollywood (Lehane è quello di <a href="http://www.cultframe.com/2003/10/mystic-river-un-film-di-clint-eastwood/"><em>Mystic River</em></a>, per intenderci) e girando con robusto mestiere ed astuzie d’antan, come inquadrare Di Caprio di sbieco e dal basso verso l’alto per sottolinearne l’instabilità. I primi 90 minuti di <em>Shutter Island</em> viaggiano veloci e divertenti, belli pieni di gustosi stereotipi: il padiglione dei pazzissimi violentissimi, sinistri psichiatri di sinistre origini tedesche, laide guardie carcerarie, complotti e psicofarmaci, tempeste ululanti e coste squassate dai marosi. In questo canovaccio di puro genere Scorsese riesce qua e là ad insinuare qualche sprazzo del suo sguardo, a forzarne i confini nei flashback allucinati e nelle deliranti sequenze oniriche da cui emergono i dolenti fantasmi di <em>Shining</em>, circondati dall’intero campionario di metafore e simbologie psicanalitiche, l’acqua, il fuoco, il faro, la stessa isola, ecc…. Il problema però è che alla fine l’autore rimane imprigionato dai limiti del genere, dalla rigidità dei suoi canoni, senza avere il coraggio o la forza di rompere lo schema, di sorprendere con un’altra verità, una diversa visione.<br />
Invece la parte finale si incarta in uno spiegone meccanico ed un po’ banale, accumulando minutaggio superfluo e chiacchiere inutili, insistenze allucinatorie ed ingenuità psicanalitiche che finiscono per umiliare lo sguardo costringendoci ad una comprensione/razionalizzazione superflua e fuori tempo massimo.</p>
<p>©CultFrame 03/2010</p>
<p><span class="rossobold"><br />
TRAMA</span><br />
Stati Uniti, 1954. L’agente dell’F.B.I. Teddy Daniels e il suo nuovo compagno di squadra Chuck Aule vengono inviati a Shutter Island, sede del manicomio criminale Ashecliffe, per indagare sulla misteriosa scomparsa di una detenuta pluriomicida fuggita da una cella blindata. I due poliziotti, circondati da psichiatri inquisitori e da pazienti psicopatici e pericolosi, si troveranno immersi in un’atmosfera imprevedibile dove nulla è in realtà come appare, costretti nel frattempo a dover fare anche i conti con alcune delle loro più profonde e devastanti paure.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/mzkVNB3FpSQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="315" src="http://www.youtube.com/v/mzkVNB3FpSQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span class="rossobold"><br />
CREDITI</span><br />
Titolo originale: Shutter Island / Regìa: Martin Scorsese / Sceneggiatura: Laeta Kalogridis dal romanzo “L’isola della paura” di Dennis Lehane / Fotografia: Robert Richardson / Montaggio: Thelma Schoonmaker / Scenografia: Dante Ferretti / Interpreti principali: Leonardo Di Caprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Max von Sydow, Emily Mortimer, Michelle Williams / Produzione: Phoenix Pictures, Paramont Pictures / Distribuzione: Medusa/ Paese: U.S.A., 2010 / Durata: 138 minuti</p>
<p><span class="rossobold">LINK</span><strong><a href="http://www.cultframe.com/2010/02/shutter-island-incontro-martin-scorsese-leonardo-di-caprio/"><br />
CULTFRAME. Shutter Island. Incontro con Martin Scorsese e Leonardo Di Caprio</a><br />
<a href="http://www.cultframe.com/2005/03/quei-bravi-ragazzi-film-martin-scorsese-dvd/">CULTFRAME. Quei bravi ragazzi. Il film di Martin Scorsese in Dvd</a></strong><a href="http://www.shutterisland.com/#/home" target="_blank"><br />
Sito ufficiale del film Shutter Island di Martin Scorsese</a><br />
<a href="http://www.imdb.com/name/nm0000217/" target="_blank">Filmografia di Martin Scorsese</a><br />
<a href="http://www.medusa.it/" target="_blank">Medusa</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Florence Korea Film Fest. 8a edizione</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2010/03/florence-korea-film-fest-8a-edizione/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 11:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[segnalazioni cinema]]></category>
		<category><![CDATA[CINEMA]]></category>
		<category><![CDATA[festival cinema]]></category>
		<category><![CDATA[festival firenze]]></category>
		<category><![CDATA[registi coreani]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 12 al 20 marzo si svolgerà a Firenze  l’ottava edizione del Florence Korea Film Fest, la rassegna internazionale di cinematografia sud coreana. Il Festival comprende circa 30 film (gran parte dei quali prime visioni italiane ed europee) e si suddivide nelle seguenti sezioni.
Retrospettiva Hur Jin-ho.  E’ un omaggio ad uno dei più celebri registi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/park_chan_wood-thirst.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8208" title="park_chan_wood-thirst" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/park_chan_wood-thirst.jpg" alt="park_chan_wood-thirst" width="200" height="116" /></a>Dal 12 al 20 marzo si svolgerà a Firenze  l’ottava edizione del Florence Korea Film Fest, la rassegna internazionale di cinematografia sud coreana. Il Festival comprende circa 30 film (gran parte dei quali prime visioni italiane ed europee) e si suddivide nelle seguenti sezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Retrospettiva Hur Jin-ho.  E’ un omaggio ad uno dei più celebri registi coreani, che sarà presente a Firenze e del quale verranno presentati tutti i suoi sei film (mai distribuiti in Italia), il cui genere è prevalentemente romantico-drammatico e nei quali il regista, come dice lui stesso, intende “raccontare storie che parlino delle persone, del modo in cui le loro emozioni nascono e mutano nella routine della vita quotidiana”. Il cinema di Hur Jin-ho rappresenta oggi una delle manifestazioni più importanti e originali della creatività formale e narrativa raggiunta nell&#8217;ultimo quindicennio dal cinema coreano, in quella che non a torto può essere considerata come una sua seconda «epoca d&#8217;oro» (la prima fu tra il 1953 e il 1969). I suoi film – il cui filo conduttore è rappresentato dal triangolo morte-tempo-memoria &#8211; sono un viatico privilegiato attraverso cui poter analizzare in che modo la classicità di una tradizione cinematografica intimamente pervasa dai rivolgimenti della storia nazionale si sia contaminata con il vissuto della Corea contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">K-Horror. E’ la sezione che proporrà sette film dell’orrore di vari autori, tra cui Park ki-hyung, presente al Festival, il primo regista che ha ambientato i film horror nelle scuole per denunciare il clima di violenza socio-fisico-psicologica che si respira in molti contesti adolescenziali coreani. L’horror è uno dei generi più redditizi in Corea del Sud, è suffragato da un’ampia critica cinematografica e, rispetto all’horror americano, presenta film più ‘impegnati’ e d’atmosfera. Nell’ambito della sezione sarà ospite d’onore del Festival il maestro del cinema horror <a href="http://www.cultframe.com/2007/11/la-terza-madre-un-film-di-dario-argento/">Dario Argento</a>, protagonista di una tavola rotonda moderata dai curatori del catalogo, i critici cinematografici Pier Maria Bocchi e Marco Luceri.</p>
<p style="text-align: justify;">Orizzonti coreani. Sezione competitiva, presenterà sette capolavori della cinematografia coreana contemporanea. Tra questi l’anteprima italiana <em>Mother</em> di Bon Joon-ho sulla misteriosa storia di una donna che vive sola con l&#8217;unico figlio, un giovane timido, asociale e disturbato che trascorre il tempo chiuso in casa e che un giorno sarà accusato di omicidio. Si tratta del quarto film del regista che lo riconferma come uno dei più grandi cineasti asiatici in attività. Di grande richiamo anche <em>Sunny</em> di Lee Joon-ik, drammatico racconto sulla guerra in Vietnam e <em>My Dear Enemy </em>di Lee Yoon-ki, film sentimentale ispirato ad un racconto dello scrittore giapponese Azuko Taira.</p>
<p style="text-align: justify;">Independent Korea. Anche questa sezione competitiva, offrirà al pubblico alcune delle migliori pellicole recenti di registi indipendenti, tra cui F<em>ly Penguin</em> di Yim Soon-rye, un commovente spaccato della società contemporanea coreana e <em>Sister on the road</em> di Bu Ji-young, un road-movie sorprendente che sposa il melodramma alla detective story.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i fiori all’occhiello dell’ottava edizione del Festival ci sarà il concerto della celebre Pop Band coreana Loveholics (20 marzo, Ex3, viale Giannotti 81). La loro canzone ‘Shinkirou’ è stata usata come sigla di chiusura per i giapponesi anime Black Blood Brothers. Sono molto conosciuti anche per le colonne sonore di tanti film coreani e grazie ad esse hanno partecipato ai programmi televisivi coreani di Mbc e Kbs. Al termine del concerto si terrà il K-Party (Korean Film Party), notte di festa con contaminazioni sonore di DJ coreani e italiani. Tra questi c’è Bobby Kebab, affermato e giovane dj fiorentino.</p>
<p style="text-align: justify;">L’inaugurazione del Festival (12 marzo, ore 21, Odeon Firenze) sarà affidata a ‘Take Off’ (2009) di Kim Yong-hwa, pluripremiato film, uno dei più grandi successi del 2009 in Corea del sud con oltre otto milioni di spettatori. La pellicola è ispirata alla nazionale di ski jumping della Corea del Sud. Si tratta di un film sportivo che racconta la storia di un piccolo villaggio coreano che nel 1996 concorre per ottenere i giochi olimpici invernali del 2002. Per raggiungere questo scopo la federazione nazionale forma una squadra di ski jumping a cui da&#8217; il compito di qualificarsi per le olimpiadi di Nagano del 1998. Prima della proiezione, alle 20 si terrà la cena coreana a Palazzo Strozzi (ingresso su invito).<br />
La chiusura del Festival (20 marzo, Odeon Firenze) sarà affidata a <em>Thirst </em>(2009), il nuovo trionfo artistico di Park Chan-wook, premio della giuria al Festival di Cannes 2009. Adattando in chiave fantastica situazioni e tematiche di <em>Therèse Raquin</em> di Emile Zola, il regista piomba lo spettatore dritto al cuore d’interrogativi morali pregnanti, attraverso un’opera di grande suggestione visiva. Al centro della storia, un sacerdote cattolico che, offertosi volontario per la sperimentazione del vaccino contro un terribile virus, soccombe alla malattia, muore e risorge come vampiro…</p>
<p style="text-align: justify;">Il Festival è organizzato dall’associazione Taegukgi, diretta da Riccardo Gelli, ed è realizzato con il contributo di Regione Toscana, FST – Mediateca Toscana Film Commission, Provincia di Firenze, Comune di Firenze, KOFIC – Korean Film Council, Ministero alla Cultura e Turismo della Repubblica di Corea (Corea del Sud), Samsung Electronics Italia, e con la collaborazione dell’ambasciata della Repubblica di Corea a Roma e del Jiff (Jeonju International Film Festival).</p>
<p>CultFrame 03/2010</p>
<p><span class="rossobold"><br />
IMMAGINE</span><br />
Frame dal film Thirst di Park Chan Wood</p>
<p><span class="rossobold">INFORMAZIONI</span><br />
Dal 12 al 20 marzo 2010<br />
Odeon Firenze, Ex3, biblioteca delle Oblate, Palazzo Strozzi<br />
Info: 392 65 51 642 / eventi@koreafilmfest.com / Per Odeon Firenze (piazza strozzi) 055214068<br />
Biglietti: Biglietto Unico Giornaliero per 4 Film: € 16 / Biglietto Unico Giornaliero per 5 Film: € 18 / Proiezioni pomeridiane (15,00 – 19,00) Biglietto intero: € 4,00; Biglietto ridotto: €  3,00 / Biglietto 2 Spettacoli intero: € 6,00; Biglietto 2 Spettacoli ridotto: € 4,00 / Proiezioni serali (19,00 – 01,00) Biglietto intero: € 6,00; Biglietto ridotto: €  4,00 / Biglietto 2 Spettacoli intero: € 10,00; Biglietto 2 Spettacoli idotto: € 7,00 / Biglietto unico “Korean Horror Night”: € 4,00</p>
<p><span class="rossobold">LINK</span><br />
<a href="http://www.koreafilmfest.com/" target="_blank">Florence Korea Film Fest – Il programma completo e ulteriori informazioni</a><br />
<a href="http://www.odeon.intoscana.it/" target="_blank">Odeon Firenze</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Donna: Avanguardia femminista negli anni ’70 &#8211; dalla Sammlung Verbund di Vienna. Una mostra a Roma</title>
		<link>http://www.cultframe.com/2010/03/avanguardia-femminista-anni-70-mostra/</link>
		<comments>http://www.cultframe.com/2010/03/avanguardia-femminista-anni-70-mostra/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 17:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio G. De Bonis</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE CONTEMPORANEA]]></category>
		<category><![CDATA[FOTOGRAFIA]]></category>
		<category><![CDATA[eventi e mostre]]></category>
		<category><![CDATA[mostre arte]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Mendieta]]></category>
		<category><![CDATA[Cindy Sherman]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Woodman]]></category>
		<category><![CDATA[Helena Almeida]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio G. De Bonis]]></category>
		<category><![CDATA[mostra fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[mostre arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[mostre roma]]></category>
		<category><![CDATA[Valie Export]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cultframe.com/?p=8166</guid>
		<description><![CDATA[Una delle domande che ciclicamente ci si pone nel mondo della fotografia è la seguente: esiste uno sguardo fotografico femminile? E ancora: ammesso che tale sguardo esista, quali sono le sue caratteristiche espressive?
Rispondere non è operazione semplice, anche se chi scrive propende da sempre per un’interpretazione della creatività artistica internazionale, scevra da impostazioni “sessiste” e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/donna-cindy_sherman.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8177" title="donna-cindy_sherman" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/donna-cindy_sherman.jpg" alt="donna-cindy_sherman" width="200" height="159" /></a>Una delle domande che ciclicamente ci si pone nel mondo della fotografia è la seguente: esiste uno sguardo fotografico femminile? E ancora: ammesso che tale sguardo esista, quali sono le sue caratteristiche espressive?<br />
Rispondere non è operazione semplice, anche se chi scrive propende da sempre per un’interpretazione della creatività artistica internazionale, scevra da impostazioni “sessiste” e semplificatorie. Forse sarebbe più opportuno parlare di sguardi soggettivi e di istanze collettive che attraverso singole individualità, cifre stilistiche e poetiche ben definite riescono a essere comunicate alla critica, al pubblico e agli appassionati.<br />
Se invece si sostituisce l’aggettivo “femminile” con “femminista”, si compie un’operazione di messa a fuoco culturale che toglie di mezzo ogni tendenza alla separazione degli sguardi per far emergere l’essenza di un “movimento” (non sempre organico) che in una fase storica della società occidentale ha radicalmente cambiato la natura dello sguardo.</p>
<p style="text-align: justify;">La presenza delle istanze femministe nella fotografia degli anni settanta ha avuto una funzione catartica, rivoluzionaria e di propulsione delle idee e, soprattutto, ha fornito al mondo femminile un utile strumento per l’analisi del proprio ruolo nella società di quegli anni. A ciò si aggiunge il fatto che la fotografia e la videoarte femministe hanno consentito ai due dispositivi in questione di compiere un balzo in avanti anche sotto il profilo della lingua audiovisiva, nel suo complesso. È stata, insomma, una liberazione delle idee, in primo luogo, e anche, per certi versi, delle modalità espressive che tendevano a essere marmorizzate in una sorta di iterazione del linguaggio e dei temi, iterazione che rappresentava di fatto una zavorra da cui ci si doveva necessariamente sbarazzare.<br />
Alla luce di quanto sopra affermato, la mostra allestita presso la Galleria Nazionale D’Arte Moderna di Roma, intitolata <em>Donna: Avanguardia femminista degli anni 70 – dalla Sammlung Verbund di Vienna</em>, appare come una significativa apertura verso una realtà creativa che tutt’ora appare moderna e capace di comunicare elementi di cambiamento ancora decisamente utili alla riflessione, in special modo nel panorama sociale e artistico italiano, caratterizzato da una tendenza conservativa opprimente.<br />
Duecento sono le opere in mostra e diciassette le artiste presenti con le loro creazioni all’interno del percorso espositivo. Un numero di lavori ingente, dunque, che è stato collocato negli spazi della Galleria Nazionale D’Arte Moderna con estrema attenzione e senso della progressione artistico/culturale dei linguaggi e degli stili dai responsabili della cura: Gabriele Schor e Angelandreina Rorro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/donna-valie_export.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8179" title="donna-valie_export" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/donna-valie_export.jpg" alt="donna-valie_export" width="144" height="200" /></a>Diversi i nomi già molto noti in esposizione, a cominciare da <a href="http://www.cultframe.com/2001/01/francesca-woodman-fotografie/">Francesca Woodman</a>, ormai divenuta una sorta di “mito” del panorama fotografico mondiale (ma che in questo caso è stata fortunatamente smitizzata e ricollocata anche storicamente), a <a href="http://www.cultframe.com/2003/02/sherman/">Cindy Sherman</a>, artista visuale, tra le più importanti in attività, maestra del travestimento e capace di articolare un discorso espressivo sulla questione dell’identità in maniera sempre  pregnante.<br />
E poi un’artista del calibro della cubana Ana Mendieta, autrice di perfomance e opere visuali dal fortissimo impatto espressivo ed emotivo (storica è la sua perfomance del 1973 nella quale mise in scena uno stupro, lavorando sul concetto di corpo violato e abusato). La sua immagine del volto compresso contro una superficie trasparente, e dunque deformato, allude di nuovo alla manipolazione del corpo femminile e invita chi guarda a riflettere su tale questione.<br />
Riguardo il lavoro della videoartista e fotografa <a href="http://www.cultframe.com/2008/03/valie-export-intervista-con-lartista-austriaca/">VALIE EXPORT</a>, viene proposto il suo lavoro sul corpo, sulla rapacità dello sguardo maschile e sul ribaltamento della visione/uso della sessualità femminile. L’artista austriaca, nella perfomance denominata <em>Aktionshose:Genitalpanik</em> (Action Pants: Genital Panic), si recò in un cinema porno di Monaco di Baviera con pantaloni tagliati all’altezza degli organi genitali e con mano un’arma da fuoco che puntava contro gli spettatori presenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/donna-helena_almeida.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8180" title="donna-helena_almeida" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/donna-helena_almeida.jpg" alt="donna-helena_almeida" width="137" height="200" /></a>La fotografa portoghese Helena Almeida si concentra invece sulla questione delle forme e delle linee e della comunicazione visuale come contrapposizione di elementi. Una mano si poggia delicatamente sulla struttura rigida e articolata di un cancello di ferro, una sorta di “ossimoro visivo”, di sovrapposizione non estetizzante ma sostanziale di essenze diverse.<br />
<em>Donna: Avanguardia femminista degli anni 70 – dalla Sammlung Verbund di Vienna</em> è una mostra che non rispecchia solo la storicizzazione del rapporto tra femminismo e fotografia. Intende invece attualizzare in maniera inequivocabile la forza “anti-sistema” di un’istanza di riappropriazione dell’immagine femminile che deve essere riaffermata con determinazione proprio in questo primo scorcio di terzo millennio.<br />
La questione non è retrò, o vetero-femminista, è invece fortemente legata alla pressoché totale assenza di critica contemporanea sulla condizione sociale delle donne. E in tal senso, le artiste ospitate presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna non mostrano uno sguardo/tocco femminile quanto piuttosto una via densa di sostanza riguardante il tema della creatività e dell’impegno del “fare arte”, inteso come “luogo” della messa a fuoco della condizione umana, femminile e maschile.</p>
<p>©CultFrame 03/2010</p>
<p><span class="rossobold"><br />
IMMAGINI</span><br />
1 Cindy Sherman. Untitled Film Still # 17, 1978. B&amp;W photograph. © Cindy Sherman / Sammlung Verbund, Vienna<br />
2 Valie Export. Aktionshose: Genitalpanik / Action Pants: Genital Panic, 1969. Silkscreen on paper. Photo: Peter Hassmann. © VBK, Vienna, 2009 / Sammlung Verbund, Vienna<br />
3 Helena Almeida, Work- 32 (Entreda 1), 1977. Silver gelatin print. © Helena Almeida / Sammlung Verbund, Vienna</p>
<p><span class="rossobold">INFORMAZIONI</span><br />
Dal 19 febbraio al 16 maggio 2010<br />
Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea / Viale delle Belle Arti 131, Roma / Ingresso per disabili: via Gramsci 73 / Telefono: 06.32298221<br />
Orario: martedì &#8211; domenica 8.30 &#8211; 19.30 / chiuso lunedì<br />
Biglietti: intero 10 euro / ridotto 8 euro<br />
Catalogo: Electa</p>
<p><span class="rossobold">LINK</span><br />
<a href="http://www.gnam.beniculturali.it/" target="_blank">Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma</a></p>
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		<title>Alice in Wonderland. Un film di Tim Burton</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 10:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Saracino</dc:creator>
				<category><![CDATA[CINEMA]]></category>
		<category><![CDATA[film prime visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eleonora Saracino]]></category>
		<category><![CDATA[prime visioni]]></category>
		<category><![CDATA[registi americani]]></category>
		<category><![CDATA[Tim Burton]]></category>

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		<description><![CDATA[Oltre la meraviglia, la sopresa… Ancora una volta, Tim Burton crea l’attesa, carica l’aspettativa, ci illude di mostrarci il mondo fantastico al quale le fiabe della nostra infanzia ci avevano abituati e poi ci coglie alla sprovvista, cambia le carte in tavola e tutto diventa diverso e, come sa fare lui, si trasforma in “altro”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/tim_burton-alice_in_wonderland1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8160" title="tim_burton-alice_in_wonderland1" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/tim_burton-alice_in_wonderland1.jpg" alt="tim_burton-alice_in_wonderland1" width="120" height="180" /></a>Oltre la meraviglia, la sopresa… Ancora una volta, Tim Burton crea l’attesa, carica l’aspettativa, ci illude di mostrarci il mondo fantastico al quale le fiabe della nostra infanzia ci avevano abituati e poi ci coglie alla sprovvista, cambia le carte in tavola e tutto diventa diverso e, come sa fare lui, si trasforma in “altro”. Alice non si è sottratta alla sua personalissima rivisitazione e, del resto, come avrebbe potuto? Una ragazzina che precipita nel sottomondo ed incontra incredibili creature come poteva non essere “rivisitata e corretta” dal fervido immaginario di Burton, assiduo frequentatore di universi quantomeno bizzarri?<br />
La “sua”Alice è, prima di tutto, cresciuta; non più bimba catapultata in una dimensione di colorata fantasia ma diciannovenne inquieta che nel giorno del suo (combinato) fidanzamento sceglie di seguire un coniglio nel bosco, piuttosto che recitare la pantomima della giovane chiesta in sposa davanti ad un pubblico ammaestrato di parenti vari. Precipitata in uno strano universo Alice si trova in bilico tra il sogno (o quello che crede tale) e il ricordo, in precario equilibrio tra un ragionevole desiderio di destarsi ed una follia onirica assai più seducente della veglia. Il suo viaggio ha sì, del favoloso ma al tempo stesso si tinge di colori acidi, assume le sfumature dell’inquietudine, viene avvolto da un mantello variopinto che, tuttavia, non basta a celare le paure.</p>
<p style="text-align: justify;">Come già accaduto ne <em>La sposa cadavere</em>, Burton presenta il mondo sotterraneo come un territorio più vitale di quello, di gran lunga più lugubre, del reale ma stavolta, nel Paese delle Meraviglie non ci sono solo fiori parlanti e buffi conigli frettolosi: la Regina Rossa incombe con il suo enorme testone su un regno che si adatta alla difformità della sua sovrana e l’unica guida (e salvezza) in questo dedalo di bizzarrie è un Cappellaio dal cuore grande e la testa matta.  Gli outsider tanto cari a Burton si danno convegno qui, in un sottomondo coloratissimo – e proprio per questo ancora più dark… – dove potrebbero incontrarsi Edward mani di forbice e Willy Wonka, Ichabod Crane e Sweeney Todd. Perché Alice non è tanto diversa da loro. Anche lei (ri)fugge dalle regole sociali, vive l’ansia dell’inadeguatezza e sa cogliere la malinconia negli occhi dell’altro perché è la stessa che vede riflessa nei propri.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/tim_burton-alice_in_wonderland2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8161" title="tim_burton-alice_in_wonderland2" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/tim_burton-alice_in_wonderland2.jpg" alt="tim_burton-alice_in_wonderland2" width="127" height="200" /></a>Sotto l’apparenza del fiabesco Burton racconta quella che è, da sempre, la favola meno rassicurante del mondo, narrandola come un’opera al nero, forse la più vicina all’immaginario più puro di Lewis Carroll. La fantasmagoria del colore e del 3D non bastano infatti a fare di <em>Alice in Wonderland</em> un film di mero intrattenimento e pur nella sua veste pop, in una girandola di personaggi che attingono da immagini surrealiste, mostri fantascientifici, illustrazione d’epoca e i classici dei cartoni animati, l’intera storia è attraversata da una vena di struggente malinconia. Ogni attore, ad iniziare dalla protagonista, veste alla perfezione i panni del proprio personaggio aggiungendo tenerezza alla follia (Johnny Depp/Cappellaio Matto), umana mestizia alla crudeltà (Helena Bonham Carter/Regina Rossa) e strategica grazia alla bontà (Anne Hathaway/Regina Bianca). Ciascuno di loro diviene così un tassello che si incastra alla perfezione nel grande puzzle che Burton ha costruito mescolando gli esseri umani alle creature realizzate al computer, per comporre un quadro di grande suggestione dove il confine tra il reale e il fantastico si assottiglia sequenza dopo sequenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’avventura di Alice non rappresenta solo il mutamento della crescita ma a quell’anello che sembra spezzarsi con l’infanzia nel passaggio alla vita adulta vuole invece saldare il ricordo di ciò che un tempo siamo stati: ingenui e un po’ folli come solo i bambini sanno essere. Burton non cerca la consolazione della favola ma, al contrario, si diverte a sbirciare nelle zone d’ombra e nel territorio del cinema, proprio come Alice, esplora curiosando per restiturici, a modo suo, le favole che ha conosciuto. Potrebbero sembrare le stesse che un tempo ci sono appartenute ma filtrate dal suo spirito visionario diventano, ancora una volta, nuove, arcane , misteriose… come nessuno ce le ha mai raccontate.</p>
<p>©CultFrame 03/2010</p>
<p><span class="rossobold"><br />
TRAMA</span><br />
Alice, orfana di padre, è ora in età da marito. Per far fronte alla difficoltà economiche la madre accetta che la ragazza sposi un ricco quanto sgradevole rampollo ma il giorno del suo fidanzamento ufficiale, per sfuggire al tedio di quelle artificiose cerimonie, Alice si mette ad inseguire un bizzarro coniglio. Precipiterà in un mondo sotterraneo dove vivrà un’incredibile avventura.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/u5kn6k9spJs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="315" src="http://www.youtube.com/v/u5kn6k9spJs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span class="rossobold">CREDITI</span><br />
Titolo: Alice in Wonderland / Titolo originale: id. / Regia: Tim Burton / Sceneggiatura: Linda Woolverton ispirata ai personaggi di Lewis Carroll / Interpreti: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Crispin Glover, Matt Lucas / Montaggio: Chris Lebenzon / Fotografia: Dariusz Wolski / Musica: Danny Elfman /Produzione: Tim Burton, Joe Roth, Richard D. Zanuck, Jennifer Todd, Suzanne Todd / Distribuzione: Walt Disney / Paese: Usa 2010 / Durata: 110 minuti</p>
<p><span class="rossobold">LINK</span><br />
<a href="http://adisney.go.com/disneypictures/aliceinwonderland/" target="_blank">Sito ufficiale del film Alice in Wonderland di Tim Burton</a><br />
<a href="http://www.disney.it/Film/alice/" target="_blank">Sito italiano del film Alice in Wonderland di Tim Burton</a><br />
<a href="http://www.imdb.com/name/nm0000318/" target="_blank">Filmografia di Tim Burton</a><br />
<a href="http://home.disney.it/film/" target="_blank">Walt Disney Studio Motion Pictures</a></p>
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		<title>There is a light that never goes out. Mostra di Arthur Duff, Robert Barta, Aldo Giannotti e Ivan Navarro</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 13:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diana Marrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARTE CONTEMPORANEA]]></category>
		<category><![CDATA[mostre arte]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Giannotti]]></category>
		<category><![CDATA[Arthur Duff]]></category>
		<category><![CDATA[artisti cileni]]></category>
		<category><![CDATA[artisti italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Diana Marrone]]></category>
		<category><![CDATA[Iván Navarro]]></category>
		<category><![CDATA[mostre arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[mostre Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Barta]]></category>

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		<description><![CDATA[La galleria Galica di Milano ospita una collettiva incentrata sulla luce come elemento narrativo. Intitolata There is a light that never goes out è curata da Martina Angelotti, che afferma di intuire una certa versatilità del progetto anche in spazi pubblici. Ospita lavori di quattro artisti, due pochissimo esposti in Italia e gli altri già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/aldo_giannotti-orizzonte_come_questione_prospettica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8147" title="aldo_giannotti-orizzonte_come_questione_prospettica" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/aldo_giannotti-orizzonte_come_questione_prospettica.jpg" alt="aldo_giannotti-orizzonte_come_questione_prospettica" width="200" height="142" /></a>La galleria Galica di Milano ospita una collettiva incentrata sulla luce come elemento narrativo. Intitolata <em>There is a light that never goes out</em> è curata da Martina Angelotti, che afferma di intuire una certa versatilità del progetto anche in spazi pubblici. Ospita lavori di quattro artisti, due pochissimo esposti in Italia e gli altri già rappresentati da Galica: Robert Barta, Arthur Duff, Aldo Giannotti, Ivan Navarro.  Angeletti, insieme con Anna de Manicor, si è appena cimentata con un progetto simile (ON, Luci di pubblica piazza &#8211; Zimmerfrei), che prendeva a prestito alcuni luoghi di Bologna per chiedere ad artisti un intervento: tema la luce nel buio.<br />
Il più concettuale e poetico tra gli artisti è Aldo Giannotti. In mostra una fotografia di un’installazione, intitolata <em>L’Orizzonte come questione prospettica</em>, del 2007: intensa ed esiziale cattura dell’elemento più importante per chiunque lavori con la luce (la linea dell’orizzonte), e anche più sensibile alle diverse latitudini, con uno stratagemma tridimensionale (il tubo al neon) che viene fotografato e quindi diventa di nuovo a due dimensioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/ivan_navarro-no_dunking.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8148" title="ivan_navarro-no_dunking" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/ivan_navarro-no_dunking.jpg" alt="ivan_navarro-no_dunking" width="200" height="135" /></a>Ivan Navarro, che spesso si affida al neon e alla versatilità dell’elemento nella progettazione sculturale (ad esempio il <a href="http://www.cultframe.com/2009/06/threshold-mostra-ivan-navarro-padiglione-cile-biennale-venezia/">padiglione Cileno da lui firmato all’ultima Biennale di Venezia</a>), ci insegue con i paradossi invitandoci a non usare <em>No Dunking</em>: un gigantesco canestro da basket, fragile perché fatto di tubi al neon. Robert Barta fa un po’ di subvertising e, nel frattempo, trova un feticcio che mai potremo dimenticare (il morso mancante della mela, logo dei laptop, simile al logo della città di New York), lo trasforma in un oggetto luminoso che è esposto sul pavimento ma potrebbe agevolmente incastonarsi a parete (<em>I found it</em>, 2008).<br />
Arthur Duff lavora su vite vissute, in questo caso i suoi genitori. Prende alcune parole delle loro lettere d’amore e le carica in un programma che le randomizza (<em>Love Letters</em>, di Christopher Strachey, 1952, Manchester Mark). Le serie di significati ottenuti vengono proiettate con un raggio laser sulla parete: particolarmente indovinato – e non era né facile né scontato data la conformazione della galleria &#8211; il posizionamento della proiezione, che finisce in un angolo superiore di una parete, tra i lavori di Giannotti e Barta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/robert_barta-i_found_it.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8149" title="robert_barta-i_found_it" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/robert_barta-i_found_it.jpg" alt="robert_barta-i_found_it" width="400" height="269" /></a><br />
Un paio di curiosità. La prima, il titolo della mostra si riferisce sia ad una canzone di Morissey (1986) sia alle potenzialità della luce come elemento simbolico dell’opera, prima ancora che come asset fondamentale per ogni esibizione. Quante opere, e di conseguenza quante mostre, sono distrutte da pessimi illuminotecnici?<br />
La seconda: due degli artisti in mostra sono stati ospitati nello stesso b&amp;b nei pressi dello spazio espositivo, in uno dei viali delle circonvallazioni milanesi, precisamente Viale Sabotino. La loro stanza, situata in cima al palazzo, ha un balcone nel quale è appoggiata la più classica delle insegne al neon: “hotel”. Senza confessarlo al gestore se non dopo averlo fatto, e premunendosi di riportarla allo stato originale se richiesto, i due artisti hanno cambiato la scritta con la data dell’apertura della mostra. La foto dell’”opera” si può vedere in galleria, o dal vivo, nel luogo in cui si trova.</p>
<p>©CultFrame 03/2010</p>
<p><span class="rossobold"><br />
IMMAGINI</span><br />
1 Aldo Giannotti. L’orizzone come questione prospettica, 2007. C-print, 70&#215;100 cm<br />
2 Ivan Navarro. No Dunking (RED), 2006. Neon rosso montato su legno, 107&#215;183x61 cm<br />
3 Robert Barta. I found it, 2008. Alluminio, neon e plexi, 265&#215;80x40 cm</p>
<p><span class="rossobold">INFORMAZIONI</span><br />
Dal 4 febbraio al 31 marzo 2010<br />
Galleria Galica / viale Bligny, 41, Milano / Telefono: 02.58430760 / mail@galica.it<br />
Orari: martedì &#8211; venerdi 10.00 &#8211; 13.00 e 15.00 &#8211; 19.00 / sabato 14.00 &#8211; 19.00<br />
A cura di Martina Angelotti</p>
<p><span class="normale"><span class="rossobold">LINK</span><br />
<a href="http://www.aldogiannotti.com/" target="_blank">Il sito di Aldo Giannotti</a><br />
<a href="http://www.robertbarta.de/" target="_blank">Il sito di Robert Barta</a><br />
</span><a href="http://www.galica.it/" target="_blank">Galleria Galica, Milano</a></p>
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		<item>
		<title>Last Hours of Ancient Sunlight. Mostra di Ursula Mayer</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 12:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[segnalazioni arte]]></category>
		<category><![CDATA[ARTE CONTEMPORANEA]]></category>
		<category><![CDATA[artiste austriache]]></category>
		<category><![CDATA[mostre arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[mostre roma]]></category>
		<category><![CDATA[Ursula Mayer]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>

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		<description><![CDATA[A distanza di tre anni dalla sua prima apparizione in Italia negli spazi di Monitor nel 2007, la galleria è ora lieta di presentare la seconda personale di Ursula Mayer.
La più recente ricerca filmica della Mayer decostruisce letteralmente gli elementi della narrazione cinematografica: i numerosi flashback che interrompono i suoi film rivelano la natura a-narrativa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/ursula_mayer-last_hours_of_ancient_sunlight.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8202" title="ursula_mayer-last_hours_of_ancient_sunlight" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/ursula_mayer-last_hours_of_ancient_sunlight.jpg" alt="ursula_mayer-last_hours_of_ancient_sunlight" width="200" height="73" /></a>A distanza di tre anni dalla sua prima apparizione in Italia negli spazi di Monitor nel 2007, la galleria è ora lieta di presentare la seconda personale di Ursula Mayer.<br />
La più recente ricerca filmica della Mayer decostruisce letteralmente gli elementi della narrazione cinematografica: i numerosi flashback che interrompono i suoi film rivelano la natura a-narrativa dei lavori, mettendo in discussione la convenzione cinematografica di una linearità temporale.<br />
Nella sua ultima doppia installazione 16mm dall’ affascinante titolo <em>Last Hours of Ancient Sunlight</em> un bassorilievo di età classica raffigurante il mito di Medea rappresenta per un gruppo di attori il punto di partenza di una performance che traspone l’immobilità archetipa del fregio nel gioco di un antico rituale con richiami che vanno dall’avanguardia alla danza contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza dei precedenti film della Mayer, in cui figure misteriose sospese in una cornice senza tempo coesistevano in momenti differenti senza mai incontrarsi, quest’ultima opera sembra suggerire una possibile sincronicità di tempo e storia.<br />
Qui la collusione tra l’identità certa del film e della storia di finzione rinforza lo spazio artificiale del cinema amplificandone la costruzione autoanalitica e l’interruzione cronologia della struttura filmica.<br />
Insieme a <em>Last Hours of Ancient Sunlight</em>, Ursula Mayer presenta un nuovo corpo di lavori inediti realizzati appositamente per la personale romana: materiali preziosi quali marmo, oro, bronzo vengono usati dall’artista per le loro proprietà estetiche e per il loro valore intrinseco divenendo così chiave di lettura per questioni più complesse quali i riferimenti culturali ed economici ad essi riferiti.  Queste sculture dalle forme delicate e amorfe, che suggeriscono da una parte il sapore del reperto archeologico, dall’altro il riferimento al design modernista, si affiancano ad un piccolo film inedito della Mayer, realizzato durante la sua permanenza a Roma, in cui in una proiezione in 16mm si intreccia una successione di immagini monocrome di marmi colorati trovati in vari luoghi della capitale ed appartenenti all’età imperiale, simbolo allo stesso tempo di lusso, bellezza e potere.</p>
<p>CultFrame 03/2010</p>
<p><span class="rossobold"><br />IMMAGINE</span><br />
©Ursula Mayer. Last Hours of Ancient Sunlight, 2009. Doppia proiezione in 16mm. Courtesy l&#8217;Artista e Monitor, Roma</p>
<p><span class="rossobold">INFORMAZIONI</span><br />
Dal 25 febbraio al 31 marzo 2010<br />
Monitor, Via Sforza Cesarini 43a-44, Roma / Telefono: 06.39378024  / monitor@monitoronline.org<br />
Orario: martedì – sabato 13.00 – 19.00</p>
<p><span class="rossobold">LINK</span><br />
<a href="http://www.ursulamayer.com/" target="_blank">Il sito di Ursula Mayer</a><br />
<a href="http://www.monitoronline.org/" target="_blank">Monitor, Roma</a></p>
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		<title>Invictus. Un film di Clint Eastwood</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 11:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nikola Roumeliotis</dc:creator>
				<category><![CDATA[CINEMA]]></category>
		<category><![CDATA[film prime visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Nikola Roumeliotis]]></category>
		<category><![CDATA[prime visioni]]></category>
		<category><![CDATA[registi americani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il binomio cinema e sport raramente è andato d&#8217;accordo. In altre parole, sono pochi i film che trattano lo sport e si possono considerare ben riusciti. Poi chissà perché, i migliori  sono quelli che trattano la boxe. Da Qualcuno lassù mi ama a Toro Scatenato fino a Fat City ecco quali sono i lungometraggi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/clint_eastwood-invictus1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8141" title="clint_eastwood-invictus1" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/clint_eastwood-invictus1.jpg" alt="clint_eastwood-invictus1" width="200" height="133" /></a>Il binomio cinema e sport raramente è andato d&#8217;accordo. In altre parole, sono pochi i film che trattano lo sport e si possono considerare ben riusciti. Poi chissà perché, i migliori  sono quelli che trattano la boxe. Da Qualcuno lassù mi ama a <em>Toro Scatenato</em> fino a <em>Fat City</em> ecco quali sono i lungometraggi che sono riusciti a dire qualcosa di interessante sul mondo sportivo. Ma da adesso, in questa breve lista di titoli, dobbiamo assolutamente aggiungere questa nuova fatica di Clint Eastwood.<br />
Con <em>Invictus</em>, Eastwood è stato in grado di fare ciò che non è riuscito a John Huston con F<em>uga per la vittoria</em>: usare lo sport come metafora politica. Ma Huston aveva alle spalle solo alcuni bravi calciatori e la macchina hollywoodiana. Clint ha un personaggio vero e straordinario come Nelson Mandela.<br />
<em>Invictus</em> è l&#8217;adattamento dal romanzo di John Carlin <em>Ama il tuo nemico.</em> Nelson Mandela e il gioco che fece una Nazione, racconta la storia del Sud Africa dopo l’elezione come Presidente di Nelson Mandela  leader carismatico che lotta contro le leggi razziali del suo paese. Non è facile per Nelson Mandela riunificare il paese, vista ancora la forte presenza di gruppi attivisti pieni di rabbia e paura verso i neri, perciò fa leva sullo spirito nazionale attraverso la Coppa del Mondo di Rugby e la vittoria della squadra sudafricana degli Springbock, bandita dagli anni ‘80 dal campionato a causa delle differenze razziali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/clint_eastwood-invictus2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8142" title="clint_eastwood-invictus2" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/clint_eastwood-invictus2.jpg" alt="clint_eastwood-invictus2" width="200" height="137" /></a>Eastwood è un regista che ha cominciato la sua carriera osservando il modo di lavorare del suo film-maker preferito: il grande Don Siegel. Il regista de <em>L&#8217;invasione degli ultracorpi</em> sapeva raccontare cose serie spettacolarizzandole al punto giusto. Operazione che Eastwood ha fatto fin dal lontano 1971 con la sua prima pellicola <em>Play Misty for me</em>. E poi, rimanendo affascinato dall&#8217;universo antropocentrico di Howard Hawks, mette l&#8217;essere umano con tutte le sue debolezze ed ambiguità al centro del suo obbiettivo, acquistando così una preziosa e rara merce anche al cinema americano: classicità.<br />
Il nuovo lavoro di Clint Eastwood non fa altro che ribadire la bravura di un attore che ha saputo pian piano trasformarsi in un regista di eccezionale valore. Assai meno intimista di un titolo come <em><a href="http://www.cultframe.com/2009/03/gran-torino-un-film-di-clint-eastwood/">Gran Torino</a>,</em> <em>Invictus</em> ci fornisce l&#8217;ennesima prova che Eastwood è in grado di confrontarsi con generi e tematiche diversissime tra loro. È evidente che a Eastwood non interessi addentrarsi in elementi biografici drammaturgicamente convenzionali. Il suo tocco è al solito invisibile e prezioso, pieno di sensibilità, fatto di piccole cose e di piccoli gesti come quando, intelligentemente, si parla d&#8217;integrazione e lo si fa attraverso personaggi minori, come le guardie del corpo di Mandela, in parte di colore e in parte ex agenti scelti  dei corpi speciali, gli stessi che fino a pochi anni prima operavano una forte repressione sulla popolazione nera.  Per  fortuna Eastwood è un regista pragmatico e non ideologico. Perciò ecco che si approda a un finale commovente, in cui la gioia della vittoria diventa un inno alla speranza in un futuro migliore. È l&#8217;unico passaggio, insieme a quello della visita alla cella dove fu rinchiuso Mandela, in cui il film esce davvero dallo schermo per obbligare lo spettatore a prendere posizione e sopratutto a versare anche qualche lacrima liberatoria.<br />
Ma lo fa senza retorica, usando i propri mezzi  e specialmente con estrema e toccante consapevolezza. Superlativi gli attori.</p>
<p>©CultFrame 03/2010</p>
<p><span class="rossobold"><br />TRAMA</span><br />
Sconfitto l&#8217;apartheid, Nelson Mandela, capo carismatico della lotta contro le leggi razziali, diventa Presidente del Sud Africa grazie alle libere elezioni. Anche il mondo dello sport viene coinvolto dall&#8217;evento: il Sud Africa si vede assegnato il mondiale di Rugby del 1995 e sulla scena internazionale ritornano gli Springboks, la nazionale sudafricana dagli anni &#8216;80 bandita dai campi di tutto il mondo a causa dell&#8217;apartheid. In occasione della cerimonia di apertura del campionato mondiale il Presidente Mandela entra in campo con la maglia degli Springboks segnando così un passo decisivo nel cammino verso la pace tra bianchi e neri. E questo cammino vede anche la collaborazione Francois Pienaar, il capitano della nazionale Sudafricana.</p>
<p><object width="500" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/vdA2ZWhLiFE&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x5d1719&#038;color2=0xcd311b&#038;border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/vdA2ZWhLiFE&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x5d1719&#038;color2=0xcd311b&#038;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="500" height="315"></embed></object></p>
<p><span class="rossobold">CREDITI</span><br />
Titolo: Invictus / Regìa: Clint Eastwood / Sceneggiatura: Antony Peckham/ Fotografia: Tom Stern / Montaggio: Joel Cox, Gary Roach/  Musica: Clint Eastwood / Interpreti principali: Morgan Freeman, Matt Damon, Robert Hobbs, Langley Kirkwood, Tony Kgoroge, Matt Stern, Patrick Lyster, Penny Downie, Patrick Mofokeng, Julian Lewis Jones / Produzione: Spyglass Entertainment, Malpaso Productions, Revelations Entertainment, Mace Neufeld Productions / Distribuzione: Warner Bros / Paese: U.S.A., 2009 / Durata: 134 minuti</p>
<p><span class="rossobold">LINK</span><a href="http://www.cultframe.com/2010/02/invictus-incontro-morgan-freeman/"><br />
<strong>CULTFRAME. Invictus. Incontro con Morgan Freeman</strong></a><strong><br />
<a href="http://www.cultframe.com/2008/11/changeling-un-film-di-clint-eastwood/">CULTFRAME. Changeling. Un film di Clint Eastwood</a><br />
<a href="http://www.cultframe.com/2006/11/flags-of-our-fathers-film-clint-eastwood/">CULTFRAME. Flags of Our Fathers. Un film di Clint Eastwood</a><br />
<a href="http://www.cultframe.com/2003/10/mystic-river-un-film-di-clint-eastwood/">CULTFRAME. Mystic River. Un film di Clint Eastwood</a><br />
<a href="http://www.cultframe.com/2004/07/mystic-river-film-clint-eastwood-dvd/">CULTFRAME. Mystic River. Il film di Clint Eastwood in dvd</a></strong><br />
<a href="http://invictusmovie.warnerbros.com/" target="_blank">Sito ufficiale del film <em>Invictus</em> di Clint Eastwood</a><br />
<a href="http://wwws.warnerbros.it/invictus/" target="_blank">Sito italiano del film <em>Invictus</em> di Clint Eastwood</a><br />
<a href="http://www.imdb.com/name/nm0000142/" target="_blank">Filmografia di Clint Eastwood</a><br />
<a href="http://www.warnerbros.it/main/homepage/homepage.html" target="_blank">Warner Bros</a></p>
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		<title>Codice Genesi. Un film di Albert e Allen Hughes</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:56:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Romani</dc:creator>
				<category><![CDATA[CINEMA]]></category>
		<category><![CDATA[film prime visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Albert Hughes]]></category>
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		<category><![CDATA[registi americani]]></category>

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		<description><![CDATA[È sorprendente la poca immaginazione che afflige il cinema post-cataclismico: che si tratti di olocausto nucleare, di surriscaldamento globale, o di devastazione aliena, l’estetica del sopravvissuto è ancora ferma alle mises poorpunk ed ai veicoli bricolage di Mad Max. Proprio per questo attendevamo di vedere The Road, di John Hillcoat, tratto dall’apocalittico romanzo di Cormac [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/albert_allen_hughes-codice_genesi1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8134" title="albert_allen_hughes-codice_genesi1" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/albert_allen_hughes-codice_genesi1.jpg" alt="albert_allen_hughes-codice_genesi1" width="200" height="125" /></a>È sorprendente la poca immaginazione che afflige il cinema post-cataclismico: che si tratti di olocausto nucleare, di surriscaldamento globale, o di devastazione aliena, l’estetica del sopravvissuto è ancora ferma alle mises poorpunk ed ai veicoli bricolage di Mad Max. Proprio per questo attendevamo di vedere <a href="http://www.cultframe.com/2009/09/the-road-film-john-hillcoat/"><em>The Road</em></a>, di John Hillcoat, tratto dall’apocalittico romanzo di Cormac McCarthy e mai distribuito, al contrario di questo Codice Genesi (ma tradurre semplicemente <em>Il Libro di Eli</em> pareva brutto?), forte di protagonista ed antagonista superstar e di quella virulenza teocon che oggi sembra andare di gran moda.<br />
Crociato postatomico e laconico, Washington si aggira indeciso tra l’ascetismo e il massacro nel solito scenario polveroso e deprimente, reso molto bene dalla potenza digitale della macchina da presa “Red One” che consente ai fratelli Hughes un’estrema agilità di movimenti che, peraltro, non viene sfruttata, se non per pompose inquadrature “superomistiche” dell’uomo della provvidenza, dal basso verso l’alto, mentre si staglia contro il tramonto nucleare, o strettissime sull’espressione volitiva mentre incede contro il male. Personificazione del cristianesimo combattente, Eli salva i giusti e scanna gli empi, viaggia verso ovest (il cristiano Occidente in contrapposizione all’Oriente pagano) recitando versetti della Bibbia e inculcando precetti edificanti a suon di mazzate.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/albert_allen_hughes-codice_genesi2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8135" title="albert_allen_hughes-codice_genesi2" src="http://www.cultframe.com/wp-content/uploads/albert_allen_hughes-codice_genesi2.jpg" alt="albert_allen_hughes-codice_genesi2" width="200" height="133" /></a>I fratelli registi dimostrano di saper girare le sequenze d’azione, lasciano campo libero a Gary Oldman che gigioneggia da par suo con l’ennesimo gustoso villain, ma paiono incapaci di conferire robustezza alla narrazione che rimane sfilacciata ed inconsistente. Così, dopo un incipit intrigante, assistiamo desolati alla deriva messianica introdotta dalla doppia dissolvenza tra il faccione di Washington ed il cielo finalmente sereno, ed alla susseguente catechizzazione dei reprobi che bivaccano al saloon del paese, bevono, giocano e trombano e paiono decisamente più appagati del “picchiatore di dio”.<br />
L’ambientazione ed il taglio western sarebbero pure divertenti e indovinati se gli autori non si prendessero tanto sul serio, se non insistessero su un’idea di catechesi violenta davvero intollerabile, almeno per noi europei.<br />
Un finale sbrigativo ci regala però alcuni momenti strepitosi, dalla citazione di Furia Cieca (Noyce, 1989), alla palingenesi della stampa che riparte dalla Bibbia, fino all’indicazione politicamente corretta della posizione in libreria del volume fresco di stampa: esattamente tra la Torah ed il Corano. Amen.</p>
<p>©CultFrame 03/2010</p>
<p><span class="rossobold"><br />
TRAMA</span><br />
Il mondo è stato distrutto da un evento apocalittico e la razza umana è in grave pericolo. Solo un uomo, il nomade Eli, grazie ad un profetico libro è in grado di salvare tutti gli esseri umani, ma per farlo deve proteggere a tutti i costi il sacro testo.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/au-XCIAIThE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="315" src="http://www.youtube.com/v/au-XCIAIThE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span class="rossobold">CREDITI</span><br />
Titolo: Codice Genesi / Titolo originale: The Book of Eli / Regìa: Albert Hughes, Allen Hughes / Sceneggiatura: Gary Whitta / Fotografia: Don Burgess / Montaggio: Cindy Mollo / Scenografia: Gae S. Buckley / Musica: Atticus Ross / Interpreti principali: Denzel Washington, Gary Oldman, Mila Kunis, Michael Gambon, Jennifer Beals, Ray Stevenson / Produzione: Silver Pictures, Dark Castle Entertainment / Distribuzione: 01 Distribution / Paese: U.S.A., 2010 / Durata: 117 minuti</p>
<p><span class="rossobold">LINK</span><a href="http://www.sonypictures.net/movies/bookofeli/" target="_blank"><br />
Sito ufficiale del film <em>The Book of Eli</em> (Codice Genesi) di Albert e Allen Hughes</a><br />
<a href="http://multiplayer.it/codicegenesi/" target="_blank">Sito italiano del film <em>Codice Genesi</em> di Albert e Allen Hughe</a>s<br />
<a href="http://www.imdb.com/name/nm0400436/" target="_blank">Filmografia di Albert Hughes</a><br />
<a href="http://www.imdb.com/name/nm0400441/" target="_blank">Filmografia di Allen Hughes</a><br />
<a href="http://www.01distribution.it/" target="_blank">01 Distribution</a></p>
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