
Televisione e politica negli anni novanta Cronaca e storia 1990-2000 di Giandomenico Crapis Ultimamente si sente sempre più spesso dire che la televisione in fin dei conti non riesce a spostare neanche un voto alle elezioni politiche. Sarà, eppure chi le televisioni le possiede molto difficilmente le molla e chi pensa di avere scarsa visibilità su tubi catodici, plasma e lcd casalinghi non fa altro che lamentarsi di essere tenuto fuori dal fondamentale circo mediatico della tv.
Ed ancora, un dato è assolutamente certo: negli ultimi venti anni intorno alla televisione si è sviluppata una furibonda battaglia politico/economica strettamente connessa alla questione del potere.
Molti esperti si sono esercitati su questo delicatissimo argomento, hanno espresso giudizi ed effettuato analisi. Non c’è dubbio che nel nostro paese l’argomento "televisione" abbia raggiunto livelli parossistici di diffusione e articolazione. Gli italiani tra loro parlano solo di cibo, calcio, delle tasse troppo alte e di tv (in ordine sparso), come se palinsesti, giornalisti e veline fossero temi legati al piacere, al divertimento o al dovere civico. La verità è che spesso ci si accapiglia e che le reti nazionali continuano ad essere oggetto di conquista da parte di movimenti politici e territori da spartire attraverso lottizzazioni che se un tempo rappresentavano delle equilibrate spartizioni proporzionali tra partiti oggi sono delle vere e proprie occupazioni "intellettuali" e "professionali" di spazi informativi e di comunicazione.
Per verificare ciò basta scorrere la storia delle nostre emittenti nazionali negli ultimi tempi e scoprire che per il piccolo schermo si sono consumati giochi di potere veramente inquietanti.
Provate a leggere il libro di Giandomenico Crapis intitolato Televisione e politica negli anni novanta e vi accorgerete che quanto abbiamo appena detto risponde alla realtà dei fatti.
Il volume, pubblicato da Meltemi, è un agile percorso in un decennio della tv nostrana durante la quale si è potuto vedere di tutto: dal famoso accordo del CAF alle trasmissioni antimafia di Santoro e Costanzo, dall’avvento del ciclone popolare Funari all’esaltazione del talk show, dalle prime trasmissioni di Gad Lerner alla consacrazione di Beautiful. Insomma, tutto e il contrario di tutto, in una sorta di girandola impazzita di situazioni in qualche caso paradossali.
Il libro di Giandomenico Crapis si situa tra cronaca e storia; è un "diario" molto puntuale e circostanziato relativo alla televisione nazionale e alla sua evidente degenerazione. Il tono è diretto e felicemente descrittivo mentre la struttura cronologica aiuta il lettore a ricostruire un mondo che spesso non viene sufficientemente analizzato. La lettura è piacevole, addirittura divertente. Alla fine, la sensazione è quasi di sfinimento poiché il ritmo degli eventi trasporta chi legge nella dimensione delirante e un po’ folle della società italiana. D’altra parte, in un paese sconclusionato e vaneggiante la televisione non può che essere lo specchio tragicomico di questa infausta condizione.
David Arciere
©CultFrame 04/2006
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