
Cito dunque creo Forme e strategie della citazione visiva di Maria Rosaria Dagostino Immagini, flussi visivi, fotografie, videoclip, spot, promozioni. Viviamo all’interno di una corrente di segni visuali che spesso ci trascina in un mondo che non esiste. Questo fiume in piena è poco leggibile dai non esperti di comunicazione, è un vortice che avvince e stordisce, che cattura ma anche, per certi versi, respinge. Il problema principale è la mancanza di alfabetizzazione al linguaggio audiovisivo, carenza che impedisce, oltretutto, di riconoscere le continue rielaborazioni di elementi visivi che pubblicità, televisione, cinema ci propongono.
Stiamo parlando delle citazioni, nei casi più raffinati e intelligenti, di veri e propri plagi, in quelli più banali, se non addirittura volgari.
Se prendiamo un dizionario della lingua italiana possiamo vedere come citare voglia dire: riferire, ripetere, riprodurre parole altrui, passi d’autore a documentazione di quanto si dice. Ma, come evidenziato dalla studiosa Maria Rosaria Dagostino citare deriva dal termine latino citare, usato per "mettere in movimento", far passare da uno stato di riposo a uno d’azione.
Questa precisazione è contenuta nel libro, pubblicato da Meltemi, intitolato Cito dunque creo – Forme e strategie della citazione visiva.
Si tratta di un libro interessante (anche se presenta alcuni brani non totalmente chiari), poiché si addentra in un territorio complesso e ancora non del tutto esplorato. La chiave di lettura è senza dubbio socio-semiotica ma l’autrice utilizza fattori inter/pluridisciplinari per cercare di compiere un’indagine molto approfondita.
Il percorso di Maria Rosaria Dagostino tocca diversi punti della questione, ma il territorio più analizzato è senza dubbio quello della pubblicità. Si, perché la citazione in pubblicità non è solo utilizzata, è stra-utilizzata; è vero e proprio strumento di comunicazione che spesso produce forme espressive e comunicative che riproducono e clonano soluzioni linguistiche e contenutistiche già ampiamente sperimentate in ambito cinematografico.
Sostiene l’autrice del libro: "L’immagine citata non va intesa in pubblicità come un semplice referente al reale ma una sorta di link ipertestuale". Ciò vuol dire che la citazione all’interno del messaggio promozionale diventa componente di un complesso e contorto sistema di comunicazione
Cito dunque creo è dunque un libro che si addentra in maniera specifica in questioni di carattere prettamente teorico. L'autrice però non cade nell’errore di racchiudere il discorso esclusivamente in elaborazioni concettuali, anzi i passaggi fondamentali sono quelli legati ad esempi concreti che riescono a chiarire al lettore questioni fondamentali.
Uno dei brani più interessanti è ad esempio quello dedicato all’uso dello stereotipo in pubblicità, e in particolare ci riferiamo al passaggio riservato alle strategie della Nike, tutte concentrate per un certo periodo di tempo all’utilizzazione degli stereotipi sulle minoranze di colore. A dimostrazione di una questione mai sufficientemente analizzata: cioè la tendenza più o meno politicamente (s)corretta di alcune multinazionali di utilizzare luoghi comuni a sfondo etnico per promuovere prodotti commerciali.
Una pratica, diciamo noi, veramente inquietante e poco edificante.
David Arciere
©CultFrame 03/2006
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 Meltemi editore
| Crediti | | Titolo | Cito dunque creo | | Sottotitolo | Forme e strategie della citazione visiva | | Autore | Maria Rosaria Dagostino | | Editore | Meltemi | | Anno | 2006 | | Pagine | 210 | | Prezzo | 18,50 euro | | ISBN | 88-8353-450-6 |
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